Il crimine non sempre urla. A volte sussurra, seduce, inganna. Ed è proprio in quelle linee sottili, tra astuzia e abilità, che prende vita la nuova serie audio Il potere dell’inganno, firmata dallo scrittore noir Carlo Lucarelli e dallo psichiatra-criminologo Massimo Picozzi, in arrivo il 17 novembre 2025 in esclusiva su Audible. Venti episodi di circa 45 minuti ciascuno ci conducono in un viaggio sorprendente attraverso le menti geniali e contorte dei più celebri ladri, truffatori, falsari, rapinatori e ingannatori della storia.
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Il fascino dell’inganno
La serie non si limita a narrare colpi spettacolari o frodi clamorose: punta la lente sulla psicologia, sull’ingegno, sul lato “artistico” della frode — perché in fondo anche l’inganno ha una sua estetica e una sua logica. Grazie alla combinazione del racconto esperto di Lucarelli e dell’analisi profonda di Picozzi, Il potere dell’inganno propone una dimensione doppia: quella del crimine come racconto e quella del crimine come specchio inquietante delle nostre voglie, delle nostre fragilità, del nostro desiderio di essere ingannati o di ingannare.
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Gli autori raccontano la serie
In questa intervista parleremo insieme a Carlo Lucarelli e Massimo Picozzi di come è nata la serie, quali sono state le scelte narrative e quali storie li hanno colpiti di più.
La serie Il potere dell’inganno ci porta dentro le menti più brillanti e pericolose della storia, attraversando secoli e contesti molto diversi: dai falsari d’arte ai truffatori digitali, dai furti nei musei alle frodi finanziarie. Come avete scelto le storie da raccontare? C’è un filo rosso che le lega tutte?
Abbiamo scelto le storie seguendo due criteri: l’originalità, le intuizioni, il desiderio di rivalsa di chi ne è protagonista; e poi il fatto in sé, l’azione, la meticolosità, l’intraprendenza e il contesto. Quanto al filo rosso, possiamo dire che ogni personaggio è un criminale, sì, ma di un tipo che rifugge la violenza.
In molti episodi emerge una sorta di “ammirazione a malincuore” per questi personaggi: non sono assassini, ma menti geniali che usano l’astuzia come arma. Secondo voi, perché il pubblico resta così affascinato da chi inganna, pur sapendo di essere “il bersaglio” potenziale?
Si tratta di una sorta di identificazione, di una proiezione di aspetti di cui siamo poco consapevoli. Ma attenzione! Parliamo di meccanismi già parzialmente elaborati ed evoluti: ciò che affascina non è una spada o una pistola, ma il potere di persuadere, di piegare la volontà altrui, di utilizzare parole e cervello. Con gratitudine verso lo scrittore Edward Bulwer-Lytton, che nel 1839 ha coniato il motto “La penna è più potente della spada”.
(Per Massimo Picozzi) Dal punto di vista psicologico, che cosa accomuna questi grandi truffatori? Si tratta di narcisismo, desiderio di potere, o c’è qualcosa di più complesso dietro la loro spinta a superare i limiti della legge?
Gran parte dei personaggi che ci hanno affascinato non è cresciuta in ambienti facili, ma in famiglie che oggi definiremmo disfunzionali. Hanno cercato invano un riconoscimento adeguato, trovandolo infine nel furto, nella falsificazione e nella truffa. Nella serie parliamo del loro bisogno di rivalsa e di onnipotenza, ma anche del rischio eccessivo e della caduta.
(Per Carlo Lucarelli) Le vostre narrazioni sono spesso sospese tra il noir e il grottesco. In questa serie non manca l’ironia: quanto è importante, secondo lei, sdrammatizzare il crimine per capirlo meglio — e per renderlo più “umano”?
Non si tratta di sdrammatizzare il crimine, ma di descriverlo per quello che è. La regola che seguiamo è evitare vicende raccontate solo per il loro aspetto più splatter, per non partecipare a una pornografia del dolore già fin troppo diffusa, che fa inorridire ma serve a ben poco.
Proprio nelle ultime settimane il mondo ha parlato del clamoroso furto al Louvre: un colpo quasi cinematografico che sembra uscito da uno dei vostri episodi. Se foste voi a raccontarlo in Il potere dell’inganno, da dove partireste? E cosa vi colpisce di più di questa vicenda?
(Massimo) Io partirei dalla corona sfuggita di mano durante la fuga: un oggetto preziosissimo che rotola sull’asfalto come un cerchione perso da un’auto. E, procedendo all’indietro, arriverei all’inizio: alla progettazione del colpo, alla suddivisione dei compiti, al profilo dei protagonisti.
(Carlo) Ottimo inizio. Io aggiungerei la sorpresa di scoprire che la password d’accesso alla rete fosse proprio “Louvre” e parlerei delle falle nella sicurezza, paragonandole a quelle di quando Vincenzo Peruggia rubò la Gioconda (capitolo 16: Ladro sì, ma per la Patria!). A colpire di più è il fatto che siano passati oltre cent’anni dal furto della Gioconda, ma la sicurezza del Louvre sembri rimasta al 1911.
Ultima curiosità: qual è il vostro “ladro” o “truffatore” preferito della storia — tra quelli narrati o meno nella serie — e che cosa, paradossalmente, possiamo imparare da lui o da lei?
(Massimo) Personalmente ho trovato irresistibile la storia del truffatore che ha venduto la Tour Eiffel per ben due volte (capitolo 14: Vendere l’impossibile); immagino che Totò si sia ispirato a lui nel suo tentativo di piazzare la fontana di Trevi a un turista americano. Per non parlare dell’uomo che cercava un compratore per il Taj Mahal, con tutto il personale compreso.
(Carlo) A me ha colpito molto la figura di Albert Spaggiari (capitolo 19: Tutto subito, o poco alla volta?), che sulla carta avrebbe tutte le caratteristiche del rapinatore dal taglio “militare”, con ampie possibilità di diventare protagonista di una storia noir e che invece compie il suo colpo con un’abilità e un’ironia molto francesi e molto italiane, e senza versare una goccia di sangue.
Se ami la storia, la psicologia criminale, o semplicemente ascoltare storie ben raccontate, Il potere dell’inganno è un’occasione da non perdere: venti episodi che svelano come dietro ogni frode c’è un progetto, un’idea, una sfida. Ma c’è di più: grazie a Carlo Lucarelli e Massimo Picozzi, si apre una porta sul «dietro le quinte» dell’inganno — sul perché certe persone scelgono la via della truffa, cosa li motiva, cosa li rende irresistibili e al tempo stesso vulnerabili.
E se alla fine dell’ascolto ti ritroverai a guardare con occhi diversi un furto di alto profilo o una truffa tecnologica, è perché la serie ha raggiunto il suo obiettivo: farti riflettere, divertire e, sì, anche sorprendere.
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Grazie a Carlo e Massimo per averci accompagnato in questo viaggio — buon ascolto e… attenzione: quando l’inganno è perfetto, la linea che separa vittima e autore si fa molto sottile…









