Le Cronache di Roma Antica copertina

Le Cronache di Roma Antica

Le Cronache di Roma Antica

Di: Paolo Guercini
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Dai Consoli della Repubblica ai grandi Nemici di Roma, dai Tribuni della Plebe agli Imperatori: un viaggio epico tra i Titani che hanno forgiato il destino dell'Urbe. Approfondimenti tratti dalle collane disponibili su Amazon.Paolo Guercini Mondiale
  • I CENACOLI DI ROMA ANTICA - Vol.3: I Poeti Nuovi e la rivolta dei Neòteroi
    Sep 21 2026

    Catullo, Licinio Calvo, Cinna e la rivoluzione alessandrina (65 avanti Cristo – 43 avanti Cristo)Negli anni tempestosi e convulsi che segnarono l'agonia della Repubblica romana, mentre i triumviri Cesare, Pompeo e Crasso si spartivano le legioni e le province del Mediterraneo e il sangue delle guerre civili tingeva il selciato del Foro, una giovane e sfolgorante generazione di aristocratici e provinciali colti scatenò la più radicale, scandalosa e duratura rivoluzione estetica dell'Occidente classico: la rivolta dei Poeti Nuovi, i celeberrimi Neòteroi. Bollati con disprezzo sarcastico dal conservatore Cicerone come effeminati cantores Euphorionis per il loro totale rifiuto dell'antica epica guerresca nazionale di Ennio, questi giovani intellettuali guidati dal magistero critico di Valerio Catone decisero di rompere per sempre con il dovere civico del patriziato, disertando la carriera delle magistrature e i tribunali per proclamare il primato assoluto dell'individuo, dell'amicizia fraterna e delle follie del cuore.Al vertice di questa costellazione di ribelli brillò l'astro immortale di Gaio Valerio Catullo. Giunto a Roma dalle sponde lombarde dell'Adige e dalla quiete fatata della villa di famiglia a Sirmione sul Lago di Garda, Catullo trapiantò nella lingua latina la grazia preziosa, l'ironia e la rigorosa brevità alessandrina di Callimaco, trasformando il proprio canzoniere in una confessione autobiografica a nudo priva di ipocrisie. Fu all'interno dei salotti più esclusivi dell'Urbe che si consumò la travolgente e devastante passione per Lesbia: la bellissima e spregiudicata nobildonna patrizia Clodia, sorella del temuto tribuno Clodio Pulcro e sposa del console Metello Celere. Attraverso il canto del passero domestico, l'estasi divina del Carme cinquantuno ispirato a Saffo e la tragica maturazione del distico immortale "Odi et amo", Catullo decostruì i cardini morali della società romana, trasferendo le categorie sacre del diritto pubblico e della lealtà tra alleati (foedus, fides) all'interno di un amore adultero e libero, fino a formulare la prima diagnosi moderna della lacerazione interiore dell'animo umano diviso tra l'attrazione carnale e la stima spirituale.Accanto a lui, il sodalizio neoterico unì personalità d'eccezione: il brillante avvocato e oratore Licinio Calvo, temibile campione dell'atticismo giudiziario capace di far tremare i pretori con arringhe chirurgiche e carmi composti nella complicità di notti insonni trascorse con Catullo; e Gaio Elvio Cinna, autore dell'epillio perduto della Smyrna, cesellato per ben nove anni di ostinato labor limae, destinato a un tragico martirio storico nelle giornate convulse successive alle Idi di Marzo del quarantaquattro avanti Cristo, linciato a morte nel Foro dalla folla inferocita che lo scambiò per il congiurato cesaricida. Ma la penna dei Neòteroi seppe farsi anche lama politica spietata: con dissacrante indipendenza, Catullo scagliò i suoi epigrammi giambici contro i signori della guerra, sbeffeggiando apertamente il potente prefetto dei genieri Mamurra e proclamando dinanzi allo stesso Giulio Cesare il proprio sovrano e beffardo disinteresse per il potere armato.Vuoi approfondire? Scopri il volume disponibile qui:https://www.amazon.it/dp/B0HKH7QLY9

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  • I CENACOLI DI ROMA ANTICA - Vol.2: Il Circolo di Lutazio Catulo
    Sep 21 2026

