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La migliore bugia

Di: Francesco Caringella
Letto da: Francesco Saverio De Angelis
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È un torrido luglio quando Gilda Orefice, pensionata scorbutica e solitaria, viene ritrovata senza vita nel suo appartamento in centro a Bari. Sembra morte naturale – la casa è in ordine e il cadavere composto – ma la giovane piemme Elisabetta Ciraci ha la sensazione che la scena sia troppo perfetta, e ordina l'autopsia. Il referto è inequivocabile: strangolamento. L'indagine corre, e i sospetti si concentrano su Giovanni Campanaro, un commercialista molto noto in città, la cui deposizione mostra contraddizioni sospette. Gli inquirenti tentennano, poi si convincono ad arrestarlo. Non ha dubbi invece Enrico Martucci, il vecchio avvocato che ne assume la difesa: che il suo assistito sia innocente a lui non interessa, basta che lo sembri, e giusto per il tempo del processo.

A presiedere la giuria c'è Virginia Della Valle, un magistrato di lungo corso che conosce il diritto quanto l'anima degli imputati. Eppure nemmeno lei riesce a decifrare l'enigma Campanaro. Mentre le versioni e le controversioni si susseguono sulla sedia dei testimoni, nella sua mente si addensa un terribile dilemma: meglio rischiare di assolvere un colpevole, o di condannare un innocente? Francesco Caringella torna a raccontare i meccanismi e i cortocircuiti della nostra Legge, ma anche la fatica, i sogni e i fantasmi dei suoi giudici, in una storia piena di specchi e ombre.

©2022 Mondadori (P)2022 Mondadori
Legale Narrativa di crimini Noir Thriller e suspense

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Tutte le stelle
Più rilevanti
Ben orchestrato e molto ben narrato. Un binomio che rende questo romanzo gradevole e scorrevole, nonostante la tematica.

Consigliato!

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"La migliore bugia" è un legal thriller che si distingue per l'accuratezza e l'intensità delle parti legali, che risultano il vero punto di forza del libro. Tuttavia, l'intreccio e i dialoghi non riescono a mantenere lo stesso livello di eccellenza, risultando a tratti prevedibili e piatti. Nonostante queste debolezze, il romanzo resta un'esperienza appagante per gli amanti del genere, grazie alla qualità delle scene in tribunale soprattutto quella finale.

Un legal thriller potente, ma con qualche sbavatura narrativa

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Molto bello: costruito bene, molto razionale ma coinvolgente anche grazie all'ottimo stile di lettura.

Ottima costruziond

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Il romanzo è ben scritto e la storia di snoda credibile ed interessante. L'ho apprezzato, solo, verso la fine, ho trovato un po' logorroiche le, arringhe di pubblico ministero e avvocato difensore, o per meglio dire, un po' ripetitive. Ma nel complesso un bel romanzo.

