Olboblo. Arte potenziale copertina

Olboblo. Arte potenziale

Olboblo. Arte potenziale

Di: Inclusive Humanities
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Benvenute e benvenuti al canale Olboblo, nato per essere audioguida dell'omonima mostra Olboblo. Arte potenziale, frutto di un accordo fra l’Accademia delle Belle Arti di Verona e il Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere all'interno del Progetto di Eccellenza Inclusive Humanities. L'accordo prevede che ogni anno cinque studenti o studentesse dell’Accademia espongano le loro opere negli spazi del Dipartimento.

Questa guida nasce non solo per accompagnarvi tra i quadri e le installazioni della mostra, quanto più per trasmettere arte, colori e sfumature a chi non le può vivere pienamente a causa di una qualche diversa abilità, in un’ottica di inclusione e accessibilità.


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Arte
  • OLBOBLO - 10 - Cortocircuito
    Oct 15 2026
    Cortocircuito è un’opera di Sara Calcinai È stata realizzata tra il 2025 ed il 2026 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere, Università di Verona. 

    L’opera si estende per tutta la lunghezza del vano corridoio e del corridoio degli oblò del secondo piano ed è costituita da una serie di dipinti di diverse dimensioni e diverse rappresentazioni appesi, a distanza tra loro, su entrambi i lati del muro. I 21 dipinti rappresentano stanze in vari colori, la maggior parte con finestre monocrome, qualcuna con scale o interruttori della luce: alcune di queste stanze sono vuote, ma in altre troviamo anche delle mani, o delle figure umanoidi.

    In questa serie, l’autrice si interroga su cosa definisce il confine tra spazio interno ed esterno, indagando il concetto di stanza come nonluogo, uno spazio sospeso tra realtà e astrazione, in cui la presenza umana è soltanto suggerita.

    L’uomo, pur nascendo libero, sceglie consapevolmente di chiudersi all’interno di scatole, architetture fisiche e mentali, che nascono come rifugi ma si trasformano in confini. L’angolo di congiunzione delle pareti assume così il significato simbolico di una chiusura estrema, di un limite oltre il quale lo spazio sembra non offrire più possibilità di fuga. Alcune presenze che abitano questi spazi interrogano lo spettatore su dove si trovi: dentro o fuori? Veglia o sogno? Realtà o illusione? In questi ambienti il silenzio diventa una presenza a sua volta. È un silenzio che non coincide semplicemente con l’assenza di suono, ma con l’impossibilità di comunicare, con ciò che rimane sospeso e non riesce a raggiungere l’altro.

    Le figure, isolate e spesso prive di un rapporto diretto tra loro, evocano una comunicazione mancata, interrotta o impossibile. Le pareti non separano soltanto gli spazi, ma anche le persone, i pensieri e le parole.
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    2 min
  • OLBOBLO - 9 - Scacco matto
    Oct 15 2026
    Scacco matto è un’opera di Alessia De Battista. È stata realizzata nel 2024 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona.

    Dal vano scale del piano mezzanino continuiamo a salire verso il secondo piano: troviamo l’opera nell’angolo a sinistra del pianerottolo. L’opera rappresenta una scacchiera, con una partita in corso, posata su un piccolo tappeto nei toni del rosso e del nero. Una lastra di zinco è posizionata dietro alle pedine bianche.

    Scacco matto, composto di legno, scacchi e una lastra di zinco, utilizza il gioco degli scacchi come metafora dei rapporti di potere e delle disuguaglianze presenti nella società. Attraverso la pratica della postproduzione, la tradizionale struttura del gioco viene alterata per mettere in discussione l’idea di una competizione fondata su condizioni realmente paritarie.

    Sulla scacchiera, le pedine nere sembrano aver raggiunto una posizione di vantaggio dal momento che si trovano in condizione di scacco matto nei confronti del re bianco. Tuttavia, dietro un muro metallico si nasconde un secondo gruppo di pedine bianche, di dimensioni maggiori, irraggiungibili e invisibili alle pedine in gioco.

    L’apparente vittoria si rivela così un’illusione: le regole del gioco non sono realmente uguali per tutti e ciò che appare come un confronto equilibrato è in realtà condizionato dalla presenza di poteri invisibili e strutturalmente più forti.

    L’opera riflette sui meccanismi di esclusione e sulle gerarchie sociali, interrogando la possibilità di un reale riequilibrio dei rapporti di potere. Il gioco, tradizionalmente fondato su regole condivise, diventa quindi uno strumento per evidenziare come le condizioni di partenza possano essere profondamente diseguali e come alcune forme di potere possano rimanere invisibili proprio a chi ne subisce gli effetti.
    Scacco matto invita lo spettatore a interrogarsi sulla natura delle regole sociali e sulla possibilità di riconoscere e mettere in discussione quelle strutture che determinano, spesso senza essere immediatamente visibili, chi può agire, chi può vincere e chi è destinato a rimanere escluso.
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    2 min
  • OLBOBLO - 8 - Arpia
    Oct 15 2026
    Arpia è un’opera di Sara Calcinai. È stata realizzata nel 2026 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona. 

    Per arrivare all’opera dobbiamo ripercorrere a ritroso il corridoio degli oblò e accedere al vano scale che si trova immediatamente di fronte: salendo la prima rampa, l’opera si rivela nell’angolo a sinistra del pianerottolo. L’arpia, con corpo di uccello costituito da una rete di ferro e viso di donna, petto e addome in cemento, è installata su un posatoio di metallo, con cui si colloca in posizione più alta rispetto al visitatore. Quest’ultimo è dunque osservato, dall’alto verso il basso, dall’arpia.

    L’opera misura due metri per centocinquanta centimetri, con una profondità nello spazio di circa un metro. In queste dimensioni è realizzata un’arpia, figura della mitologia greca, in ferro e cemento.
    L’arpia, creatura della mitologia greca, non ha non ha sempre avuto una connotazione negativa. In origine raffigurava una donna alata portatrice del messaggio divino, racchiudendo una figura di confine tra umano e sacro. Nel corso dei secoli, tuttavia, lo sguardo della società e della cultura patriarcale ne ha progressivamente trasformato l’immagine in una creatura lussuriosa e mostruosa, rendendola simbolo di colpa e presagio di morte.

    L’opera di Sara Calcinai vuole farci riflettere su questa metamorfosi storica, che riflette la condanna della storia dell’indipendenza femminile, del corpo e della voce della donna che sfuggono al controllo.

    Arpia si inserisce in questa frattura simbolica e ne raccoglie le rovine. L’arpia che ne è rappresentata ci appare come lo scheletro di ciò che è stata: memoria consunta di un’identità svuotata e residuo di una narrazione imposta.

    Immobile, sopra un ramo, sospesa in una dimensione di distanza e resistenza, l’arpia osserva il mondo dall’alto senza più appartenervi del tutto. La sua presenza non è sconfitta ma atto radicale di sottrazione: nella sua permanenza ostinata, la creatura rivendica la possibilità di esistere fuori dalle definizioni imposte.
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    2 min
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