Episodi

  • Senato della Repubblica – Shame European stories – L’intervento di Francesco Zanardi – Presidente della Rete L’ABUSO
    Feb 28 2025
    Riformulazione del discorso che ne conserva per quanto possibile le parole dette in conferenza. Io voglio fare prima una riflessione che… insomma siamo arrivati a questo punto in Italia? Cioè dopo quello che abbiamo visto nel video di Simone, quello che sentiamo, quello che abbiamo visto anche , accadere all'estero, è possibile che in Italia si debba chiedere alle vittime e alle loro famiglie di sostituirsi ad altri, cioè di fare il lavoro che dovrebbe fare lo Stato? E come vedete la situazione è straziante e questa cosa, è quello che fanno oggi le famiglie dei Sopravvissuti e fanno bene a farlo però, come società, come stato, come Vaticano, è possibile che nessuno abbia neppure un vago senso di vergogna per quello che sta accadendo in Italia? L'Italia è un paese che solo nel 1997 ha riconosciuto il reato contro la persona in materia di abusi sessuali quindi molto, diciamo siamo molto giovani su questa materia Purtroppo però dal 1997 in avanti non è più stato fatto nulla, quei pochi, quelle poche modifiche legislative che sono state fatte in Italia, sono state introdotte da convenzioni internazionali o da altre convenzioni europee di fatto però, sono state introdotte molto male direi. Mancano in Italia… uno degli strumenti che è stato introdotto… perché ne abbiamo davvero pochi, l'unico strumento che potrebbe essere utile in materia di prevenzione, perché qui si parla di prevenire non di mettere poi un tampone al danno, è appunto una delle introduzioni che è arrivata in Italia grazie al la carta di Lanzarote, il certificato antipedofilia …e che però in Italia il legislatore ha lasciato scoperto, solo in Italia, tutta la categoria del volontariato al quale è vero che appartiene anche la chiesa e, ma il volontariato è ben più della chiesa, i sacerdoti in Italia sono 35.000 invece i volontari sono più di 4 milioni 600.000, quindi il prodotto naturalmente è molto più ampio. Questo certificato con questa scopertura ha diciamo In pratica favorito la pedofilia perché ora, chi non può più andare a predare in una scuola perchè ha il certificato macchiato… può andare solo in un ambiente che è quello del volontariato perché in quell'ambiente non viene chiesto il certificato antipedofilia. Quindi è normale che il pedofilo vada a cercare le sue prede in questi ambienti. Certificato antipedofilia che tuttavia non funziona in Italia, ma non solo per questo vuoto legislativo, il certificato antipedofilia è un documento che arriva dalla Procura della Repubblica, cioè le persone condannate in via definitiva sono ritenute pericolose e non possono lavorare con i bambini. e… però in Italia non c'è l'obbligo di denuncia! Anzi, c'è il rischio della denuncia perché Denunciare un abuso sessuale in Italia e, ve lo dico a ragion veduta perché mi son preso più di 70 querele in 15 anni. Per questo motivo, Denunciare un abuso sessuale Italia, ha il rischio per chi denuncia, è quello di essere contro querelati per calunnia. Invece, l'introduzione del dell'obbligo di denuncia, che in Italia in realtà esiste, ma è limitato solo ai pubblici ufficiali e che quindi diciamo, basterebbe estendere a tutta la popolazione, è una cosa diciamo fondamentale in questo caso. In Italia mancano anche i dati però, perché secondo Istat, guardando i dati del 2022, in Italia ci sarebbero stati solo 6800 casi di violenza contro i minori, un dato impossibile e parliamo di violenza non sessuale violenza fisica, violenza psicologica, cioè vari tipi di violenza. Abbiamo chiesto più volte i dati anche all'osservatorio Nazionale, non li hanno, non hanno nessun dato. E si, abbiamo più dati noi come associazione rete l'Abuso che lo Stato e, qui ci chiediamo, come fa lo stato ad affrontare un problema quando non ha neanche coscienza dell'entità del fenomeno? E’ un qualcosa di Insomma, quasi paradossale. Abbiamo realizzato, riguardo ai dati, un sistema online che è sul nostro sito, si chiama Abuse Tracker ed è un sistema che anche se sta funzionando