In occasione del Salone Internazionale del Libro di Torino 2026, Audible ha portato al pubblico La serie infernale, il nuovo Audible Original dedicato alle indagini di Hercule Poirot e del suo fidato Capitano Hastings.
Domenica 17 maggio, Claudio Santamaria e Alberto Boubakar Malanchino sono stati protagonisti di un incontro speciale dedicato al mondo di Agatha Christie. Insieme alla booktoker Martina Levato, conosciuta su TikTok come @martilevv, hanno accompagnato il numeroso pubblico in un’esperienza interattiva tra mistero, ascolto e investigazione.
Una cornice perfetta per celebrare il ritorno di Santamaria e Malanchino nell’universo sonoro di Poirot, dopo il successo di Poirot a Styles Court. In La serie infernale, i due attori tornano infatti a dare voce a una delle coppie investigative più amate della letteratura gialla: Poirot, geniale, meticoloso e inesorabile, e Hastings, leale, impulsivo e profondamente umano. L’Audible Original riprende uno dei casi più celebri e inquietanti di Agatha Christie: un assassino misterioso, lettere firmate “ABC”, delitti annunciati in anticipo e una scia di indizi costruita con precisione quasi teatrale. Un adattamento immersivo, in sei episodi, con un cast corale e un’esperienza sonora pensata per far entrare l’ascoltatore direttamente dentro l’indagine.
Abbiamo incontrato Claudio Santamaria e Alberto Boubakar Malanchino proprio durante il Salone, per parlare di voce, ritmo, personaggi e del fascino intramontabile di Agatha Christie.
Intervista a Claudio Santamaria: “Con Poirot il rischio era passare da Hercule Poirot all’ispettore Clouseau”
1. In La serie infernale e prima ancora in Poirot a Styles Court, ti sei confrontato con un personaggio iconico come Hercule Poirot, già interpretato da grandissimi attori. Qual è stata la tua chiave per renderlo tuo, soprattutto in un formato solo audio?
La prima cosa è stata trovare il modo in cui parla. Trovargli, banalmente, una “scatola”: l’accento. Il rischio di passare da Poirot all’ispettore Clouseau era dietro l’angolo, quindi bisognava trovare un accento francese che fosse riconoscibile, ma senza renderlo ridicolo. Doveva essere credibile.
Poi mi sono concentrato molto sulla sua arguzia, sul suo essere meticoloso, sulla sua passione — quasi una malattia — per la simmetria. Devo dire che il testo è scritto molto bene e ti porta naturalmente dentro i suoi ragionamenti, dentro le sue iperboli. Mi sono lasciato trasportare da quello che era già nel testo.
2. L’accento di Poirot è molto marcato e richiede grande controllo. Come trovi l’equilibrio tra caratterizzazione e credibilità narrativa?
La caratterizzazione non deve mai diventare predominante. Una volta che l’hai trovata, devi lasciarla andare. Poi devi concentrarti su quello che leggi: la verità e il senso di quello che dici sono più importanti della caratterizzazione.
A volte mi divertivo anche a improvvisare mentre leggevo, aggiungendo dei mon ami oppure traducendo alcuni passaggi in francese, perché ormai avevo acquisito il personaggio.
Una cosa che mi aiuta molto è non fermarmi troppo all’inizio della registrazione per cercare subito la versione perfetta. Preferisco andare avanti. La prima ora mi serve per riscaldarmi, per capire il personaggio, per comprendere dove va a parare e per bilanciare la sua verità interiore con la caratterizzazione esteriore. Poi, alla fine di tutto il lavoro, riregistro di nuovo quella prima ora.
3. In La serie infernale, la verità arriva grazie all’intuito e alla logica di Poirot. Cosa ti colpisce del suo equilibrio tra giustizia, moralità e metodo investigativo?
Mi colpisce il fatto che Poirot sia molto logico. Ed è anche fatalista, in un certo senso: crede che gli eventi, prima o poi, finiscano per incastrarsi e risolversi. Mi piace la sua calma. È inesorabile. A volte è lento, ma proprio per questo arriva dove deve arrivare. Hastings, invece, ha fretta. Fa deduzioni, vuole subito arrivare alla conclusione, agire, decidere. Poirot invece dice: aspettiamo.
