Ep. 18_Neuroscienza e memoria olfattiva copertina

Ep. 18_Neuroscienza e memoria olfattiva

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Diciottesimo episodio di L’Invisibile Addosso, il podcast di Ephèmera Firenze.Ci sono profumi che ci riportano indietro nel tempo senza chiedere permesso. Può essere il pane caldo nella cucina di una nonna, il mare della prima estate lontano da casa, oppure la colonia di qualcuno che abbiamo amato e che oggi non c’è più. A volte basta un odore incontrato per caso, in una strada qualsiasi, e all’improvviso non siamo più lì: siamo altrove, in un altro anno, in un’altra stanza, in un’altra versione di noi stessi. Il profumo ha questo potere discreto e profondo. Non si limita ad accompagnarci: ci riporta indietro, come una macchina del tempo silenziosa. Dal punto di vista neuroscientifico, l’olfatto occupa una posizione del tutto particolare. A differenza degli altri sensi, segue una scorciatoia anatomica unica. Le molecole odorose, una volta entrate nel naso, raggiungono il bulbo olfattivo e da lì arrivano direttamente all’amigdala e all’ippocampo, le aree del cervello coinvolte nell’elaborazione delle emozioni e della memoria. Non passano prima dai grandi centri razionali della corteccia cerebrale, come accade invece per la vista o per l’udito. È per questo che un odore può commuoverci prima ancora che riusciamo a spiegare il perché: prima sentiamo, poi, eventualmente, comprendiamo.La ricerca neuroscientifica conferma questa esperienza comune. Studi di risonanza magnetica funzionale hanno dimostrato che i ricordi autobiografici evocati da un odore attivano amigdala e ippocampo in modo più intenso rispetto agli stessi ricordi evocati da immagini visive. In altre parole, la medesima scena, quando viene richiamata attraverso il naso, risulta più carica emotivamente rispetto a quando viene ricordata attraverso gli occhi. È come se l’olfatto avesse un accesso privilegiato al nostro archivio interiore. Quando un odore fa riaffiorare un ricordo lontano si parla spesso del cosiddetto “fenomeno di Proust”: quella sensazione improvvisa e travolgente in cui il passato, spesso l’infanzia, torna vivo senza preavviso. È esattamente ciò che accade quando diciamo “questo profumo mi ricorda qualcosa”, anche se non sappiamo subito cosa. Non è necessario identificarlo razionalmente: il corpo lo riconosce prima della mente. Ma cosa succede al corpo quando un odore riaccende una memoria felice?Diverse ricerche suggeriscono che i profumi capaci di evocare ricordi autobiografici positivi possono aumentare le emozioni positive, ridurre gli stati d’animo negativi e, in alcuni casi, attenuare desideri compulsivi, come quelli legati alle dipendenze. Alcuni studi indicano persino una riduzione di specifici marcatori infiammatori nel sangue. Questo significa che non siamo di fronte soltanto a una suggestione poetica: quando un odore ci riporta a un luogo di conforto, a un abbraccio, a una sensazione di sicurezza, quel ricordo coinvolge il sistema nervoso autonomo, il respiro, il battito cardiaco e persino il sistema immunitario. È come una piccola medicina invisibile, costruita su misura dalla nostra stessa storia. L’olfatto, tuttavia, non serve soltanto a evocare ricordi. Può anche segnalare quando la memoria inizia a indebolirsi. In molte malattie neurodegenerative, come il morbo di Alzheimer, la perdita o la riduzione dell’olfatto compare molto prima dei disturbi di memoria evidenti.Per questo motivo, in diversi protocolli clinici vengono utilizzati semplici test olfattivi, basati sul riconoscimento di odori comuni come caffè, menta o rosa, per individuare alterazioni cognitive precoci. In questo contesto il profumo non è più soltanto piacere, ma diventa strumento diagnostico. Quando una persona non riconosce più odori familiari, è come se il suo archivio interiore cominciasse a perdere le etichette: le pagine esistono ancora, ma il bibliotecario, il naso, fatica a trovarle. L’uso degli odori in ambito clinico non si ferma alla diagnosi. In alcuni ospedali, soprattutto in Giappone e in Francia, le fragranze vengono impiegate per ridurre l’ansia prima di interventi chirurgici o esami invasivi. Numerosi studi hanno valutato l’effetto dell’olio essenziale di lavanda in questi contesti, mostrando una diminuzione significativa dei livelli di ansia rispetto ai gruppi di controllo. L’inalazione di lavanda è associata a un rallentamento del respiro, a una riduzione della frequenza cardiaca e a una minore percezione soggettiva della tensione. Con la dovuta prudenza, è possibile affermare che non si tratta di magia, ma di una combinazione di fisiologia e significato simbolico.Negli ultimi anni, la ricerca ha esplorato anche il ruolo dell’olfatto nel consolidamento della memoria. Alcuni studi hanno dimostrato che associare un odore a un compito di apprendimento, e ripresentare quello stesso odore durante il sonno profondo, può migliorare la fissazione del ricordo. Un lavoro più recente ha coinvolto adulti e anziani sottoposti a un allenamento olfattivo notturno per...
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