• Anestetizzare il dolore: la Ket*mina in vena e l'attrazione inconscia verso la morte | Con Giorgia
    Oct 9 2026

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    A soli sedici anni, Giorgia ha abbandonato la scuola per vivere in strada, sprofondando nel mondo dei rave e sviluppando una dipendenza che l'ha accompagnata per un intero decennio. Un calvario segnato dall'abuso estremo di ket***na e da un'assuefazione alla terapia sostitutiva del metadone, usata nel disperato tentativo di anestetizzare la mente e colmare il vuoto per la prematura perdita del padre in giovane età.


    In questo episodio Giorgia si racconta parlandoci di:


    • Il trauma e la fuga: La morte del padre a 5 anni, i disturbi alimentari infantili, il cyberbullismo subito a scuola e la decisione di scappare di casa per vivere per strada senza limiti né regole.
    • La ricerca della dissociazione: L'abuso di ket**ina in vena per spegnere l'ansia, i pensieri intrusivi (forse legati a un'ADHD mai diagnosticata) e una latente ma costante attrazione verso la morte.
    • La trappola della cura: Il cortocircuito di una terapia medica trasformata in una dipendenza ancora più logorante, arrivando a iniettarsi dosi massicce di metadone quotidiano con gravissime conseguenze fisiche.
    • Il reset mentale: L'aiuto fondamentale della zia mental coach e le tecniche di ipnosi introspettiva utilizzate per recidere visivamente ed emotivamente il legame psicologico con la sostanza.
    • La libertà e l'avanguardia medica: Il passaggio al "Buvidal" (una nuova terapia mensile a lento rilascio) che l'ha svincolata dal rito quotidiano della dipendenza, permettendole oggi di ricostruire la sua vita lavorando come responsabile in un'osteria sociale.


    Una testimonianza lucida e potente, che ci ricorda come anche nei periodi di buio più assoluto esista sempre una strada, a volte innovativa e inaspettata, per riscrivere il proprio futuro.


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    1 ora e 12 min
  • “Dal coma etilico all'MDMA: ho rischiato tutto prima di scappare ad Amsterdam” | Con Larah Rapelli E4 S03
    Oct 2 2026

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    Durante l’adolescenza e la prima giovinezza, Larah si è persa in un mondo di estremi e alterazioni. Tra l'abuso di al**ol, un coma etili*o e la sperimentazione di co***na e M*MA, si è trovata immersa in un circolo di frequentazioni sbagliate, fino al giorno in cui ha capito che quella non era la vita che voleva veramente vivere e ha deciso di cambiare rotta da sola.


    In questo episodio Larah si racconta parlandoci di:

    • La ricerca costante del limite: dalla difficoltà di comunicare in famiglia fino alle uscite con gli amici alla ricerca di una felicità sempre troppo distante per essere raggiunta.
    • Il trauma del lutto: il dolore per la perdita di una giovanissima amica a causa di un'overd**e, un drammatico campanello d'allarme che l'ha spinta a dire basta.
    • La fuga per salvarsi: la decisione drastica di tagliare i ponti con le vecchie amicizie e trasferirsi ad Amsterdam da sola per ricostruire la propria autostima, il proprio lavoro e la propria indipendenza.
    • Il confine tra dipendenza ed eccesso giovanile: una riflessione lucida su cosa significhi perdersi nell'alterazione e su come sia riuscita a uscirne senza un lungo percorso clinico, trovando in se stessa la forza di reagire.
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    32 min
  • La mia rabbia riversata sulle sostanze è nata dalle botte che mi dava mio padre | Con Mirko S3 Ep3
    Sep 25 2026

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    Per oltre vent’anni Mirko ha cercato di soffocare una forte rabbia, nata dall’infanzia nel rapporto conflittuale col padre che lo picchiava, attraverso l’abuso quotidiano di co***na, a**ol e fa**aci. Una doppia vita portata avanti tra i turni in fabbrica e una spirale di autodistruzione fatta di scontri, processi e il trauma di un TSO forzato, fino al giorno in cui non è più riuscito a nascondersi.


