La vera storia dei fratelli Grimm tra genio creativo e legame fraterno
Sono nati in una cittadina non distante da Francoforte, i fratelli Grimm, Jacob e Wilhelm, sul finire del 1700. Cresciuti in un'epoca in cui l'Illuminismo esercitava ancora una forte presa sulla realtà, i due, figli di un avvocato e dunque abbastanza benestanti da poter studiare, intrapresero (come è noto) lo studio, la raccolta e la rielaborazione delle fiabe della tradizione tedesca. Nonostante il significato severo del cognome, che in tedesco si traduce con “rabbia, collera, furia”, i fratelli Grimm sono oggi ricordati soprattutto per aver dato voce all’immaginario popolare, raccogliendo fiabe che hanno nutrito generazioni di lettori, tra incanto, crudeltà e insegnamenti morali.
Sebbene intere generazioni di bambini in Occidente siano cresciute a “pane e fiabe dei fratelli Grimm”, il loro target di riferimento (diremmo oggi con un antipatico termine editoriale) pare che non fossero affatto i bambini: i Grimm, infatti, non scrivevano fiabe per intrattenere l'infanzia, ma per preservare la cultura popolare tedesca. Raccoglievano racconti orali autentici, spesso crudi e simbolici, con radici antiche (anche precristiane), per studiarne la lingua, i miti e l'identità nazionale. Il loro scopo era scientifico e culturale, non educativo o morale.
Proprio come accadde a un’altra coppia di celebri fratelli tedeschi, Alexander e Wilhelm von Humboldt, figli dell’epoca illuministica e abbienti quanto basta per dedicarsi allo studio e alla ricerca per tutta la vita. Linguistica, filologia, scienze naturali, filosofia: predominava ancora una visione interdisciplinare della conoscenza e i nostri beniamini, gli Humboldt prima e i Grimm poi, non furono da meno. Tra di loro ci fu anche un incontro personale: Wilhelm von Humboldt, più anziano di circa 20 anni, e i fratelli Grimm si conobbero e collaborarono nell’ambito degli studi linguistici e filologici. Condividendo l’interesse per lo studio delle lingue e culture tedesche, gettarono le basi per la costruzione della moderna filologia tedesca.
Ammettiamolo: con un pizzico di immaginazione, non possiamo fare a meno di visualizzare quell’incontro tra i fratelli Grimm e Humboldt, che sicuramente iniziò con la formula magica di ogni fiaba: «Es war einmal» — ovvero, “C’era una volta”.
Breve bio dei fratelli Grimm
Jacob Ludwig Karl Grimm (1785–1863) e Wilhelm Carl Grimm (1786–1859) nacquero a Hanau, vicino Francoforte sul Meno. Dopo aver perso il padre in giovane età, si trasferirono con la madre a Kassel, dove intrapresero gli studi universitari. Sebbene entrambi si specializzarono in giurisprudenza, fu la loro passione per la lingua, la letteratura e le tradizioni popolari a indirizzarli verso lo studio e la raccolta delle fiabe popolari tedesche. Una condizione, quella di orfani di padre, che li accomunava all'altra celebre coppia di fratelli tedeschi, Alexander e Wilhelm von Humboldt, anch’essi orfani di padre e destinati a dare un enorme contributo alla linguistica e alla cultura tedesca.
Nel 1812 i due pubblicarono la prima edizione delle Fiabe per l'infanzia e la casa (“Kinder- und Hausmärchen”), che comprendeva 86 racconti. La raccolta fu ampliata nel corso degli anni fino a raggiungere oltre 200 fiabe nelle successive edizioni. I fratelli Grimm registrarono le storie e le analizzarono dal punto di vista linguistico, storico e culturale, diventando pionieri della filologia germanica e del folklore. Parallelamente svilupparono un importante lavoro nel campo della linguistica storica, contribuendo alla fondazione degli studi sulla lingua tedesca e alla creazione del celebre Deutsches Wörterbuch, un dizionario storico della lingua tedesca che però non venne completato durante la loro vita.
Oggi, a Kassel, è possibile visitare il Grimmwelt, un museo dedicato ai fratelli Grimm che celebra il loro lavoro e la loro eredità culturale attraverso esposizioni interattive, manoscritti originali e approfondimenti sul folklore e la linguistica.
