Episodi

  • Bocca di Rosa – La nuova lettura Treccani e il dibattito su De André
    Sep 28 2026
    Ci sono canzoni che rimangono identiche a se stesse, e altre che cambiano perché cambia il modo in cui le interpretiamo. È il caso di Bocca di Rosa, uno dei brani più celebri di Fabrizio De André, tornato al centro del dibattito dopo l’annuncio della direttrice del dizionario Treccani, Valeria Della Valle, che ha anticipato una possibile ridefinizione dell’espressione “Bocca di Rosa” come donna libera.

    La questione nasce da una rilettura del brano e da un presunto commento attribuito a De André nel 1996, secondo cui Bocca di Rosa non sarebbe una prostituta, ma una donna che “l’amore lo faceva per passione”. Non è chiaro se il cantautore abbia davvero pronunciato quelle parole, ma il tema è stato rilanciato dal Corriere della Sera, generando un confronto acceso tra chi vede in questa revisione un segno dei tempi e chi invece la considera un tradimento della poetica dell’artista.

    De André, infatti, ha cantato con fierezza e dignità le prostitute, da Via del Campo a La città vecchia, figure che nei suoi versi diventano specchi di umanità e libertà. E anche Bocca di Rosa, pur più allegra e spregiudicata, resta una donna che vive l’amore per passione ma anche per remunerazione, come suggerisce il verso finale della canzone.

    Nel dibattito è intervenuta anche Dori Ghezzi, vedova del cantautore e custode della Fondazione De André, che ha dichiarato di apprezzare questa nuova interpretazione, ritenendola coerente con il modo di comunicare dell’artista.

    Una discussione che va oltre la linguistica: racconta l’evoluzione del concetto di libertà sessuale, il modo in cui la società guarda alle scelte delle donne e il potere che una canzone può avere nel ridefinire il nostro immaginario.
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  • The Beatles - Rubber Soul: la nuova ristampa e la magia di Norwegian Wood
    Sep 29 2026
    We Can Work It Out, Michelle, Let It Be: i Beatles hanno firmato alcuni dei brani più celebri della storia della musica. Eppure, accanto ai grandi classici, esistono canzoni meno note ma altrettanto affascinanti. È proprio da qui che parte la nuova ristampa ampliata di Rubber Soul, il sesto album dei Fab Four, pubblicato originariamente nel 1965 e oggi riproposto in una versione ricchissima.

    La nuova edizione, uscita il 2 ottobre, presenta mix stereo e Dolby Atmos curati da Giles Martin e Sam Oakel, oltre al mix mono originale e alla versione Capitol US. Le varianti includono la special edition con 14 brani, la deluxe con 30 tracce e la blu‑ray edition con 16 brani e 4 video. Le edizioni super deluxe aggiungono anche un libro rilegato di 88 pagine con una nuova introduzione di Paul McCartney e una prefazione ricavata dalle parole di John Lennon.

    Tra i brani più amati dai fan tornano Norwegian Wood, Nowhere Man, Michelle e In My Life, insieme ai singoli Day Tripper e We Can Work It Out, oltre a sessioni inedite e demo casalinghe. Rubber Soul fu registrato in sole quattro settimane, tra ottobre e novembre 1965, poco dopo il celebre concerto allo Shea Stadium di New York davanti a 55.000 spettatori.

    La puntata si concentra poi su Norwegian Wood, seconda traccia dell’album: una canzone fondamentale nella maturazione artistica dei Beatles, scritta principalmente da John Lennon e influenzata dallo stile narrativo di Bob Dylan. È il primo brano pop occidentale a includere il sitar, suonato da George Harrison, e racconta in modo ironico e surreale un’avventura extraconiugale di Lennon. Un pezzo che ha contribuito alla diffusione del raga rock e della psichedelia, diventando un tassello chiave dell’evoluzione musicale degli anni Sessanta.
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  • Rod Stewart: salute, rinvii e la forza di tornare sul palco
    Sep 30 2026
    Un’estate di concerti, ma anche di rinvii e cancellazioni. Tra i protagonisti, Rod Stewart, costretto a interrompere il suo tour d’addio One Last Time per motivi di salute. Dopo le tappe annullate negli Stati Uniti, il cantante britannico ha rivelato di essersi sottoposto a un intervento di stent coronarico, annunciando una pausa di quattro settimane.

