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Rete l'ABUSO - TG NEWS

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  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 40 del 8 Giugno
    Jun 8 2024
    https://youtu.be/CRAAl2vfaiI Francesco Zanardi – Don Livio Graziano si proclama innocente Denunciò il padre della vittima 13enne, il suo avvocato e il presidente della Rete L’abuso e malgrado la condanna in terzo grado di giudizio a otto anni, si proclama ancora innocente e si appella al giudizio divino. L’avvocato Della Rete L’ABUSO Mario Caligiuri ha replicato a quanto don Livio Graziano, attualmente in carcere, fa sapere attraverso il suo avvocato. “Lascia basiti la sfrontatezza delle parole che il religioso ha affidato al suo difensore con cui, poco dopo la sentenza definitiva, si autoproclami innocente, rimettendosi con fiducia alla Giustizia Divina. A riguardo sono d’obbligo, senza alcuna pretesa di completezza, le seguenti osservazioni. La denuncia, tempestivamente presentata dal padre del tredicenne, ha consentito ai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Avellino, l’avvio di indagini dall’esisto granitico in grado di resistere nel prosieguo del procedimento ad ogni successivo tentativo di confutazione in fatto ed in diritto. Basti considerare la sequela di segnali emotivi colti sul figlio, comprovati dal numero impressionante di messaggi inviati dal sacerdote sul cellulare del ragazzino. Ciò ha consentito agli inquirenti, oltre che approdare ad importanti elementi di prova, di poter desumere quei tratti di personalità del sacerdote inclini al controllo compulsivo ossessivo permanente. Il minore è stato ascoltato in ambiente protetto e ritenuto attendibile. A questo punto si rivolgono due domande. La prima è su quale sia stato il movente che ha animato un’intera famiglia a sostenere il falso. La seconda se sia il caso di appellarsi alla Giustizia Divina in considerazione dell’alta rischiosità di ottenere questa volta una pena perenne.” https://youtu.be/CRAAl2vfaiI?t=216 Ludovica Eugenio – Prosciolto dalle accuse di abuso sessuale su minore il cardinale canadese Gérald C. Lacroix E' stato prosciolto dalle accuse di abuso sessuale su minore il cardinale canadese Gérald C. Lacroix, arcivescovo del Quebec. Si è conclusa così l’indagine canonica preliminare a suo carico commissionata da papa Francesco e finalizzata a stabilire la plausibilità delle accuse e a decidere se avviare un processo. Poco più di un anno fa il papa aveva nominato Lacroix tra i membri del C9, il Consiglio dei cardinali che lo aiuta nell'opera di riforma della Curia. Le accuse contro Lacroix sono emerse lo scorso gennaio, nell'ambito di una class action intentata all'arcidiocesi, come responsabile di presunta violenza sessuale su una diciassettenne avvenuta tra il 1987 e il 1988 nella città di Québec. Per condurre l'indagine il papa ha nominato un giudice in pensione della Corte Superiore del Québec, André Denis. La class action era stata autorizzata dalla Corte Superiore del Québec nel 2022 e copriva chiunque avesse subito violenze sessuali da parte del clero o del personale laico della diocesi, a partire dal 1940; raccoglie le testimonianze di 147 persone. Il cardinale ha sempre negato «categoricamente» le imputazioni a suo carico, ma si è temporaneamente dimesso dalle sue attività in attesa che la situazione si chiarisse. L’indagine condotta da André Denis non ha però soddisfatto gli avvocati che hanno condotto la class action, che hanno espresso dubbi sulla credibilità e sull'indipendenza delle indagini. Il rapporto di Denis, ha detto l'avvocato Arsenault, «non significa nulla» (La Presse canadienne, 24/5). I documenti d'archivio hanno mostrato – lo ha detto lo stesso Denis – che Lacroix non era ancora prete nel 1987, e questo è un motivo per il quale il cardinale non