L’Invisibile Addosso: Profumo e Olfatto copertina

L’Invisibile Addosso: Profumo e Olfatto

L’Invisibile Addosso: Profumo e Olfatto

Di: Ephèmera Firenze
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A proposito di questo titolo

L’Invisibile Addosso: Profumo e Olfatto è il podcast firmato Ephèmera Firenze, maison fiorentina leader nel scent identity design e nella creazione di esperienze olfattive su misura. Ephèmera intreccia l’arte del profumo con l’artigianato italiano, la ricerca artistica e la narrazione poetica, trasformando le fragranze in strumenti di comunicazione invisibile e di identità profonda.

In ogni episodio apriremo lo sguardo su ciò che non si vede: il linguaggio segreto dell’olfatto, il potere evocativo del profumo, i suoi segreti e le sue storie. Un viaggio che unisce memoria ed emozione, cultura e immaginazione. Chiudi gli occhi e lasciati condurre: attraverso le parole scopriremo come il profumo possa farsi ponte verso altri mondi, risvegliare energie sottili e raccontare ciò che il silenzio non sa dire.Ephèmera Firenze
Arte Istruzione
  • Ep. 20_Shanghai. La nuova era del profumo
    Jan 14 2026
    Ventesimo episodio del Podcast di Ephèmera Firenze: Shanghai. La nuova era del profumo.Oggi vi portiamo a Shanghai. Non la Shanghai delle fotografie, dei grattacieli che si riflettono nel vetro e nell’acciaio, ma una Shanghai invisibile, fatta di scie leggere, di gesti silenziosi, di profumi che non cercano di occupare lo spazio ma di abitarlo. È una città che sa di tè nero appena infuso, profondo e puro, di osmanto che in autunno profuma le strade con una dolcezza discreta e dorata, di legni chiari e di incenso che sale lentamente, come un respiro antico in una metropoli che corre. Qualcuno ha scritto che Shanghai sta dando un nuovo impulso profumato e lo sta facendo a salti sempre più alti. Partiamo da qui, da un salto, verso un nuovo spazio olfattivo in una città dove tutto accelera: l’economia, i sogni, i desideri, e sempre più spesso anche le nuvole di profumo che accompagnano chi esce di casa al mattino, come una seconda pelle invisibile.In Cina il profumo è ancora un linguaggio giovane. Solo una piccola parte della popolazione lo utilizza in modo abituale, molto meno rispetto all’Europa o agli Stati Uniti, eppure il mercato cresce con una rapidità sorprendente. A spingerlo sono due forze potenti: una generazione vastissima di giovani, Gen Z e Millennial, cresciuti in un mondo fluido e iperconnesso, e una curiosità nuova verso tutto ciò che riguarda il benessere, l’identità personale, la bellezza come espressione interiore. L’età del primo profumo si è abbassata: si inizia poco sopra i quindici anni e il gesto di vaporizzarsi qualcosa addosso entra nella routine quotidiana con naturalezza, quasi fosse un’estensione del corpo. Prima sono state le grandi città, poi quelle di secondo e terzo livello, oggi l’onda si allarga lentamente ma in modo costante, raggiungendo nuove aree e nuovi pubblici. Cambia anche il modo di avvicinarsi alle fragranze. Non più l’idea occidentale di un solo profumo per tutta la vita, ma un approccio mobile, esplorativo. Flaconi mini, formati pensati per sperimentare, collezionare, alternare. Profumi da scegliere in base al momento, all’umore, alla stagione, persino all’ora del giorno. È una profumeria del movimento, che non chiede fedeltà assoluta ma curiosità. In un Paese in cui quasi tutto passa dallo schermo – social, piattaforme, live streaming – la profumeria vive in un universo digitale gigantesco eppure, proprio lì, emerge con forza un bisogno opposto: il bisogno del corpo. Il profumo non si guarda, non si scrolla, non si scarica.Per questo nascono punti vendita