• Google ora risponde di quello che dice la sua AI
    Jun 22 2026

    Vi avevo già raccontato che le AI Overviews di Google stanno prosciugando il traffico dei giornali. Adesso per Google è arrivato un altro colpo, e per noi è una buona notizia.

    Un tribunale di Monaco di Baviera ha stabilito che Google è direttamente responsabile di quello che scrive la sua AI in cima ai risultati di ricerca. L'AI aveva collegato due editori tedeschi a truffe e pratiche commerciali scorrette. Tutto inventato. Aveva mescolato i loro nomi con quelli di aziende davvero losche, creando collegamenti che non esistevano in nessuna delle fonti linkate.

    Il problema è che ormai la gente legge le AI Overviews e basta, si fida e non va oltre. Gli editori hanno mandato una diffida. Google l'ha ignorata. Sono andati in tribunale e hanno vinto.

    I motori di ricerca in Germania hanno una protezione legale, perché si limitano a indicare pagine scritte da altri. I giudici hanno detto che quella protezione qui non vale, perché il riassunto dell'AI non è un elenco di link ma un contenuto che Google scrive con parole sue. Come il titolo di un giornale, che risponde di quello che dice anche se nessuno legge l'articolo intero.

    Google si è difesa dicendo che gli utenti possono controllare le fonti. Solo che circa l'1% delle persone clicca davvero su quei link. E un'analisi recente ha trovato che le risposte di Gemini sono sbagliate circa nel 9% dei casi, e che più della metà di quelle giuste non trova riscontro nelle fonti citate.

    Adesso Google rischia fino a 250.000 euro di multa ogni volta che ripete quelle affermazioni. È la prima volta che un tribunale considera un'azienda responsabile delle diffamazioni della sua AI. Purtroppo c'è voluta una causa, e purtroppo è successo solo in Germania. Ma è un grande passo avanti.

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    #DecisioniArtificiali #MCC #AIOverviews #Google #Diffamazione

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  • Si programma con l'AI e non si controlla più il codice
    Jun 21 2026

    Qui a New York parlo spesso con programmatori che, approfondendo, mi dicono che scrivono codice col vibe coding, ovvero col linguaggio naturale, e poi però non controllano mai cosa ha scritto veramente l'AI.

    Per cui decide lei cosa fare, e se sbaglia è un problema di chi quel software poi lo usa…

    L'essere umano si è stufato di guardare, è faticoso leggere il codice scritto da un altro, così lo mette in produzione lo stesso, senza verificare…

    Dobbiamo ricordarci però che una AI che lavora da sola non sbaglia una volta. Sbaglia in fila. Un errore piccolo all'inizio, e lei ci costruisce sopra. Tre, quattro, dieci passaggi, tutti sbagliati. E ce ne accorgiamo alla fine, quando il danno è già fatto.

    La competenza che conta adesso è controllare quello che l'AI tira fuori. Leggerlo. Verificarlo. Dire di no quando serve. Far partire un agente lo sanno fare tutti.

    Noi corriamo a delegare. E ci dimentichiamo che delegare senza controllare ha un altro nome: decisioni artificiali, non prese da noi.

    Per questo questa serie e l'omonimo libro si chiamano Decisioni Artificiali.

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    #DecisioniArtificiali #MCC #VibeCoding #Programmazione #AgentiAI

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  • Un'AI a caccia di chi ti ruba l'auto
    Jun 20 2026

    Per anni l'Intelligenza Artificiale l'abbiamo vista vendere, profilare e sorvegliare. Stavolta la mettono a fare la guardia. Un'azienda italiana, Targa Telematics, ha messo un'AI agentica a proteggere le flotte di auto a noleggio. Non aspetta il furto e poi avvisa. Lo anticipa.

    Funziona come un agente che non dorme mai. Guarda ogni veicolo, incrocia posizione, dati e comportamenti. Riconosce i segnali deboli, i pattern strani, le cose che a un operatore umano sfuggirebbero. Vede prima che succeda. E quando qualcosa non torna, una centrale di persone attiva giorno e notte decide e fa partire l'intervento, prima che l'auto sparisca davvero.

    I numeri ci sono. I furti calano tra il venti e il trenta per cento, con flotte che risparmiano fino a due milioni di euro l'anno. Hertz in Italia recupera il novantacinque per cento dei mezzi rubati. Tutto vero.

    Mi piace, lo ammetto. Un'AI agentica usata per difendere e non per spremerci o spiarci, qui negli Stati Uniti la vedo raramente. Ed è bello che questo prodotto sia italiano.

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    #DecisioniArtificiali #MCC #TargaTelematics #AntifurtoAuto #AIAgentica

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  • Vi spiego come fa Google Maps a trovare i percorsi migliori
    Jun 19 2026

    Lo apriamo cento volte al giorno e non ci chiediamo mai cosa stia succedendo lì dentro.