diciamo, in incredibile difetto perché abbiamo scelto di utilizzare solo i dati in questo caso, dei sacerdoti condannati, per vedere quante vittime questi avevano prodotto …Ebbene Il dato è presto fatto Aspettate che lo trovo, Ecco abbiamo 362 sacerdoti, hanno prodotto 1576 vittime in Italia, ora facciamo un piccolo ragionamento, che ho anticipato prima. I volontari perché qui, stiamo parlando non tanto della chiesa o dei laici.No no, qua parliamo del problema che è un problema. …Noi abbiamo fatto questa analisi sui dati della chiesa perché quelli abbiamo, i dati dei laici lo stato non li ha quindi non sapevamo dove prenderli, toccava fare qualcosa di davvero molto improvvisato e abbiamo preferito di no. Comunque dicevo i sacerdoti in Italia sono 35.000 circa, secondo la CEI e invece, i volontari che godono dello stesso vuoto legislativo grazie al quale i preti pedofili sfuggono. …e i volontari sono più di 4 milioni e il prodotto, se tanto...
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    7 min
  • In diretta ADESSO la presentazione del “COORDINAMENTO Famiglie Sopravvissuti”
    Feb 7 2025
    Executive Summary • Quale impatto sulla famiglia? • Livello di sostenibilità e condivisione • Risorse sociali e collettive • Quali differenze tra l’Italia e gli altri paesi • Affidabilità della “linea italiana” della Cei? Relatori: • Introduce – Francesco Zanardi – portavoce Rete L’ABUSO • Illustra il COORDINAMENTO – Cristina Balestrini – Responsabile e coordinatrice del gruppo Famiglie, membro dell’Ufficio Direttivo della Rete L’ABUSO • Aspetti psicologici – Dottor Dante Ghezzi – Psicologo, psicoterapeuta, supervisore Emdr, membro dell’équipe Tiama e membro del coordinamento italiano CISMAI • Intervento famiglie – Giovanna, Claudia, Yolanda, Luisa, Roberto, Silvio… sono alcuni dei familiari del coordinamento che interverranno con la loro testimonianza • Lo staff – Anna Ipata (sopravvissuta) e Daniele Colonnelli che seguono il progetto e la sua organizzazione.
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    1 ora e 17 min
  • Zanardi illustra il Report sugli abusi sessuali – Abuse Tracker
    Sep 16 2024
    Va bene Andiamo a scoperchiare un po’ quello che è un vaso di Pandora in Italia perché Io ho iniziato all’inizio estate a voler fare questo report ho detto domandiamoci quante sono le vittime dei sacer.... https://retelabuso.org/home/osservatorio-permanente/database/
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    30 min
  • Report REGIONALI sugli abusi sessuali su minori. L’enorme potenziale dell’Italia – VIDEO della conferenza
    Sep 14 2024
    Quante vittime ha fatto la pedofilia in Italia e quante sono a livello regionale? Quali sono i vuoti legislativi e quale il livello di sicurezza dei minori? RELATORI; Francesco Zanardi – Presidente Rete L’ABUSO Federico Tulli – Giornalista e autore Mario Caligiuri – Avvocato e coordinatore legale della Rete L’ABUSO, supervisore dell’Osservatorio permanente Monica Sansoni – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza del Lazio Carla Puligheddu – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Sardegna Fabio Biasi – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Provincia autonoma di Trento e la consulente dott.sa. Manuela Paganini Guia Tanda – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Liguria Giovanni Galano – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Campania e la dott.sa Antonella D’Andrea Giorgio Barone – CBI – Pres. Medical & Antidoping Commission – PCSOS Project Mgr. – Protecting Children in Sport – Compliance Lead Auditor FMSI / CONI-NADO / IAAF Dante Ghezzi – psicologo, psicoterapeuta, supervisore Emdr, membro dell’équipe Tiama e membro del coordinamento italiano CISMAI https://retelabuso.org/spotlight-on-italian-survivors/
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    2 ore e 1 min
  • COMUNICATO STAMPA – Presentazione del report regionale sugli abusi sessuali nell’ambito del volontariato
    Sep 2 2024
