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Digressione

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Digressione

Di: Gian Marco Griffi
Letto da: Lino Guanciale
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Digressione è un romanzo che vuole raccontare, nientemeno, «tutto ciò che esiste, più una parte cospicua di ciò che è esistito e non esiste più, di ciò che esiste pur non essendo mai esistito, e di ciò che non esiste, non è mai esistito e mai esisterà»; e naturalmente, per fare questo, tenta di usare tutte le parole che esistono, più una parte cospicua di quelle che sono esistite e non esistono più, di quelle che esistono pur non essendo mai esistite, e di quelle che non esistono, non sono mai esistite e mai esisteranno. Come nella famosa intro dei Simpson in cui l'intero universo e l'intera storia dell'universo precipitano in un'unica molecola della pelle della zucca gialla di Homer; come in quell'accenno di Borges ai collegi dei cartografi che, insoddisfatti di aver disegnato mappe di singole province estese quanto un'intera città e mappe dell'impero estese quanto un'intera provincia, crearono una mappa dell'impero che dell'impero aveva la stessa estensione e con l'impero coincideva esattamente; come nel racconto di Arthur C. Clarke in cui la compilazione della lista dei nove miliardi di nomi di Dio, affidata da certi monaci tibetani a un supercomputer, provoca la fine del mondo, con i nove miliardi di stelle del cielo che si spengono una a una: così in questo romanzo l'universo poético y pintoresco immaginato da Gian Marco Griffi fin dai suoi primi libri, ed esploso come un big bang narrativo in Ferrovie del Messico, continua inarrestabilmente a espandersi e a moltiplicarsi, viaggiando a forsennata velocità verso i limiti della letteratura. Tutto è Digressione, e Digressione è tutto; poiché, come dice Calixto Escalera Del Pilar, «laberintero inmortal», la vita stessa altro non è che «un'immane digressione nel tragitto che dal grembo materno conduce spietatamente alla tomba».
Greta Bertella e Giulio Mozzi

©2025 Giulio Einaudi editore (P)2025 Giulio Einaudi editore
Narrativa di genere Narrativa letteraria

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È difficile raccontare Digressione. Più che una storia è un viaggio dentro una mente inesauribile. Gian Marco Griffi possiede un talento raro: riesce a trasformare una fermata dell'autobus, una minestra di lenticchie con il kebab, le suore di Giuda, gli asini di Mussolini o una digressione su Frank Zappa in episodi indimenticabili.

Ho sorriso moltissimo e mi sono ritrovato più volte a riascoltare alcuni brani ancora prima di terminare il romanzo. È il segno che non stavo semplicemente seguendo una trama, ma che mi ero affezionato a un mondo e ai suoi personaggi.

Se devo muovere una critica, direi che il libro è forse troppo lungo. Griffi possiede una fantasia così ricca che potrebbe continuare a raccontare digressioni all'infinito. Ma è anche questo il suo fascino: il piacere non nasce tanto dal desiderio di sapere come finirà, quanto dall'ascoltare una voce narrativa di straordinaria inventiva.

Il finale, con Arturo che va incontro alla morte e alla resurrezione, chiude con delicatezza un romanzo che mi accompagnerà ancora a lungo. So già che tornerò ad ascoltare molti dei suoi capitoli, come si torna a trovare vecchi amici.

Un romanzo da abitare

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Dopo "Ferrovie del Messico" un libro che ne calca lo stile con molti riferimenti all'opera precedente. Griffi alterna momenti di alta letteratura con altri prolissi che rendono l'ascolto un po' noioso. Un libro comunque coinvolgente, un "Deserto dei tartari" moderno con tanti richiami alla contemporaneità che ne fanno un'opera fresca e fruibile.

bello e coinvolgente con qualche digressione di troppo

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