    In questo episodio Mirko si rileva parlandoci di:


    • Le radici della rabbia: un'infanzia segnata da un clima familiare violento e la ribellione sfociata nell'uso di droghe pesanti fin da giovanissimo.
    • La doppia vita e l'illusione del controllo: nascondere l'abuso sul posto di lavoro e tagliare la cocaina con gli psicofarmaci per gestire i propri estremi.
    • Il fondo del baratro: gli scontri con le forze dell'ordine, l'aggressività, la solitudine e il trauma profondo di un Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) vissuto in contenzione.
    • Il punto di svolta: lo sguardo della figlia adolescente che lo trova in casa in stato di alterazione, l'episodio che lo ha spinto a scegliere la comunità per salvarsi dal carcere o dalla morte.
    • La disciplina del recupero: la scelta irremovibile della tolleranza zero anche verso l'alcol e il nuovo ruolo come volontario per fare prevenzione nelle scuole.

    Una testimonianza forte, che mostra come sia possibile rialzarsi anche quando si è lasciato dietro di sé solo macerie, ricostruendo il proprio futuro un giorno alla volta.


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    1 ora e 1 min
  • Abbattere lo stigma: perché la società moderna accetta tutto ma si vergogna della dipendenza? | Con Martina Valentini
    Sep 17 2026

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    Martina ha vissuto per anni una vita nascosta dietro la maschera della perfezione e del successo professionale.

    Dalla fuga a Londra per sfuggire a traumi familiari irrisolti, l’abuso di MD in serate senza fine alla ricerca di un’happiness difficile da mantenere senza la sostanza, poi la dipendenza vera con la co****a usata senza freni a Berlino, anche negli ambienti di lavoro.


    In questo episodio Martina apre le porte del suo passato e racconta la dipendenza affettiva che precedeva quella dalle sostanze, il paradosso di essere una "tossicodipendente invisibile" nel mondo corporate (assumendo sostanze illegali prima di chiudere contratti importanti) e la lunga, dura ma vitale strada della disintossicazione e della consapevolezza, intrapresa per riprendere in mano la propria identità.


    Una testimonianza lucida e incisiva, che ci costringe a guardare oltre lo stigma e a chiederci perché la dipendenza sia ancora oggi il tabù invisibile della nostra società.


    🎧 Ascolta l'episodio completo anche su Spotify


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    1 ora
  • Ludopatico dai 10 anni salvato dallo Yoga - La storia di Pasquale
    Jul 17 2026

    Pasquale ha 52 anni, viene da Pozzuoli, e la sua è una storia pazzesca di quelle che ti lasciano senza fiato. Fin da piccolissimo ha vissuto una vita sempre al massimo e senza freni: ha iniziato a giocare d'azzardo a soli 10 anni, finendo poi per perdersi nel tunnel dell'alcol e degli psicofarmaci, tra continui ricoveri e momenti bui. Oggi, però, Pasquale ha completamente cambiato rotta.


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    In questo episodio, che chiude la seconda stagione di Nel Faro, Pasquale si racconta con un'onestà e una simpatia uniche:


    • Il vizio del gioco a soli 10 anni: L'ossessione per le macchinette iniziata da bambino nei bar, una spirale che da grande lo ha portato a perdere oltre 200.000 euro e a fare cose incredibili pur di trovare i soldi per giocare.
    • L'alcol e i ricoveri in ospedale: Gli anni passati a mischiare intere boccette di sonniferi forti con il whisky, i vuoti di memoria totali e i quasi 20 ricoveri in psichiatria a Napoli.
    • Capire la propria mente: Cosa significa convivere con il disturbo borderline di personalità e la liberazione provata dietro a una semplice frase del suo medico: "È colpa tua, ma non è colpa tua".
    • La salvezza nello yoga: Come l'incontro con un amico maestro di yoga lo ha salvato proprio mentre pensava di farla finita. Una disciplina iniziata quasi per curiosità e diventata la sua vera medicina quotidiana.
    • La sveglia alle 4 del mattino: La sua nuova routine fatta di meditazione e respirazione. Pasquale ci ricorda che la vera felicità e la pace le abbiamo già dentro di noi, senza bisogno di usare nient'altro.


    Una storia bellissima e piena di speranza, che ci insegna che non è mai troppo tardi per chiedere aiuto, riprendere in mano la propria vita e ricominciare da zero.

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    38 min
  • “Spendevo 800 euro a notte in sostanze solo per sentirmi normale” - Con Giovanni De Aurelio
    Sep 10 2026

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    Giovanni D’Aurelio, scrittore e musicista conosciuto come Geeked, racconta una storia che comincia molto prima del suo rapporto con la sostanza: l’infanzia segnata dall’uso di sostanze dei genitori, la mancanza di punti di riferimento e il tentativo di affrontare la sofferenza psichica da solo.


