Episodi

  • Girasasso - God Save The Wine c/o Atto di Vito Mollica (29/01/2026)
    Mar 21 2026

    Durante lo scasso dei terreni per impiantare i vigneti, rimanemmo colpiti dalla quantità e dalla qualità dei sassi che emergevano. Alcuni erano così grandi che dovemmo girarli più volte per riuscire a spostarli.” Da questo gesto ripetuto, quasi per gioco, nasce il nome Girasasso: un nome che evoca la forza e la tenacia della terra maremmana. La tenuta si trova di fronte al castello della Pia de’ Tolomei, che Dante ricorda nel Quinto Canto del Purgatorio: 18 ettari totali di cui 8 a vigneto, certificati biologici da “Suolo e Salute”.

    Vermentino, Viognier e Ciliegiolo crescono su terreni sassosi e minerali, dando vita a vini dalla gradazione contenuta, acidità distintiva e grande bevibilità. La filosofia è chiara: equilibrio tra maturazione e alcolicità, vini che rispondono alle esigenze della ristorazione moderna superando l’eccesso di alcol tipico degli anni ’90. Ogni vendemmia riflette l’autenticità artigianale: uve raccolte a mano, vinificazioni separate per clone e parcella, fermentazioni lente, affinamenti su feccia fine. Ma Girasasso non è solo vino. Sono gli unici in Maremma a coltivare more di rovo biologiche, più aglione della Val di Chiana e susine.

    La tenuta è un ecosistema completo: cavalli, galline ornamentali, pavoni, pony, cani, tutti nutriti con prodotti dei campi biologici. E poi c’è il design: le etichette di Girasasso hanno vinto il Best Design Award 2024 a Vinitaly, un riconoscimento alla bellezza e all’eccellenza del lavoro. Vini con nomi ironici e letterari – Pecorella Briaca (Vermentino), La Volpe e l’Uva (Viognier), L’Orso Brillo (Ciliegiolo rosso), Il Gatto Ciucco (Ciliegiolo rosato) – che raccontano una Maremma diversa: costiera, fresca, giovane.

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  • Manincor - God Save The Wine c/o Atto di Vito Mollica (29/01/2026)
    Mar 20 2026

    Tra poco saranno 420 anni per questa azienda sul Lago di Caldaro! Era infatti il 1608 quando Hieronymus Manincor costruì gli edifici storici della tenuta ricevuta dall’Imperatore d’Austria, esattamente odve oggi la famiglia Goëss-Enzenberg porta avanti una delle avventure biodinamiche più affascinanti dell’Alto Adige.

    La storia è molto rilevante: il nome Enzenberg compare in regione già nel 1236, e la famiglia si occupa di viticoltura dalla fine del XVII secolo. Ma la svolta moderna arriva nel 1991, quando il conte Michael Goëss-Enzenberg rileva la tenuta dallo zio e decide di trasformarla da semplice fornitrice di uve cooperative a produttrice di vini di grande pregio dalla firma inconfondibile.

    Il vero cambio di paradigma però avviene pochi anni dopo. “Poca vita nel terreno”, diagnostica il dottor Andrew C. Lorand. La domanda è semplice: dove troverebbero le viti la forza di produrre uva di prima classe se non da un terreno vivo? La risposta è radicale: passare alla viticoltura biodinamica.Dal 2006 Manincor lavora interamente in biodinamica. Nel 2007 fonda con altre aziende il gruppo “respekt-BIODYN”. Nel 2009 tutti i vini sono certificati. Ma soprattutto, la tenuta si trasforma: pecore Quessant bretoni vivono nei vigneti, api trovano terra di latte e miele, uccelli nidificano ovunque. Gruppi di alberi e siepi spezzano le vigne, in ogni secondo filare si semina un misto di cereali, fiori, trifoglio.

