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Di: Marco Camisani Calzolari
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Marco Camisani Calzolari è docente universitario, consulente, autore, divulgatore scientifico, personaggio pubblico e Cyberumanista. È Cavaliere della Repubblica dell’Ordine della Stella d’Italia, Poliziotto ad honorem e Freeman of the City of London.Marco Camisani Calzolari Giornaliero Politica e governo
  • COME APPARIRE NELLE RISPOSTE DELLE AI CON LA VOSTRA AZIENDA
    Sep 30 2026

    Una volta bisognava essere nella prima pagina dei risultati di Google e per cercare di ottenerlo si usavano varie tecniche SEO. Oggi invece le persone cercano dentro le chat dell'Intelligenza Artificiale e quando si tratta dell'AI di Google Search valgono quasi i posizionamenti di prima. Ma quando vi cercano su ChatGPT, Claude o altri, le cose cambiano. Se uno cerca "miglior produttore di finestre in Italia", se producete finestre vorrete che l'AI risponda che siete voi. O almeno anche voi.

    Eh, ma come fare? Allora, la prima cosa da sapere è che quando chiedete a una chat AI qual è il prodotto migliore per voi, i nomi lui ce li ha già in testa prima ancora di rispondere. E 86 volte su 100 quei nomi lì sono esattamente la risposta che poi arriva a tutti. Nessuno li aveva mica nominati nella domanda, li ha portati lui. Poi dopo va a cercare, se insistete, la ricerca gli serve soprattutto a confermare poi alla fine la lista che aveva già in mente.

    Una società che vende strumenti di monitoraggio, Searchable, ha guardato 90.000 fonti usate dall'AI a luglio. Uno chiede a Claude il software di selezione del personale più economico per le agenzie, e Claude parte da solo con 3 marchi. E quei 3 lì hanno già vinto. E voi se non siete fra quelli, state giocando una partita che è finita prima ancora di cominciare. Questa è la verità.

    Quando poi cerca, perché non è mica sempre, "Miglior CRM 2026" va a cercarlo 9 volte su 10. "Zendesk contro Intercom" una volta su 7. E "come scelgo un CRM", una su 34. Questo per avere un'idea. Quando guarda, mica guarda dove pensate voi. Il 63% delle pagine che apre corrisponde ai risultati di Brave, non Google. Google si ferma al 34%. 10 anni di posizionamento su Google per finire nell'indice poi di qualcun altro. Per cui prima cosa, per apparire su Claude, dovete prima apparire su Brave. Siete indicizzati su Brave?

    La cosa buona è che dentro i primi 10 risultati la posizione non conta quasi niente. La terza viene letta quanto l'ottava. L'undicesima non viene aperta mai. Chi paga per salire da settimo a terzo per Claude, paga per stare fermo. E poi il vostro sito lavora a metà. Cioè quando Claude apre una pagina del vostro dominio, la usa nel 31,6% dei casi, secondo l'analisi. ChatGPT nel 60,9. Un pezzo di stampa nazionale invece se lo tiene nel 52% delle volte. E i forum tipo Reddit nell'8,3%.

    La parte migliore di come fanno sta scritta nel loro stesso documento. Cioè quelli che vendono il monitoraggio ammettono che il monitoraggio, il loro compreso, misura soltanto le domande in cui Claude va a cercare, la minoranza. Su tutto il resto il cruscotto, come dire, è cieco. E sul locale, cioè attività locali, sta ancora peggio. Cioè ogni volta che hanno provato una domanda tipo "vicino a me", Claude ha ricavato il posto dal fuso orario e ha risposto "sempre Londra, ovunque". Per cui lì c'è poco da fare per ora. Quindi, in poche parole, se qualcuno vi vende un punteggio di visibilità locale su Claude, chiedetegli in che città crede che siate. E se vi risponde Londra, sapete già quanto valgono anche tutti gli altri numeri, tutti quelli che vi ha messo dentro l'idea, il cruscotto, l'offerta.

    Comunque, nei prossimi giorni conto di pubblicare alcuni approfondimenti sul tema, perché è davvero importante.

    #DecisioniArtificiali #MCC #SEO #Marketing #Visibilità

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    3 min
  • UN ROBOT SI HACKERA SENZA TOCCARLO
    Sep 28 2026

    Un adesivo su un cartello e il robot non vede più il muro, cambia solo quello che vede e nessuno gli ha messo le mani addosso. Vedete, fino a ieri un robot lo si metteva in sicurezza così: la gabbia intorno, il pulsante rosso, i sensori che bloccano il braccio quando passa una persona, per esempio.