Mi piace pensarlo quasi come un cuoco: prende gli elementi, li mette insieme e li lascia bollire piano piano, finché la verità viene fuori da sola. È come se fosse un provocatore della verità, un provocatore di eventi. Non lascia nulla al caso: ogni più piccolo dettaglio parla, racconta qualcosa, ha una ragione per essere lì.
Ha uno sguardo globale sulle vicende. È disposto anche a togliersi momentaneamente dal centro della scena, persino a fare una brutta figura, pur di arrivare alla fine da vincitore. È un grande enigmista, e questa cosa mi fa impazzire.
4. I romanzi di Agatha Christie hanno una costruzione molto precisa, quasi musicale. Come hai lavorato sulla voce per restituire ritmo, tensione e accompagnare l’ascoltatore dentro l’indagine?
All’inizio avevamo una colonna guida inglese in cuffia e tendevo a seguirla. Poi Marco Mete, che è un grandissimo attore e direttore del doppiaggio, mi ha detto di lasciar perdere l’inglese, perché ha una musicalità diversa e soprattutto è più sintetico dell’italiano. A un certo punto, quindi, ho dimenticato quella traccia e ho creato il mio Hercule Poirot. A livello sonoro, Poirot è molto musicale. Entrare nei meandri dei suoi ragionamenti è come andare sulle montagne russe: arriva a picchi di cervello, poi scende, poi entra in una dimensione più sanguigna, più istintiva. Per quanto cerchi di tenere tutto in piedi con la logica, a volte si lascia andare.
Mi sono divertito moltissimo a giocare con le diverse tonalità: salire, scendere, accelerare il ritmo, dilatarlo. È un testo che offre tantissime possibilità.
5. La serie infernale ci porta negli anni Trenta, in un’Europa attraversata da tensioni profonde. Se Agatha Christie fosse viva oggi, quali contesti potrebbero ispirarla?
Credo che avrebbe l’imbarazzo della scelta. Viviamo l’epoca dei potenti prepotenti. I più prepotenti sembrano insegnare al mondo che essere bulli sia giusto. Sicuramente, quindi, avrebbe a che fare con un contesto di guerra, di sopraffazione, di violenza.
Anni fa ho girato Torneranno i prati di Ermanno Olmi, un film sulla Prima guerra mondiale. Olmi diceva che quella è stata l’ultima guerra “umana”, nel senso che si combatteva corpo a corpo e, durante certe festività, le trincee potevano persino smettere di combattersi. C’è qualcosa di terribile e al tempo stesso profondamente umano in questa immagine. Oggi la guerra è ancora più fredda: si preme un bottone e si devasta un villaggio, una scuola, persone innocenti. Credo che i romanzi di Christie, se fossero scritti oggi, sarebbero attraversati da un ambiente di guerra ancora più devastante, molto vicino a quello che viviamo.
6. Ascolti audiolibri nel tempo libero? C’è qualcosa che ti va di consigliare?
Ne ho fatti tanti, di audiolibri, e ogni tanto li ascolto anche. Ultimamente, con mia moglie, ascoltavo L’educazione delle farfalle di Donato Carrisi. Bellissimo, davvero bellissimo.
Intervista a Alberto Boubakar Malanchino: “Hastings è leale, impulsivo, e grazie a Poirot impara a diventare più riflessivo”
1. In La serie infernale torni a interpretare il Capitano Hastings. Che tipo di personaggio è e come lo hai lavorato?
Il Capitano Hastings è una persona molto leale, innamorata del suo lavoro, della sua famiglia, grande amico di Poirot e suo fedele compagno. È una persona intelligente, ma spesso pecca in capacità di sintesi e in velocità rispetto alla soluzione del caso. È più impulsivo. Attraverso Poirot, secondo me, inizierà a diventare sempre più riflessivo e meno istintivo.
2. I romanzi di Agatha Christie hanno una struttura molto precisa e un passo quasi musicale. Come hai lavorato sulla voce per restituire questa musicalità e accompagnare l’ascoltatore dentro l’indagine?
