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Una casa di ferro e di vento

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Una casa di ferro e di vento

Di: Lorenzo Bonini, Paolo Valsecchi
Letto da: Silvia Siravo
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A proposito di questo titolo

Della grande fabbrica non resta più niente, e Villa Badoni è ormai irriconoscibile. Eppure per Marta, ultima discendente della famiglia, quella grande casa è ancora un luogo dell'anima, il palcoscenico su cui, per decenni, si sono dipanate le esistenze delle sorelle Badoni. Come Laura, la primogenita ribelle e amante della libertà, che dopo essere scappata in America per amore di un intellettuale antifascista torna a casa col cuore spezzato ma lo spirito indomito. Come Sofia, alla quale uno sfortunato incidente sottrae troppo presto l'uomo della vita. Come Piera, anima fragile e solitaria, che riesce a esprimersi davvero solo grazie alla poesia. E come Adriana, che dedica la giovinezza all'impresa di famiglia, per poi compiere una scelta apparentemente sconvolgente…

Al centro di questo microcosmo tutto al femminile si staglia lui, il patriarca, Giuseppe Riccardo Badoni: l'imprenditore visionario dall'ambizione sfrenata, che grazie al ferro prodotto dai suoi stabilimenti di Lecco diventa protagonista dell'industrializzazione del Paese e della ricostruzione del secondo dopoguerra; il padre amorevole di undici figlie, che però non riuscirà mai ad accettare la tragica morte dell'unico erede maschio, designato alla guida dell'azienda; l'uomo che non si è mai concesso un momento di debolezza e che tuttavia ha affidato i suoi segreti più intimi alle pagine di un diario, lo stesso diario che adesso è tra le mani di Marta.

Così, attraverso le voci delle donne di casa Badoni, prende vita la storia intima di una famiglia straordinaria che ha attraversato il Novecento italiano.

©2024 Nord (P)2025 Adriano Salani Editore
Narrativa contemporanea Narrativa di genere Saghe

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Più rilevanti
Bellissimo questo romanzo che attraversa la storia di una famiglia e un secolo di storia. Ho amato l'inizio di ogni capitolo introdotto da alcuni versi delle poesie di Piera Badoni, una delle figlie del protagonista e ancora di più l'analisi dei personaggi principali che ad uno ad uno sì guardano nel profondo mettendo a nudo le loro anime. Il fatto che tutto sia documentato, naturalmente anche romanzato, rende le vicende ancor più interessanti. La lettura di Silvia Siravo davvero intensa, le frasi in dialetto non proprio perfette ma si può accettare.

Bellissimo romanzo

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Mi è piaciuta molto la storia di questa famiglia nonostante le sue tristi vicissitudini e anche l’ambientazione del romanzo.

Il modo dí scrivere di questi autori.

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Consiglio l’ascolto per la bella lettura e la buona scrittura. Non conoscevo nulla di questa storia e l’ho apprezzata. In sintesi definisco il libro Piacevole e interessante

Interessante

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bella voce narrativa, bella la storia della famiglia, avvincente romanzo di una famiglia importante per l Italia

emozionante

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E' molto difficile per me concordare con Adriana che verso la fine dice che GRB è stato un "bravo padre".
Non lo era proprio per niente, a mio parere.
Si, potrebbe sembrare un padre attento, pieno di progetti, pieno di orgoglio e testardo, un gran lavoratore indubbiamente, ma anche un povero cieco.
Cieco nell'anima, non certo negli occhi.
La peggiore cecità possibile.
Non ha mai "visto" veramente i suoi figli, ma li ha solo "guardati" crescere, pensando di avere il diritto di pilotarne esistenze, carriere, desideri e sogni.
Undici figlie femmine e 1 solo maschio che si porta via la prima guerra.
Contava solo il figlio maschio, per GRB, il resto era "pubblico per gli applausi", gente sicuramente utile per contorno, ma che doveva tenere testa ad una volontà schiacciante e dal peso impossibile da sostenere.
Non riuscendo ad elaborare mai completamente il lutto del figlio, prosegue nel lavoro, indomito e inarrestabile come una locomotiva, grandi successi e tanto tanto tantissimo denaro per l'epoca vissuta da questa "dinastia" Badoni.
La sua immensa protervia non lo lascia neanche rinunciare al figlio maschio , visto che la figlia Adriana (che lui ha fatto studiare da ingegnere, perchè lo voleva lui, ovviamente!) non basta a placare l'ego di GRB, e questo figlio maschio di "seconda scelta" secondo il suo volere si reincarna nella figura del nipote, figlio di una delle sue figlie, preso in casa con lui, tolto ai suoi genitori perfino anagraficamente imponendogli il doppio cognome, facendogli forzatamente percorrere la strada che il suo adorato Vittorio ( il figlio morto in guerra, appunto) avrebbe dovuto fare.
Un ragazzino che negli anni verrà pilotato come una marionetta verso la carriera e il destino che era destinato a suo figlio, ovvero succedergli come Grande Capo quando lui avrebbe mollato il comando della fabbrica.
Come dire che in mancanza di un figlio maschio, si è "accontentato" del nipote.
Ma anche il nipote dopo tanti meritatissimi successi, si chiede se quella era veramente la vita che lui avrebbe voluto per sé stesso.
GRB domina, su tutto e su tutti, sempre, comunque, ovunque .
Non è una bella persona GRB, ma nessuno osa dirglielo in faccia.
L'unica che glielo dimostra senza parole e con i fatti, è proprio la figlia Adriana , ma lui non capisce ugualmente, come aveva previsto lei.
Indubbiamente è un bel libro, io amo le saghe di famiglia.
La storia è avvincente, ben scritta e la lettura è decisamente piacevole, ma mentre ascoltavo, mi veniva da pensare al perchè nessuno gliene abbia mai dette quattro in faccia, ma erano altri tempi, chissà...
GRB ha vissuto molto, lavorato moltissimo, guadagnato tantissimo, ma alla fine è un poveretto con l'anima arida come il deserto, è un immenso egoista, e umanamente non è per nulla una bella persona.


La vita, i soldi, la felicità, la serenità

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