    Digito un indirizzo, l'app parte in mezzo secondo, e mi fido seguendo le indicazioni. Ma cosa succede dietro e perché ci azzecca quasi sempre.

    L'idea di base ha settant'anni. Si chiama algoritmo di Dijkstra. Immaginate la città come una rete di incroci. Partite da casa, costo zero, e da lì calcolate il modo più economico per arrivare a ogni incrocio vicino, poi a quello dopo, finché toccate la destinazione. Funziona. Ma con decine di milioni di strade nel mondo, controllarle una per una sarebbe lentissimo.

    Allora fanno due cose. La prima, cercano in modo intelligente, puntando dritti verso dove devono arrivare invece di esplorare a caso. La seconda conta di più. Precalcolano delle scorciatoie. Le stradine di quartiere le mettono da parte, tengono le autostrade e le arterie grosse, e saltano da un nodo importante all'altro. Per questo il calcolo dura millisecondi e non minuti.

    Poi c'è la parte meno nota, il percorso più corto sulla mappa non è quello più veloce nel mondo fisico. Una strada di cinque chilometri di notte la fai in dieci minuti, alle otto del mattino in venticinque. Così Maps prende i dati di traffico in tempo reale dai telefoni di milioni di persone, li mescola con anni di storico, e prova a indovinare come sarà il traffico tra venti minuti, quando ci sarete davvero voi.

    Con l'intelligenza artificiale Google e DeepMind hanno alzato l'accuratezza degli orari di arrivo fino al 50% in città come Tokyo e Washington. E le stime erano già giuste per oltre il 97% dei viaggi.

    La matematica ha settant'anni. Funziona così bene per un motivo solo: ci siamo dentro tutti noi. Ogni telefono che si muove per strada è un sensore. Un incidente improvviso fa fermare tante persone nello stesso momento, e quei dati arrivano subito alle mappe centralizzate. Quel servizio comodissimo lo costruiamo noi, gratis, ogni giorno.

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    #DecisioniArtificiali #MCC #GoogleMaps #Navigazione #BigData

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  • Gli agenti AI sono come Mr. Magoo. Ciechi e convinti
    Jun 18 2026

    I ricercatori di Nvidia e Microsoft hanno paragonato gli agenti AI a Mr. Magoo. Quel cartone che cammina sull'impalcatura convinto che vada tutto bene, e per fortuna non cade.

    Le due aziende che ci vendono questa roba ci stanno dicendo che i loro agenti non si curano di sicurezza né di affidabilità. Vanno dritti verso l'obiettivo. Non guardano dove mettono i piedi. Li hanno messi alla prova qui negli Stati Uniti e quasi sempre facevano cose pericolose o sbagliate. Uno doveva mandare una foto a un bambino e l'ha mandata anche se dentro c'era violenza. Un altro, per far pagare meno tasse, ha scritto che una persona era disabile. Non capiva. Eseguiva.

    Intanto noi gli mettiamo in mano sempre di più. Prenotazioni, soldi, accessi e decisioni. Non a caso ci ho scritto un libro, Decisioni Artificiali.

    E qualcuno corre. Gli Emirati hanno annunciato che entro due anni metà dei servizi pubblici girerà su agenti AI. Metà di uno Stato affidata a macchine che decidono ed eseguono da sole. E attenzione, decidono e agiscono in base ai dati con cui sono stati addestrati: per cui dietro può sempre esserci qualcuno che in realtà sceglie, e poi dà la colpa all'AI.

    C'è già una lista dei primi dieci rischi di sicurezza di questi agenti. Credenziali che si creano da soli. Istruzioni che gli cambiano sotto il naso senza che se ne accorgano.

    Li chiamiamo autonomi e intelligenti. Poi quelli che li costruiscono li paragonano a un cieco fortunato. E noi gli passiamo le chiavi di casa, di banca e della nostra vita digitale.

    A un sistema che non sa di stare sbagliando.

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    #DecisioniArtificiali #MCC #AgentiAI #Nvidia #Cybersecurity

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  • Per i ragazzi il posto più violento è internet. Lo dicono loro
    Jun 17 2026

    Due ragazzi su tre dicono che il posto più pericoloso dove stanno è internet. Non la strada. Non la scuola. Lo schermo che hanno in mano adesso.

    Lo dicono loro, mica noi.

    Il 66% dei giovani considera il web il luogo dove si rischia di più in assoluto. È il dato dell'Osservatorio Indifesa appena uscito, oltre duemila ragazzi italiani sotto i 26 anni che hanno raccontato la loro esperienza. Uno su due dichiara di aver già subito almeno un episodio di violenza online nella sua vita. Verbale, psicologica, molestie, revenge porn.

