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Di: Irene Quintavalle Danilo Raineri
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Un podcast un po' come la ciliegina sulla pizza.

Irene Quintavalle, Danilo Raineri
Crimini reali
  • Puntini gialli extrasensoriali
    Aug 25 2026

    Tredicesima puntata, e il filo è l'informazione che c'è ma nessuno guarda: un messaggio nascosto in un posto troppo noioso perché venga in mente di controllarlo, e un'agenzia che per vent'anni ha cercato informazioni dove non ce n'erano.

    Danilo — la crittografia dice "non puoi leggere questo", la steganografia dice "questo non esiste". Erodoto racconta di un tiranno di Mileto che rasa la testa a uno schiavo, gli tatua sopra l'ordine di rivolta e aspetta che ricrescano i capelli; l'unica istruzione, all'arrivo, è: rasati di nuovo. Poi il pezzo che dà il nome alla puntata: quasi ogni stampante laser a colori stampa su ogni pagina una griglia di puntini gialli quasi invisibili con dentro data, ora al minuto e numero di serie della macchina. Xerox e Canon se l'erano inventata a metà anni Ottanta contro chi si fotocopiava le banconote, e per vent'anni non l'hanno detto a nessuno. Nel 2017 una contractor dell'NSA stampa cinque pagine classificate e le manda a un giornale, che per verificarle ne rimanda la scansione all'NSA: nella scansione ci sono la piega della carta e i puntini. Nessuno le ha rubato una password — l'ha tradita il foglio. Poi Cicada 3301; Jeremiah Denton che nel 1966, dentro un'intervista di propaganda dal Vietnam, sbatte le palpebre T-O-R-T-U-R-E in codice Morse; Warren Robinett che si firma di nascosto in Adventure e inventa senza volerlo l'easter egg; e il gruppo russo Turla che pilotava il proprio malware dai commenti sotto le foto di Britney Spears — nessun firewall blocca Instagram, nessun analista sospetta un commento scemo.

    Irene — la CIA ci ha provato davvero, e ci ha messo vent'anni a smettere. Anni Settanta: gli Stati Uniti temono che l'URSS stia spiando con la parapsicologia e, per non restare indietro, ci provano anche loro. Dal 1972 la CIA finanzia lo Stanford Research Institute sul remote viewing, la visione a distanza — quella di Undici in Stranger Things. Il progetto cambia nome tre volte, dura vent'anni e chiude non perché non funzionasse, ma perché funzionava troppo poco per essere utile. Il caso più bello è un errore: le coordinate arrivano sbagliate lungo la catena e il soggetto descrive un fiume tortuoso e una pianura invece della base militare in Nebraska — azzeccando in pieno le coordinate sbagliate. L'altra metà è MKUltra: LSD, ipnosi e deprivazione sensoriale su persone che non sapevano di essere dentro un esperimento. Quando lo chiudono, nel 1973, il direttore della CIA ordina di distruggere tutto, e tutto viene distrutto. Tranne le ricevute — i documenti contabili che per legge devi conservare, ed è da lì che sappiamo. Il livello bonus, quello senza uno straccio di prova, è il Montauk Project: e Stranger Things, all'inizio, si chiamava proprio Montauk.

    Un segreto che sopravvive vent'anni perché nessuno ha motivo di guardare un margine bianco, e un capo della CIA che ordina di bruciare tutto e viene fregato dalla contabilità. La prossima volta tocca al progetto Blue Book, cioè: cos'è che vola nei nostri cieli?

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    35 min
  • Antiquariato alchemico
    Aug 24 2026

    Dodicesima puntata, e il filo è la roba vecchia che nessuno ha il coraggio di buttare: codice che gira da cinquant'anni perché spegnerlo fa paura, e una medicina che ha azzeccato la cosa giusta partendo da premesse completamente sbagliate.

    Danilo — il paziente si tiene in vita perché operarlo è più pericoloso della malattia. Aprile 2020, il New Jersey prende duecentomila domande di disoccupazione in una settimana e il portale si pianta; sotto c'è un mainframe di quarant'anni che parla COBOL, e il governatore fa la cosa che nessun politico fa mai: chiede pubblicamente volontari che sappiano ancora scriverlo. Ne arrivano centinaia in un weekend. Nascono dalle pareti. Il COBOL doveva leggersi come una frase in inglese, così che anche il manager capisse — MOVE 100 TO SALDO-CONTO — e oggi muove tremila miliardi di dollari al giorno su righe che nessuno riscrive: l'unica banca che ci ha provato davvero ci ha messo cinque anni e settecentocinquanta milioni. Poi il salto di scala: fino al 2019 il sistema che coordina i lanci nucleari americani passava gli ordini su floppy da otto pollici, e non per trascuratezza — una macchina costruita prima di internet non ha una porta da cui farsi entrare. Stesso principio che tiene in aria i 747, aggiornati per anni da un tecnico con otto dischetti in mano, e che aggiorna ancora gli organi da chiesa: un floppy è inerte, una chiavetta USB no. Il pezzo che commuove è Voyager 1, a ventidue ore e mezza luce da qui: un bit bloccato si mangia il 3% della memoria, e degli ingegneri spezzettano il codice, lo infilano nei buchi rimasti liberi e riscrivono a mano tutti i salti — su una sonda che non si può più toccare. Chiusa: il Millennium Bug non è stato una bufala, è stato risolto — ed è per questo che nessuno ci crede. Il prossimo ha già la data, 19 gennaio 2038.

