Episodi

  • Sara Rattaro e Virman Cusenza
    May 2 2026

    "Il vestito di mia madre" di Sara Rattaro e "L'altro Garibaldi" di Virman Cusenza

    Teresa Mattei è stata una delle 21 donne che hanno contribuito a scrivere la Costituzione italiana fra il 1946 e il 1947 (gli altri 556 erano uomini). Era la più giovane della Costituente, aveva 25 anni, ma già un passato ricco di impegno e di lotta antifascista. Cresciuta in una famiglia numerosa, tutta impegnata contro il fascismo, Teresa Mattei divenne staffetta partigiana e si unì poi ai Gap, i gruppi di azione patriottica creati dal Partito Comunista, operativi con azioni e attentati fra il '43 e il '45. Una donna coraggiosa, che ha pagato pesantemente le sue scelte e che si è sempre battuta per la libertà, anche quando criticò Togliatti e lasciò il Partito Comunista per le sue posizioni su Stalin, considerando dunque quel partito una gabbia che impediva l'affermazione della sua libertà. La sua storia viene ricostruita nel romanzo "Il vestito di mia madre" scritto da Sara Rattaro (Piemme). Un romanzo che inevitabilmente intreccia fatti reali e storici con una parte di fantasia: dove non ci sono i documenti, la scrittrice ha dovuto ipotizzare situazioni ed emozioni.

    Nella seconda parte parliamo di un libro che fornisce uno sguardo inedito su un altro personaggio storico, Garibaldi, visto non come l'eroe dei due mondi, ma come un uomo che sceglie l'isola di Caprera come laboratorio agricolo, politico e umano. "L'altro Garibaldi - I diari di Caprera" scritto da Virman Cusenza (Mondadori) racconta cosa fa Giuseppe Garibaldi quando non combatte. L'autore parte dai diari agricoli, documenti poco noti, potenzialmente anche noiosi perché riportano tutti dettagli molto precisi sulle cure dei campi, per svelare un Garibaldi contadino, allevatore e imprenditore agricolo. A Caprera crea un'azienda agricola: importa macchinari d'avanguardia, costruisce un mulino innovativo, impianta viti. Uno sguardo sull'uomo, sull'imprenditore agricolo, che nella sua tenuta amava sperimentare e innovare. Una biografia narrativa, potremmo definirla, un racconto intimo sul Garibaldi privato.

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  • Il libro della settimana: "Lo sbilico" di Alcide Pierantozzi (Einaudi)
    Apr 27 2026

    Il libro della settimana: "Lo sbilico" di Alcide Pierantozzi (Einaudi)

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  • Alcide Pierantozzi
    Apr 25 2026

    "Lo sbilico" di Alcide Pierantozzi

    Raccontare apertamente di sé, dei propri disturbi psichici, di come vengano attraversati, di come determinino la propria vita quotidiana, è quello che fa Alcide Pierantozzi nel romanzo "Lo sbilico" (Einaudi) che lui stesso in una postfazione definisce "diario di bordo della mia malattia". I primi disturbi si manifestano fra l'infanzia e l'adolescenza, disagio esistenziale, poi una diagnosi di depressione, anoressia, e con il passare del tempo una diagnosi di disturbo bipolare e di disturbi dello spettro autistico. Terapie con psicofarmaci, mixati a volte ad alcol e droghe, una madre sempre presente, pilastro della famiglia, un padre definito "negazionista" perché nega l'omosessualità del figlio e la malattia. Un viaggio nella testa di chi soffre di una malattia mentale che è anche malattia del corpo, come viene sottolineato, cercare disperatamente il modo di fermare il flusso dei pensieri, le allucinazioni, allenarsi in palestra per tre ore al giorno sei volte alla settimana come tentativo di arginare le crisi quotidiane; cercare le parole, come si legge nel romanzo, che mettano guinzaglio ai pensieri. "Lo sbilico" è la malattia mentale che si fa a letteratura, la testimonianza di un singolo che assume un valore universale.

