La banda Sacco
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Letto da:
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Pierpaolo De Mejo
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Di:
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Andrea Camilleri
A proposito di questo titolo
"All'inizio, nel secondo Ottocento, c'è il patriarca Luigi Sacco, bracciante d'ingegno e passione. Vengono poi i discendenti, grandi lavoratori tutti, e socialisti, tra emigrazione transoceanica e chiamata alle armi nella Grande Guerra, malversazioni e canaglierie di rozzi capimafia con alle spalle pupari altolocati, che prosperano nella latitanza dello Stato e sanno come avvantaggiarsi nella tragica notte del fascismo, nonostante il pugno di ferro del prefetto Mori (e grazie ad esso, anzi) che seppe abbattersi anche sui comuni oppositori politici. I cinque fratelli Sacco conoscono la disperazione a vivere in un regime di mafia. Si danno alla latitanza. Si sentono investiti di un ruolo di supplenza nella lotta (armata) contro i persecutori mafiosi. Diventano giustizieri solitari, nel silenzio ottuso dell'omertà: cittadini eslègi di uno Stato che non ha saputo garantirli. Vengono arrestati, processati, e inventati come "banditi" e predoni d'assalto. In carcere conoscono l'antifascismo. Incontrano Umberto Terracini e incrociano Gramsci. Il succo della storia, di questo western nostrano di onest'uomini indotti e costretti a farsi vendicatori, è di declinazione manzoniana: 'I provocatori, i soverchiatori, tutti coloro che, in qualunque modo, fanno torto altrui, sono rei, non solo del male che commettono, ma del pervertimento ancora a cui portano gli animi degli offesi'." (Salvatore Silvano Nigro)
©2013 Sellerio (P)2025 Audible GmbHLetto malissimo peccato
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Avvincente
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camilleri sempre attuale
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La Trama e il Cuore del Libro Siamo a Raffadali, negli anni '20. La famiglia Sacco non è una banda di criminali, come la propaganda fascista e il pregiudizio mafioso vorrebbero far credere. Sono uomini liberi, lavoratori onesti, pionieri del socialismo, che commettono un unico, imperdonabile errore: dire di NO. Dicono di no alla protezione della mafia e no alla prepotenza del nascente regime. Questa resistenza li costringerà a una latitanza disperata, trasformando dei pacifici agricoltori in "fuorilegge per dignità".
Perché merita il massimo dei voti:
La scrittura magistrale: Camilleri usa il suo inconfondibile "vigatese" in modo asciutto e incalzante. La narrazione procede con un ritmo che toglie il fiato, mescolando documenti storici, lettere e il calore della tradizione orale.
L’etica del coraggio: Non è solo un romanzo storico; è un inno alla dignità umana. I Sacco sono eroi tragici che scelgono la macchia e il fucile non per offendere, ma per non piegare la schiena davanti all'ingiustizia di due padroni: il Padrino e lo Stato.
Attualità bruciante: Il libro ci ricorda che la criminalità e la corruzione prosperano dove il cittadino è lasciato solo. La solitudine dei Sacco è la stessa di chiunque oggi si opponga al malaffare in terre difficili.
In sintesi
Un libro necessario, asciutto come la terra siciliana e tagliente come un coltello. Camilleri non scrive solo una storia di cronaca nera, ma scolpisce un monumento alla memoria di chi ha preferito essere "bandito" piuttosto che schiavo.
Consigliato a chi: ama le storie di resistenza vera, i grandi affreschi storici e la lingua vibrante di un autore che non finiremo mai di rimpiangere.
Magistrale anche l'interpretazione del narratore.
Il grido di libertà di una famiglia contro il destino.
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Romanzo storico ed indagine giornalistica
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