    Irene — l'unico modo di entrare in cattedra è bruciando il libro. Paracelso, all'anagrafe Theophrastus von Hohenheim (sì, quello di Fullmetal Alchemist), si sceglie da solo un nome che significa "oltre Celso": modestia zero, e i contemporanei lo criticano per la blasfemia, ma soprattutto perché è stronzo. Invece che in università va dai chirurghi militari, dai barbieri e dai minatori, e guardando gente che respira polvere tutto il giorno ribalta la dottrina umorale: la malattia non è uno squilibrio interno, è qualcosa che entra da fuori e a cui ognuno reagisce a modo suo. Da lì sola dosis facit venenum — il veleno lo fa la dose — e la cura con sali e minerali, che l'università di Parigi bandisce come barbarie. Il resto è sbagliato e influentissimo: zolfo, mercurio e sale che sono insieme sostanze e anima-spirito-corpo, un macrocosmo che si rispecchia nel microcosmo, gnomi e ondine e silfi e salamandre da cui esce tutto l'occultismo europeo dei secoli successivi, e l'Homunculus con tanto di ricetta: seme umano sigillato in un'ampolla per quaranta giorni. A Basilea inaugura il corso bruciando in piazza il libro di Avicenna, tiene lezione in tedesco invece che in latino.

    Un linguaggio che gira sotto le banche perché nessuno sa più cosa succede a spegnerlo, e una dottrina di zolfo e salamandre che ha spostato la medicina di un secolo. In entrambi i casi il contenuto conta meno del fatto che regge — e nessuno se la sente di toccarlo.

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    38 min
  • Fotocopiatrici sanguinarie
    Aug 22 2026

    Undicesima puntata, e il filo lo dichiara Irene in chiusura senza averlo pianificato: è sempre una questione di numeri. Quelli che una macchina cambia mentre credi di fotocopiare, e quelli che una leggenda gonfia per farti stare male nel modo giusto.

    Danilo — comprimere vuol dire decidere cosa buttare via. Il 24 luglio 2013 David Kriesel mette una planimetria sul vetro di una Xerox, guarda il PDF e trova una stanzina da 22 metri quadri accanto a una enorme da 14. Il punto che gela: il file non era sgranato, non aveva un pixel storto, i numeri erano nitidi e allineati — erano solo i numeri di un'altra stanza. Per arrivarci si passa da cosa significa comprimere: banana diventa ba2na, capopopolo diventa catrepolo. L'MP3 non è un modello della musica, è un modello dei tuoi difetti: due suoni vicini e il più debole sparisce, un botto e per qualche millesimo sei sordo, sopra i 16 kHz dopo i quarant'anni non c'è più niente da salvare. Brandenburg lo mise a punto su Tom's Diner di Suzanne Vega, perché una voce a cappella non lascia niente in cui nascondersi. Il JPEG nasce da una trasformata bocciata a Nasir Ahmed nel 1972 perché troppo semplice, e lavora a onde: per questo massacra i cieli, non può toccare gli spigoli, e sul testo scansionato è la cosa sbagliata. Da lì JBIG2, che i caratteri uguali invece di ridisegnarli li ricolla — in una versione che si salva la differenza, e in una che se ne frega. Xerox aveva la seconda. Otto anni, centinaia di migliaia di macchine, un buco documentale in cui nessuno saprà mai cosa c'era scritto sul foglio. Coda cattiva: dentro quello stesso decompressore NSO ci ha costruito un computer, e l'iPhone si apriva senza che toccassi niente. Oggi la macchina non toglie più: aggiunge. Un ritratto pixelato di Obama che torna bianco, e trenta ore di carcere per Robert Williams — perché a un algoritmo hanno chiesto di leggere un'informazione già buttata via, e lui, che non sa dire "non lo so", se l'è inventata.

    Irene — la contessa che era solo stronza. Elisabeth Báthory, alta nobiltà ungherese di fine Cinquecento, sposata a quindici anni, amministra da sola castelli, terre e decime. La leggenda la conosci: la goccia di sangue che le ringiovanisce la pelle, i bagni di sangue, la vergine di ferro, seicentocinquanta ragazze. I verbali dicono altro, e stanno ancora nell'archivio ungherese: trecentodiciassette persone interrogate, quasi nessuna testimone diretta, e il numero seicentocinquanta arrivato da uno che l'aveva sentito dire da uno che l'aveva letto in un libro mai prodotto in tribunale. La stima seria è trenta o quaranta — che non è un'assoluzione, perché quello che ha fatto davvero sta agli atti: mutilazioni, e ragazze tenute fuori d'inverno sui Carpazi finché non diventavano statue di ghiaccio. Lei non fu mai processata: lo furono i collaboratori, che confessarono sotto tortura e vennero uccisi subito, scaricando tutto su una strega morta due anni prima. Comoda, essendo morta. Il mostro nasce nel 1729, quando il gesuita László Turóczi inventa la goccia, la vergine di ferro e i bagni. Lei era protestante, era donna, era autonoma e amministrava un patrimonio enorme: perfetta.

    Una stanza da 14 metri quadri diventata 22, quaranta morte diventate seicentocinquanta. In un caso è un algoritmo che ha deciso cosa fosse trascurabile, nell'altro un gesuita con un movente. In nessuno dei due qualcuno ha sbagliato un conto.

    Music by Karl Casey @ White Bat Audio

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    38 min
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