    Funziona tutto, però ha una condizione: il robot deve vedere giusto. E adesso dentro il robot c'è un'Intelligenza Artificiale, guarda con le telecamere, misura con il lidar e decide da sola.

    E chi vuole fargli fare un danno lavora lì, su quello che entra nei sensori. Un'immagine stampata sul pavimento, un segnale radio che sposta il GPS di qualche metro. E il robot funziona alla perfezione ed esegue, solo che esegue la cosa sbagliata.

    Vedete, in fabbrica vuol dire un braccio che posa un pallet dove c'è una persona. Su strada vuol dire un'auto che legge uno stop come via libera. Vedete, la gabbia protegge da un guasto, ma qui il robot è sano, va esattamente dove crede sia giusto andare e ci va con tutta la forza che ha.

    IEEE Spectrum, la rivista degli ingegneri, lo sta scrivendo. Io ne parlo da anni, loro stanno lanciando adesso l'allarme. Io parlo da anni di targhe nei robot e di kill switch che stacchi veramente la batteria.

    Vedete, la sicurezza va pensata sin dal primo giorno, se aggiunta dopo è una gabbia intorno alla macchina che purtroppo ha già preso le sue decisioni. Ci si sta muovendo lenti nel mondo perché i robot non sono ancora qui, gli umanoidi intelligenti, ma stanno arrivando.

    Bisogna pensarci prima, avete visto cosa è successo con l'AI? È un po' tardino, bisognava farlo prima. Per cui un kill switch fisico, obbligatorio, che stacchi la corrente.

    Perché il software si inganna con una frase, ma il filo tagliato resta tagliato. E la seconda è una targa grande, obbligatoria, lo dico da anni, su ogni robot. Come le auto, così quando fa un danno si sa di chi è e chi risponde, anche se scappa via.

    Vedete, un robot che cade è un incidente, ma un robot ingannato è un attacco. E i robot lì, li abbiamo messi noi, dobbiamo occuparcene per tempo.

    Voi cosa ne pensate?

    #DecisioniArtificiali #MCC #Robotica #Sicurezza #Attacco

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    2 min
  • CON L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE AGENTICA SMETTIAMO DI ESSERE UTENTI E DIVENTIAMO ORCHESTRATORI
    Sep 26 2026

    Chi vende l'Intelligenza Artificiale agentica come un software pronto ci sta prendendo un po' in giro, ci sta vendendo un'altra cosa, dai. Che Word lo apri e funziona, no? Stesso comando, stesso risultato, sempre. Lo impari una volta e rimani lì.

    Un agente invece lavora su probabilità, sullo stesso comando, può fare due cose diverse e ogni azienda ha i suoi processi e le proprie eccezioni. Girano offerte chiave in mano, installi e parti. Con un agente però quella promessa non va bene, non funziona, si rompe al primo processo vero. Per cui bisogna costruire un sistema addosso all'azienda. È più vicino a insegnare a una persona che a installare un programma. Gli spieghi cosa deve fare, gli dai i limiti, guardi come lavora, poi correggi.

    E ci sono delle tecniche per farlo, e si imparano. E chi le ha imparate lavorerà in un altro modo. Per questo serve un corso vero. Un esempio? Do a un agente il compito di gestire gli ordini. Trova un caso strano. Un cliente che chiede una cosa fuori listino e decide da solo. Se nessuno gli ha detto dove deve fermarsi, la decisione la prende lui. Nei gestionali di una volta il caso strano si bloccava, arrivava una persona, adesso non si blocca.

    Dietro ci sono i tecnici, modelli e connessioni ai dati aziendali. E quella parte lì purtroppo si sta delegando sempre di più. E davanti c'è chi guida. E lì non si delega niente. Chi guida decide quali compiti dare alla macchina e dove si ferma. E il risultato lo controlla una persona. È la parte che in azienda oggi non ha ancora un nome, incredibile! E nessuno la insegna.

    Vedete, con un gestionale eravamo degli utenti, no? Con un agente invece diventiamo orchestratori. E un'orchestra senza direttore suona lo stesso, certo, ma ognuno per conto suo.

    Voi cosa ne pensate?

    #DecisioniArtificiali #MCC #Orchestrazione #Processi #Addestramento

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    2 min
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