    Quante vittime ha fatto la pedofilia in Italia e quante sono a livello regionale? Tanti numeri ma pochi dati, quelli che ogni anno vengono divulgati in Italia. Sembra più un annuale “bollettino dei caduti” dietro al quale poi però non troviamo a fronte dei dati, politiche di prevenzione e sensibilizzazione sul territorio. Quanto e dove è esteso dunque il fenomeno nel paese e quali sono le lacune o le circostanze che lo favoriscono? Abbiamo passato l’estate cercando di produrlo qualitativamente, con atti giudiziari e quanto reperibile e ci siamo riusciti. Un dato che è in assoluto difetto con la realtà, tuttavia non poco preoccupante, sia per le vittime prodotte, sia per l’impossibilità di prevenire cioè, di impedire che si replichi producendone altre. Un dato che per la carente disponibilità di quelli governativi abbiamo prodotto utilizzando i nostri e che per l’accuratezza di analisi - vista qualitativamente e non numericamente - abbiamo suddiviso tra donne, uomini, maggiorenni ecc. quindi è proiettabile a livello statistico. Se pur il dato analizzato sia quello della chiesa al quale abbiamo aggiunto il suo indotto laico volontario e analizzato un periodo limitato – circa 15 anni con una integrazione dei pochi casi registrati dal 2000 al 2010 – l’analisi è stata fatta nell’ambito della categoria a cui appartiene anche il clero, il volontariato. Una categoria da sempre ad alto rischio, oggi ancora di più a causa di alcune introduzioni normative che in Italia, anziché tutelare i minori, hanno favorito nella loro applicazione proprio il volontariato come terreno di “caccia” per i predatori. A questo scopo abbiamo allestito una sessione perpetua del report sul nostro portale “Abuse Tracker Italia”. Sessione che resterà aggiornata in tempo reale e integrata con più dati di quelli che andremo a presentare il prossimo 12 settembre, già ampiamente sufficienti. Quali le soluzioni efficaci possibili nell’immediato? Relatori; Francesco Zanardi – Presidente Rete L’ABUSO Federico Tulli – Giornalista e autore Mario Caligiuri – Avvocato e coordinatore legale della Rete L’ABUSO, supervisore dell’Osservatorio permanente Monica Sansoni - Garante dell’infanzia e dell’adolescenza del Lazio Carla Puligheddu - Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Sardegna Fabio Biasi - Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Provincia autonoma di Trento e la consulente dott.sa. Manuela Paganini Guia Tanda - Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Liguria Giovanni Galano - Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Campania e la dott.sa Antonella D’Andrea Giorgio Barone – CBI - Pres. Medical & Antidoping Commission - PCSOS Project Mgr. - Protecting Children in Sport - Compliance Lead Auditor FMSI / CONI-NADO / IAAF Luca Battaglieri - Avvocato che collabora con la Rete L'ABUSO e in ambito sportivo Ludovica Eugenio – Coordinamento Italy Church Too Giorgio Toselli – Presidente “No Child Abuse”, padre di due sopravvissuti, Maurizio Gualerni vice Presidente “No Child Abuse” Dante Ghezzi - psicologo, psicoterapeuta, supervisore Emdr, membro dell’équipe Tiama e membro del coordinamento italiano CISMAI https://youtu.be/GW1_nSOkg5I
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    2 ore e 1 min
  • Introduzione al Report regionale dei sopravvissuti in Italia – Presentazione 12 settembre 2024 ore 10
    Aug 8 2024
    L’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO ha promosso questa indagine nel contesto in cui opera l’associazione, utilizzando i dati a nostra disposizione, quelli relativi all’ambito del clero. In realtà il raggio di analisi del nostro report - che sarà in aggiornamento perpetuo - vuole andare oltre al limitato contesto del clero, se pur sia questo il dato analizzato. Volutamente e per nostra stessa tutela, tranne nei casi di condanna definitiva o in qualche eccezione, i presunti autori sono stati oscurati (tutelati da un numero di protocollo non pubblico) in quanto spesso rimasti senza un giudizio definitivo o condanna, a causa del fallimento della giustizia e dei suoi lacunosi meccanismi. Questo tuttavia non toglie, anzi aggrava il fatto che lasci delle vittime o presunte tali, senza un giudizio