Oltre alla traccia originale di cui ha parlato Claudio e che, soprattutto all’inizio, seguivamo per rispettare l’intenzione data dagli attori e dalle attrici nella versione originale, abbiamo fatto un lavoro di conversione psicologica tra la lingua inglese e la lingua italiana. L’inglese è più sintetico; l’italiano lo è meno, sia dal punto di vista della velocità linguistica sia da quello della metrica e del lessico.
Da lì cerchiamo di condensare tutto e restituirlo al pubblico, agli ascoltatori. Si crea una specie di magia, anche perché il dispositivo è diverso dal teatro o dal cinema. In teatro e al cinema ci sono prove, tempi diversi, possibilità di ripetere molte volte. Anche qui si può ripetere, certo, ma c’è una richiesta di sintesi e immediatezza maggiore.
3. Sei un fan del genere thriller? Ascolti audiolibri o podcast nel tempo libero? C’è qualcosa che consiglieresti agli ascoltatori del blog Audible?
Mi piacciono moltissimo i podcast, ne ascolto tanti, italiani e internazionali. Mi interessano storie molto diverse: storie di persone comuni, ma anche di persone che hanno avuto vite particolari, che siano atleti, politici, attori.
Non vorrei autocitarmi, però in questo periodo sto facendo anche un lavoro a teatro legato a James Baldwin e a personalità di quel tipo. Ho dato voce alla collana di Baldwin per Audible, e sono ascolti che invito caldamente le ascoltatrici e gli ascoltatori a scoprire o riscoprire. Molte delle cose tematizzate nei suoi scritti le ritroviamo ancora oggi; darsi la possibilità di essere più consapevoli del proprio passato migliora il futuro. E non è retorica: è proprio realtà.
4. C’è un audiolibro che ti piacerebbe narrare in futuro?
È una domanda bellissima, perché ogni volta che mi propongono qualcosa finisco per innamorarmene. Dire un libro invece di un altro mi sembrerebbe quasi un crimine.
Però, pensandoci, mi piacerebbe molto narrare la Trilogia della città di K. di Agota Kristof.
5. Ti piacerebbe continuare l’esperienza da narratore di audiolibri?
Assolutamente sì. È un’esperienza in cui, in qualche modo, lasci un pezzo del tuo cuore, ma che ti restituisce anche tantissimo. C’è una responsabilità nel dare parola e pensiero a parole scritte da altri, soprattutto quando in quelle parole ti ritrovi. Per me Baldwin, per esempio, è stato un momento davvero catartico. Mi piacerebbe continuare, e mi piacerebbe anche dare voce a nuove autrici e nuovi autori, magari di una generazione più giovane della mia. Ho ancora la curiosità di ascoltare che cosa hanno da raccontare.
Mi considero ancora giovane, ma non sono più il giovane di prima mano: ce ne sono altri che adesso stanno scrivendo. E sarebbe interessante dare voce anche a loro.
Grazie a Claudio e Alberto!
Il giallo, quando passa dalla voce
Dalle parole di Claudio Santamaria e Alberto Boubakar Malanchino emerge con chiarezza quanto un Audible Original come La serie infernale sia molto più di una semplice lettura ad alta voce. Interpretare Poirot e Hastings significa trovare un equilibrio sottile tra fedeltà al testo e invenzione vocale, tra ritmo e psicologia, tra caratterizzazione e verità. Significa entrare nella macchina perfetta di Agatha Christie e farla respirare di nuovo, attraverso pause, accenti, accelerazioni, silenzi.
È forse proprio qui che il giallo classico trova una nuova forza nell’audio: non solo nella soluzione dell’enigma, ma nel modo in cui ogni voce accompagna l’ascoltatore un indizio alla volta, fino al momento in cui tutto si ricompone. Con La serie infernale, Poirot e Hastings tornano così a indagare non solo sulla scena del crimine, ma anche nella nostra immaginazione. E noi, cuffie alle orecchie, non possiamo fare altro che seguirli.
Audiolibri e serie audio narrati da Claudio Santamaria
Audiolibri e serie audio narrati da Alberto Boubakar Malanchino
















