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Di: Marco Camisani Calzolari
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Marco Camisani Calzolari è docente universitario, consulente, autore, divulgatore scientifico, personaggio pubblico e Cyberumanista. È Cavaliere della Repubblica dell’Ordine della Stella d’Italia, Poliziotto ad honorem e Freeman of the City of London.Marco Camisani Calzolari Giornaliero Politica e governo
  • CLONI DIGITALI E CERVELLI CONSERVATI: LA COSCIENZA RESTA FUORI DALLA COPIA
    Oct 19 2026

    Due aziende americane, qua negli Stati Uniti, vogliono conservare il cervello di chi sceglie la morte assistita per fissarlo subito con gli stessi prodotti chimici usati sulle mosche. Si chiamano Nectome e Sparks Brain Preservation e promettono che un giorno, molto lontano, quel cervello potrà tornare in vita. Ma tutte le ipotesi su copie e cervelli caricati nei server lasciano fermo l'io, cioè la coscienza di essere proprio noi.


    Quelle aziende partono da un'ipotesi di Sebastian Seung, neuroscienziato di Princeton. Memoria e identità stanno nelle sinapsi, i punti dove i neuroni si toccano. Due anni fa Seung aveva lavorato alla mappa del cervello di una mosca, tagliato a fette sottilissime e fotografato al microscopio elettronico. Sono usciti 139.255 neuroni e circa 55 milioni di sinapsi. E parliamo di una mosca! Il nostro ne ha centinaia di migliaia di miliardi. E secondo 312 neuroscienziati, in un sondaggio uscito l'anno scorso, copiarlo intero non succederà prima del 2125.


    E siccome il 2125 è lontano, il cervello va conservato adesso. E per conservarlo bene bisogna intervenire subito dopo la morte. Per questo cercano chi sceglie la morte assistita, legale in 13 stati americani e a Washington. Il medico prepara la dose letale, il paziente preme lo stantuffo. E la squadra della conservazione aspetta pronta, a pagamento. Finora tutte e due le aziende aspettano il primo cliente di questo tipo. E meno male.


    Intanto la copia del carattere è già in vendita. Martine Rothblatt, futurista e imprenditrice delle biotecnologie, nel 2014 li chiamava mindclone, cloni della mente. Si caricano diari e storie sui social in un archivio e da lì nasce un avatar che parla come noi. Oggi lo fa davvero StoryFile, con lei Afterlife AI e Synthesia. E c'è chi si costruisce l'avatar dei genitori anziani per non perderne il carattere. Nel 2025, a un evento della UCLA, l'Università di Los Angeles, la copia di Rothblatt guidava il dibattito accanto a lei. E in sala c'era ovviamente gente in lacrime.


    Quelle lacrime le ha messe il pubblico, perché nessuno ha mai dimostrato che dentro un avatar ci sia qualcuno. I neuroscienziati una definizione chiara di coscienza non ce l'hanno. E un test da fare a un'Intelligenza Artificiale, ancora meno. Perfino ChatGPT, interrogato sulla sua coscienza, risponde: probabilmente no. Anche con una copia perfetta ci sarebbe un altro, con i miei ricordi, acceso su un server. E la mia coscienza resterebbe fuori.


    Capisco chi vuole sentire ancora la voce di una madre, di una persona vicina, e a chi resta una copia così può bastare. Solo che chi se ne va muore lo stesso, perché nessun archivio, nessun cervello sotto chimica si porta dietro l'io. E la copia va avanti a parlare senza di lui.


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    #DecisioniArtificiali #MCC #Coscienza #Identità #Digitalizzazione

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  • L'AUTO VOLANTE È SOLO SPETTACOLO DA CIRCO. 250 CHILI D'ARIA A 10.000 PSI DENTRO UN PALLONCINO CHE SI SGONFIA.
    Oct 18 2026

    Avete visto tutti l'auto volante di Tesla, no? Ma non è un'auto, è un cartonato mezzo vuoto che pesa molto meno di un'auto usabile, con dentro una bombola d'aria. Come prendere un palloncino, metterci sopra una scatoletta a forma di automobile e farlo sgonfiare di colpo.


    Peraltro il compressore che serve per una carica di quest'auto ad aria, fatti i conti, costa più dell'auto. Poi, come se non bastasse, per ricaricarla bisogna riempire il serbatoio con 250 chili d'aria a 10.000 PSI, una pressione da impianto industriale. E per comprimere l'aria serve anche un sistema di raffreddamento, ovviamente. E servono compressori a più stadi, cioè più pompe in fila, e scambiatori di calore per raffreddare. Per una carica, un impianto abbastanza piccolo da stare in un'auto lavorerebbe giorni, quasi una settimana senza fermarsi.