e spesso senza una giustizia. Per questo non sono importanti i volti o i nomi in questa statistica ma i numeri, per capirne il potenziale; quanto lo Stato è vincente nella prevenzione e tutela di minori e persone vulnerabili; quanto sia il livello di sicurezza e di giustizia sul territorio. Il contesto in analisi è il volontariato, al quale è vero appartiene anche il clero, ma non solo anche associazioni, circoli sportivi e via dicendo, tutto ciò che in Italia fa parte dell’associazionismo. La chiesa cattolica (tranne vescovi all’art. 4 dei patti Lateranensi) non gode di particolari privilegi in materia, sono gli stessi di cui godono tutte le realtà che fanno parte dell’associazionismo. Come spiego in questo articolo, le dinamiche che si manifestano nel caso di un abuso sessuale su un minore o una persona vulnerabile sono le stesse, sia nel clero, sia tra i laici. Certo a causa delle tante denunce pubbliche la Chiesa è molto più chiaccherata delle associazioni, ha anche un’audience mondiale e si è da anni organizzata internamente come vedremo. In Italia non si è fatta remora neppure di dichiarare che insabbierà i casi in quanto, non li denuncerà all’Autorità giudiziaria italiana, che vale a dire li insabbio. Stessa cosa che accade nel contesto laico, a riprova che la chiesa non ha alcun particolare privilegio in materia, al massimo è solo più sfacciata. Nei fatti la domanda è; quanti casi non sono mai stati denunciati? L’Italia al momento non ha leggi adeguate oltre a nessuna strategia preventiva efficace in materia di tutela dei minori e delle persone vulnerabili. È l’unico Stato membro in Europa a non aver mai fatto commissioni d’inchiesta o studi per quantificare il fenomeno, tanto che cerchiamo di farlo noi con questo report. Quindi dove sta il problema e perché parlo del volontariato? La ratifica della convenzione europea di Lanzarote (L.1° ottobre 2012 n.172) (alla quale il Vaticano non ha aderito) ha introdotto importanti strumenti preventivi, tra cui il c.d. Certificato anti pedofilia che va detto, pur essendo un ottimo strumento per impedire che chi condannato per questi reati torni a contatto con minori, ha un limite preventivo che dipende da una precedente condanna, ma un effetto potenzialmente valido che è quello che i soggetti limitati dal certificato, indubbiamente stupratori, non tornino a contatto con minori. Diciamo quindi che nel suo limite - che limite in realtà non è - ha effetto positivo verosimilmente nel 100% dei casi, perché blocca il pedofilo precedentemente accertato. Qui sorge però il primo ciclopico problema italiano, l’applicazione snaturata del certificato di cui il legislatore ha sollevato dall’esibizione l’intera categoria del volontariato e non solo il clero. L’effetto collaterale di questo vuoto ha concentrato di conseguenza in questa categoria - per via dell’esenzione - chi pregiudicato e diversamente non potrebbe inserirsi altrove. Questo non ci sembra un problemuccio ma un effetto boomerang che nessuno vede o vuole, ma che produce vittime i cui carnefici, come vedremo nel report, non saranno denunciati. Ecco perché consideriamo più ampia la proiezione che andremo a sviscerare nel report. C’è un secondo problema tuttavia. Come abbiamo detto, se pur il certificato sia utile ad impedire che chi pregiudicato torni al contatto con i minori, manca la fase preventiva che impedisca la realizzazione dell’abuso, salvando il minore. L’obbligo di denuncia da parte di tutti i cittadini (in Italia limitato oggi solo ai pubblici ufficiali) sarebbe un ottimo strumento preventivo perché permette ed impone agli aduli a conoscenza o nel dubbio che in quell’ambiente accada un reato, di denunciarlo. Cosa che oggi non è obbligatoria e spesso fa desistere in quanto in assenza di prova certa o dimostrabile (che in questi casi difficilmente il cittadino comune può produrre, servono gli inquirenti), il rischio di subire controquerela o altre ripercussioni è elevato. La ripercussione assurda di questo vuoto legislativo finisce immediatamente sulla vittima, non solo perché non viene salvata o almeno sottratta, ma perché...
