I bambini di Himmler
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Natascha Padoan
A proposito di questo titolo
Baviera, 1944. C'è profumo di sapone di Marsiglia e di latte dolce nel reparto maternità di Heim Hochland dove Renée ha trovato rifugio. Nonostante non parli tedesco, tra tovaglie floreali e zuppiere fumanti quel posto le sembra piú una casa per vacanze che una clinica. Ci è arrivata esausta e impaurita dopo il duro viaggio dalla Francia. Appena ha scoperto di essere incinta di Artur, l'ufficiale delle SS, è scappata via. Ma nell'immacolato ospedale voluto da Himmler per le mamme e i neonati del Reich, quanto potrà ancora reggere la calma apparente, ora che gli echi della guerra si fanno sempre piú vicini? Ora che anche Schwester Helga, l'infermiera piú votata alla causa nazista, fatica ad accettare la tragica sorte inflitta ai bambini che non soddisfano i criteri richiesti? I bambini di Himmler è un romanzo che conquista e commuove. Uno squarcio di luce su una pagina oscura e sconosciuta della storia.
©2025 Giulio Einaudi editore (P)2025 Giulio Einaudi editoreRecensioni della critica
Una scrittura cesellata, senza enfasi, che getta una luce feroce sulla caduta di un impero malato.
-- Le Point
Crudo, brutale e allo stesso tempo pieno di eleganza.
-- France Culture
Un romanzo serio, necessario, con la capacità di penetrazione di un documentario.
-- Le Figaro Littéraire
Caroline De Mulder, identificandosi quanto piú possibile con la tragica umanità dei suoi personaggi, fa risaltare, per contrasto, la cieca crudeltà dell'ideologia.
-- L'Obs
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La prosa è molto asciutta, fatta di frasi brevi, volte brevissime, capitoli corti suddivisi in paragrafi che rendono la lettura sicuramente scorrevole, ma che mettono anche una certa distanza.
Mi sono sentita distaccata, ma, allo stesso tempo, anche travolta dagli avvenimenti, dalla loro brutalità mascherata da una filosofia di ordine e pulizia.
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Mi è stato difficile empatizzare con le voci narranti: Renee, Helga e Marek sono tre vite distrutte, ciascuna a modo proprio, che trasudano rabbia, apatia e sofferenza. Sono tre vite che si intrecciano in un contesto brutale, quello della seconda guerra mondiale, che emerge dai loro racconti, ma che non viene molto approfondito. Il tema centrale è il progetto lebensborn, che però si intravede soltanto. Da un lato credo che l’autrice voglia farci sapere solo quello che anche Helga conosce in merito, e cioè poco e niente, e soltanto alla fine delle vicende narrate; però dall’altro avrei apprezzato una maggior analisi dello stesso.
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Alcune pagine, da mamma, sono state dolorosissime da leggere e ho trovato il finale spiazzante, per quanto ci sia un risvolto positivo prevedibile.
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È stata, insomma, una lettura un po’ a metà che non mi ha convinta al 100% e che non so se consiglierei, sicuramente non a chi si aspetta un focus storico sulle teoria eugenetiche di Himmler; forse a chi vuole sperimentare la lettura di una tecnica narrativa particolare.
È un romanzo chirurgico, asettico, affilato.
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Molto bello
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Questo romanzo avvincente e ben documentato è scritto con precisione e si assiste alla meticolosa autopsia dell'ideale nazista di razza pura, rabbrividendo per l'orrore.
Una storia toccante e tragica
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Un aspetto storico poco conosciuto
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