Appassionante

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L'autore conosce il processo, conosce le sue dinamiche dilemmatiche, la ridda di menzogne, che possono ottundere la verità, persino le menzogne dette per paura che la verità sia troppo debole, nella sua indifesa nudità.
Sa che il collegio decidente, e il Presidente della Corte d'Assise, specie nel caso in cui si debba stabilire se sussista la colpevolezza di un imputato per omicidio, deve essere in grado di prendere le giuste distanze dalle domande suggestive, dalla tendenziosità capziosa di certe affermazioni, sa che i testimoni devono essere attendibili; sa, inoltre, che l'avvocato della difesa deve credere al suo cliente, se vuole vincere.
Deve credergli ciecamente.
In questo romanzo corale di Francesco Caringella, uno stimato commercialista barese, un padre di famiglia, all'apparenza timorato di Dio tanto da frequentare regolarmente la chiesa ogni domenica, persino pietoso verso i clienti anziani, alle cui necessità sovviene ben al di là dei suoi rapporti professionali, viene accusato dell'assassinio di uno di questi: si tratta di Gilda Orefice, una vedova ottuagenaria e facoltosa, secondo alcuni un'usuraia.
Il pubblico ministero, Elisabetta Ciraci, è convinto di aver stilato un capo dimputazione ineccepibile, benché un'aura di fascinosa luminescenza, quella del suo passato di fulgente rampollo di famiglia agiata, trasfiguri il giovane e aitante commercialista in un uomo perseguitato dalla legge, macchiato nell'onore.
La Ciraci sa bene di dover sostenere un'accusa ardua all'interno di un processo solo indiziario.
Non sarà semplice per lei contrastare la Iena, l'abile avvocato Martucci, che cercherà di indirizzare e spostare l'attenzione dei giudici e dei giurati verso altre possibili plausibili piste, tali da allontanare i sospetti dall'imputato.
Intorno a questa vicenda centrale, si dipanano poi quelle personali dei protagonisti del processo.
Riuscirà il Presidente della Corte d'Assise, Virginia della Valle, che ha sacrificato tutta la sua vita all'esercizio della funzione giudicante, a riconquistare il marito Luigi, che da lei si è separato proprio per questa ragione?
Riuscirà la Ciraci a risolvere il conflitto latente con una madre onnipresente e lontana, giudice inflessibile dei suoi amori inconfessabili?
Riuscirà l'avvocato Martucci a riconquistare l'amore filiale di sua figlia Fiorenza?
Riuscirà la moglie del commercialista, Giovanni Campanaro, a rispettare il giuramento di fedeltà rivolto al marito il giorno del matrimonio?
Gli starà accanto, incinta del sesto figlio, nella cattiva sorte fino alla fine o gli volterà le spalle, perché il dubbio avrà infranto in lei anche il monolite cristallino di quel sacrale voto d'amore eterno?
La Bari di via Dalmazia e del Lungomare solido come un bastimento e sognante come i vapori delle sue albe rosate, con i suoi caseggiati slanciati, quasi insensibili alle gradazioni della salsedine, e quelle finestre che si spalancano su orizzonti attraversati dai colori cangianti di un mare umorale, come i personaggi di questo romanzo, è la sua protagonista segreta; è ben più di uno scenario o di una quinta atta ad ospitare un complesso gioco di parti.
Le parti, si sa, si giocano nel processo come nella vita.
Un giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno ha cominciato a coltivare il culto del dubbio, anche nei suoi articoli, solo perché si è scoperto innamorato della Della Valle, la Presidente della Corte d'Assise, che dovrà giudicare Campanaro e che al dubbio ha sacrificato tutto, persino il suo matrimonio.
Il giornalista alla ricerca del sensazionalismo è diventato cauto e garantista per amore, forse fino all'eccesso.
Ma che garanzie ha dato il culto del dubbio alla Della Valle, che donna è diventata?
Può ancora sperare che un nuovo amore la sottragga al grigiore dei giorni avvenire, alla sua vita alla deriva, in cui l'unica certezza è, paradossalmente, il processo?
Chi ama la giustizia e persino le sue contraddizioni non può non leggere questo romanzo.
L'ha scritto un uomo di legge, che conosce le aule di giustizia, il diritto, la vita e con la penna vuole tracciare un caleidoscopio di sentimenti, che le aule di tribunale amplificano e sviscerano, nella realtà di tutti i giorni, con la cadenza inesorabile delle fasi processuali.
Coloro che hanno frequentato le aule di un tribunale penale sanno bene cosa accade tra quelle pareti senza orpelli, spaventosamente uniformi, dove persino l'indicibile deve essere raccontato: l'uomo dietro una sbarra, l'uomo ammanettato e prostrato e tutto il clamore, l'indifferenza, lo sdegno, il conforto, la pietà, i giudizi che egli suscita intorno a sé interrogano l'uomo, anche quello comune, non solo il giurista, sul senso di quel crocefisso alle spalle del giudice.
Pochi sono in grado di raccontare questi drammi dell'umano e del disumano, del detto, del non dicibile, dell'omesso, della menzogna travestita da verità, della verità ferita da impalcature ben costruite dall'abilità di difensori, che conoscono bene i meccanismi del processo, sfruttandone le lentezze, le imprecisioni, le regressioni.
Pochi saprebbero raccontare davvero i drammi segreti del processo penale.
Francesco Caringella è riuscito a rappresentare, con la sua penna appassionata, tutto questo.
Molto più di questo.
Perché nel processo c'è una parte della sua vita.
E nel gioco delle parti egli rimane giudice autentico, pur essendo scrittore, in bilico tra dubbio ed esercizio ragionevole della funzione giurisdizionale.

La migliore bugia,il gioco delle parti, il giudice

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