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Alcide Pierantozzi

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"Lo sbilico" di Alcide Pierantozzi

Raccontare apertamente di sé, dei propri disturbi psichici, di come vengano attraversati, di come determinino la propria vita quotidiana, è quello che fa Alcide Pierantozzi nel romanzo "Lo sbilico" (Einaudi) che lui stesso in una postfazione definisce "diario di bordo della mia malattia". I primi disturbi si manifestano fra l'infanzia e l'adolescenza, disagio esistenziale, poi una diagnosi di depressione, anoressia, e con il passare del tempo una diagnosi di disturbo bipolare e di disturbi dello spettro autistico. Terapie con psicofarmaci, mixati a volte ad alcol e droghe, una madre sempre presente, pilastro della famiglia, un padre definito "negazionista" perché nega l'omosessualità del figlio e la malattia. Un viaggio nella testa di chi soffre di una malattia mentale che è anche malattia del corpo, come viene sottolineato, cercare disperatamente il modo di fermare il flusso dei pensieri, le allucinazioni, allenarsi in palestra per tre ore al giorno sei volte alla settimana come tentativo di arginare le crisi quotidiane; cercare le parole, come si legge nel romanzo, che mettano guinzaglio ai pensieri. "Lo sbilico" è la malattia mentale che si fa a letteratura, la testimonianza di un singolo che assume un valore universale.

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