    Nel 2004 viene inaugurata la “cantina sotto il vigneto”, progettata da Walter Angonese e Rainer Köberl: 3000 mq su tre piani sotterranei, invisibile dall’esterno, climatizzata naturalmente grazie all’umidità del terreno e all’energia geotermica. Un manifesto architettonico della filosofia Manincor: rispetto per il paesaggio, cicli naturali, gravità al posto delle pompe.Oggi i tre figli di Michael e Sophie Goëss-Enzenberg stanno preparando la successione aziendale, pronti a costruire il futuro di Manincor sui valori della tradizione.Nella serata del prossimo God Save The Wine scopriamo i loro vini: dove la biodiversità si fa bicchiere e la biodinamica sale in quota!

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  • Tanuta Maryamado - God Save The Wine c/o Atto di Vito Mollica
    Mar 19 2026

    Dai nobili fiorentini del 1500 agli attuali proprietari: Tenuta Maryamado porta con sé anni di un’affascinante storia di vera passione per la terra toscana che vi presentiamo in anteprima alla nostra manifestazione!Tenuta Maryamado si trova nel cuore delle colline toscane, una terra intrisa di storia e tradizione agricola. Ogni prodotto nasce come autentica espressione del territorio, frutto di dedizione, rispetto per la natura e maestria artigianale tramandata nel tempo. Quest’area riveste una singolare importanza, essendo situata su un crinale collinare che si estende dalla chiesa di Santa Cristina a San Quirico in Collina.

    I terreni pliocenici di questa cresta, tra i più rinomati della regione nei dintorni di Firenze, sono il risultato di una fase di subsidenza verificatasi milioni di anni fa, la quale portò a una inondazione marina seguita da una successiva regressione. Durante tale processo, si accumularono sedimenti argillosi, sabbiosi e soprattutto ciottolosi. Pertanto, viene dedicata particolare attenzione al terreno in tutte le fasi delle nostre operazioni agricole, riducendo al minimo le lavorazioni e rispettando il delicato equilibrio tra vite, microrganismi e suolo. L’impegno della Tenuta è quello di raggiungere l’eccellenza e di far vivere attraverso i vini l’intenso connubio di storia, territorio e amore per il vino.

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  • Il Molino di Grace - God Save The Wine c/o Atto di Vito Mollica (29/01/2026)
    Mar 18 2026

    Se volete capire le potenzialità del Sangiovese a Panzano, il Molino di Grace è una tappa fondamentale. Perchè mai? Innanzittutto siamo a Panzano in Chianti che non è solo la “conca d’oro” del Chianti Classico per la bellezza dei suoi paesaggi, ma anche l’unico enclave 100% biologico del vino italiano. Ed è qui, in questa terra esplosiva per gusto, intensità e profumo, che da oltre vent’anni Frank Grace ha costruito una delle realtà più personali e rispettose del territorio.

    Quando Frank, insieme alla moglie Judy, arrivò da oltreoceano a metà degli anni ’90, acquistò una proprietà a Panzano che allora era solo vigneti, senza edifici per la produzione. Con pragmatismo e abnegazione tutta anglosassone, restaurò un vecchio edificio agricolo e nel 1998 inaugurò la cantina, dando vita a quella che oggi è una delle più apprezzate cantine produttrici di Chianti Classico.

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  • Cantina Le Pietre - God Save The Wine c/o Atto di Vito Mollica (29/01/2026)
    Mar 17 2026

    Cantina Le Pietre nasce nel 2021 dall’incontro di due poderi confinanti in Valdarno, uniti da una profonda amicizia e dalla passione condivisa per il vino e la natura. Andrea Cavallari, che dal 1999 coltiva con dedizione il Podere Casa al Bosco insieme al figlio Zeno, e Matteo Giuffrida, che nel 2020 lascia Milano per trasferirsi alla Casuccia, fondano insieme questa realtà vitivinicola dove arte, musica e natura si fondono in un progetto unico. Le terre di Cantina Le Pietre vantano una storia illustre: già nel 1716 Cosimo III dei Medici, con un celebre editto che per primo al mondo regolamentò le aree di produzione dei vini di qualità, elevò il Valdarno Superiore – insieme a Chianti, Carmignano e Pomino – a zona di eccellenza enologica.