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    10 min
  • Corpus Dei: Abusi sessuali e crimini del Vaticano e della Chiesa italiana, uno studio sulle percezioni pubbliche e la copertura mediatica.
    Jun 12 2024
    Testo integrale in inglese (Corpus Dei Raviglione Barbara) Raviglione Barbara UP2066699 Data: 2 maggio 2024 Supervisore: Veronika Carruthers Conteggio parole: 10.481 Tesi presentata in parziale adempimento dei requisiti della laurea in Criminologia BSC (Hons) con laurea in Psicologia. UNIVERSITÀ DI PORTSMOUTH SCUOLA DI CRIMINOLOGIA E GIUSTIZIA PENALE Dichiaro che la presente tesi è sostanzialmente opera mia; Acconsento che la mia tesi in questo formato attribuito (non anonimo), soggetto all'approvazione finale della Commissione d'esame, sia resa disponibile elettronicamente nell'archivio tesi della Biblioteca e/o negli archivi digitali del Dipartimento. Le tesi verranno conservate di norma per un massimo di dieci anni; Comprendo che se acconsento, questa tesi sarà accessibile solo al personale e agli studenti solo come riferimento; Questa autorizzazione può essere revocata in qualsiasi momento inviando un'e-mail a data-protection@port.ac.uk . FIRMATO: NOME IN STAMPATELLO: Raviglione Barbara DATA: 2 maggio 2024 Ringraziamenti Vorrei ringraziare i miei supervisori, la dottoressa Leah Fox e Veronika Carruthers, per il supporto che mi hanno fornito lo scorso anno, dal mio primo passo fino al completamento di questa tesi. Inoltre, un ringraziamento speciale va all'Università di Portsmouth, alla Scuola di Criminologia e Giustizia Penale e al personale dell'Università. Con gratitudine ringrazio la mia famiglia, per il sostegno anche a chilometri di distanza, per le infinite chiamate a superare la distanza, e per accogliermi sempre a casa con un abbraccio. Senza di te, niente di tutto questo sarebbe possibile. Inoltre, voglio ringraziare i miei amici, coloro con cui ho condiviso momenti preziosi, di felicità e di tristezza, dalle serate di gioco alle interminabili sessioni in biblioteca, e una menzione speciale va a Edward, che è stato il mio primo amico in questo nuovo Paese e non se n'è mai andato. il mio lato. Infine, una menzione particolare va ad Atlante, Astolfo, Orlando e Luna, che ora solcano i cieli e mi osservano dall'alto: mi avete mostrato che c'è bellezza e speranza nella vita. Parla di equità, ce ne fosse la metà Saremmo già da un pezzo in fuga in mare aperto, Parla di onestà, ce ne fosse la metà Sareste già da un pezzo prossimi all’arresto. Willie Peyote, “Io non sono razzista ma…”. Astratto La questione degli abusi sessuali clericali è stata importante fin dal Medioevo; tuttavia, è stato considerato un crimine minaccioso solo dagli anni '80. Casi come l'articolo Spotlight del Boston Globe, le inchieste sul mandato del governo irlandese e le scoperte nel giornalismo spagnolo hanno portato alla luce le ramificazioni di questo crimine nella Chiesa cattolica romana. Tuttavia, la letteratura riguardante la penisola italiana è scarsa e nuova e si concentra principalmente sulla storia degli abusi sessuali da parte dell'Ecclesiaste o sul racconto delle esperienze delle vittime. Questa tesi mira a colmare le lacune relative agli atteggiamenti pubblici e alla copertura mediatica, al fine di scoprire se uno influenza l'altro e le eventuali questioni circostanti. È stato realizzato