esperienziali, pop-up immersivi, spazi temporanei che invitano a fermarsi, ad annusare, a sentire. Accanto al digitale tornano oggetti fisici: riviste cartacee create dai brand, materiali da toccare, racconti stampati che accompagnano l’incontro con la fragranza. In mezzo a tanta connessione, il naso chiede ancora presenza. Per capire davvero ciò che sta nascendo in Cina, però, i numeri non bastano. Bisogna ascoltare i suoi codici olfattivi. Prendiamo il tè. In Cina il tè si beve nero, puro, senza latte né zucchero. È un gusto profondo, asciutto, meditativo. In Europa, quando pensiamo al tè in profumeria, immaginiamo spesso un accordo luminoso, agrumato, segnato dal bergamotto. È sempre tè, ma non è la stessa immagine. Dietro la stessa parola si nascondono paesaggi sensoriali diversi. Lo stesso accade con l’osmanto. In Occidente lo amiamo per le sue sfumature cuoiate e ambrate, mentre in Cina è il fiore simbolo dell’autunno, capace di profumare l’aria con una freschezza fruttata che ricorda l’albicocca matura. In profumeria questo cambia tutto: non un fiore denso e vellutato, ma una luce chiara, sospesa. In generale, il pubblico cinese non cerca scie urlate. Preferisce fragranze armoniose, intime, costruite sull’equilibrio tra freschezza, legni e note fruttate. Profumi che si percepiscono da vicino, che accompagnano senza imporsi, ma che restano sulla pelle più a lungo di quanto ci si aspetterebbe. Su questo sfondo nasce un fenomeno spesso definito nazionalismo del profumo. Non è chiusura né rifiuto dell’altro, ma un ritorno alle proprie radici. Marchi indipendenti e case creative cinesi stanno traducendo la memoria culturale in forma olfattiva, raccontando templi immersi nell’incenso, spiritualità fatta di pietra, fumo e cera, utilizzando legni, resine, rose e oud. Il bambù diventa simbolo centrale: non cresce mai da solo, ma in gruppi, e diventa metafora di legame e prosperità condivisa.Nascono collezioni pensate come momenti di contemplazione, profumi che non descrivono ma suggeriscono, che non spiegano ma aprono spazi interiori. Accanto a questo si afferma il Guo Chao, il China chic, l’orgoglio di indossare qualcosa che parla la propria lingua. Nei profumi emergono tendenze gender neutral, una forte attenzione al rapporto tra fragranza, natura e benessere, e un ruolo centrale delle giovani donne urbane, istruite, autonome, che...
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    9 min
  • Ep. 19_Note di Cenere
    Jan 6 2026
    Diciannovesimo episodio del PodCast di Ephèmera Firenze, L'Invisibile Addosso: Note di Cenere.C’era un tempo in cui il profumo del pulito non aveva nulla di floreale o detergente. Sapeva di cenere. Le lenzuola bollivano nel paiolo, immerse nella lisciva, e l’odore che si sollevava non era quello del sapone, ma del fuoco già consumato. Una pulizia ruvida, ancestrale, che parlava di riti antichi, di braccia forti, di mani immerse nell’acqua bollente. Un sapere domestico tramandato senza parole. In questo episodio de L’invisibile addosso riaffiora il ricordo di mia nonna, il grembiule umido, il vapore che saliva lento, e quell’aroma lieve e polveroso che restava sulle lenzuola. Non era un profumo nel senso moderno del termine, ma una traccia. Una testimonianza. Oggi la chiameremmo “nota clean”, ma allora era semplicemente la certezza del pulito.La cenere è stata il detersivo delle nostre antenate. Mescolata all’acqua bollente sprigionava potassio e sodio sotto forma di lisciva: caustica, purificante, efficace. Ma soprattutto lasciava una firma olfattiva silenziosa. Non copriva, non decorava: rimaneva. Una presenza discreta, quasi spirituale. Un’eco del fuoco domestico che continuava a vivere tra le fibre