è canonicamente perseguibile. Inoltre, le dichiarazioni del giudice in pensione evidenziano incompletezze e supposizioni, l’indagine si è chiusa con la conclusione che «non c'erano prove che collegassero Lacroix alle ac- cuse contro di lui». Tuttavia, lo stesso giudice ha ammesso che «Si potrebbe dire» che l'indagine è incompleta. Se la querelante decidesse di testimoniare, l'indagine potrebbe essere riaperta. Da parte sua, l'arcivescovo del Québec, dopo la chiusura dell'indagine, ha tirato direttamente in causa la donna che lo ha accusato, deplorando il suo rifiuto di collaborare con l'investigatore e invitandola «a sporgere denuncia penale contro di lui affinché si possa svolgere un processo adeguato». Per questo, dice, resterà sospeso dal suo incarico episcopale. Una mossa che è stata giudicata una ritorsione dall'avvocato della presunta vittima. «Spetta a lei – ha spiegato – scegliere dove presentare denuncia. Ha scelto di farlo nell’ambito dell’azione collettiva». Non si fida delle parole del cardinale, secondo cui le vittime di abusi meritano «che si faccia il necessario per ricevere una riparazione che le aiuti a guarire e ricostruirsi». L'arcidiocesi e le istituzioni associate in questa azione collettiva «hanno una sola preoccupazione ed è molto semplice»: «...
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  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 39 del 1 Giugno
    Jun 1 2024
    https://youtu.be/jcC-K5neFRM Francesco Zanardi – Confermata la condanna a 8 anni per Don Livio Graziano La sentenza di condanna per Don Livio Graziano, il sacerdote alla guida di una comunità di Prata Principato Ultra, è diventata definitiva. Don LIvio era stato condannato ad otto anni di reclusione per gli abusi su un minore. I magistrati della I Sezione Penale della Corte di Cassazione hanno confermato la condanna emessa nei confronti del sacerdote in primo grado dal tribunale di Avellino ed in appello a otto anni di reclusione, rigettando per inammissibilità l’appello dei difensori. Il tredicenne e i genitori costituiti parte civile nel processo sono stati rappresentati dall’avvocato Mario Caligiuri del foro di Roma mentre il sacerdote è stato difeso dagli avvocati Carlo Di Casola e Giampiero De Cicco.Dopo la condanna definitiva ora Don Livio Graziano dovrebbe tornare in carcere. La famiglia, come si legge in una nota apparsa sulla pagina ufficiale delle Rete L’Abuso: ”ha espresso gioia per questa patita sentenza che gli ha reso quella giustizia che la chiesa non ha reso”. https://youtu.be/jcC-K5neFRM?t=166 Francesco Zanardi – Sei anni e sei mesi a don Tempesta Sei anni e sei mesi. Questa la condanna di primo grado emessa dal collegio del tribunale di Busto Arsizio (Varese) nei confronti di don Emanuele Tempesta, 32 anni. L’ex parroco vicario di Busto Garolfo, nel Milanese, era arrestato il 15 luglio 2021 ed ora è stata confermata in primo grado l’accusa di abusi sessuali su minore. Il pubblico ministero Martina Melita aveva chiesto una condanna a 11 anni al termine della requisitoria. Tra le pene accessorie anche il divieto di avvicinarsi a scuole o luoghi frequentati da minori. Oltre 20 le parti civili con risarcimenti compresi tra i 750 e i 2mila euro. L’avvocato del sacerdote, il legale Mario Zanchetti, è pronto molto probabilmente a fare ricorso in appello. Stando a quanto emerso già dalle indagini, gli abusi si sarebbero consumati nell’abitazione del sacerdote dove solo alcuni dei piccoli sarebbero stati invitati per giocare ai videogiochi o fare due chiacchiere. Qui poi sarebbero avvenuti gli abusi quando il don aveva 29 anni. I minori vittime invece delle sue violenze avevano un’età compresa tra i 7 e gli 11 anni: i bambini sono stati sentiti dalle controparti con la formula dell’incidente probatorio. Ora si attendono le motivazioni della sentenza che saranno