La terra della mia anima
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Letto da:
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Antonio Tintis
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Di:
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Massimo Carlotto
Marco Buratti, detto l’Alligatore, è uno dei personaggi più memorabili della crime fiction italiana. Massimo Carlotto lo ha disegnato intingendo la penna in un romanticismo crepuscolare, fatto di notti insonni e cuori stanchi. Ex cantante blues, ex detenuto, investigatore senza licenza, bevitore di calvados, uomo fuori posto in un Paese che ha fatto dell’ipocrisia una professione, Buratti è diventato un mito. Accanto a lui, da undici romanzi e da trent’anni a questa parte, c’è sempre stato l’indimenticabile Beniamino Rossini, la spalla perfetta, l’uomo d’azione che porta al polso una teoria di bracciali: uno per ogni conto saldato. Vecchio contrabbandiere, conoscitore di rotte illegali e di regole non scritte, Rossini è quello che sa come muoversi quando la strada finisce, che riconosce l’odore della trappola prima che scatti e che, se decide di stare dalla tua parte, lo fa senza condizioni. Ma questa è solo metà della storia. Perché Beniamino non è nato dentro un romanzo. Lui è esistito davvero. Carlotto lo ha conosciuto. Sono diventati amici. Fratelli. E la sua esistenza è stata più complicata e avventurosa di qualsiasi trama noir.
Spallone al confine con la Svizzera, capitano di navi cariche di sigarette nel Mediterraneo, rapinatore gentile, contrabbandiere nell’Adriatico al tempo della guerra in Jugoslavia, Beniamino ha fatto quindici anni di carcere tra un’evasione e l’altra. È cresciuto nella miseria del dopoguerra, in una Milano affamata. Ha imparato presto che la legge protegge chi ha già tutto e schiaccia chi non ha niente. Ha ingannato le guardie e violato dogane, conosciuto l’amore sbagliato e l’amicizia vera. Dell’amicizia è stato un partigiano rigoroso.
La terra della mia anima è il canto basso e struggente di una malavita che non esiste più. Un’epica di confini attraversati nelle tenebre, di sigarette tra le labbra e legami che valgono più della vita stessa perché il tradimento pesa come una condanna eterna e la lealtà è l’unica ricchezza che non si può rubare. Così, mentre i “regolari” predicano la morale e praticano la sopraffazione, uomini come Rossini finiscono per incarnare una delle rare possibilità di vivere con decenza: guardandosi allo specchio senza mai abbassare gli occhi.
©2026 SEM (P)2026 Gruppo Feltrinelli
Magnifico
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Non mi disturba affatto leggere di personaggi discutibili, ambigui o persino malvagi. Anzi, alcuni dei personaggi che più amo appartengono proprio a questa categoria. Quello che mi disturba è percepire dietro il racconto una sorta di bussola morale che mi suggerisce da quale parte stare.
Qui, nonostante gli errori, l'illegalità e le contraddizioni, ho avuto sempre l'impressione di intravedere nel protagonista il buono, colui che in fondo sta dalla parte giusta. Avrei preferito essere lasciato più solo davanti al personaggio, libero di provare simpatia, disagio, approvazione o rifiuto senza sentire la necessità di salvarlo moralmente.
È naturalmente una sensazione del tutto personale. Il libro l'ho terminato volentieri, ma mi ha confermato una cosa sul mio modo di leggere: amo i personaggi che non hanno bisogno di essere assolti dall'autore.
Il buono si intravede sempre
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Lettura magistrale!
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All’origine dell’Alligatore
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Il problema di questo libro, tuttavia, sta nella prospettiva. Nel raccontare le vicende e il mondo della malavita, la pagina sembra cedere a una sorta di fascinazione per il "lato oscuro". I personaggi criminali, pur nelle loro ombre, vengono ammantati da un'aura di romanticismo, fascino e cameratismo che rischia di rendere la loro esistenza quasi invidiabile o epica agli occhi di chi legge.
Quando il male e l'illegalità vengono dipinti con sfumature così magnetiche, viene meno quella distanza critica fondamentale nel genere noir. La vita di strada e le logiche criminali finiscono per sembrare un'alternativa affascinante alla quotidianità, piuttosto che un baratro di degrado e brutalità.
Il verdetto. Un romanzo che conferma il talento indiscutibile di Carlotto nel rapire il lettore, ma che delude sul piano etico, finendo per estetizzare e rendere appetibile un mondo di malavita che non ha davvero nulla di invidiabile.
AP
Lo stile è eccellente, ma il messaggio scivola...
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