attraverso l'utilizzo di un approccio metodologico misto, ovvero un'indagine dedicata alla popolazione italiana e un'intervista ad un'importante associazione di sopravvissuti. I principali risultati evidenziano la mancanza di misure per prevenire il verificarsi di abusi, la collaborazione tra Chiesa e Stato e la ridotta presenza di segnalazioni di abusi sessuali clericali nei principali media italiani. Attraverso l’impiego delle teorie della Criminologia Critica, in particolare correlandole al clericalismo e all’egemonia dei media, questo articolo ha scoperto che la classe dirigente influenza fortemente la pubblicazione di articoli che circondano questa violenza sessuale, poiché non si adattano all’agenda politica. Pertanto, l'assenza di denunce lascia la popolazione, soprattutto gli anziani e i cattolici, ignari dei crimini che si verificano nel loro Paese d'origine. Per realizzare uno sviluppo sostanziale, i media mainstream in Italia hanno bisogno di riforme, poiché la loro voce è lo strumento principale che può portare il pubblico a chiedere cambiamenti politici. Sommario Ringraziamenti…………………..…………. 3 Riassunto………………………………………….. 4 Elenco delle figure………………… Elenco delle tabelle…………………………………………………………………………………………………………. 6 Glossario ed elenco delle abbreviazioni…………………..……….. 6 Introduzione…………………………..……….. 7 1.1 Scopi e obiettivi……………… Revisione della letteratura ………………… 2.1 Definizioni…………………..……………..……….. 12 2.1.1 Legislazione del Regno Unito in materia di reati sessuali………………….. 12 2.1.2 La legislazione italiana in materia ...
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    1 ora e 30 min
  • SAVONA; i due Papi pedofili; la Rete L’ABUSO e una panchina viola.
    Jun 4 2024
    La storia di Savona, piccola città ligure del nord Italia, dalla seconda metà del 1400 al centro tuttavia di curiosi casi, alcuni riconducibili ancora oggi alle crociate tra cui la leggenda di don Bertolotti. Una serie di coincidenze, compreso il fatto che nasca proprio a Savona nel 2010 - oltre alla Rete L'ABUSO - il primo focolaio italiano di sopravvissuti che riuscirà a dare a tante vittime in tutta Italia, il coraggio di uscire allo scoperto. Una serie di situazioni che negli anni ha portato tanti cattolici a pensare che in qualche modo l'associazione, fosse la mano della volontà divina contro il dramma della pedofilia nella chiesa. Questo per una serie fortuita di fattori indubbiamente rilevanti, che hanno popolato la storia di questa piccola città. Ma partiamo dalla fine… la panchina viola contro gli abusi sessuali su minori e persone vulnerabili impiantata a Savona il 24 febbraio 2024 in piazza Giulio II. Come dissi allora “ Una panchina colorata di viola non salva i bambini e non cura chi è stato abusato…è la società che deve farlo”. Questa è tuttavia in Italia la prima panchina contro l'abuso sessuale su minori e persone vulnerabili. Ne abbiamo cercate invano altre per aggregarci dando per palesemente scontato ci fosse già un'iniziativa. Invece nulla! Inverosimile che nessuno ci abbia mai pensato, ma i fatti sono questi, per ciò l'iniziativa ha avuto ancora più valore. Il fatto che si sia voluta impiantare proprio nella piazza che porta il nome di Papa Giulio II, non è affatto una casualità invece, ed è da qui che parte la nostra storia e la visione mistica ti tanti cattolici che negli anni la Rete