depositate in 60 giorni. https://youtu.be/jcC-K5neFRM?t=263 Ludovica Eugenio – Conferenza CEI; nulla di nuovo e dati di analisi meno ampi Il tema degli abusi sui minori nella Chiesa diluito nel mare degli abusi sui minori nella società, su internet, nello sport; un elogio delle iniziative della Chiesa italiana e del Vaticano per contrastarli, iniziative parziali, lente, astratte, farraginose, che nascono già vecchie. E l’ennesimo no a una commissione indipendente d’inchiesta. Può essere sintetizzato così il senso del convegno organizzato dalla CEI e dall’Ambasciata italiana presso la Santa Sede il 29 maggio dal titolo “Abusi sui minori. Una lettura del contesto italiano 2001-2021”. Diversi gli esperti invitati a parlare, ma le informazioni più rilevanti sono quelle fornite da alcuni degli intervenuti ai giornalisti in margine al convegno. A proposito del processo contro l’ex gesuita Rupnik, mons. Kennedy, segretario della sezione disciplinare del DDF ha detto che «È iniziato veramente bene e passo dopo passo, stiamo tenendo conto di tutti gli aspetti, quello delle accuse contro di lui, l’aspetto delle vittime, quello dell’impatto sulla Chiesa. È delicato, in questo momento non posso dire di più», Peraltro, il prelato irlandese ha sottolineato che la strumentalizzazione di immagini spirituali a fini sessuali, utilizzata anche da altri abusatori, e normalmente definita “falso misticismo”, un crimine contro la fede, non costituisce ancora una fattispecie giuridica nel diritto canonico e dunque allo stato attuale non prevede una pena. Quanto alla collaborazione tra Cei e Dicastero che, nelle parole pronunciate dal presidente CEI card. Matteo Zuppi nel 2022, doveva consistere nella trasmissione dei 613 dossier di abusi sessuali esaminati dal Dicastero tra il 2001 e il 2021, essa non esiste nella forma in cui era stata illustrata: ha affermato infatti Kennedy: «di per sé il nostro lavoro non è con le Conferenze episcopali, è con il vescovo singolo e con il superiore generale di ogni ordine religioso: sono loro i nostri interlocutori. Se una conferenza episcopale vuole avere delle statistiche, può chiedere alle diocesi di fornirle. Non è un lavoro che facciamo noi». Venuto a mancare il contributo del Dicastero vaticano nella trasmissione diretta alla Cei dei 613 dossier riguardanti casi di abusi sessuali, la Chiesa italiana ha dovuto “ricalcolare il percorso”, come fanno i navigatori. Di qui lo «studio pilota» illustrato dalla neopresidente del Servizio Tutela ...
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  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 38 del 25 maggio
    May 25 2024
    https://youtu.be/TluG8_YoV9A Francesco Zanardi - “Continuano gli abusi sessuali e gli insabbiamenti” il rimprovero al Papa Lo scorso giovedì la conferenza a Roma, organizzata da ECA Global e Rete L’ABUSO, pochi giorni prima delle celebrazioni vaticane per la Giornata mondiale dei bambini del 25-26 maggio, in cui Papa Francesco ospiterà l'evento inaugurale del Vaticano, accogliendo circa 70.000 bambini da tutto il mondo. Annunciando l'evento, Papa Francesco ha detto: "Come Gesù, vogliamo mettere i bambini al centro e prenderci cura di loro". Ma i dati dimostrano che i vescovi cattolici italiani hanno fatto esattamente il contrario. Secondo l’osservatorio permanente dell’unica Associazione italiana - Rete L’ABUSO, che il giorno prima ha incontrato il Presidente della CEI Matteo Zuppi - si stima che in Italia ci siano circa 1.000.000 di vittime di abusi sessuali da parte del clero. L'ECA e altri sostenitori stanno richiamando l'attenzione su quelli che identificano come problemi sistemici all'interno della Chiesa. Hanno messo in evidenza quelli che descrivono come i quattro peggiori vescovi d'Italia, che hanno presumibilmente coperto i sacerdoti che hanno commesso abusi, nascosto la