    Un territorio la cui vocazione viticola risale addirittura al 1° secolo d.C., quando Plinio il Vecchio lo indicava tra le migliori aree per la viticoltura. I poderi sono stati nei secoli proprietà di famiglie nobili come i Cavalcanti e i Guicciardini, testimoniando un legame millenario con la tradizione enologica toscana. Nel 2023 viene inaugurata la nuova cantina di vinificazione a Reggello, nel cuore del Valdarno Superiore: un esempio di bioarchitettura moderna ed ecosostenibile che si integra perfettamente nel paesaggio. Le pareti con gabbie di sassi garantiscono isolamento termico naturale, mentre all’interno acciaio e legno creano un ambiente caldo e vivo. Qui, 24 ore al giorno e 365 giorni l’anno, risuona la musica di J.S. Bach attraverso una filodiffusione che accompagna ogni fase della vinificazione, dalla fermentazione all’affinamento.

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  • Poggio del Chianti - God Save The Wine c/o Atto di Vito Mollica (29/01/2026)
    Mar 16 2026

    Nel cuore della Toscana “Poggi del Chianti” è un azienda agricola biologica, tra Valdarno e Chianti: 4 colline coperte di olivi e cipressi, boschi di castagni e vigneti. Produce Olio Extravergine di Oliva e Vini a denominazione di origine: Chianti Classico, Chianti , Valdarno Disopra, Toscana. Al piano terra dell’antica Casa Colonica del Morellino è possibile degustare ed acquistare direttamente le produzioni aziendali. Su appuntamento svolgere corsi di degustazione del vino e dell’olio, o apprendere i fondamentali della cucina tradizionale toscana. “Poggi del Chianti” è anche un agriturismo: un posto ideale per rilassarsi soggiornando in appartamenti immersi nella quiete grigioverde degli oliveti; od essere un buon punto da cui partire per visitare le città d’arte di Firenze, Siena, Arezzo…, o per “gustare” il Chianti con i suoi vini ed i castelli: Vertine, Meleto, Brolio, Radda, Volpaia, Castellina, Gaiole… Dalla vendemmia 2013 il progetto “Poggi del Chianti” si è completato del suo corollario: una vigna ed un vino Chianti Classico. Dopo 15 anni di ricerche, il colpo di fulmine.

    Un fazzoletto di terra a 674 m di altitudine sullo spartiacque dei Monti del Chianti, poco sotto le rovine del Castello di Montegrossi nel Comune di Gaiole in Chianti. Il Sangiovese ed un po’ di Cabernet Sauvignon compongono l’uvaggio del Chianti Classico e nelle annate favorevoli della Riserva Chianti Classico. Questa vigna è sempre l’ultima ad essere vendemmiata, ad Ottobre inoltrato. La fermentazione avviene in vasca di acciaio inox, e successivamente l’invecchiamento in botti di rovere per 1 anno. 6/8 mesi di affinamento in bottiglia prima di essere messo in vendita, per la Riserva occorre più tempo in modo da poter esprimersi al meglio.

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  • Torre Prumiano - God Save The Wine c/o Atto di Vito Mollica
    Mar 15 2026

    Torre Prumiano a San Donato, un terroir nel cuore del Chianti Classico Fiorentino, con 152 Ha di proprietà, di cui 33 Ha di vigneti su un terreno calcareo e argilloso (Sangiovese, Canaiolo e Colorino e gli internazionali Merlot e Cabernet Sauvignon), 4 Ha di Olivi, 98 Ha boschivi e 17 Ha di Seminativo. La Torre, il borgo di Prumiano ed i terreni che li circondano vennero acquisiti nell’800 dalla Casata Corsini, nobile famiglia fiorentina che costruì una vera e propria fattoria, con cantina e frantoio. Grandi amici del Barone Bettino Ricasoli – il Barone di Ferro, colui che diede vita al primo “disciplinare” del vino Chianti, nel 1872 – i Corsini contribuirono attivamente alla definizione di quest’ultimo, sancendo così definitivamente la primogenitura e l’altissima qualità delle uve di Prumiano.