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  • Enrico Galiano e Giulia Scomazzon
    Apr 18 2026

    "Il cuore non va a dormire" di Enrico Galiano e "8.6 gradi di separazione" di Giulia Scomazzon

    Sasha è un'adolescente solitaria, ha solo due amici fidati, frequenta di nascosto una palestra di box (per la madre non è uno sport per ragazze) e sempre di nascosto, per non essere presa in giro, ascolta musica classica. Affida tutti i suoi pensieri a un quaderno: solo in quelle pagine riesce a confessare il suo amore per il professore di diritto e quanto è accaduto fra loro. Parallelamente c'è la storia di Alessandra, una quarantenne che si occupa d'arte, massima esperta di Moresco, un artista misterioso che dipinge dei murali e di cui nessuno conosce l'identità. Da anni non compaiono sue opere, ma un giorno sui muri di una chiesa compare un murale che potrebbe segnare il suo ritorno. Anche quest'opera porta il marchio di fabbrica dell'artista, una crepa, perché per Moresco tutta l'opera d'arte nasce appunto da una crepa, non più difetto, ma occasione di creatività. Così come le crepe, nel passato delle due protagoniste, rappresentano un po' il centro intorno al quale hanno costruito le proprie esistenze. Tutto questo è narrato nel romanzo "Il cuore non va a dormire" (Einaudi) di Enrico Galliano, scrittore e insegnante molto amato sia da giovani che da adulti, proprio per questa sua capacità di comprendere le emozioni e di creare un ponte fra le generazioni.

    Nella seconda parte parliamo del romanzo "8.6 gradi di separazione" di Giulia Scomazzon (Nottetempo). Alice è una trentenne che beve molti alcolici e li mischia anche con tranquillanti e droghe leggere. Per il suo fidanzato Giacomo e per altre persone che la circondano, lei è un'alcolista e dovrebbe curarsi, ma per Alice la dipendenza è una forma di autoconservazione e non di autodistruzione. È consapevole di bere grandissime quantità di alcol, ma si definisce una bevitrice funzionale, non vede su di sé l'abbruttimento tipico degli alcolisti. Il fidanzato la spinge a frequentare un gruppo di alcolisti anonimi, ma Alice con il suo carattere sferzante ne mette in evidenza per esempio il fanatismo. Una tragicommedia (dove gli 8.6 gradi sono quelli della birra preferita dalla protagonista), narrata con ironia tagliente.

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  • Francesca Scotti e Marco Bellinazzo
    Apr 11 2026

    "La stagione delle case vuote" di Francesca Scotti e "La colpa è di chi muore" di Marco Bellinazzo

    La sospensione, sia del tempo che degli eventi, è la caratteristica che lega i racconti della raccolta "La stagione delle case vuote", di Francesca Scotti (Hacca). Non è la prima volta che la scrittrice, divisa fra l'Italia e il Giappone, si dedica alla forma narrativa breve, avevamo parlato per esempio de "Il tempo delle tartarughe", e in genere anche i suoi romanzi, da "Elissi" a "Nessuno conosce Sayuki" passando per "Capacità Vitale", sono caratterizzati da una scrittura essenziale e da uno stato di sospensione perché non tutto è descritto, si lascia spazio all'immaginazione del lettore. Questo ovviamente accade ancora di più nei racconti, dove per struttura la brevità e la sottrazione dominano. In questa raccolta i 16 racconti sono ambientati in parte in Italia e in parte in Giappone, dove Francesca Scotti ha vissuto per più di 13 anni. Si racconta di incontri casuali in un bar condividendo lo stesso tavolo, di una bambina che va a visitare una compagna di scuola gravemente malata, ma solo per attirare l'attenzione su di sé e quando la compagna guarisce c'è quasi una forma di disappunto, o ancora per esempio c'è un anziano in una rsa che, vedendo un canarino, riporta alla memoria un trauma sepolto. Tutto viene raccontato con grande senso della misura, senza grandi rivelazioni, lasciando spazio alla fantasia di chi legge.

