I CENACOLI DI ROMA ANTICA - Vol.3: I Poeti Nuovi e la rivolta dei Neòteroi
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Catullo, Licinio Calvo, Cinna e la rivoluzione alessandrina (65 avanti Cristo – 43 avanti Cristo)Negli anni tempestosi e convulsi che segnarono l'agonia della Repubblica romana, mentre i triumviri Cesare, Pompeo e Crasso si spartivano le legioni e le province del Mediterraneo e il sangue delle guerre civili tingeva il selciato del Foro, una giovane e sfolgorante generazione di aristocratici e provinciali colti scatenò la più radicale, scandalosa e duratura rivoluzione estetica dell'Occidente classico: la rivolta dei Poeti Nuovi, i celeberrimi Neòteroi. Bollati con disprezzo sarcastico dal conservatore Cicerone come effeminati cantores Euphorionis per il loro totale rifiuto dell'antica epica guerresca nazionale di Ennio, questi giovani intellettuali guidati dal magistero critico di Valerio Catone decisero di rompere per sempre con il dovere civico del patriziato, disertando la carriera delle magistrature e i tribunali per proclamare il primato assoluto dell'individuo, dell'amicizia fraterna e delle follie del cuore.Al vertice di questa costellazione di ribelli brillò l'astro immortale di Gaio Valerio Catullo. Giunto a Roma dalle sponde lombarde dell'Adige e dalla quiete fatata della villa di famiglia a Sirmione sul Lago di Garda, Catullo trapiantò nella lingua latina la grazia preziosa, l'ironia e la rigorosa brevità alessandrina di Callimaco, trasformando il proprio canzoniere in una confessione autobiografica a nudo priva di ipocrisie. Fu all'interno dei salotti più esclusivi dell'Urbe che si consumò la travolgente e devastante passione per Lesbia: la bellissima e spregiudicata nobildonna patrizia Clodia, sorella del temuto tribuno Clodio Pulcro e sposa del console Metello Celere. Attraverso il canto del passero domestico, l'estasi divina del Carme cinquantuno ispirato a Saffo e la tragica maturazione del distico immortale "Odi et amo", Catullo decostruì i cardini morali della società romana, trasferendo le categorie sacre del diritto pubblico e della lealtà tra alleati (foedus, fides) all'interno di un amore adultero e libero, fino a formulare la prima diagnosi moderna della lacerazione interiore dell'animo umano diviso tra l'attrazione carnale e la stima spirituale.Accanto a lui, il sodalizio neoterico unì personalità d'eccezione: il brillante avvocato e oratore Licinio Calvo, temibile campione dell'atticismo giudiziario capace di far tremare i pretori con arringhe chirurgiche e carmi composti nella complicità di notti insonni trascorse con Catullo; e Gaio Elvio Cinna, autore dell'epillio perduto della Smyrna, cesellato per ben nove anni di ostinato labor limae, destinato a un tragico martirio storico nelle giornate convulse successive alle Idi di Marzo del quarantaquattro avanti Cristo, linciato a morte nel Foro dalla folla inferocita che lo scambiò per il congiurato cesaricida. Ma la penna dei Neòteroi seppe farsi anche lama politica spietata: con dissacrante indipendenza, Catullo scagliò i suoi epigrammi giambici contro i signori della guerra, sbeffeggiando apertamente il potente prefetto dei genieri Mamurra e proclamando dinanzi allo stesso Giulio Cesare il proprio sovrano e beffardo disinteresse per il potere armato.Vuoi approfondire? Scopri il volume disponibile qui:https://www.amazon.it/dp/B0HKH7QLY9