    L’artista, nominato Sir Baronetto dalla regina Elisabetta II nel 2016, ha rassicurato i fan con un messaggio su Instagram: “Mi sento meglio, in via di guarigione”. Ha ringraziato lo staff medico e promesso di tornare presto sul palco, confermando ancora una volta la sua determinazione.

    Già a inizio estate Stewart era apparso affaticato durante il concerto di Salt Lake City, dove aveva dovuto ricorrere a una bombola d’ossigeno a metà spettacolo. Nonostante le difficoltà, la sua carriera resta straordinaria: quasi 200 milioni di dischi venduti, 11 album in vetta alle classifiche britanniche e successi intramontabili come Maggie Mae, Tonight’s the Night e All for Love, la celebre collaborazione con Bryan Adams e Sting del 1993.

    Un artista che, anche a 81 anni, continua a incarnare la passione e la professionalità di chi vive per la musica.
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  • Giorgio Bracardi – L’arte del nonsense e la rivoluzione di Alto Gradimento
    Oct 14 2026
    La puntata di oggi è dedicata a Giorgio Bracardi, scomparso a 93 anni il 12 ottobre 2026 . Se ne va uno degli artefici della rivoluzione surreale che, con Alto Gradimento, trasformò la radio italiana in un teatro dell’assurdo: popolato di personaggi improbabili, voci deformate, invenzioni linguistiche e comicità anarchica.

    Per raccontare Bracardi conviene partire dalla sua casa romana, dove il silenzio era un’eventualità remota: la madre Edvige era soprano, il padre Glauco tenore e gestore del Salone Margherita, tempio del varietà capitolino. In una famiglia di cinque figli, tutti dovevano imparare uno strumento, e Giorgio scelse il pianoforte.

    Prima di diventare un comico, fu musicista professionista, suonò nei night club, collaborò con la RCA e girò il mondo accompagnando artisti come Maurice Chevalier e José Feliciano . Il 7 luglio 1970 debuttò nel programma radiofonico Alto Gradimento, ideato da Renzo Arbore, Gianni Boncompagni e Mario Marenco, dove diede vita a personaggi entrati nell’immaginario collettivo:
    • Scarpantibus, l’uccellaccio del Nicaragua,
    • Max Vinella, giornalista petulante,
    • Ermanno Catenacci, gerarca esaltato,
    • e molte altre voci surreali che hanno segnato la comicità italiana degli anni ’70.
    Bracardi portò il suo umorismo anche in televisione, in programmi come Quelli della notte e Striscia la notizia, e al cinema, recitando accanto a Bud Spencer in Banana Joe . La sua comicità era una questione di orecchio: pause, accelerazioni, urla, improvvise variazioni di tono. Una musica dentro la risata.

    Per chiudere la puntata, ricordiamo “Che felicità”, brano irriverente reso celebre anche da Elio e le Storie Tese, perfetto per ricordare la libertà creativa e l’anarchia giocosa che Bracardi ha regalato alla radio e alla televisione italiane.
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  • Ivano Fossati – 75 anni di musica, poesia e vita
    Oct 1 2026
    Ha compiuto 75 anni a settembre Ivano Fossati, uno dei più grandi autori della musica italiana. Genovese, classe 1951, ha firmato brani entrati nella storia come La mia banda suona rock, Pensiero stupendo, Un’emozione da poco, Non finisce mica il cielo e I treni a vapore.

    Figlio di Aldo Fossati e Germana Ricci, sarta del teatro dell’opera, si avvicinò alla musica grazie alle lezioni di pianoforte e decise di imparare la chitarra dopo aver ascoltato un 45 giri dei Beatles. Nel 1967 fondò il suo primo gruppo beat, I Poeti, e nel 1971 entrò nei Delirium, con cui partecipò a Sanremo nel 1972. Da lì iniziò la carriera solista che lo avrebbe reso uno dei cantautori più raffinati e poetici del panorama italiano.