    Nel 1932, grazie ad un decreto ministeriale, vennero ufficialmente individuati sette distinte zone di produzione del vino Chianti: a quello prodotto nei confini geografici del Chianti originario, venne concesso di utilizzare l’aggettivo “Classico”. Oggi facenti parte dei possedimenti della famiglia Fusi, le terre di Prumiano rimangono storici vigneti legati a questa importante ed antica denominazione.

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  • Rechof - God Save The Wine c/o Atto di Vito Mollica (29/01/1989)
    Mar 14 2026

    Nel 1978 papà Giorgio e mamma Lorena acquistano un maso a Grumo, nel comune di San Michele all’Adige a nord di Trento. È un contesto rurale fatto di valorizzazione e attenzione per il territorio, dove crescono i loro figli Andrea e Veronica. Andrea intraprende gli studi presso l’Istituto Agrario di San Michele e fonda la sua Azienda Agricola con un polo biologico in Val di Non e uno viticolo enologico tradizionale a San Michele. Veronica diventa insegnante nella scuola primaria. Ma parallelamente negli anni Giorgio scopre e approfondisce una passione innata per il mondo della spumantificazione, che piano piano coinvolge l’intera famiglia.

    Da questa passione condivisa e dalla dedizione familiare per il lavoro nel vigneto, nel 2021 Giorgio, Lorena, Andrea e Veronica decidono di fondare la società vitivinicola Rechof: un esempio di tradizione familiare e territorio innovativo, che rispecchia la forza e la tenacia dell’agricoltura trentina. I vigneti sono tre appezzamenti in due areali differenti ma ugualmente pregiati. In Piana Rotaliana ci sono i vigneti Pascolet e Paludi, entrambi coltivati a Chardonnay su pergola doppia trentina (circa 5000 ceppi/ettaro, viti di 35 anni, nessuna irrigazione). Pascolet si trova ai piedi dell’argine del fiume Adige, su terreno sabbioso: la frescura e il costante ricambio d’aria del fiume esaltano gli aromi classici dello Chardonnay. Paludi sorge su terreni bonificati dopo la Prima Guerra Mondiale, limoso-sabbiosi con vene ghiaiose: è una zona molto ventilata che compensa l’alta umidità, migliorando la qualità delle uve. In Val di Non c’è Il Masso (450 m.s.l.m., comune viticolo di Ton): il progetto più innovativo e pionieristico dell’azienda. Il nome deriva da un grosso masso calcareo di epoca glaciale posto a guardia del terreno.

    Qui Rechof ha rinnovato il vecchio impianto piantumando nel 2023 la varietà Charvir, una delle nuove varietà resistenti approvate dal Mipaaf, molto adatta al metodo classico. Terreno calcareo ghiaioso con argilla cretosa, filari esposti est-ovest, zona collinare di forte pendenza circondata da boschi e frutteti biologici.I vini al momento sono quattro, due Trento DOC millesimati (Brut e Brut Rosé, 70% Chardonnay aziendale e 30% Pinot Nero da colline avisane) e Fluss, un frizzante metodo Charmat che come un fiume scorre lento e placido, ma a volte forte e impetuoso, rappresentando a pieno i vini bianchi effervescenti di montagna e un’etichetta biologica di nicchia derivante dalla vinificazione del Charvir, la nuova varietà resistente piantumata in Val di NonIl futuro è una Riserva di Trento DOC millesimata con 40 mesi sui lieviti, la punta di diamante per la sostenibilità dell’azienda e il simbolo della trasformazione del mondo vitivinicolo trentino, senza abbandonare la tradizione.

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