    Nella seconda parte parliamo del noir "La colpa è di chi muore" di Marco Bellinazzo (Fandango). Dante Millesi è un giornalista sportivo con qualche delusione alle spalle, un senso di frustrazione per occasioni mancate e un trauma che arriva dalla sua infanzia a Napoli (un ragazzino con cui giocava a calcio nei vicoli viene ucciso da un colpo di pistola). Oltre al lavoro da giornalista a Milano, allena una squadra di calcio di dilettanti a Sesto San Giovanni e questo è un po' il suo spazio di libertà e di riscatto. Dante Millesi viene coinvolto nelle indagini sul ritrovamento di un cadavere di un giovane nel lago di Lugano. Ma perché un giornalista sportivo viene coinvolto in un'indagine per un presunto omicidio? Perché si sospetta che dietro ci sia un traffico di giovani calciatori dall'Africa: vengono attirati da grande promesse, le loro famiglie pagano cifre ingenti sognando un futuro da calciatori per i propri figli e invece si ritrovano sfruttati, completamente alla mercè di gente senza scrupoli che li costringe, quando arrivano realmente a giocare a calcio, a truccare le partite. Il noir in questo caso, come spesso accade, è una forma di denuncia sociale, un modo per raccontare una verità scomoda che altrimenti sarebbe più complicato riuscire a raccontare in un saggio raccogliendo prove.

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  • Monica Acito e consigli di lettura
    Apr 4 2026

    "La carità carnale" di Monica Acito e consigli di lettura

    Marianeve è nata con i capelli bianchi, ha i colori di una "coniglia selvatica". Abita in un paesino del Cilento ed è molto legata al padre, che viene soprannominato Sarchiapone, ma nello stesso tempo si vergogna di lui perché spesso ha l'odore degli alimenti che vende nel suo negozio. A nove anni Marianeve incontra le sue amiche nello sgabuzzino del negozio e qui iniziano a esplorare i propri corpi e a fare giochi considerati proibiti. Marianeve si accorge ben presto di avere uno strano dono: ha la capacità di guarire gli altri attraverso le sue parti intime. Succede, per esempio, con l'amica Lucrezia che ha dei terribili mal di testa. Questo dono insolito si manifesta anche quando va all'università a Napoli e "guarisce" un ragazzo che aveva sul viso un'enorme macchia rossa. Marianeve guarisce, dunque, gli altri attraverso il proprio corpo, esattamente come aveva fatto nel '600 Giulia Di Marco, suora eretica realmente esistita, che aveva fondato la setta della Carità Carnale. Tutto questo viene narrato nel romanzo "La carità carnale" (Bompiani) scritto da Monica Acito, che avevamo già conosciuto con la sua opera prima, "Uvaspina". Anche in questo caso un romanzo con una lingua ricca e con immagini piene di odori e di sapori, metafore che riportano soprattutto al mondo animale.

    Nella seconda parte una serie di consigli di lettura per tutti i gusti.

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  • Elena Varvello e Mattia Insolia
    Mar 28 2026

    "La vita sempre" di Elena Varvello e "La vita giovane" di Mattia Insolia

    "La vita sempre" di Elena Varvello (Guanda) narra una storia ambientata ad Alba, in Piemonte, fra il 1918 e il 1945. Da una parte c'è Francesco, figlio di un macellaio e di una donna che lo respinge costantemente fin da piccolo: più lui la cerca, più la madre è sferzante con lui lo chiama "la mia disgrazia", gli dice che non è capace di fare nulla. Francesco cresce così con la rabbia di essere stato respinto dalla madre e diventa un ragazzo un po' sbruffone, che picchia i compagni a scuola, inizia a giocare d'azzardo e fa scommesse. Non è un antifascista, ma è allergico alla disciplina e dunque sbeffeggia il duce e i fascisti. Dall'altra parte c'è Teresa, molto legata al padre tornato dalla Prima Guerra Mondiale mutilato nel corpo, ma anche nell'anima. Fin da ragazzina Teresa nota Francesco prima che lui si accorga di lei. Dopo un primo incontro casuale, siamo nel 1939, inizia fra loro una relazione d'amore. Il romanzo segue le loro vite fino a un epilogo in cui gli eventi storici avranno il potere di schiacciare i personaggi, in una storia ispirata a fatti reali.