    Noi adulti ci preoccupiamo di dove vanno la sera, con chi escono, a che ora rientrano. E intanto il posto dove gli succede di tutto ce l'hanno in tasca dal momento in cui aprono gli occhi.

    I genitori che conosco qui a New York non hanno la più pallida idea di cosa succede dentro quelle chat. Non i loro figli, proprio loro. E non pensiate che sia solo un tema italiano: non lo è. Lo dico senza giudicare, è normale, quel mondo cambia ogni mese e parla una lingua che noi non sentiamo.

    È uno dei motivi per cui faccio i miei video: aiutare a capire cosa sta succedendo, perché a volte giornali e telegiornali ne parlano solo in modo sensazionalistico, oppure così tecnico da risultare incomprensibile.

    Vietare tutto è la scorciatoia di chi non vuole faticare. Quello che sposta davvero qualcosa è parlarne in casa. Una conversazione vera vale più di qualsiasi controllo parentale installato dopo, quando ormai il problema è già entrato.

    E sono loro a chiedercelo. Il 70% di questi ragazzi vorrebbe regole più severe online. Sanno benissimo dove stanno. Aspettano solo che qualcuno li ascolti.

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    #DecisioniArtificiali #MCC #SicurezzaMinori #OsservatorioIndifesa #ViolenzaOnline

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  • Lo dice chi vende l'AI: ci salvano le materie umanistiche
    Jun 16 2026

    Daniela Amodei guida Anthropic insieme a suo fratello. Sono quelli di Claude, l'AI rivale di ChatGPT. E ha detto una cosa che da chi vende intelligenza artificiale non ci aspetteremmo: più l'AI diventa potente, più conta chi ha studiato lettere, filosofia e storia. Chi mi conosce lo sa, lo dico da anni a chi mi chiede quale percorso consiglierei ai loro figli.

    Però io non vendo AI, Daniela Amodei sì, e quindi detto da lei vale doppio. In pratica sta dicendo che il suo prodotto, da solo, non basta.

    Le aziende devono iniziare ad assumere filosofi! Non programmatori, ma filosofi! Alcune se ne stanno accorgendo solo adesso e cercano persone che sappiano leggere il contesto, capire gli altri e decidere cosa è giusto. Roba che una macchina non fa, o meglio fa apparentemente, ma senza ragionare davvero…

    Da anni si è sempre pensato che il futuro dei ragazzi fosse ingegneria, informatica e dati. Le materie umanistiche le trattavamo come un lusso, roba per chi tanto un lavoro non lo trova. Però adesso, lo vedo qui in USA, le aziende che costruiscono l'AI cercano esattamente quei profili lì.

    Programmatori che conosco qui a New York mi hanno detto che nelle università di tecnologia stanno rimettendo dentro filosofia ed etica. Perché qualcuno deve pur decidere cosa quelle macchine possono fare e cosa no.

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    #DecisioniArtificiali #MCC #Anthropic #Filosofia #Università

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  • Ora possiamo dire no a Google AI Overviews. Per davvero!
    Jun 15 2026

    Ve l'avevo raccontato qualche settimana fa. Google diceva agli editori: potete fare opt-out, potete dire no all'AI che si mangia i vostri contenuti. Solo che quel no non funzionava, perché bloccare il crawler significava rischiare di sparire dalla ricerca, cioè dall'esistenza online.

    Adesso un Paese ha deciso che quel no deve valere sul serio.

    Il Regno Unito, attraverso la sua autorità garante della concorrenza, ha imposto a Google una regola che non esisteva da nessuna parte nel mondo. Gli editori possono togliere i loro contenuti da AI Overviews e da AI Mode senza perdere la visibilità nella ricerca normale. Le due cose vengono separate. E Google non può più punire nei risultati chi sceglie di tirarsi fuori.

    C'è dell'altro. Google dovrà mettere link chiari alle fonti quando usa i contenuti di qualcuno, e dovrà far vedere agli editori come quei contenuti finiscono dentro le risposte dell'AI. Quei numeri nascosti di cui vi parlavo, quelli che nessuno riusciva a misurare, ora dovranno uscire.

    In Gran Bretagna Google gestisce oltre il 90% delle ricerche. Quando uno controlla così tanto, decide chi campa e chi chiude. Per questo serviva qualcuno sopra di lui.

    Ha nove mesi per adeguarsi.

    Qui negli Stati Uniti la stessa battaglia è ancora ferma davanti ai regolatori, e in Europa pure. (Strano, no? L'ha fatto un Paese, mentre i giganti continuano a rimandare.)

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    #DecisioniArtificiali #MCC #AIOverviews #Antitrust #WebSearch

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