Vite in Corso - Ep. 4 - Roberta copertina

Vite in Corso - Ep. 4 - Roberta

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Roberta ha 24 anni ed è una giovane mamma. Ma prima di arrivare a esserlo, ha attraversato un percorso che molti non vivono in un’intera esistenza. Cresciuta in una famiglia numerosa a San Giuliano Milanese, Roberta si trova fin da bambina “nel mezzo”: tra fratelli più grandi già autonomi e sorelline più piccole che richiedono attenzioni. Un equilibrio fragile, segnato dall’assenza di un padre presente a causa delle dipendenze.A scuola Roberta viene bullizzata, si sente ai margini. Alle medie decide di cambiare: smette di essere vittima, si indurisce, costruisce una compagnia. All’inizio è solo trasgressione, poi arrivano le prime sostanze, le canne, le frequentazioni più grandi. In breve tempo la curiosità diventa abitudine, l’abitudine dipendenza. Dalla chetamina all’MD, fino all’eroina.A quindici anni Roberta vive quasi fuori casa, legata a un uomo molto più grande di lei, già immerso nel mondo della tossicodipendenza. Seguirlo significa allontanarsi dalla famiglia, nascondere, mentire, vivere due vite parallele. Per sostenere l’uso quotidiano di sostanze arrivano i reati, mai per desiderio di possesso, ma solo per necessità.L’ingresso nel circuito penale avviene quasi per caso: una cena non pagata, un’aggressione, una denuncia. Da lì parte un’attesa lunga, tre anni, durante i quali la dipendenza peggiora. Il boschetto di Rogoredo diventa un luogo familiare, la notte una costante, il corpo sempre più provato.Il punto di rottura arriva in Puglia, durante un tentativo disperato di allontanarsi da Milano. Un uso scorretto di metadone la porta in coma. Roberta si risveglia disintossicata, ma senza aver scelto consapevolmente quel cambiamento. Il corpo è pulito, la mente no.Il ritorno a Milano coincide con una nuova ricaduta, ma anche con l’intervento della giustizia minorile. La messa alla prova diventa un’occasione: un percorso duro, fatto di giudici schietti, servizi sociali, comunità non sempre accoglienti, ricadute e ripartenze. Non un cammino lineare, ma reale.La svolta arriva quando Roberta inizia a sentirsi sostenuta: dalla madre, da una relazione sana, da un giudice che non la tratta come un numero ma come una persona. Riduce la terapia, si impegna in lavori socialmente utili, scopre di essere apprezzata, utile, capace.Il percorso giudiziario si conclude mentre Roberta è incinta. Quel giorno, davanti al tribunale, riceve i complimenti che non aveva mai pensato di meritare. Oggi Roberta è una mamma single, serena, consapevole. Non rinnega il passato, ma lo riconosce come parte della donna che è diventata. Una storia di cadute, sì, ma soprattutto di forza, responsabilità e rinascita.

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