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La bambina che non sapeva odiare

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La bambina che non sapeva odiare

Di: Lidia Maksymowicz, Paolo Rodari
Letto da: Ada Maria Serra Zanetti
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A proposito di questo titolo

"Quando vado da Mengele vengo addormentata, per cui quando esco non ricordo esattamente cosa sia accaduto. Mi sveglio ed è il mio corpo a parlare e a raccontarmi."

Lidia Maksymowicz aveva tre anni quando è entrata assieme a sua madre nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. E per tredici mesi è sopravvissuta in quell’inferno, nella baracca dei bambini: una delle piccole "cavie" degli esperimenti del dottor Josef Mengele. La madre di Lidia, cattolica, fin dai primi giorni aveva aderito alla Resistenza bielorussa: una ragazza, con una figlia di pochi anni, che aveva deciso di entrare in clandestinità e di opporsi alla barbarie nazista. I boschi della Bielorussia sono l'ultima luce che Lidia ricordi, prima del buio di Auschwitz. Da cui esce nel gennaio del 1945, dopo la liberazione, per mano a una donna che non è sua madre: una polacca, senza figli, che decide di adottare una delle "orfanelle" rimaste sole in un campo disseminato di cadaveri.

Lidia cresce con lei. Ma non dimentica la sua vera madre. Non smette di credere che sia viva, di cercarla. E in una storia che sa di miracolo la ritroverà. Del campo, Lidia ricorda il silenzio: a denti stretti, impegnata a sopravvivere, senza potersi permettere nemmeno un'emozione. Oggi ha ritrovato la voce e ha deciso di dedicare la vita a gridare: mai più. Perché tutto può ancora succedere di nuovo. "Prima che i campi aprissero quale fu l'errore? Dare cittadinanza a parole di una ostilità fuori da ogni logica, ma d'un tratto ritenute legittime. Così è ancora oggi. Torniamo ad ammettere parole che sanno di odio, di divisione, di chiusura. Quando le sento in bocca ai politici, mi manca il fiato. Qui, nella mia Europa, a casa mia, ancora quelle terribili parole. È esattamente adesso, in momenti come questi, che può ridiscendere il buio."

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Avventurieri, esploratori e survival Donne

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Testimonianza che non si dilunga sugli orrori del lager ma racconta il coraggio la forza la resistenza ma soprattutto l'amore con un incredibile racconto storico poco conosciuto di come madre e figlia si siano potute ricongiungere nell'unione sovietica dopo 15 anni dalla liberazione

Eccezionale

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Scrivo questa recensione ancora con le lacrime sul volto.
Un senso di rispetto e di gratitudine dinnanzi a questo racconto, e la capacità della magistrale Ada Maria Sedda Zanetti lo ha reso perfetto.
SPLENDIDO grazie 🙏

CAPOLAVORO🤍🖤🤍

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posso solo ringraziare l'autrice della testimonianza che ha condiviso.
Un libro per tutte le età che consiglio vivamente. Letto in modo magistrale

una testimonianza preziosa

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incredibile storia di una bambina sopravvissuta alla storia. la crudeltà dell' uomo nn ha fine
, e questo racconto dimostra come l'essere umano trovi sempre una strategia per sopravvivere. Emozionante e

Non dimenticare

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Un libro che ci invita a non dimenticare mai ciò che è successo con migliaia di persone , le atrocità che facevano ai bambini , anziani e donne incinte . La mostruosità del essere umano che ancora adesso 2024 esiste con la guerra in corso di Ucraina , Palestina e altre nazioni • ¡Para non olvidar jamás !

Una storia di vita reale meravigliosa

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