Guida al delitto per mercanti d'arte
Freya Lockwood, Vol. 1
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Alessandra De Luca
A proposito di questo titolo
Freya Lockwood e Arthur Crockleford non si parlano da una vita. Per anni hanno girato il mondo a caccia di antichità rubate e ricettate sul mercato nero, lui l'esperto e lei entusiasta apprendista; poi un incidente, avvenuto al Cairo, li ha divisi. Oggi Freya abita a Londra ed è una cinquantenne divorziata con la sindrome da nido vuoto mentre Arthur è un anziano antiquario rintanato in un paesino del Suffolk. Una mattina di maggio, Freya riceve da sua zia Carole una telefonata: Arthur è morto, caduto dalle scale del suo negozio. Una fatalità, per la polizia, ma a chi basta un colpo d'occhio per distinguere un falso da un originale alcune piccole incongruenze suggeriscono una verità diversa. Così Freya, tornata nel Suffolk dopo più di vent'anni, decide di indagare con l'aiuto di zia Carole.
Guidate da un forte intuito e una curiosità inarrestabile, oltre che da una lettera sibillina e quaderni zeppi di numeri nascosti per loro da Arthur prima di passare a miglior vita, Freya e l'eccentrica zia approdano a un raduno per appassionati di antiquariato in una decadente dimora di campagna. Lì, però, i convitati sembrano tutti recitare una parte, e i pezzi esposti altro non sono che delle riproduzioni. Mentre fuori imperversa il temporale, nelle antiche stanze gli ospiti tramano e si studiano a vicenda, e il secondo giorno un uomo viene trovato morto sul pavimento del salotto. Per capire cosa sta succedendo, e in quali loschi giri si era cacciato Arthur, Freya e Carole dovranno rispolverare ricordi sopiti e dolorosi, e accettare che forse, in fondo, il caro Arthur non era chi pensavano.
©2025 Mondadori Libri (P)2025 Mondadori LibriGiallo cervellotico
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Noioso e un po' scontato
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Non è la prima volta che mi imbatto in un libro del genere e la prima domanda che sorge spontanea è: come ha fatto a farlo pubblicare ?
Poco importa che possa essere scritto bene, per quello basta un buon correttore di bozze o una buona maestra elementare, ma un romanzo, un giallo, dovrebbe avere qualcosa in più.
Qui siamo nel deserto: inizia come un giallo internazionale, si trasforma in un giallo di maniera, involve in un tentativo di giallo della stanza chiusa, poi tracima nel noir spionistico e, alla fine, diventa la sceneggiatura di una puntata di Scooby Doo.
La storia è dozzinale, mal accroccata e sviluppata peggio: a pagina 10 si capisce già cosa sia successo, anche se non si sa nemmeno il nome dei personaggi.
I personaggi, indimenticabili. Quattro donne stereotipate: una è stupida come un sasso, anche se la scrittrice cerca di spacciarla per una genio (la protagonista), una è un’oca giuliva (sua zia), una è Lara Croft stronza (Bella), e una è l’infermiera assassina scema (la figlia).
Gli uomini non sono da meno. L’assassino, cretino come un cespo di lattuga, l’avvocato, cretino come un cespo di lattuga, l’eroe, cretino come un cespo di lattuga, l’ex marito, cretino come un cespo di lattuga. Ma tutti, rigorosamente, maschilisti, testosteronici e aggressivi.
Ovviamente alcune cose sono totalmente insensate: perché il defunto lascia una lettera con la quale fa iniziare una caccia al tesoro da bambini, ma dove non spiega nulla ? Devi dire qualcosa, dilla. Tanto hai già detto troppo, l’unica cosa che manca sono i nomi. Poi l’introduzione: non serve a nulla. Nemmeno a confondere le idee. Poi l’atteggiamento dei personaggi: tutti sgarbati, diretti, inutilmente violenti fino al momento in cui la violenza deve sfociare in un atto, quando poi si tirano indietro. Ma fanno tutti finta di nulla: una cuoca che non sa cucinare e nessuno che si insospettisca; tutti che minacciano tutti esplicitamente e la protagonista non ci fa caso; si parla di un mondo da malavita ma i personaggi battibeccano fra loro come comari acide, come se Toto Riina fosse andato a casa di Falcone ad insultarlo, spiattellandogli tutto, e poi avesse finito con il dirgli: “devi smetterla di avercela con me, altrimenti mi arrabbio !”
In realtà è tutto molto peggio di così: il libro è ad un passo dall’essere comico, ma l’involontarietà dell’assurdità dei contenuti lo rendono grottesco.
Quindi torniamo alla domanda iniziale: come ha fatto a farselo pubblicare. E si tratta di una serie!
Soprassediamo sugli sproloqui su uccelli di terracotta del valore di centinaia di migliaia di sterline (ma, anche fosse vero, non ditelo, che poi la gente vi prende per il culo), ma il fatto che in Inghilterra sia pieno di gente che può permettersi di pagare 100 mila sterline per un uccello in terracotta vintage, ma non sa riconoscere se si tratti di un falso e paga senza verificare prima. Del resto se uno può spacciarsi per Lord senza che nessuno si accorga che è un nome falso, allora va bene tutto.
In questo giallo alla Mel Brooks non si salva nulla: non si salva la scrittura (ottocentesca, ma brutta), la traduzione (sembra tradotto negli anni 60), l’ambientazione (un miscuglio fra 1920 e 1980, ma datato 2020 e oltre), la lettura (sembra di sentire le istruzioni del montaggio di un mobile Ikea lette dalla IA). In sintesi arrivare alla fine è solo un modo per vedere quanto si può scrivere male e vedersi pubblicato e distribuito un libro anche all’estero. Adesso aspettiamo con ansia che scriva, male, anche il manuale su come possiamo fare tutti a scrivere e pubblicare un libro.
E' COME FILM DI ORORE!
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