La guerra dei Roses
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Stefania Giuliani
A proposito di questo titolo
Jonathan e Barbara Rose hanno all'apparenza un matrimonio perfetto: una villa di lusso piena di oggetti di antiquariato, due carriere invidiabili, figli deliziosi e una Ferrari fiammante in garage. Una vita da sogno, insomma, finché Jonathan non viene colpito da un improvviso malore e la facciata sfavillante del loro rapporto comincia a sgretolarsi. Dopo diciotto anni insieme, Barbara capisce di non amare più suo marito e decide di chiedere il divorzio. Jonathan non si oppone, ma nessuno dei due è disposto a lasciare la casa, simbolo del loro successo e, adesso, della loro rovina.
Arroccati sulle reciproche posizioni, marito e moglie diventano nemici giurati, assoldano i migliori avvocati in circolazione e danno il via a una feroce battaglia legale che si trasforma presto in una guerra senza esclusione di colpi, combattuta a suon di ripicche, trappole e vendette sempre più crudeli. Pubblicato per la prima volta nel 1981 e reso celebre dall'iconico film con Michael Douglas e Kathleen Turner, La guerra dei Roses è un classico assoluto della commedia nera. Ma il romanzo di Adler è molto di più: una satira spassosa, attraversata da una malinconia a tratti sadica, sulla vita di coppia e il campo minato dell'amore.
In occasione dell'uscita nelle sale italiane di un nuovo adattamento cinematografico - I Roses, con protagonisti Olivia Colman e Benedict Cumberbatch - questo romanzo di culto torna in libreria per raccontare magistralmente anche ai lettori di oggi cosa accade quando l'amore svanisce e a prendere il sopravvento sono l'orgoglio, la rabbia e il desiderio di annientare l'altro.
Non ho visto il film, lo conoscevo solo per fama, ma devo dire che il libro non ha molto del connotato "commedia" con cui viene classificata la pellicola. Crudo, crudissimo. Fa riflettere.
Una discesa senza ritorno
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