loro identità ai genitori e trasferito abitualmente i colpevoli a nuove parrocchie. I quattro vescovi italiani con il peggior record di protezione dei bambini nelle loro diocesi sono: Mons. Rosario Gisana, vescovo di Piazza Armerina Il cardinale Sepe Crescenzio di Napoli Cardinale Luis Ladaria Ferrer, ex capo del CDF Il cardinale Mario Delpini di Milano "Nessuno vuole aprire questo vaso di Pandora", ha detto p. Hans Zollner, il principale esperto vaticano di abusi dal 2014 al 2023, quando si è dimesso dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori di Papa Francesco. In Italia c'è un undicesimo comandamento che dice: "Non fare brutta figura"", ha detto Zollner al Times di Londra. La situazione dei bambini maltrattati e delle loro famiglie in Italia è particolarmente grave. Devono affrontare notevoli barriere legali e culturali per denunciare gli abusi del clero sia ai funzionari della Chiesa che alle autorità civili. I preti pedofili italiani godono spesso di un alto livello di immunità da indagini e procedimenti penali. https://youtu.be/TluG8_YoV9A?t=245 Federica Tourn - Sarà processato l'ex cappellano militare che aveva abusato per anni di un bambino L’ex cappellano militare Salvatore Cunsolo – originario di Francofonte (in provincia di Siracusa) – accusato di violenze sessuali su minore, sarà giudicato con il rito abbreviato condizionato all’audizione di alcuni testimoni. Una decisione presa dal giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Siracusa Andrea Migneco per il 67enne che è stato denunciato da un ragazzo oggi 23enne, il quale ha raccontato di avere subìto abusi da quando aveva nove anni fino al compimento della maggiore età. Il gup ha ammesso l’audizione della badante dell’ex cappellano e di monsignor Abruzzese, il cardinale che avrebbe ospitato per anni il giovane che ha denunciato il sacerdote. Su richiesta della parte civile – rappresentata dall’avvocata Eleanna Parasiliti Molica – è stata invece rigettata la richiesta di audizione di Felipe Perfetti, direttore del blog Silere non possum. Un portale di informazione che si occupa dell’attività del Papa, della Santa sede e della Chiesa cattolica. Il giudice per l’udienza preliminare, inoltre, si è riservato sull’acquisizione di alcuni verbali del processo ecclesiastico nel quale Cunsolo è già stato rinviato a giudizio. Anche con le indagini in corso il prete – adesso in pensione – avrebbe continuato a celebrare la messa nella chiesa madre di Francofonte, pur senza alcun incarico ufficiale. Era stato poi il vescovo di Piana degli Albanesi a sospenderlo dallo stato clericale. «La prima volta che don Salvatore ha abusato di me avevo nove anni ed è successo a casa sua», ha raccontato la vittima, parlando di violenze che sarebbero continuate per quasi dieci anni. «Mi faceva male sia fisicamente che moralmente, ma – ha aggiunto il giovane – capivo che non avevo altra scelta». Non una costrizione nei fatti, ma una situazione che sarebbe dipesa dal legame e dalla frequentazione con il prete. Orfano di padre, dopo il trasferimento della madre fuori dalla Sicilia, dai nove anni, il giovane è andato a vivere con la nonna anziana e malata insieme al fratello disabile. Ha cominciato a frequentare la parrocchia e si è legato a Cunsolo. Nel corso dell’incidente probatorio, il ragazzo ha raccontato che il prete lo avrebbe avvicinato per la prima volta mentre era di ritorno dal cimitero, dove era andato a portare un fiore sulla tomba del padre. A denunciare tutto alla squadra mobile di Siracusa, accompagnato dall’arcivescovo Francesco Lomanto, il giovane si sarebbe convinto dopo essere venuto a conoscenza della vicenda del giovane archeologo che ha denunciato le violenze sessuali subite a Enna,...
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    19 min
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