Una curiosità sulla famiglia Grimm
Sapevi che i fratelli Grimm avevano un terzo fratello minore, anch’egli scrittore, redattore e studioso del folclore europeo? Si chiamava Ferdinand Grimm, uno spirito libero e bohémien spesso in conflitto con la famiglia. A Berlino Ferdinand svolse il lavoro di correttore di bozze, ricevendo (a quanto pare) anche un sostegno economico dai fratelli. Dopo un periodo trascorso con loro a Gottinga, si trasferì a Wolfenbüttel per dedicarsi alla scrittura, firmando le sue fiabe con vari pseudonimi. Nonostante l’alta qualità delle sue opere, rimase spesso all’ombra dei fratelli più famosi. Perché? Pare che nell'anno 1810 un acceso litigio familiare, forse legato alla futura moglie di Wilhelm o a una sua presunta dichiarazione di omosessualità — ipotesi avanzata dallo studioso Heiner Boehncke — segnò un profondo distacco.
Negli ultimi anni di vita Ferdinand fu visitato solo da Jacob, mentre Wilhelm interruppe definitivamente i rapporti con lui. Ferdinand Grimm, fratello meno noto e più ironico dei celebri Grimm, è stato riscoperto recentemente in Italia grazie alla pubblicazione delle sue raccolte di fiabe e racconti. Nel suo libro Zia Henriette (L’Orma, 2023), racconta in modo sarcastico e autobiografico il complicato rapporto con i fratelli, dominato dalla moglie di Wilhelm, Henriette Dorothea Wild, figura autoritaria che gestiva la famiglia per permettere ai fratelli di lavorare indisturbati.
Il racconto, pubblicato originariamente nel 1835, presenta“zia Henriette” con un ritratto pungente, mettendo in luce le sue meschinità quotidiane e il contrasto tra la sua sicurezza e le occasioni di mondanità, descritte con delicatezza poetica. Ferdinand, nella storia, si fa voce critica e ironica, entrando nel ruolo del nipote ribelle spesso in difficoltà economiche, e racconta un mondo ossessionato dalla forma e dal controllo.
Non trovi curioso scoprire che i fratelli Grimm avevano un terzo fratello minore, anch’egli scrittore e studioso del folclore europeo?
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La struttura fondamentale delle fiabe (senza tempo)
Le fiabe rappresentano un filo invisibile che unisce molte culture europee e si basano non su una religione, ma su una tradizione popolare legata alla vita rurale. In questo mondo — di qua e nell’altrove, nel reale e nell'immaginario — la natura, il bosco e gli animali parlanti dialogano continuamente con gli esseri umani, trasformandosi e dando vita a racconti che riflettono antiche esperienze condivise.
Sono tanti gli studiosi, soprattutto antropologi e psicologi, che hanno dedicato parte delle loro approfondite ricerche ai fratelli Grimm, come ad esempio lo psicanalista Bruno Bettelheim e, sa va sans dire, Italo Calvino. Quest’ultimo, come sappiamo, ha interpretato le fiabe come veri e propri reperti culturali, in grado di riflettere le credenze, le paure e le strutture sociali delle comunità che le hanno create e tramandate nel tempo.
In questo quadro, il “perturbante” presente nelle fiabe dei fratelli Grimm assume un duplice ruolo: da un lato, mette in scena la paura per esorcizzarla, dall’altro conserva e tramanda la tradizione orale, proteggendola dall’oblio. Un compito del quale dobbiamo, dunque, essergli grati.
La “ribellione” è,inoltre, un tema ricorrente nelle fiabe dei Grimm, ma essa è sempre accompagnata da punizioni severe, che riguardano sia bambini sia bambine. Tali castighi spesso assumono forme terribili come trasformazioni in animali, prigionia o morte, e sono immerse in un’atmosfera macabra. Inoltre, sono frequenti scene di crudeltà estrema, come la vecchia strega che vuole mangiare Hänsel (di Hänsel e Gretel), oppure ancora le sorellastre di Cenerentola che si mutilano per calzare la scarpetta, o il bambino capriccioso che, anche dopo la morte, si rifiuta di stare sepolto.
Lo psicoanalista Bruno Bettelheim, nel suo libro Il mondo incantato, interpreta le fiabe dei fratelli Grimm come rappresentazioni simboliche dei conflitti interiori e delle tappe che il bambino (o l’Io in generale) deve superare per raggiungere una maturità psicologica equilibrata. Dunque, pur avendo spesso seminato ansie e paure nella nostra infanzia, queste fiabe hanno svolto un ruolo essenziale: ci hanno costretti a confrontarci con le nostre angosce più profonde, trasformandosi in un inaspettato ma auspicato strumento di crescita interiore.