dei tessuti. La cenere, in sé, sembra non esistere. Eppure esiste potentemente nella memoria. In profumeria viene ricercata e suggerita attraverso accordi fumé, tabaccosi, affumicati. È una nota che non brilla, ma persiste. Evoca l’inverno, il silenzio delle case con il camino acceso, il gesto lento di ravvivare la brace, il tempo che si ferma mentre la legna si consuma. Vive anche nel rito dell’incenso, quando la resina scricchiola sul carboncino e il fumo sale verticale, profumando lo spazio come una preghiera. La nota di cenere è ciò che resta quando il profumo ha finito di parlare. Quando la fiamma si spegne e la legna ha concluso il suo rito di combustione.È cenere tiepida, a volte ancora pulsante sotto la superficie. L’odore che emana non è più quello acre del fumo né quello vivo del legno: è secco, minerale, basso. Aderisce alle superfici. Si sente sui mattoni del camino, sulla pelle del braciere, nei tessuti che hanno assorbito giorni di calore. È intimo e persistente, come una voce che ha smesso di parlare ma continua a risuonare. Sul piano simbolico, l’odore della cenere segna la fine di un ciclo. Nei riti funebri viene dispersa per indicare un passaggio. È memoria della fiamma, ciò che resta dopo una passione intensa, ma anche spazio per la rinascita. Nei campi vulcanici la cenere fertilizza la terra. È la scrittura invisibile del fuoco. Catturare questo odore è difficile. I profumieri non cercano di riprodurlo fedelmente, ma di suggerirlo, come una nota musicale lontana. Accordi di legna carbonizzata, sfumature di carbone, betulla secca, effetti di pietra calda, muschi minerali che evocano polvere compatta e grigia. La cenere non si impone: accompagna.C’è un momento brevissimo in cui la carta si arriccia sotto la fiamma, si solleva come pelle che fugge il fuoco, poi si dissolve. Resta una cenere fragile, volatile. Basta un soffio per disperderla. Ma l’odore rimane. Non è quello acre del fuoco, né quello balsamico della legna. È qualcosa di più asciutto, dolce e amaro insieme. Sa di grafite, di polvere di biblioteca, di inchiostro scomposto. È il profumo della parola cancellata, della pagina dimenticata, della storia che non verrà più letta. L’odore della carta che brucia dipende da molti fattori, ma ha tratti riconoscibili. La cellulosa produce un sentore secco, quasi dolce, simile al fieno arso o al cotone bruciato. Gli inchiostri rilasciano note metalliche o chimiche, le colle possono evocare resina fusa, gomma bruciata, zucchero caramellato. Quando tutto è consumato, resta una cenere grigia, impalpabile, dall’odore minerale, vicino alla grafite o alla polvere di gesso bruciato. Bruciare una pagina è un gesto potente: cancellazione e trasformazione insieme.La cenere di carta parla di memoria perduta, di lutto della parola, ma anche di rinascita della pagina bianca. I libri bruciati lasciano nell’aria un odore diverso, più triste, come se anche il silenzio avesse un profumo. In alcune fragranze e in alcune candele, la nota di cenere diventa poesia. Una poesia che non usa inchiostro, ma aria. Materia fragile, destinata a scomparire, eppure capace di imprimersi profondamente nella memoria. La cenere è il ricordo del fuoco, nelle parole come nei profumi. Resta ciò che ha scaldato, bruciato, vissuto.Nel laboratorio olfattivo di Ephèmera Firenze è possibile ascoltare anche questa nota dimenticata. Avvicinarsi all’odore delle cose finite e scoprire che anche la fine può avere un profumo. Vi aspettiamo dove il profumo diventa racconto e la cenere non è più polvere, ma poesia.Il core business di Ephèmera Firenze è lo Scent Identity Design: l’arte di creare fragranze che diventano la firma invisibile di un brand. Un profumo...