    L'epigramma, l'oratoria e la vigilia delle Guerre Civili (102 avanti Cristo – 87 avanti Cristo)Tra la gloriosa vittoria campale sui Cimbri ai Campi Raudii nel centouno avanti Cristo e la tragica esplosione delle guerre civili mariano-sillane nell'ottantasette avanti Cristo, la società aristocratica di Roma visse una stagione irripetibile di sublime fioritura intellettuale, eleganza formale e fatale presagio: la stagione del Circolo di Lutazio Catulo. Figura monumentale del patriziato senatorio, console vittorioso accanto a Gaio Mario, oratore terso e uomo di cultura sconfinata, Quinto Lutazio Catulo seppe raccogliere attorno alla propria domus palatina e alle ville laziali il cenacolo più raffinato ed esclusivo dell'Urbe tardo-repubblicana, fungendo da ponte ideale tra l'antico umanesimo degli Scipioni e la travolgente rivoluzione poetica del I secolo avanti Cristo.Fu all'interno di questa cerchia aristocratica che nacque la poesia pre-neoterica e si affermò per la prima volta a Roma l'arte dell'epigramma erotico. Affrancandosi dall'obbligo civile della celebrazione epica e bellica dello Stato, Catulo e i poeti del suo sodalizio, tra cui Valerio Edituo e Porcio Licino, trasposero nella lingua latina la grazia alessandrina di Callimaco e dei maestri ellenistici: brevi e perfetti componimenti in distici elegiaci dedicati al tormento interiore della passione amorosa, all'elogio dell'attore Roscio e all'ebbrezza dell'otium colto, celebrati con ammirazione due secoli più tardi dalle pagine erudite delle Noctes Atticae di Aulo Gellio. Accanto alla lirica, il circolo fu il santuario della suprema oratoria senatoria: fu qui che militarono figure titaniche dell'eloquenza come Lucio Licinio Crasso e Marco Antonio, immortalati da Cicerone nel suo dialogo capolavoro De Oratore, ambientato nella villa di Tuscolo nel novantuno avanti Cristo, dove la teoria della perfetta sintesi tra sapienza filosofica greca e virtù repubblicana si scontrò con la pragmatica difesa del talento naturale e dei tribunali.Vuoi approfondire? Scopri il volume disponibile qui:https://www.amazon.it/dp/B0HKH83MW1

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  • I CENACOLI DI ROMA ANTICA - Vol.1: Il Circolo degli Scipioni
    Sep 21 2026

    La nascita dell'umanesimo romano, Polibio, Panezio e la commedia di Terenzio (168 avanti Cristo – 129 avanti Cristo)Nel secondo secolo avanti Cristo, all'indomani della trionfale battaglia di Pidna che abbatté per sempre la monarchia macedone e spalancò alle legioni romane le porte del Mediterraneo orientale, la città di Roma visse una delle più vertiginose e feconde metamorfosi intellettuali della storia universale: l'incontro fatale tra la severa virtù civica dei Quiriti e la superiore raffinatezza della civiltà ellenica. Fu all'interno della nobile casata dei Cornelii Scipioni, attorno alla statura morale e politica di Publio Cornelio Scipione Emiliano e del suo inseparabile amico Gaio Lelio Sapiente, che prese forma il primo e più leggendario cenacolo intellettuale dell'antichità classica: il Circolo degli Scipioni.Molto più di un semplice salotto letterario per patrizi colti, il cenacolo scipionico operò come un autentico laboratorio filosofico e politico in cui Roma definì la propria coscienza di potenza ecumenica e forgiò il concetto immortale di humanitas: l'ideale supremo che fondeva la disciplina militare dei padri (mos maiorum) con l'apertura alla cultura greca, la dignità morale della persona umana, l'empatia verso i vinti e la consapevolezza della precarietà del dominio terreno. Il cuore di questa fucina spirituale scaturì dalla straordinaria amicizia tra il giovane Scipione e lo statista acheo Polibio di Megalopoli, giunto a Roma tra i mille ostaggi greci deportati nel centosessantasette avanti Cristo: testimone oculare della distruzione di Cartagine e di Numanzia al fianco del console, Polibio elaborò nelle sue monumentali Storie la prima grande indagine scientifica sulle cause della conquista romana, celebrando la prodigiosa stabilità della costituzione mista dell'Urbe dove consoli, Senato e comizi popolari si bilanciavano in un perfetto equilibrio istituzionale.Vuoi approfondire? Scopri il volume disponibile qui:https://www.amazon.it/dp/B0HKH4BXV5

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    33 min
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