Ecco dunque che ti presentiamo una playlist con i migliori audiolibri dei fratelli Grimm da ascoltare su Audible. Che tu voglia condividerli con i tuoi figli o riscoprirli in età adulta, troverai fiabe ricche di simboli, ambiguità e significati nascosti. Sono racconti che, bada bene, non hanno mancato di far discutere (e arrabbiare) femministe, antispecisti, pedagogisti e molti altri — fino alla fine dei tempi o, ce lo auguriamo: finché vissero felici e contenti.
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I migliori audiolibri dei fratelli Grimm da ascoltare su Audible
Gli studiosi gramsciani, insieme agli educatori, ai pedagogisti e a chiunque abbia approfondito lo studio critico, sanno che Antonio Gramsci, mentre era in carcere a Turi, tradusse 24 fiabe dei fratelli Grimm destinate ai suoi nipoti. In una lettera scritta dal carcere a sua sorella Teresina il 18 gennaio 1932, Gramsci spiegava di aver tradotto dal tedesco alcune brevi fiabe popolari, simili a quelle che amavano loro due da bambini, con l’intenzione di inviarle come stimolo alla fantasia dei più piccoli.
Tra il 1929 e il 1931, Gramsci tradusse dunque ventiquattro fiabe tratte dalla raccolta dei fratelli Grimm, ma non poté mai spedirle perché le autorità carcerarie gli vietarono di inviare manoscritti. Questi testi rimasero così nei suoi Quaderni, a testimoniare non solo la sua passione per la traduzione (già presente in gioventù) ma anche la profonda attenzione pedagogica che caratterizza tutta la sua opera, rendendolo un vero maestro della letteratura per l’infanzia.
Su Audible è possibile ascoltare le fiabe dei fratelli Grimm tradotte da Antonio Gramsci: cosa aspetti?
E se ti lasciassi cullare dalla voce coinvolgente e professionale dell'attore Claudio Santamaria, che interpreta le più belle fiabe dei fratelli Grimm? Chissà, magari dormiresti meglio anche tu… proprio come i tuoi bambini! In questo audiolibro, consigliato per grandi e piccini, l’attore romano – molto apprezzato su Audible, dove ha narrato e interpretato diversi audiolibri e Audible Original – dà vita ad alcune delle fiabe più celebri dei fratelli Grimm. Prova a lasciarti trasportare da questa narrazione: un’esperienza magica e rilassante per tutta la famiglia.
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Audiolibri a più voci: le fiabe più belle dei fratelli Grimm
Con una coinvolgente narrazione corale, Massimiliano Speziani, Roberto Accornero, Paola Bigatto, Claudia Mangano, Alberto Onofrietti e Paola Roman interpretano la classica fiaba senza tempo di Biancaneve. Ascoltandola, ci troverai tutti gli elementi che già conosci: i nani, la mela, certo, ma anche il principe azzurro e la bara di cristallo. Pur essendo una fiaba che molte donne considerano ovvia e superata (e a ragione), soprattutto per il ruolo tradizionale assegnato al benedetto principe azzurro, deus ex-machina del quale Biancaneve dovrebbe fare (benissimo) a meno, resta comunque una storia da ascoltare e su cui riflettere attraverso diverse chiavi di lettura. Non trovi?
Questa è la fiaba numero 15 nella raccolta delle Fiabe del focolare, pubblicate nel 1812. Hänsel e Gretel, una delle fiabe più spaventose per i bambini, mette in scena una delle paure più profonde e antiche, dalla quale è difficile liberarsi anche da adulti: la paura dell’abbandono da parte dei genitori. La storia è nota: i due piccoli fratelli, Hänsel e Gretel, vengono abbandonati nel bosco a causa della povertà e della disperazione dei genitori. Smarriti e spaventati, devono affrontare numerosi pericoli e difficoltà lungo il cammino. Alla fine, trovano una casa straordinaria, costruita interamente di dolci e dolcetti, che però nasconde un terribile inganno: è la dimora di una strega malvagia che vuole catturarli. Grazie all’ingegno e al coraggio, i due fratelli riescono a sfuggire alla strega, sconfiggerla e tornare sani e salvi a casa, portando con sé una rinnovata speranza e la forza del legame familiare.
Ecco una fiaba che gli antispecisti non apprezzano di certo: il lupo della fiaba, infatti, fa una brutta fine, anche se capre e capretti ne escono trionfanti. Il lupo e i sette capretti, pubblicata dai fratelli Grimm sempre nella raccolta Fiabe del focolare (1812), racconta di Mamma Capra che, prima di uscire, mette in guardia i suoi sette piccoli dal Lupo. Ma lui, determinato e furbo, cambia voce e aspetto con l’aiuto (forzato) di farmacista, fornaio e mugnaio. Alla fine riesce a ingannarli, ne divora sei, ma il più piccolo si salva e avverte la madre. Lei ritrova il Lupo, gli apre la pancia, salva i cuccioli e la riempie di sassi: al risveglio, il Lupo affonda nel fiume. Favola di ingegno, paura e giustizia, celebra la protezione materna e punisce il male con una crudeltà che – da secoli – diverte i più piccoli.
