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Alberto Onofrietti racconta Il coraggio della signora maestra, il nuovo audiolibro di Renzo Bistolfi

Alberto Onofrietti racconta Il coraggio della signora maestra, il nuovo audiolibro di Renzo Bistolfi

Renzo Bistolfi è stato uno degli autori più amati dagli ascoltatori Audible appassionati di cozy crime all’italiana. Nei suoi romanzi, ambientati spesso nella Genova del Novecento e in particolare a Sestri Ponente, il giallo si intreccia con l’ironia, la memoria familiare, il ritratto di comunità e una profonda attenzione per i personaggi.

C’era però un elemento che rendeva i suoi audiolibri ancora più speciali: Bistolfi non era soltanto l’autore delle sue storie, ma anche la voce che le raccontava. La sua lettura, con una cadenza e un ritmo immediatamente riconoscibili, ha accompagnato molti ascoltatori dentro un mondo narrativo fatto di misteri gentili, atmosfere liguri, umorismo sottile e personaggi indimenticabili.

Con Il coraggio della signora maestra, pubblicato per la prima volta nel 2016 e ora disponibile in esclusiva su Audible in formato audiolibro, quel mondo torna a vivere attraverso una nuova voce: quella di Alberto Onofrietti.

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Il romanzo intreccia passato e presente nella Genova segnata dalla guerra e dalla memoria. Nel 1944, Vittoria Barabino, giovane madre sfollata in collina mentre il marito lavora in fabbrica, entra nella Resistenza come staffetta e riesce a impedire una rappresaglia nazista. Non può però evitare la deportazione del marito e dei suoi compagni verso la Germania. Anni dopo, nel 1961, Vittoria è una maestra a Sestri Ponente e preferisce non parlare del proprio passato; ma il ricordo del suo eroismo riaffiora durante una ricorrenza in parrocchia, suscitando ammirazione in molti e paura in chi nasconde colpe legate agli ultimi mesi di guerra. Con l’aiuto delle signorine Devoto, Vittoria sarà costretta ad affrontare i fantasmi del passato e una verità rimasta troppo a lungo sepolta.

Abbiamo fatto qualche domanda ad Alberto Onofrietti per capire come si è avvicinato a questo progetto, cosa significhi raccogliere il testimone di un autore che aveva sempre narrato se stesso e come si possa restituire, solo attraverso la voce, l’equilibrio delicato tra leggerezza, mistero e memoria che caratterizza la scrittura di Bistolfi.

Intervista ad Alberto Onofrietti

Renzo Bistolfi aveva un legame particolare con i suoi audiolibri: oltre ad averli scritti, li aveva anche narrati in prima persona. Come ha vissuto l’idea di raccogliere questo “testimone” e diventare la nuova voce delle sue storie per Audible?

In generale, quando leggo qualsiasi autore, cerco sempre di diventare una sorta di ponte tra la sua mente, quindi tutto il suo mondo interiore, e l’ascoltatore. Bisogna fare molta attenzione a capire da dove arriva ciò che ha scritto, come si sviluppa il disegno che aveva in mente, qual era il suo intento, cosa voleva trasmettere. Ma non basta: bisogna anche individuare il suo codice, quella grammatica più o meno implicita che regola il modo in cui le emozioni si traducono in parole, e soprattutto rispettare il suo stile specifico, che è la cosa più personale e più difficile da rendere.

Nel caso particolare di Bistolfi, autore e lettore delle proprie opere, la sfida è ancora più delicata. Si raccoglie un testimone sapendo di non poterlo fare alla sua maniera, e questa consapevolezza non è un limite, ma un punto di partenza onesto. Devo, con i miei mezzi, “trasformare” e “tradurre” senza “tradire”: riportare il più fedelmente possibile lo spirito della sua voce interiore, il suo modo di scrivere, quella qualità unica che rende le sue letture qualcosa di irripetibile e inimitabile. È una responsabilità precisa, che si affronta con rispetto e con la consapevolezza della propria specificità. Perché in fondo ogni voce porta con sé qualcosa di nuovo, e l’importante è che quel qualcosa sia al servizio dell’autore, non di se stessi.

Devo, con i miei mezzi, “trasformare” e “tradurre” senza “tradire”

Prima di entrare in studio, ha ascoltato o riascoltato le interpretazioni di Bistolfi? Ha cercato una continuità con la sua voce oppure ha preferito trovare una strada completamente personale?

