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Le farfalle di Sarajevo

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Le farfalle di Sarajevo

Di: Priscilla Morris, Alba Bariffi - traduttore
Letto da: Laura Adriani
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A proposito di questo titolo

Sarajevo, 1992. Ogni notte bande di ultranazionalisti con la faccia coperta da calze nere trascinano in strada i mobili presi dalle case abbandonate ed erigono barricate che tagliano la città in enclave etniche. Ogni mattina, gli abitanti – musulmani, croati, serbi – rimuovono quelle barriere e affrontano la giornata fingendo di non vedere ciò che si addensa all’orizzonte. Tuttavia, inevitabilmente, arriva il giorno in cui la tragedia che incombe sulla città non può più essere ignorata, e Zora Kočović, pittrice e insegnante, decide che è giunto il momento di mandare suo marito e l’anziana madre fuori dal paese, al sicuro. Lei, invece, non lascerà Sarajevo, il suo studio sotto i tetti della Vijećnica, i ragazzi che si aggrappano ai suoi corsi di arte come all’ultimo brandello di normalità, i suoi quadri che raffigurano i tanti ponti, simbolo della città della convivenza. Le ostilità non potranno durare più di qualche settimana, la tempesta passerà. Ma la tempesta non passa e l’assedio chiude Sarajevo in una morsa. I suoi abitanti rimangono senza comunicazioni, senza luce, senz’acqua, senza medicine: dalle colline attorno la città viene bombardata, spazzata dai cecchini, martoriata. Muoiono a migliaia; le lapidi, bianche, sottili, riempiono ogni angolo, prato, cortile. Spariscono giorno dopo giorno gli alberi e gli uccelli. Nel palazzo squarciato dalle esplosioni in cui Zora vive ormai sola, si è formata una vera e propria comunità di fratelli e sorelle d’anima che si appoggiano gli uni agli altri, affrontano insieme il loro mondo che si sta disintegrando, si reinventano di nuovo e poi ancora, nel tentativo di non perdere la propria umanità. Tutto ciò che Zora e i suoi amici hanno di più caro viene distrutto, esposto allo scempio dalla crescente violenza degli assalitori: al posto delle rondini nel cielo di Sarajevo volteggia la cenere, uno sciame di farfalle nere. Eppure, dopo che si è perso tutto, lì, può esserci ancora straordinaria bellezza.

©2023 Neri Pozza Editore S.p.a. (P)2024 Audible GmbH
Di guerra e militare Narrativa di genere Narrativa storica

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Più rilevanti
Un racconto intimo che riesce a colorare le sofferenze a far passare tutte le sensazioni di Zora al lettore .. indirettamente in quegli anni ho vissuto la guerra dei Balcani ho conosciuto persone richiamate al fronte strappate alle loro famiglie .. sono stata colpita dal loro terrore di una finestra illuminata nella notte senza le
Tapparelle chiuse, di un pensiero di protesta espresso con la voce, del
Cibo rimasto sul tavolo non mangiato .. sprecato .. dell’acqua che può scorrere calda di tutto ciò che noi non vediamo più non sentiamo più .. non si dovrebbe dimenticare mai la
Sofferenza l’orrore la morte di quei giorni .. dei nostri giorni .. di tutte le guerre .. e invece non si ricorda si dimentica con troppa facilità

Come tutto è talmente fragile

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Un viaggio all'interno della Sarajevo assediata e dall'interno più intimo delle donne e degli uomini rimasti intrappolati durante quella guerra fratricida e assurda. Senza retorica, con tanta poesia. Applauso.

Sarajevo interiore

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Per poter superare il confine tra l’immaginario e la realtà della guerra. Da ascoltare e far ascoltare a chi parla con leggerezza di entrare in guerra.

Necessario

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Cosa si prova a vivere la guerra dall’interno? Tra le mura della propria casa, tra i vicoli di una città che scivola via un respiro alla volta, fino ad alienarti completamente. Qui, in questo libro meraviglioso ci sono tutte le risposte ma non solo… c’è un sentimento viscerale e unico, un amore immenso e traboccante, che non si arrende.

Solo 5… perché non ce ne sono di più

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Intenso, umano, struggente. Fiction di storia vera (sigh). Cercherò informazioni sulla autrice, britannica, poiché l’ho immaginata Serba per tutto il tempo…

Intenso, umano, struggente. Fiction di storia vera (sigh)

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