Italiani brava gente?
Un mito duro a morire
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Letto da:
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Mario Pietramala
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Di:
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Angelo Del Boca
Tutti i paesi che ambiscono a diventare superpotenze attraverso il colonialismo e la politica della forza e del dominio devono dotarsi di individui pronti a tutto. È ciò che ha tentato anche l’Italia dalla stessa conquista dell’Unità (il Regno d’Italia nasce nel 1871, la prima impresa coloniale italiana è del 1882) fino alla sconfitta del fascismo. È dunque falsa la convinzione che gli italiani siano, diversamente dagli altri popoli, “brava gente”.
Lo storico Angelo Del Boca lo dimostra ricostruendo capitolo dopo capitolo alcune delle peggiori atrocità commesse dal nostro paese. Nessuna di esse è veramente nota e nessuna è veramente entrata a fare parte della nostra coscienza di cittadini. Forse sappiamo a questo punto che in Etiopia nel 1935-36 l’esercito italiano ha fatto uso, per ordine dello stesso Mussolini, di bombe cariche di iprite. Ma c’è ben altro su cui riflettere, come il campo di concentramento di Nocra in Eritrea, aperto nel 1887 e chiuso dai britannici solo nel 1941, con un tasso di morte del 58 per cento dei detenuti; la tolleranza se non lo sfruttamento, nei primi decenni del ‘900, dello schiavismo in Somalia; la spedizione nel 1900 contro i boxer cinesi solo perché l’imperatrice ci aveva negato la concessione di San Mun; l’italianizzazione della Slovenia tentata dall’Italia fascista tra il 1941 e il ’43 con stragi di civili, guerra ai partigiani, incendi di villaggi e razzie.
Con una audio introduzione di Filippo Focardi
©2005 Neri Pozza Editore (P)2023 tracce s.r.l.sIlluminante
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Dovrebbe essere obbligatorio in tutte le scuole
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Vergognarsi di essere italiani non è una bella sensazione: perfino De Gasperi non ci fa una bella figura…
Credo che, per senso di giustizia ,
dovremmo riconoscere i nostri errori difronte agli africani di Libia, Eritrea, Somalia, Abissinia… e provare a risarcirli in qualche modo…altro che respingimenti .
Quanto siamo ignoranti
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la storia
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A non tornarmi (e rovinarmi molto parzialmente l’altrimenti piacevole ascolto) è l’ultimo capitolo: non metto in dubbio quanto dice, ma non comprendo la presenza di un lungo discorso su Berlusconi in un libro che parla della violenza degli italiani in patria e nelle colonie. Il collegamento con la creazione dell’italiano, il “fare gli italiani” di cui parla all’inizio del libro, mi pare molto forzata. Ed è un capitolo, quest’ultimo e solo questo, pieno zeppo di retorica noiosa di sinistra. Sarei curiosa di conoscere la sua opinione sulle nuove leve di politici italiani che fanno rimpiangere i tempi del Pentapartito: dai 5 stelle ai fratelli d’italia, dai verdi sinistra ai leghisti (non tanto nuove leve, in realtà, ma sicuramente risorti grazie ai 5 stelle prima e alla Meloni dopo), per non parlare del Pd di Schlein.
Un libro necessario, tranne l’ultimo capitolo
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