    In questo episodio parla delle conseguenze delle sue scelte e di ciò che lo ha aiutato a ricostruire la propria vita: l’amore dei nonni, la psicoterapia e la scrittura.


    🎧 Ascolta la sua testimonianza completa anche su Spotify. Quale passaggio ti è rimasto più impresso? Raccontacelo nei commenti.

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    49 min
  • “Ero in Serie A e sono finito nelle cantine a drogarmi” | Con Lys Gomis
    Jul 10 2026

    Lys Gomis è stato un portiere di Serie A, un atleta cresciuto nelle giovanili del Torino che ha toccato i vertici del calcio professionistico. A Nel Faro rivela il suo stato d’animo dietro i riflettori: il successo e l’ossessione per la perfezione sportiva ha portato Lys a vivere una doppia vita. Il calciatore Gomis aveva preso il posto dell’essere umano che c’era dietro quella maglia tanto ambita, semplicemente Lys.


    Alla morte del padre Lys si rende conto di aver toccato il fondo, si rende conto di non essere mai riuscito ad essere responsabile, ad aiutare davvero gli altri, ma è troppo dura affrontare tutto da solo e allora quando terminano le partite e gli spogliatoi vengono chiusi Lys si chiude con i suoi fantasmi e casse di birra. La dipendenza si manifesta in modo più aggressivo quando inizia con le sostanze pesanti, tra cantine e zone di spaccio a Lys non importa più molto.


    L’infortunio al ginocchio non è che una conseguenza di questo atteggiamento: vivere gli importava sempre meno. Prova a chiedere a qualche centro, ma poi non si impegna e torna sui suoi passi. La svolta avviene quando capisce che le persone che gli stanno intorno gli vogliono bene per quello che è. Allora Lys trova la forza di esporsi, chiede aiuto e urla la sua fragilità.


    Ora la sua missione è quella di aiutare chi è intrappolato in una maschera sociale che gli impedisce di comunicare all’esterno il proprio malessere. Lys, attraverso la sua esperienza di vita, ci ricorda quanto sia importante ascoltare il proprio bambino interiore.


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    47 min
  • “Salgo in auto, chiudo gli occhi e schiaccio l'acceleratore” | Con Nora DeBlanc
    Jul 3 2026

    Nora de Blanc è una ragazza polidipendente che ha vissuto per anni in guerra con le proprie emozioni. Si definisce “plusdotata” e “neurodivergente” fin dall'infanzia, sperimentando così precoci stati di dissociazione e un senso cronico di estraneità, spingendola a usare sostanze come cocaina, metanfetamine e alcol non per fuggire dal mondo, ma nel tentativo disperato di farne parte. Una storia vissuta agli antipodi e raccontata senza filtri.


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    In questo episodio Nora si racconta a cuore aperto e analizza:


    • La plusdotazione invisibile: Come una mente che viaggia a mille senza gli strumenti per regolarsi possa essere scambiata per "follia", sviluppando tic e fobie fin dai primi anni di scuola nell'indifferenza del contesto circostante.
    • Le sostanze per restare nel mondo: Il paradosso di usare cocaina, metanfetamine e psicofarmaci non per isolarsi, ma per omologarsi agli altri, tollerare una realtà percepita come noiosa e trovare una connessione emotiva ed empatica.
    • Dissociazione e autodistruzione: L'esperienza della derealizzazione vissuta fin da bambina (paragonata agli effetti della ketamina), il legame con relazioni tossiche e violente utilizzate come perfetto canale di autopunizione, fino al drammatico tentato suicidio in auto.
    • Le etichette come mappa, non come alibi: L'accettazione delle diagnosi di disturbo borderline e bipolare intese come strumenti utili per orientare la cura medica e l'equilibrio farmacologico, rifiutando di usarle come giustificazione per fare del male a se stessi o agli altri.
    • La partita del post-percorso: Il rientro nella società dopo un anno e mezzo di comunità, la gestione quotidiana del craving e la scelta di affidarsi a una squadra di supporto (SMI, CPS, EMDR) per proteggere la propria sobrietà.


    Una testimonianza lucida e coraggiosa sul valore della vulnerabilità e sulla necessità di abbattere lo stigma che circonda la salute mentale, perché la dipendenza non ha una faccia prestabilita.

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    56 min