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    8 min
  • Ep. 18_Neuroscienza e memoria olfattiva
    Dec 30 2025
    Diciottesimo episodio di L’Invisibile Addosso, il podcast di Ephèmera Firenze.Ci sono profumi che ci riportano indietro nel tempo senza chiedere permesso. Può essere il pane caldo nella cucina di una nonna, il mare della prima estate lontano da casa, oppure la colonia di qualcuno che abbiamo amato e che oggi non c’è più. A volte basta un odore incontrato per caso, in una strada qualsiasi, e all’improvviso non siamo più lì: siamo altrove, in un altro anno, in un’altra stanza, in un’altra versione di noi stessi. Il profumo ha questo potere discreto e profondo. Non si limita ad accompagnarci: ci riporta indietro, come una macchina del tempo silenziosa. Dal punto di vista neuroscientifico, l’olfatto occupa una posizione del tutto particolare. A differenza degli altri sensi, segue una scorciatoia anatomica unica. Le molecole odorose, una volta entrate nel naso, raggiungono il bulbo olfattivo e da lì arrivano direttamente all’amigdala e all’ippocampo, le aree del cervello coinvolte nell’elaborazione delle emozioni e della memoria. Non passano prima dai grandi centri razionali della corteccia cerebrale, come accade invece per la vista o per l’udito. È per questo che un odore può commuoverci prima ancora che riusciamo a spiegare il perché: prima sentiamo, poi, eventualmente, comprendiamo.La ricerca neuroscientifica conferma questa esperienza comune. Studi di risonanza magnetica funzionale hanno dimostrato che i ricordi autobiografici evocati da un odore attivano amigdala e ippocampo in modo più intenso rispetto agli stessi ricordi evocati da immagini visive. In altre parole, la medesima scena, quando viene richiamata attraverso il naso, risulta più carica emotivamente rispetto a quando viene ricordata attraverso gli occhi. È come se l’olfatto avesse un accesso privilegiato al nostro archivio interiore. Quando un odore fa riaffiorare un ricordo lontano si parla spesso del cosiddetto “fenomeno di Proust”: quella sensazione improvvisa e travolgente in cui il passato, spesso l’infanzia, torna vivo senza preavviso. È esattamente ciò che accade quando diciamo “questo profumo mi ricorda qualcosa”, anche se non sappiamo subito cosa. Non è necessario identificarlo razionalmente: il corpo lo riconosce prima della mente. Ma cosa succede al corpo quando un odore riaccende una memoria felice?Diverse ricerche suggeriscono che i profumi capaci di evocare ricordi autobiografici positivi possono aumentare le emozioni positive, ridurre gli stati d’animo negativi e, in alcuni casi, attenuare desideri compulsivi, come quelli legati alle dipendenze. Alcuni studi indicano persino una riduzione di specifici marcatori infiammatori nel sangue. Questo significa che non siamo di fronte soltanto a una suggestione poetica: quando un odore ci riporta a un luogo di conforto, a un abbraccio, a una sensazione di sicurezza, quel ricordo coinvolge il sistema nervoso autonomo, il respiro, il battito cardiaco e persino il sistema immunitario. È come una piccola medicina invisibile, costruita su misura dalla nostra stessa storia. L’olfatto, tuttavia, non serve soltanto a evocare ricordi. Può anche segnalare quando la memoria inizia a indebolirsi. In molte malattie neurodegenerative, come il morbo di Alzheimer, la perdita o la riduzione dell’olfatto compare molto prima dei disturbi di memoria evidenti.Per questo motivo, in diversi protocolli clinici vengono utilizzati semplici test olfattivi, basati sul riconoscimento di odori comuni come caffè, menta o rosa, per individuare alterazioni cognitive precoci. In questo contesto il profumo non è più soltanto piacere, ma diventa strumento diagnostico. Quando una persona non riconosce più odori familiari, è come se il suo archivio interiore cominciasse a perdere le etichette: le pagine esistono ancora, ma il bibliotecario, il naso, fatica a trovarle. L’uso degli odori in ambito clinico non si ferma alla diagnosi. In alcuni ospedali, soprattutto in Giappone e in Francia, le fragranze vengono impiegate per ridurre l’ansia prima di interventi chirurgici o esami invasivi. Numerosi studi hanno valutato l’effetto dell’olio essenziale di lavanda in questi contesti, mostrando una diminuzione significativa dei livelli di ansia rispetto ai gruppi di controllo. L’inalazione di lavanda è associata a un rallentamento del respiro, a una riduzione della frequenza cardiaca e a una minore percezione soggettiva della tensione. Con la dovuta prudenza, è possibile affermare che non si tratta di magia, ma di una combinazione di fisiologia e significato simbolico.Negli ultimi anni, la ricerca ha esplorato anche il ruolo dell’olfatto nel consolidamento della memoria. Alcuni studi hanno dimostrato che associare un odore a un compito di apprendimento, e ripresentare quello stesso odore durante il sonno profondo, può migliorare la fissazione del ricordo. Un lavoro più recente ha coinvolto adulti e anziani sottoposti a un allenamento olfattivo notturno per...
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    10 min
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