Vite in Corso - Raccontare per Comprendere copertina

Vite in Corso - Raccontare per Comprendere

Vite in Corso - Raccontare per Comprendere

Di: Michele Scaffidi Runchella
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A proposito di questo titolo

Vite in corso è un podcast che racconta storie vere di giovani adulti che, durante l’adolescenza, hanno vissuto percorsi complessi, segnati da procedimenti penali. Un racconto umano e autentico che guarda oltre i fatti, per comprendere contesti, relazioni e scelte. Attraverso interviste intime, ogni episodio attraversa infanzia, adolescenza e presente, esplorando errori, incontri e possibilità di cambiamento. Podcast ideato e condotto dal sociologo ed educatore Michele Scaffidi, prodotto da Giardino22, con il patrocinio del Comune di Milano, per generare pensiero su realtà che ci circondano.Michele Scaffidi Runchella Scienze sociali
  • Vite in Corso - Ep. 4 - Roberta
    Jan 22 2026

    Roberta ha 24 anni ed è una giovane mamma. Ma prima di arrivare a esserlo, ha attraversato un percorso che molti non vivono in un’intera esistenza. Cresciuta in una famiglia numerosa a San Giuliano Milanese, Roberta si trova fin da bambina “nel mezzo”: tra fratelli più grandi già autonomi e sorelline più piccole che richiedono attenzioni. Un equilibrio fragile, segnato dall’assenza di un padre presente a causa delle dipendenze.A scuola Roberta viene bullizzata, si sente ai margini. Alle medie decide di cambiare: smette di essere vittima, si indurisce, costruisce una compagnia. All’inizio è solo trasgressione, poi arrivano le prime sostanze, le canne, le frequentazioni più grandi. In breve tempo la curiosità diventa abitudine, l’abitudine dipendenza. Dalla chetamina all’MD, fino all’eroina.A quindici anni Roberta vive quasi fuori casa, legata a un uomo molto più grande di lei, già immerso nel mondo della tossicodipendenza. Seguirlo significa allontanarsi dalla famiglia, nascondere, mentire, vivere due vite parallele. Per sostenere l’uso quotidiano di sostanze arrivano i reati, mai per desiderio di possesso, ma solo per necessità.L’ingresso nel circuito penale avviene quasi per caso: una cena non pagata, un’aggressione, una denuncia. Da lì parte un’attesa lunga, tre anni, durante i quali la dipendenza peggiora. Il boschetto di Rogoredo diventa un luogo familiare, la notte una costante, il corpo sempre più provato.Il punto di rottura arriva in Puglia, durante un tentativo disperato di allontanarsi da Milano. Un uso scorretto di metadone la porta in coma. Roberta si risveglia disintossicata, ma senza aver scelto consapevolmente quel cambiamento. Il corpo è pulito, la mente no.Il ritorno a Milano coincide con una nuova ricaduta, ma anche con l’intervento della giustizia minorile. La messa alla prova diventa un’occasione: un percorso duro, fatto di giudici schietti, servizi sociali, comunità non sempre accoglienti, ricadute e ripartenze. Non un cammino lineare, ma reale.La svolta arriva quando Roberta inizia a sentirsi sostenuta: dalla madre, da una relazione sana, da un giudice che non la tratta come un numero ma come una persona. Riduce la terapia, si impegna in lavori socialmente utili, scopre di essere apprezzata, utile, capace.Il percorso giudiziario si conclude mentre Roberta è incinta. Quel giorno, davanti al tribunale, riceve i complimenti che non aveva mai pensato di meritare. Oggi Roberta è una mamma single, serena, consapevole. Non rinnega il passato, ma lo riconosce come parte della donna che è diventata. Una storia di cadute, sì, ma soprattutto di forza, responsabilità e rinascita.

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    39 min
  • Intervista Roberta - Intro
    Jan 21 2026

    A 24 anni Roberta è una giovane mamma.
    Prima, però, è stata una ragazza che ha attraversato dipendenze, reati, comunità, tribunali e una lunga messa alla prova.

    In questo episodio di Vite in Corso racconta senza filtri il suo percorso:
    le sostanze, il boschetto, la giustizia minorile, la fatica di chiedere aiuto e la forza – costruita nel tempo – di scegliere un’altra strada.

    Quella di Roberta è una storia di cadute e risalite, di legami che salvano, di adulti che sanno essere duri e presenti, di cambiamenti possibili anche quando tutto sembra già deciso.

    👉 Nel video completo, il racconto integrale della sua storia.

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    1 min
  • Vite in Corso - Ep. 3 - Jeremias
    Jan 15 2026

    Jeremias nasce in Ecuador e cresce in un quartiere poverissimo, in una casa di fortuna, senza mamma e papà. La violenza, la promiscuità e la povertà fanno parte della sua quotidianità fin dall’infanzia. A nove anni arriva in Italia per ricongiungersi con dei genitori che, di fatto, non conosce.

    Quello che dovrebbe essere un nuovo inizio diventa un’altra frattura: un padre violento, l’alcol, la paura dentro casa. L’adolescenza è attraversata da rabbia, silenzi e agiti violenti, fino a quando – molto tardi – arriva l’incontro con i servizi sociali e l’ingresso in comunità.

    In questa intervista Jeremias racconta il suo percorso senza sconti: la migrazione, la violenza subita e agita, la messa alla prova, il lavoro educativo e psicologico, la fatica di costruire un’identità propria dopo anni passati a sopravvivere. Racconta cosa significa essere ascoltati per la prima volta e avere finalmente uno spazio per parlare di sé.

    Vite in Corso non racconta i reati, ma le vite. E quella di Jeremias è una vita che mostra quanto sia decisivo arrivare in tempo, e quanto il cambiamento non sia mai lineare, ma possibile.

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    1 ora e 17 min
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