ha soccorso e aiutato. “ Tutta la storia della Chiesa è attraversata da episodi di abusi e violenze sui bambini di cui si sono resi protagonisti anche numerosi pontefici. Dal 366, con Damaso I, fino al 1550, con Giulio III, se ne contano diciassette .” Due di questi sono savonesi oltre che parenti. Parliamo di “ Sisto IV, papa dal 1471 al 1484, noto alle cronache dell'epoca per la sua relazione con un dodicenne. " “ Scrive di Sisto IV il cronista suo contemporaneo Stefano Infessura: «Costui, come è tramandato dal popolo, ei fatti dimostrarono, fu amante dei ragazzi e sodomita, infatti cosa ha fatto per i ragazzi che lo servivano in camera lo insegna l'esperienza; a loro non solo donò un reddito di molte migliaia di ducati, ma osò addirittura elargire il cardinalato e importanti vescovati. Infatti fu forse per altro motivo, come dicono certi, che abbia prediletto il conte Girolamo, e Pietro, suo fratello e poi cardinale di san Sisto, se non per via della sodomia? E che dire del figlio del barbiere? Costui, fanciullo di nemmeno dodici anni, stava di continuo con lui, e lo dotò di tali e tante ricchezze, buone rendite e, come dicono, di un importante vescovato; costui, si dice, voleva elevarlo al cardinalato, contro ogni giustizia, anche se era bambino, ma Dio vanificò il suo desiderio».” Sisto IV era lo zio di Giulio II che diventerà papa nel 1503 e soprannominato “ il papa guerriero ”. Di Giulio II, “nel 1511, si documenta la storia con il piccolo Gonzaga di dieci anni”. Siamo nel 1550 e una pasquinata di allora recita: Ama Del Monte con uguale ardore la scimmia e il servitore. Egli al vago femmineo garzoncello ha mandato il cappello: [nda l'ha nominato cardinale] perché la scimmia, a trattamento uguale, non fa pur cardinale?» *Testo tratto da “ Chiesa e pedofilia ” di Federico Tulli (L'Asino d'oro ed., 2010, pp. 19-21) Certamente ora apparirà più chiaro il motivo e l'importanza simbolica di una panchina contro l'abuso, promossa per la prima volta in Italia dall'unica associazione che si occupa nello specifico di vittime del clero. Per questo si è scelta come primo impianto italiano piazza Giulio II. Quella dedicata allo zio Sisto IV è priva di panchine e perciò esclusa. Ma un altro papa toccherà la storia di Savona. In questo caso non si ha di lui notizia su eventuali tendenze pedofile. Tema che tuttavia riprenderemo immediatamente dopo in quanto la chiesa cattolica come vedremo, nel savonese lascia una storia sanguinosa e decine di vittime fino ai giorni nostri. Parliamo di Pio VII , prigioniero di Napoleone Bonaparte dal 1809 al 1812 proprio a Savona, per l'esattezza prima in via Pia, dove però la possibilità di scarso controllo da parte dei soldati, ben presto richiese un luogo più adeguato. La sua cella divenne la Diocesi di Savona dove ancora oggi, visitando le lussuose stanze dove era prigioniero , si conservano nelle scale interne della servitù gli spioncini, attraverso i quali era sorvegliato a vista. Come si può ammirare ancora oggi invece nel salone dell'ingresso di Villa Cambiaso, l'anomala installazione di una fontana attribuita al Bernini , il quale notoriamente fece quasi unicamente sculture per i papi e il clero. Anomalia che si spiega e direttamente collegata alla prigionia savonese di Pio VII il quale, una volta ...
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    11 min