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La governante

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La governante

Di: Csaba dalla Zorza
Letto da: Csaba dalla Zorza
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A proposito di questo titolo

Vista da fuori, la sua vita non mostra nessuna sbavatura, solo la precisione tipica di ciò che viene deciso a tavolino. Una donna che ha avuto tutto: marito, figli, una bella casa, una posizione professionale invidiabile. Ha avuto tutto ciò che per molti dovrebbe dare la felicità. Per il suo sessantesimo compleanno decide di farsi un regalo: seguire un desiderio nascosto, lasciare ciò che ha per andare altrove. Un pezzo alla volta, la donna apre a chi legge il suo cuore, come l'armadio in cui custodisce la sua collezione di porcellane. Riprendono così aria pezzi di un'esistenza di cui nessuno ha mai avuto conoscenza. Una confessione in bilico tra il desiderio di essere e la necessità di apparire. Una donna che ha coperto con la forza di volontà le sue fragilità, che ha dovuto lottare contro la cosa più grande che la vita potesse metterle davanti: se stessa. La famiglia, il giudizio degli altri, la paura di essere inadeguata sono stati punti fermi ai quali aggrapparsi, ma anche da cui scivolare. Sino al giorno in cui capisce che accettare di essere come sei, anche quando non corrisponde all'idea che gli altri hanno di te, alle aspettative che nutrono, è l'unico modo per iniziare a vivere davvero.

©2025 Marsilio Editori S.p.A. (P)2025 Marsilio Editori S.p.A.
Narrativa biografica Narrativa di genere Narrativa femminile

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Più rilevanti
Parla di un tema molto comune e profondo, spesso sottovalutato, ma che molte donne hanno vissuto per il desiderio di essere perfette.

Riflessivo

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A tratti mi ci sono rivista, l’educazione rigida, mai parolacce a casa, la tavola apparecchiata con regole precise. Ma anche restare, a testa alta, in situazioni sicuramente difficili e tristi. Difficile superare il giudizio altrui, difficile essere donna, difficile rimanere autentica quando si indossano innumerevoli cappelli… si finisce per allontanarsi dal centro

Elegante, delicato e profondo

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Sapevo che sarebbe arrivato l’audiolibro e quindi ho scelto di non comprare il libro, sapevo che dalla voce di Csaba sarebbe arrivato così come lo aveva immaginato, come lo aveva riletto ad ogni revisione di bozza, come lo aveva scritto nel silenzio dell’alba. E sapevo che la madre (del libro) avrebbe realizzato il sogno di Csaba di essere una governante, sapevo che il romanzo avrebbe rimescolato i personaggi reali (visti sui social) e sarebbero diventati la voce e i protagonisti del romanzo. Forse per questo non l’ho comprato, ho voluto sentirlo direttamente dall’autrice. Sapevo che vi avrei ritrovato l’eleganza e i modi âgé e la scuola di cucina e la Francia, e quel pensiero femminile più che femminista di chi sceglie la cucina come luogo di espressione più che come luogo di relegazione e sono tutte espressioni e filosofie e scelte che apprezzo del personaggio reale e romanzato, ma la disillusione su alcuni personaggi reali che nel romanzo sembrano rivelare un dietro le quinte inaspettato togliendo maschere o deturpando l’immaginario della realtà, e il “senso di colpa dei fortunati” che sembra sia umiltà e ironia insieme mi hanno deluso, perché è il "senso di colpa dei non fortunati " che commuove, l’idea del senso di comunità dell’umile che sento sincero, perché non sa di donazione del superfluo ma di condivisione dell’indispensabile. E poi ci sono le risposte nel romanzo, quelle che sui social non si possono dare, le verità che su instagram non si possono raccontare, il romanzo offre una versione, la propria. Il romanzo di Csaba in realtà non racconta una storia ma parla come un diario e come tutti diari non va contraddetto solo letto con devozionale rispetto. E poi c’è il sogno, realizzato solo lì dove si potrebbe realizzare, in un mondo di fantasia, in un mondo e in un modo in cui non vi è rinuncia realmente a ciò che si è e si possiede, mi è sembrato un po' uno schiaffo a chi le governati lo fanno davvero. A quelle madri che non hanno l’orient express, né il medio oriente ma neppure la vacanza di due giorni, che non hanno l’abito di Dior ma indossano un piccolo cuore come ciondolo che ricorda semplicemente l’amore, un abito di misto cotone che sa di vintage, che educano al garbo e alla gentilezza, al sorriso ma pure al sacrificio, madri che si misurano con il mondo e cercano di andare al passo pur continuando a cantare le ninna nanne di un tempo. Si, la governante era ciò che mi aspettavo e forse per questo mi ha deluso perché è un film già visto, ogni giorno sui social, già raccontato e narrato. Csaba è gentile a dispetto di chi la definisce algida, perché è semplicemente composta e ne rispetto il personaggio reale e romanzato, però, è stato come rileggere i post di instagram al sapore provenzale. Forse il vero romanzo sarà il seguito, perché sarà quello in cui immaginerà chi sarebbe stata e non chi è realmente. Mi auguro solo di non ritrovare i personaggi che dalla realtà migrano al romanzo, figli che adesso potrebbero essere quelli del suo datore di lavoro piuttosto che i propri, un nuovo amore che potrebbe essere quello che è rimasto nascosto nel primo romanzo. Un romanzo narra ciò che non è, immagina, crea, costruisce almeno che non sia diario o autobiografia, perché altrimenti anche in quel caso ci sembrerebbe di sapere già, di conoscerne l’incipit come il finale, senza alcun colpo di scena, perché nella governate non ne ho trovato nessuno. Semplicemente lo sapevamo. E forse stavolta vorrei fosse la governante a parlare perché l’esaltazione di una madre che è se stessa l’ho trovato triste benché nasconda o forse espliciti fierezza e sicurezza di sé.

un po' lo sapevamo ed è per questo che, forse, il seguito, in fondo, lo attendiamo...

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alcune volte banale
alcune volte toccante
irrealistico per molti aspetti soprattutto il finale
troppi argomenti trattati

carriera al contrario

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un titolo che non lascia percepire la trama. Una grande lettrice che interpreta con abilità sguardi,toni e situazioni. Un piacere da ascoltare che costruisce immagini. Grazie

la suspence creata da una situazione estremamente semplice,resa tale dall' aspettativa di conoscere i retroscena.

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