Naturalmente ho voluto riascoltare i suoi audiolibri, soprattutto per capire lo spirito con cui aveva affrontato i testi: che tipo di approccio voleva portare, quale tono aveva scelto, dove metteva il peso emotivo e dove invece preferiva alleggerire. Anche perché ogni testo è diverso e richiede una leggerezza o una profondità specifiche, a seconda di ciò di cui parla, non solo da libro a libro, ma anche da capitolo a capitolo dello stesso libro. Bistolfi aveva un senso molto preciso della misura, e questo si sentiva nel modo in cui modulava la voce e il ritmo.

Imitarlo quindi sarebbe stato un tentativo non solo poco fruttuoso, ma addirittura poco rispettoso nei suoi confronti. Quando si imita qualcuno si finisce inevitabilmente per produrre una copia sbiadita, e una copia sbiadita non rende onore a nessuno. La continuità non sta nella mimesi della voce, ma nello stile: bisogna adeguare i propri mezzi, la propria voce, ciò che si è, e metterli totalmente al servizio dell’autore. È un lavoro di ascolto profondo che poi si trasforma in qualcosa di proprio, ma che resta sempre e comunque ancorato alla sua scrittura.

Il coraggio della signora maestra intreccia memoria storica, mistero, umanità e personaggi molto riconoscibili. Quali aspetti del romanzo l’hanno colpita di più durante la preparazione della lettura?

Mi ha colpito soprattutto la volontà di far rivivere una memoria storica attraverso un racconto che appare “fiction”, ma che in realtà vuole restituire fatti veramente accaduti. C’è una scelta precisa in questo: usare la leggerezza della narrativa per avvicinarsi a qualcosa di molto denso, per rendere accessibile ciò che altrimenti potrebbe sembrare lontano o scomodo. Accanto a piccoli episodi narrati anche con un registro da commedia, si affrontano tematiche molto dure: il periodo della guerra, dell’occupazione, e la figura dei partigiani come strumento di sopravvivenza e resistenza in un paese invaso.

In questo gesto disperato di resistenza, i personaggi, nelle loro sfumature, mantengono un’umanità nonostante tutto, tentano di riconquistare quella libertà di cui erano stati privati: questo tentativo è raccontato con una dignità che si sente in ogni pagina. I personaggi non sono eroi astratti: sono persone vere, con le loro fragilità, il loro umorismo, i loro affetti e le loro vulnerabilità. Ed è proprio questo che li rende così riconoscibili e così commoventi.

Quello che mi ha colpito di più, in definitiva, è stato rivivere la memoria di fatti che, se non vengono raccontati, rischiano di perdersi nel corso della Storia, proprio quella con la S maiuscola. Bistolfi aveva chiaramente a cuore questa trasmissione, e nel libro questo si sente molto.

Che tipo di voce, ritmo o atmosfera ha cercato per restituire agli ascoltatori il mondo di Bistolfi: la sua delicatezza, il suo umorismo, ma anche la profondità emotiva della storia?

C’è una grandissima componente di umorismo nel testo, un’ironia leggera e mai forzata, che emerge soprattutto nelle relazioni umane, nei dialoghi, nei piccoli dettagli del quotidiano. C’è una bellissima storia d’amore raccontata con dolcezza, con profondità, con un’emotività autentica che non scade mai nel sentimentalismo. Bistolfi sapeva tenere insieme leggerezza e sentimento in un equilibrio raro, e questo equilibrio è la cosa più preziosa e più difficile da restituire.

Allo stesso tempo, c’è anche una tragedia che attraversa la narrazione: si parla di morti, di persone che sacrificano la propria vita, di scelte difficili fatte in momenti in cui bisognava prendere posizione, senza esitazione, come la protagonista del racconto. L’approccio, quindi, si adatta di volta in volta alla cifra del testo: si segue il registro con cui è stato scritto, si asseconda il ritmo della scrittura, e si lascia che sia la storia stessa a dettare il tono giusto. Chi legge ad alta voce tenta di non imporre nulla dall’esterno, ascoltando la pagina e cercando di restituirla nel modo più fedele possibile.

Bistolfi sapeva tenere insieme leggerezza e sentimento in un equilibrio raro, e questo equilibrio è la cosa più preziosa e più difficile da restituire.

Per chi ha già amato Bistolfi letto da Bistolfi, e magari si avvicina con curiosità o con un po’ di nostalgia a questa nuova interpretazione, che cosa spera trovino gli ascoltatori nella sua lettura de Il coraggio della signora maestra?