    Negli anni Settanta nacque la collaborazione e la tormentata storia d’amore con Mia Martini, per la quale scrisse brani indimenticabili come E non finisce mica il cielo e La costruzione di un amore. Fossati ha poi vissuto altre relazioni intense, tra cui quella con Nancy Brilli, e dal 1997 è legato all’attrice e regista Mercedes Martini, che ha sposato nel 2015.

    Nel 2011 ha annunciato il suo addio alle scene con l’album Decadancing, chiudendo una carriera lunga oltre quarant’anni. “Non ho più l’esposizione di me stesso al pubblico”, raccontò allora, “anche un mestiere come il mio nasconde una fortissima componente di routine”.

    Un artista che ha saputo unire introspezione, eleganza e verità, lasciando un’eredità musicale che continua a emozionare.
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  • Amanda Lear vs Miley Cyrus – Il mistero di The Sphinx
    Oct 2 2026
    “Grazie Miley per aver copiato la mia canzone The Sphinx, ne sono lusingata.” Con queste parole, Amanda Lear ha acceso una delle polemiche musicali più discusse dell’autunno, accusando Miley Cyrus di aver ripreso la melodia del suo celebre brano del 1978.

    Tutto è iniziato con un post su Instagram, dove Lear ha condiviso la copertina del nuovo album di Cyrus, Bus Persuades, accompagnandola dagli hashtag #ripoff e #copycat. Al centro della disputa c’è Red Lights, singolo della popstar americana che, secondo la cantante francese, presenterebbe forti somiglianze con The Sphinx.

    Lear ha dichiarato a Le Parisienne che anche il produttore e la casa discografica del brano originale avrebbero riscontrato “un plagio totale”. La sua posizione è chiara: “O si raggiunge un accordo amichevole o si procede per via legale.” Non è la prima volta che Miley Cyrus viene accusata di somiglianze musicali: in passato, Flowers era stata paragonata a I Will Survive di Gloria Gaynor.

    La polemica è anche l’occasione per riscoprire The Sphinx, tredicesimo singolo di Amanda Lear, estratto dal suo terzo album Never Trust a Pretty Face. Composto e prodotto da Anthony Monn, il brano segna un cambio di stile: una ballata disco dal ritmo lento e dal testo malinconico, in cui Lear si paragona alla mitica sfinge, simbolo di mistero e seduzione. Lei stessa ha dichiarato che è “probabilmente la più bella canzone che abbia scritto”.
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  • Musica e benessere – Dalla DOXA ai Linkin Park
    Sep 25 2026
    Ripartiamo dal tema della musica come strumento di equilibrio emotivo, questa volta guardando all’Italia.

    Secondo l’indagine BVA‑DOXA “La salute mentale e la musica”, pubblicata sul portale Agcom, il 90% dei giovani adulti italiani considera la musica un mezzo capace di contribuire al benessere mentale.

    Quasi due persone su tre la usano per rilassarsi, distrarsi o accompagnare momenti felici; il 63% afferma che migliora l’umore e il 69% che evoca emozioni profonde.

    La ricerca scientifica invita alla prudenza, ma conferma che la musica scelta in modo personale può ridurre alcuni marcatori fisiologici dello stress. Anche il metal, secondo studi specifici, può aiutare a elaborare rabbia e tensione, generando energia positiva — purché quella lingua emotiva appartenga già al proprio vocabolario interiore.

    La musica, insomma, non è una terapia, ma un appiglio concreto: può ridurre il rumore interno, dare forma alle sensazioni, accompagnare un momento difficile o offrire una pausa reale. I Linkin Park restano un esempio perfetto di questa funzione: non promettono pace interiore, ma accendono l’amplificatore e danno un nome alle emozioni.

    E per chi cerca un brano capace di rilassare davvero, la scelta di oggi è “Pure Shores” delle All Saints, indicata da Mindlab International come una delle canzoni più distensive di sempre.
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