    Che fine hanno fatto i sogni che sognavamo? Gira intorno a questa domanda il romanzo "La vita giovane" di Mattia Insolia (Mondadori). Un affresco su sei personaggi fotografati nel periodo delle infinite possibilità, la vita giovane, appunto. La voce narrante è Matteo, soprannominato Teo, che alla soglia dei trent'anni torna dopo quasi dieci anni a Foro, il posto dove è cresciuto, perché due amici dell'epoca si sposano. È l'occasione per far emergere quel passato che il gruppo di amici aveva quasi sepolto, mettendo una pietra sopra anche e soprattutto a un evento accaduto alla fine del quinto liceo. Un evento che aveva assegnato le loro vite, un trauma di gruppo che si intreccia ai traumi personali dei singoli (c'è chi ha un padre violento, chi ha una madre depressa o alcolizzata, chi ha subito molestie da piccolo, chi ha scoperto il tradimento di uno dei due genitori). Un romanzo che accende una luce su quella fase della vita in cui tutto è possibile per poi fare i conti dieci anni dopo con quello che è stato, ma anche con quello che sarebbe potuto essere. Fare i conti con i traumi, con i rimpianti e in parte anche con i sensi di colpa.

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  • Giovanni Montanaro e Antiniska Pozzi
    Mar 21 2026

    "Il fuoco di Venezia" di Giovanni Montanaro e "Tanto domani muori" di Antiniska Pozzi

    "Il fuoco di Venezia" di Giovanni Montanaro (Feltrinelli) racconta oltre cinquant'anni d'amore fra una donna e un uomo, accomunati dalla stessa passione: fabbricare vetro. Siamo nella laguna veneziana, a Murano, patria del vetro soffiato, alla fine degli anni Sessanta. Elena gestisce la Fornace dell'Est ed è l'unica donna in questo ruolo, perché nella produzione del vetro per secoli alle donne era stata concessa solo la produzione di perle. Elena ha ereditato dal padre la fornace, ama profondamente il suo lavoro, è una donna tenace e nello stesso tempo creativa. Si presenta un giorno Tiziano, dieci anni più giovane di lei, che vuole diventare mastro vetraio. Fra mille difficoltà (Elena fra l'altro è sposata e all'epoca aveva un figlio) e in modo assolutamente altalenante, i due portano avanti questa relazione fatta di amore reciproco, ma soprattutto di passione professionale. Per entrambi la Fornace dell'Est è un luogo dell'anima ed un posto dove entrambi si sentono realizzati al cento per cento come persone e come professionisti. L'incontro fra queste due persone diverse per provenienza (lei è borghese e frequenta l'alta società veneziana, lui è del sestiere popolare di Castello, con il papà che si ammala di tumore per aver lavorato in fabbrica a Marghera) è decisivo per le loro vite. Tutto è raccontato da una voce narrante, la cui identità si scopre solo verso la fine del romanzo.

    Nella seconda parte parliamo di "Tanto domani muori" di Antiniska Pozzi (Harper Collins). La storia di una famiglia proletaria che parte a metà degli anni Ottanta a Milano, ma che spesso va indietro nel tempo per far luce sull'infanzia e sul contesto dal quale provengono i genitori, Adriana e Nino. Adriana non ha studiato, ma ha sempre aspirato a una vita borghese, non riesce a prendersi cura dei tre figli, ha diversi esaurimenti nervosi, è spesso violenta con i figli. Nino è un operaio, in nero, presso un garage che lui preferisce definire officina. Ma al centro di questa storia c'è soprattutto Anna, che nel 1985 ha sei anni. A scuola viene presa in giro, la maestra le ripete "Non sei abbastanza". Parla poco, perché sa che il lessico famigliare è una lingua "sporca", non corretta. Attraverso la vita di Anna, si racconta la storia di una famiglia, ma anche di un'epoca e di uno scontro di classe.

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