    E quando la carica è finita e si svuota in una spruzzata, finisce tutto come un palloncino che si svuota e svolazza. Eppure il video gira, perché fa sognare e perché fa comodo a chi l'ha pubblicato. Fa parlare i fan e spinge anche le azioni. Quindi, prima di condividere quel video, fate subito una verifica. Cercate quanto costa e quanto dura la carica, quanto ci vuole a riempirla e quanto pesava l'auto della prova. Se l'azienda questi numeri non li ha pubblicati, avete un problema. Avete visto solo uno spettacolo da circo.


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    #DecisioniArtificiali #MCC #Tecnologia #Mobilità #Sostenibilità

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    2 min
  • UN ESSERE UMANO QUALSIASI RISOLVE AL 100% IL TEST CHE DOVREBBE PROVARE L'AGI
    Oct 17 2026

    Il punteggio che è girato come la prova che ci siamo arrivati, quel 99,9% su ARC-AGI-3, l'ha tirato fuori l'impalcatura montata attorno al modello.


    OpenAI ha pubblicato GPT-6 Astra il 3 settembre, l'ha chiamato il modello più intelligente e allineato del mondo. E così chi ha rilanciato quel 99,9% ha detto: la distanza è finita, siamo all'Intelligenza Artificiale Generale. Ma AGI vuol dire una macchina che si arrangia in una situazione che non ha mai visto, che capisce da sola le regole di un ambiente nuovo. E ci azzecca abbastanza da poterci fidare della risposta senza andare nemmeno a controllarla. E quella riga, lo sappiamo, è tutta da superare. Tutto il resto sono punteggi.


    E sull'impianto neutro, quello che misura tutti allo stesso modo, Astra sta al 62,7%. Circa il doppio di Claude Opus 5, otto volte la generazione precedente di OpenAI. Niente male, numeri veri. Ma non è AGI. E il 99,9% sta una riga più sotto, nella stessa tabella, stessi pesi, cambia l'adattatore. Tiene lo stato del ragionamento fra una richiesta e l'altra e comprime le conversazioni lunghe. Così la macchina riusa il lavoro che ha già fatto invece di ripartire fredda a ogni mossa. E questo è fondamentale, io stesso ho usato Astra per andare a rivedere tutto il contesto di quello che ho fatto, per andare a rivedere tutto il debug delle mie dashboard, dove va ad avere un contesto enorme, ma è quella la sua caratteristica principale. Niente a che fare con l'AGI.


    Vedete, io questa roba, come molti altri ci mancherebbe, la costruisco tutti i giorni sulle mie macchine. E la differenza fra un agente che riparte da zero ogni passo e uno che si ricorda quello che ha appena fatto, la vedo nel tempo e nei token che spendo. Intanto le classifiche però si muovono un po' da sole, no? Astra arriva sull'indice di Artificial Analysis a 61, in pari col suo predecessore. Per un salto generazionale, è imbarazzante. E la gente però l'ha notato. Almeno gli esperti. Fuffaguru dicono che è straordinario e che è l'AGI. Perché alla fine le provano come se fossero dei giochini. L'hai provato? Uh, io l'ho provato. Ma non funziona così.


    Anche perché pochi giorni dopo c'è la versione 4.2 dell'indice, task più difficili e più test privati. E Astra sale al secondo posto, 4 punti sopra Sol. Insomma, alla fine i modelli sono rimasti quelli ed è cambiato il metro. E poi c'è quello che dice ARC Prize. Che di solito i lanci mica li raffredda, eh. Saturare ARC-AGI-3 non prova niente sull'AGI, ovvio. Sono ambienti chiusi. Sono delimitati. E un essere umano qualsiasi li risolve tutti.


    Quindi su un test chiuso Astra arriva dove arriviamo noi, senza sforzo. E ci arriva solo con l'impalcatura giusta attorno. Quando poi lavora davvero, sbaglia e inventa, ovviamente. Con una sicurezza che non si è nemmeno guadagnato. E quindi di quella fiducia senza verifica nel 2026 non c'è ancora niente. E l'unico punteggio da record di questa storia l'ha tirato fuori un pezzo di software scritto addirittura attorno al modello.


    Voi cosa ne pensate?


    #DecisioniArtificiali #MCC #IntelligenzaGenerale #TestAI #Fuffaguru

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    3 min
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