L’affezione dell’ascoltatore verso la voce originale — qui anche autore — non si può minimamente sostituire, e non sarebbe nemmeno giusto provarci. Quella è l’originale, una sorta di primo amore per l’orecchio e per il sentimento di chi ha ascoltato. Nasce da qualcosa di intimo: l’autore che legge se stesso porta con sé tutto quello che c’è dietro ogni parola, ogni scelta, ogni silenzio.

Nel mio piccolo, ho cercato di fare da compagno discreto di chi ascolterà, prestare quella voce che accompagna senza sovrapporsi. Dal momento che la vita ci ha portato via l’autore, spero di poter fare da sostituto rispettoso — consapevole della responsabilità di questo ruolo — senza far sentire troppo la mancanza dell’originale, e riportando con cura e fedeltà il suo modo di scrivere, il suo sguardo sul mondo, quella sensibilità che rendeva i suoi testi così particolari. Se chi ascolta riesce a ritrovare lo spirito di Bistolfi, anche attraverso una voce diversa, allora il mio lavoro avrà avuto senso.

I lettori e gli ascoltatori Audible la conoscono già come voce di tanti audiolibri molto amati. Cosa significa per lei “abitare” una storia solo attraverso la voce, e che tipo di rapporto cerca di creare con chi ascolta?

Paradossalmente, l’obiettivo primario è quasi nascondersi: dietro l’autore, dietro le parole, dietro i personaggi, le trame, le riflessioni. C’è qualcosa di molto particolare nel lavoro di chi legge ad alta voce per gli altri: si entra in uno spazio che non è il proprio, e bisogna farlo con umiltà, senza lasciare impronte troppo visibili. Bisogna davvero abitare ogni autore come uno spazio totalmente diverso, specifico e molto preciso: non si può portare sempre lo stesso sé, la stessa voce, lo stesso approccio. Ogni scrittura ha una sua temperatura, un suo respiro, e il lettore deve imparare a riconoscerli e a servirli.

Si vuole creare con chi ascolta un filo continuo, che parta dall’immaginario di chi ha scritto e arrivi fino all’immaginario che si forma nella mente di chi ascolta. È un lavoro invisibile, nel senso migliore del termine: se è fatto bene, chi ascolta non pensa alla voce, pensa alla storia. L’obiettivo, in fondo, è sempre lo stesso: farsi ponte. Essere presenti senza sovrastare, essere riconoscibili senza distrarre. Servire la storia.

L’obiettivo, in fondo, è sempre lo stesso: farsi ponte.

Chi è Alberto Onofrietti

Alberto Onofrietti si diploma nel 2003 alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi e al Centro S. Cristina di Luca Ronconi. Debutta diretto da Claudio Longhi nella compagnia Gli Incamminati di Franco Branciaroli e, nel corso della sua carriera teatrale, lavora con attori e registi italiani e internazionali, tra cui Luca Ronconi, Massimo Popolizio, Gianrico Tedeschi, Elisabetta Pozzi, Piero Maccarinelli, Alessandro Haber, Leo Muscato, Davide Carnevali, Derek Walcott, Robert Carsen e Ricci/Forte.

Approfondisce lo studio della recitazione frequentando workshop con maestri come Peter Brook, Lev Dodin, Jan Fabre, Yoshi Oida, Bruce Myers, Mamadou Dioume, Danio Manfredini, Claudio Morganti, Massimo De Francovich, Giovanni Crippa, Oskaras Koršunovas, Daniele Salvo e Andreas Rallis.

Al cinema ha recitato in Giallo di Dario Argento e L’uomo che verrà di Giorgio Diritti; in televisione è apparso in serie come Non uccidere, Petra e Blanca. Parallelamente lavora come doppiatore e presta la voce a produzioni audiovisive, documentari e audiolibri per piattaforme come Audible e Storytel.

Ascolta Renzo Bistolfi su Audible

Con Il coraggio della signora maestra, il mondo narrativo di Renzo Bistolfi torna a parlare agli ascoltatori attraverso una nuova interpretazione, rispettosa e profondamente consapevole del legame speciale che univa l’autore alla propria voce.

Per chi vuole scoprire o ritrovare le atmosfere dei suoi romanzi, su Audible sono disponibili anche gli audiolibri letti dallo stesso Bistolfi, storie in cui il mistero incontra la memoria, l’umorismo e il fascino quotidiano della Genova di un tempo.

E se ami i gialli leggeri, pieni di personaggi memorabili, comunità vivaci e misteri da risolvere senza rinunciare al sorriso, leggi anche il nostro articolo dedicato ai migliori cozy crime da ascoltare su Audible.