Come non perdersi in un bicchiere d'acqua
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Ilaria Latini
A proposito di questo titolo
Quando Cara Romero perde il suo posto in fabbrica a causa della Grande Recessione, ha ormai più di cinquant'anni e deve, una volta ancora, ricominciare tutto daccapo. Costretta alla trafila degli uffici di collocamento, in una torrenziale confessione riversa la storia della sua vita su un'anonima consulente del lavoro: le turbolente vicende sentimentali; la nostalgia per la Repubblica Dominicana da cui è fuggita; le relazioni in un condominio newyorkese assediato dalla gentrificazione; la lotta continua per sopravvivere alle difficoltà economiche e alla burocrazia americana. La fiducia in Obama e nei pastelitos come strumenti per appianare ogni difficoltà e dirimere i conflitti (e quando sembrano non bastare, ci sono sempre le carte e gli oroscopi). I rapporti con la vicina Lulu e la sorella Angela, intensi, litigiosi, indissolubili. E, infine, il tormentato legame con il figlio Fernando, che porta all'estremo il suo viscerale senso materno e la sua capacità di accettare e accogliere l'inconcepibile. Cara si rivela ai nostri occhi come una creatura irresistibile, candida e saggia come può esserlo solo una donna che ha molto sofferto, conservando intatto l'amore per la vita: una combattente che, con l'unica arma di una sapienza antica, ingenua e tutta femminile, tiene miracolosamente la testa a galla nelle acque più tempestose. Senza mai perdere il sorriso.
©2022 Solferino (P)2025 Audible GmbHIl cuore di questo libro è dalla parte giusta, chiaramente cerca di far filtrare, attraverso la narrazione in prima persona, le difficoltà pratiche, sfide e ingiustizie affrontate degli immigrati negli Stati Uniti degli ultimi decenni.
Le intenzioni sono buone, dicevo, il messaggio passa ed è interessante su più fronti, ma la forma mi infastidisce in molti tratti.
La protagonista è eccessivamente naïf, sembra rispecchiare in tutto l’immagine stereotipata della donna sudamericana allegra, ingenua, piena di spontaneità e voglia di vivere, passione ed umorismo.
Nel fare questo, l’autrice prendo una posizione un po’ paternalistica e di condiscendenza, rinunciando a un personaggio più reale e concreto (per esempio: davvero dobbiamo credere che, dopo decenni negli Stati Uniti, la protagonista non sappia come si dice “incinta” in inglese?).
Quanto fanno bene alla causa queste raffigurazioni, in cui gli immigrati e le minoranze sono straordinari, pieni di amore e di colorate tradizioni, ricchi di sentimento e di passione, portatori di una sorta di magia naturale? Non ci servono forse narrazioni più reali, in cui semplicemente le persone necessitano dei loro diritti in quanto esseri umani, e necessitano di garanzie proprio in quanto appartenenti a minoranze, discriminate e/o povere?
Inoltre, non so dire se questo sia un gusto personale o una critica all’aspetto letterario, preferisco la narrazione ai momenti strappalacrime, e mi sembra che questo libro punti, in alcune sezioni, decisamente al sentimento.
Certo, c’è critica sociale, ci sono problematiche contemporanee, c’è ironia, ma la forma proprio non mi convince e riduce le tematiche al lumicino, in maniera piuttosto sciatta, schematica e superficiale.
Una specie di riassunto di critica sociale, o una versione a fumetti scritta in prosa, con il difetto principale di sembrarmi molto “finto”, studiato a tavolino per giocare su carte che piacciono alla tradizione e all’abitudine della filmografia statunitense.
Interessante, in definitiva, la descrizione di alcune problematiche pratiche della vita degli immigrati negli USA, ma molto migliorabile.
Critica sociale all’acqua di rose
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