All’insegna del “C’era una volta”, il nostro stato d’animo cambia subito: c’è chi, da adulto, storce il naso ricordando le fiabe dei fratelli Grimm, e chi invece si rilassa. A te la scelta! Sappi però che questo audiolibro, con una narrazione corale, ti farà immergere nella fiaba senza tempo di Cappuccetto Rosso. A proposito, sai come si chiama Cappuccetto Rosso in diverse lingue? In tedesco è Rotkäppchen, in spagnolo Caperucita Roja, in inglese Little Red Riding Hood e in francese Le Petit Chaperon Rouge — insomma, la stessa storia amata in tutto il mondo, con nomi diversi ma sempre dedicata alla nostra piccola protagonista col mantello rosso!
Ti ricordi questa fiaba? O forse l'hai rimossa? Te la raccontiamo di nuovo: un asino vecchio, un cane, un gatto e un gallo, tutti sfruttati e abbandonati dai loro padroni perché ormai inutili, decidono di unirsi e fuggire insieme. Durante il viaggio, trovano una casa abitata da briganti. Per spaventarli, si mettono uno sopra l’altro e fanno un gran baccano con i loro versi, riuscendo a scacciare i malviventi. Così i quattro animali conquistano una nuova vita libera e sicura, anche se non raggiungono mai davvero Brema, la città dove volevano diventare musicisti. Dal punto di vista psicanalitico, questa fiaba parla di riscatto e trasformazione personale: gli animali rappresentano diverse parti di noi – la saggezza, la fedeltà, l’istinto e la rinascita – che devono unirsi per superare la rassegnazione e la paura. Entrare nel bosco, simbolo dell’inconscio, significa affrontare le proprie paure e trovare dentro di sé la forza creativa per realizzare i propri sogni e vivere autenticamente.
FAQ: 5 pillole di cultura a proposito di fiaba e favola
1. Chi è Vladimir Propp e qual è il suo contributo allo studio delle fiabe? Vladimir Propp (1895-1970) è stato un folklorista russo considerato il padre dell’analisi strutturale delle fiabe. Nel suo celebre libro Morfologia della fiaba (1928), ha scomposto le fiabe russe in 31 funzioni narrative ricorrenti e 7 ruoli tipici dei personaggi, dimostrando che, nonostante le differenze culturali, la struttura della fiaba segue schemi universali e ripetibili.
2. Chi era Jean de La Fontaine e in cosa differisce la favola dalla fiaba? Jean de La Fontaine (1621-1695), famoso poeta francese, ha reso celebre la favola come breve racconto didattico con animali antropomorfi. A differenza della fiaba, più complessa e articolata, la favola punta a trasmettere una morale chiara e diretta, spesso in forma sintetica e con personaggi simbolici.
3. Chi era Carl Gustav Jung e come interpreta le fiabe? Carl Gustav Jung (1875-1961), psichiatra e psicologo svizzero, ha visto nelle fiabe la manifestazione dell’inconscio collettivo umano. Per Jung, le fiabe sono popolate da archetipi — figure simboliche universali come l’Eroe, l’Ombra o la Grande Madre — e rappresentano un viaggio interiore di crescita e trasformazione psicologica.
4. Chi è Bruno Bettelheim e qual è il suo punto di vista sulle fiabe nell’infanzia? Bruno Bettelheim (1903-1990) è stato uno psicologo e psicoanalista austriaco-americano, noto per il suo libro Il mondo incantato. Egli sostiene che le fiabe aiutano i bambini a confrontarsi con le proprie paure e conflitti interiori in modo simbolico, facilitando lo sviluppo emotivo e la costruzione dell’identità attraverso narrazioni rassicuranti ma potenti.
5. Chi è Roland Barthes e come il suo approccio semiotico si collega allo studio delle fiabe? Roland Barthes (1915-1980) è stato un teorico della letteratura e semiologo francese. Mentre Propp analizzava la struttura interna delle fiabe, Barthes ha ampliato il discorso ai miti come sistemi di segni portatori di ideologia. Ha interpretato le fiabe come narrazioni che veicolano valori culturali profondi, dimostrando come la comunicazione simbolica influisca sulla percezione sociale.
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