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CONTROLUCE

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Di: Radio Roma Sound 90 FM
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A proposito di questo titolo

CONTROLUCE è il podcast settimanale di Radio Roma Sound condotto da Emanuele Saponara, Gabriele Aloisi e Lorenzo Villanetti, nato per dare forma alle zone d'ombra del mondo sportivo. Ti spieghiamo quello che gli altri danno per scontato, approfondendo i fatti con la voglia di chi ama andare oltre la superficie. Accendiamo la luce sui segreti del sistema, un episodio alla volta.Copyright Radio Roma Sound 90 FM
  • CONTROLUCE - Ep. 10 | "Società o singolo: chi vince nel calcio moderno?
    Apr 23 2026
    Nel calcio di oggi cerchiamo sempre un volto. Un nome. Qualcuno a cui dare il merito (o la colpa). L’allenatore giusto, quello che “cambia tutto”. Ma siamo sicuri che funzioni davvero così? In questa puntata partiamo da un cortocircuito evidente: la Roma di oggi. Gasperini in panchina, Ranieri in dirigenza. Due visioni diverse, due idee di controllo. Da una parte chi ha costruito tutto sulla simbiosi totale con la società, dall’altra una struttura che sta ancora cercando sé stessa. E quando queste due cose non combaciano, le crepe si vedono subito.

    Poi ci spostiamo altrove, dove il paradosso è ancora più chiaro. All’Inter, Chivu vince, ma per molti “non conta”, perché la squadra è troppo forte. A Como, Fabregas è il volto del progetto, ma il vero motore è dietro, nella proprietà e nella pianificazione. È qui che nasce il dubbio: quando una squadra funziona davvero, quanto è merito dell’allenatore? E quanto, invece, di tutto quello che c’è intorno?

    Infine allarghiamo lo sguardo. Dalla provincia che costruisce ai colossi che bruciano tutto in fretta. Il Real che cambia direzione inseguendo i nomi. L’Arsenal che resiste, aspetta, e protegge la propria idea. Due modi opposti di stare nel calcio. E allora la domanda resta: vince la progettualità o il talento del singolo?

    Forse la risposta è meno romantica di quanto vorremmo. Le società vincono i campionati. Gli allenatori, al massimo, decidono come. E in mezzo, sempre più spesso, c’è un calcio che assomiglia a un’azienda. Sempre meno istinto, sempre più struttura. La vera domanda, allora, è un’altra: quanto siamo disposti ad accettarlo?
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    33 min
  • CONTROLUCE - Ep. 9 | "I vecchi e i giovani: l'Italia che verrà"
    Apr 16 2026
    Aprile 2026, e la sensazione è sempre la stessa: siamo fermi. Non fuori dal Mondiale — quello purtroppo è già successo — ma proprio bloccati, incapaci di capire dove stiamo andando. A marzo è arrivata l’ennesima botta. Il pareggio con la Bosnia, l’eliminazione, e quella sensazione di déjà-vu che ormai accompagna ogni ciclo azzurro. Non è più nemmeno rabbia: è stanchezza. E poi, all’improvviso, la notizia. Il possibile caso Iran. La FIFA che valuta un’esclusione. E l’Italia che, per regolamento, potrebbe rientrare. A 70 giorni dal Mondiale.

    La domanda è semplice, ma divide: ha senso andarci così? C’è chi dice sì, sempre. Perché il Mondiale è il Mondiale. E c’è chi invece pensa che sarebbe l’ennesimo modo per rimandare il problema. Intanto, fuori dal campo, si muove tutto. La Serie A ha scelto Malagò. Quasi tutti i club. Una spinta forte, chiara. Dall’altra parte Abete, che rappresenta continuità e sistema. Non è solo una questione di nomi: è proprio una direzione diversa. Manager contro politica, cambiamento contro gestione dell’esistente.

    E non è nemmeno detto che la “rottura” sia automaticamente la soluzione.
    Poi c’è il campo, o quello che ne resta. Baldini è stato promosso per le amichevoli di giugno. Una scelta che dice tanto del momento: serve qualcuno che rimetta insieme i pezzi, più che qualcuno che vinca subito. Però il punto è un altro: questa Nazionale ha bisogno di un traghettatore o di un progetto?

    Il 3 giugno Lussemburgo, l’8 Grecia. Sulla carta, due test qualsiasi. Nella realtà, potrebbero diventare improvvisamente le partite più importanti degli ultimi anni. Perché in mezzo c’è tutto: un possibile ripescaggio, una federazione da rifondare, una squadra da ricostruire. E soprattutto una domanda che resta lì: vogliamo davvero cambiare, o speriamo ancora che qualcosa ci salvi all’ultimo? L’Italia che verrà passa tutta da qui.
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    34 min
  • CONTROLUCE - Ep. 8 | Nazionale: eclissi totale
    Apr 2 2026
    L'Italia è fuori dal Mondiale. Di nuovo. L’ottava puntata di Controluce, “Nazionale: eclissi totale”, parte dalla notte di Zenica e dalla sconfitta contro la Bosnia, che condanna l’Italia al terzo Mondiale consecutivo mancato dopo quelli del 2018 e del 2022. È il punto più basso di un ciclo lungo dodici anni. E non può più essere considerato un incidente.

    La puntata ricostruisce la partita: il vantaggio iniziale firmato da Kean, l’espulsione di Bastoni che cambia l’inerzia del match, la gestione difensiva scelta da Gattuso e il progressivo arretramento della squadra. Fino al pareggio subito nel finale e al crollo ai rigori, con gli errori di Esposito e Cristante. Dal campo si passa alle responsabilità tecniche. La gestione dell’inferiorità numerica, le scelte nelle convocazioni, l’assenza di un’identità di gioco chiara. La “cura Gattuso”, cercata per dare carattere alla squadra dopo l’era di Spalletti, ha prodotto una Nazionale più fisica ma meno organizzata, incapace di reggere la pressione e di gestire il possesso nei momenti decisivi.

    L’analisi si allarga poi al sistema. La mancata qualificazione ha un impatto economico rilevante, tra premi FIFA persi e contratti commerciali ridimensionati. E apre inevitabilmente un tema politico, con la posizione del presidente Gravina sempre più in discussione. Ma il punto centrale resta strutturale: il problema dei vivai, la scarsa valorizzazione dei giovani italiani e una Nazionale che attinge da un bacino sempre più limitato. Senza interventi concreti, il rischio è che l’assenza dai grandi tornei diventi la normalità.

    C’è infine una questione culturale. Un’intera generazione sta crescendo senza vedere l’Italia ai Mondiali. Un vuoto che incide sulla percezione del calcio e sulla sua capacità di attrarre nuovi tifosi. “Nazionale: eclissi totale” prova a tenere insieme tutti questi livelli: cronaca, analisi tecnica e responsabilità istituzionali. Perché questa volta non basta parlare di sconfitta. Qui si tratta di capire da dove ripartire.
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    41 min
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