Intervista a Piergiorgio Pulixi per il Blog di Audible in Italia
È uno degli scrittori più letti in Italia quando si parla di indagini serrate in luoghi ameni, caccia al killer e insoliti gatti dall’aspetto umano, se non addirittura sovrumano. Da poco in libreria, Il fattore gatto è il terzo capitolo della fortunata serie La libreria dei gatti neri, il cui protagonista, Marzio Montecristo, ha aperto una libreria specializzata in romanzi polizieschi nel centro di Cagliari. Ma Montecristo non è soltanto il nome del protagonista: Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas è anche uno degli audiolibri preferiti di Piergiorgio Pulixi, come ci rivela in questa intervista per i lettori del Blog di Audible Italia.
Ma qual è il rapporto di Pulixi con la creatività e la scrittura? E qual è la sua idea di giustizia? Lo abbiamo intervistato per scoprire qualcosa di più sul suo mondo creativo.
Ne Il fattore gatto, terzo capitolo della serie della Libreria dei gatti neri, il tuo nuovo e atteso romanzo ambientato in Sardegna, ritroviamo l’amore per i libri e per i gatti, un matrimonio su un’isola e, naturalmente, un mistero da risolvere. Come è nata l’idea di questa storia? E cosa puoi raccontarci del romanzo senza svelare troppo ai lettori?
Volevo portare Marzio Montecristo lontano dalle sue abitudini e dalla sua zona di comfort e metterlo in una situazione che fosse, per lui, quasi più temibile di un delitto: un matrimonio. Chi lo conosce sa che la socialità non è esattamente il suo talento principale.
Tutto comincia quando una giovane donna, Valerie de Gramont, gli chiede di ricreare la sua libreria sull’isola di Serpentara, in Sardegna, per celebrare le proprie nozze. È una richiesta piuttosto folle, ma ha una ragione sentimentale: quella libreria è il luogo in cui è nata la sua storia d’amore con Thomas Stuart, il suo sposo inglese. Così Marzio parte con gli investigatori del martedì e, naturalmente, con Miss Marple e Poirot. Poi accade qualcosa che trasforma gli invitati in sospettati e l’isola in un luogo dal quale non si può semplicemente andare via a proprio piacimento. Nel romanzo mi sono abbandonato al piacere di omaggiare il giallo classico, col mio personale omaggio ad Agatha Christie e al suo “Dieci piccoli indiani”, ma volevo anche raccontare quanto il denaro possa condizionare gli affetti e i rapporti familiari. Mi interessava mettere a confronto quel mondo lussuoso e così sopra le righe con la piccola comunità della libreria, fatta di persone imperfette che, fra una discussione e l’altra, hanno imparato a volersi bene. Persone umili, normali, e proprio per questo vittime di un sistema economico che non guarda in faccia a nessuno. Spero che il lettore si diverta a indagare insieme a loro e che ritrovi il piacere di stare in compagnia di questi personaggi. Quanto ai gatti, Marple e Poirot continuano a osservare gli esseri umani con una certa perplessità. In questo libro, direi, hanno parecchie ragioni…
Biagio Mazzeo, Rosa Lopez e Giulia Riva, e poi ancora Daniel Corvo e Viola Zardi de Il nido del corvo rappresentano tre modi molto diversi di confrontarsi con la giustizia e con il male. Nei loro percorsi, la corruzione finisce spesso per mettere in discussione il confine tra chi dovrebbe garantire la legalità e chi la infrange: quanto questa ambiguità ha cambiato, nel tempo, la tua idea di giustizia e il tuo modo di raccontare il noir come specchio della società?
Credo che scrivere di questi personaggi mi abbia reso molto più prudente nei giudizi. Quando trascorri tanto tempo dentro le contraddizioni di una persona, anche immaginaria, impari a diffidare delle spiegazioni troppo comode. Questo non significa assolverla: comprenderne le ragioni può rendere ancora più evidente la gravità delle sue scelte. Da Mazzeo fino a Corvo e Viola mi interessa soprattutto il momento in cui qualcuno comincia a concedersi delle eccezioni. Una regola aggirata per ottenere un risultato, una menzogna per proteggere una persona, un abuso che ci si racconta come necessario, questo perché l’eccezione è contagiosa: una concessione ne genera un’altra, e così via in un effetto domino impossibile da fermare. È un terreno narrativo molto fertile, perché quasi nessuno pensa a se stesso come a una persona ingiusta. Siamo bravissimi a trovare delle attenuanti, soprattutto quando riguardano noi. Con il passare del tempo ho sentito sempre di più il bisogno di raccontare anche le conseguenze di quelle eccezioni: chi le subisce, chi rimane senza protezione, quale fiducia viene compromessa. Il noir permette di seguire questi legami, di mostrare come una scelta individuale possa rivelare il funzionamento di un ambiente sociale intero o di un microcosmo relazionale o famigliare.
