Camera 120 - Parte 2
Armisanti! Vite mafiose e morti ordinarie 6
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Gaetano Pecoraro
A proposito di questo titolo
Le "Armisanti", letteralmente "Anime Sante", sono gli spiriti venerati da un'antica credenza popolare siciliana. Si pregavano i dannati, quelli che in vita avevano sparso sangue e sofferenza nel mondo.
Bernardo Provenzano, Tommaso Buscetta, Nino Madonia, Matteo Messina Denaro: anche i boss di Cosa Nostra possono essere "Armisanti". Secondo il vecchio culto, rimarranno per sempre intrappolati in mezzo a noi, nell'attesa di redenzione. Così come gli spiriti delle loro vittime che, invece, attendono giustizia.
Sono persone comuni, come tutti noi: un medico brillante, la commessa di una lavanderia, un poliziotto semplice e un direttore di hotel. Morti ordinarie in un gioco pericoloso fra Stato e Antistato. Attraverso gli occhi delle Armisanti, la mafia è tutta un'altra storia.
Camera 120 - Parte 2
Un'affascinante donna austriaca piange per la morte di Nicola Consales, il vicedirettore del Paradise Beach Hotel, ucciso nel vialetto di casa dal boss Matteo Messina Denaro. Ed è proprio quella bella donna l'anello di connessione fra vittima e carnefice: entrambi provano dei sentimenti per lei. Matteo la corteggia riempiendola di regali, Nicola la raggiunge a Vienna e passa una notte con lei.
Messina Denaro, forse per la prima volta in vita sua, ha un rivale in amore, una cosa inaccettabile per "il principe di Castelvetrano". Nicola Consales, quindi, perde la vita in questo "triangolo" di sangue e passione, ma il suo sacrificio permette ai migliori investigatori siciliani di arrivare ad un passo dalla cattura di Messina Denaro.
Intercettando la ragazza austriaca scoprono il numero di cellulare del boss ed individuano la zona in cui si nasconde. Ma il capomafia è protetto da una rete fittissima di collaboratori: i suoi familiari, i soldati di Cosanostra, i membri corrotti dello stato, i servizi segreti e forse anche la ragazza austriaca.
Matteo è come un Dio, ma in carne ed ossa. Un dio da pregare e da aiutare. La sua fuga dura ancora oggi, così come il pianto della sorella di Nicola Consales, Antonella, che dopo più di trent'anni non ha ancora avuto giustizia.
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