In La donna nel pozzo, romanzo del 2024, un femminicidio irrisolto è il punto di partenza per raccontare anche le contraddizioni e le zone d’ombra della società. Perché hai scelto proprio il noir per affrontare il tema della violenza di genere? E quanto la narrativa può contribuire a rompere il silenzio che ancora la circonda?
Il noir è il linguaggio attraverso il quale riesco a interrogare più a fondo la realtà, da sempre. Mi permette di avvicinarmi a un delitto e poi allargare lo sguardo: alle relazioni, ai rapporti di potere, alle reticenze di una comunità. Nel caso della violenza sulle donne, questo contesto conta moltissimo. Nello specifico, La donna nel pozzo prende spunto dalla vicenda di Gisella Orrù. Avvicinarmi a una storia legata a una sofferenza reale mi ha posto anzitutto un problema di responsabilità: trovare la misura delle parole, rispettare il dolore delle persone coinvolte, essere consapevole della distinzione fra invenzione narrativa e verità dei fatti. Credo che un romanzo possa contribuire a mantenere viva l’attenzione e, soprattutto, a restituire profondità umana a ciò che rischiamo di consumare distrattamente nella cronaca. Dietro la parola “vittima” c’è sempre una persona che aveva desideri, legami, possibilità. C’è una vita intera, e bisogna provare a farla percepire ai lettori. Non attribuisco alla letteratura il potere di risolvere da sola un problema così profondo, magari fosse così.... Può però farci fermare a pensare, mettere in discussione un pregiudizio, renderci più attenti a una richiesta d’aiuto. Sono cambiamenti piccoli, difficili da misurare, ma credo abbiano valore. Anche per questo continuo a raccontare. Per la speranza che possa aiutare le persone a conoscersi meglio.
Quando hai capito che avresti fatto della scrittura il tuo mestiere? C’è stato un momento rivelatore, nella tua infanzia o giovinezza, oppure è stato un processo di consapevolezza graduale? E quanto hanno contato, in questo percorso, gli incontri con altri scrittori e con le persone che hai conosciuto attraverso il tuo lavoro?
È stato un percorso graduale. Prima di immaginarmi scrittore sono stato un lettore appassionato. A un certo punto le storie che avevo letto hanno cominciato a intrecciarsi con le mie esperienze e ho sentito il desiderio di provare a raccontare qualcosa di mio. Naturalmente fra quel desiderio e una pagina che valesse la pena leggere c’era una certa distanza. Ho dovuto lavorarci parecchio. Anni e anni, direi. L’incontro con Massimo Carlotto è stato fondamentale. Ha dato una direzione a quella passione e mi ha insegnato quanto contino la disciplina, il confronto, la disponibilità a rivedere quello che hai scritto. Accettare che una pagina a cui sei affezionato possa non funzionare è una lezione molto utile, anche per il carattere. Ho davvero imparato tantissimo da lui. Poi c’è stato il lavoro di libraio, che mi ha permesso di conoscere i libri anche attraverso le persone che li cercavano. È un punto di osservazione prezioso: scopri quanto possano essere diverse le ragioni per cui qualcuno ha bisogno di una storia. Ancora oggi gli incontri nei festival e durante le presentazioni contano moltissimo. I lettori ti raccontano cose che non avresti mai saputo immaginare, oppure trovano nei tuoi personaggi qualcosa che tu stesso non avevi visto con chiarezza. Fare questo mestiere significa anche restare disponibili a imparare. Il fatto di aver pubblicato dei libri, per fortuna, non ti mette al riparo da questa necessità. Anzi, tutto il contrario: hai sempre la sensazione di essere al tuo primo romanzo, alla prima storia. Non è un mestiere dove l’esperienza ti mette al riparo dal rischio di sbagliare o fallire. No. Ogni romanzo è una partita a sé.
Su Audible sono presenti due audiodrammi tratti da tue opere, Lovers Hotel, scritto con Massimo Carlotto, e Per mia colpa, sceneggiato e drammatizzato da te. Che cosa pensi del formato audio e quanto può cambiare, attraverso la voce e la drammatizzazione, il modo di vivere e raccontare una storia?
Trovo che l’audio abbia una forza molto intima. Una voce entra nelle nostre giornate e ci accompagna per ore, ma intanto ci costringe a immaginare: i volti, gli ambienti, ciò che sta accadendo fuori dal campo dei suoni. È un’esperienza contemporanea che conserva qualcosa di antichissimo, il piacere di ascoltare qualcuno che racconta. Lavorare a Lovers Hotel con Massimo Carlotto e alla drammatizzazione di Per mia colpa, (entrambe bellissime esperienze, che spero di replicare presto in futuro) ha significato confrontarsi anche con una diversa costruzione della scena. Cerco di spiegarmi meglio: un’informazione che sulla pagina affidi a una descrizione, nella sceneggiature dell’audiodramma deve trovare una forma udibile e naturale. Un rumore può suggerire una presenza; un’esitazione può incrinare la credibilità di una battuta; il silenzio può creare un’attesa molto forte. Per chi scrive storie di tensione sono possibilità affascinanti, che vanno esplorate in tutti i modi. Poi arrivano gli interpreti, con la loro sensibilità. La voce dà corpo a sfumature che sulla pagina rimarrebbero ambigue o neutre. Il tono può far emergere una fragilità, un’ironia, un’ambiguità inattesa. C’è assolutamente da tenere a mente un elemento di fiducia in questo passaggio: affidi i personaggi a qualcun altro e accetti che ti vengano restituiti anche un po’ diversi. Se non riesci a concedere questa fiducia, c’è il rischio che il tutto non funzioni. Quindi, per quanto riguarda me, mi affido totalmente alla professionalità altrui e concedo massima libertà agli attori e interpreti. Mi piace inoltre che l’audio renda le storie accessibili a persone che, per ragioni diverse, fanno fatica a leggere sulla pagina. Sapere che un racconto può raggiungere qualcuno in più è una delle possibilità più belle di questo formato. E credo che, vista la frenesia delle nostre vite, questo formato diventerà sempre più popolare e potrebbe persino salvare i libri e la lettura.
Quali sono gli audiolibri che ascolti con più interesse, se ne ascolti? E che cosa cerchi, da ascoltatore, in una voce che interpreta un libro? Potresti consigliarne alcuni per i nostri lettori?
Per i consigli partirei dai miei amori letterari. Penso ad Assassinio sull’Orient Express di Agatha Christie: è una storia in cui il modo di parlare dei personaggi, le reticenze e le diverse versioni dei fatti hanno un peso enorme. Mi sembra un bellissimo punto di partenza per avvicinarsi al giallo anche attraverso l’ascolto, vista la qualità dell’audiolibro. E poi Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas, (letto splendidamente da Moro Silo, al momento il mio lettore e interprete preferito su Audible) per chi desidera un’immersione più lunga. Ci sono l’avventura, l’ingiustizia, la vendetta, ma anche il tempo necessario per capire che cosa farsene del dolore e come il dolore può plasmare una vita intera. È uno di quei romanzi capaci di tenerti dentro un mondo e di farti sentire la mancanza dei personaggi quando ne esci. Il lettore fa un lavoro straordinario nell’interpretare tutta la miriade di personaggi. Di base in una voce cerco soprattutto autenticità e sensibilità verso il testo. La capacità di dare un’identità alle persone senza irrigidirle in una caricatura, di rispettare il ritmo di una frase, di lasciare respirare un’emozione. Una voce può essere bellissima, certamente, ma quello che mi interessa è sentire che ha compreso la storia e sa accompagnarmi al suo interno. E nel giallo c’è una qualità supplementare: riuscire a custodire il segreto. Se il colpevole viene annunciato dall’intonazione alla prima battuta, be’, per noi scrittori diventa tutto un po’ più complicato.
Marzio Montecristo: l’ordine di lettura della serie
Grazie a Piergiorgio Pulixi per il tempo che ci ha dedicato e per aver condiviso con noi il suo mondo creativo. Se vuoi continuare a esplorare le sue storie, trovi i suoi audiolibri su Audible: scegli subito il prossimo mistero da ascoltare! Se non sai da quale romanzo iniziare continua a leggere l'articolo dedicato: Piergiorgio Pulixi: ascoltare il male per capirlo meglio (e amarlo un po’).









