Ogni settimana arrivano su Audible nuovi titoli, nuove voci, nuove storie pronte a catturare la nostra attenzione: un’offerta entusiasmante, certo, ma anche potenzialmente travolgente quando si tratta di decidere da dove iniziare.
È proprio da questa consapevolezza che nasce l’idea di questa selezione. Come redattrici del blog di Audible, abbiamo il privilegio (e il piacere!) di esplorare costantemente il catalogo, lasciandoci sorprendere dalle uscite più recenti e dalle produzioni originali più interessanti. Ascoltiamo, scegliamo, confrontiamo — e, soprattutto, ci appassioniamo. Per questo abbiamo deciso di raccogliere, mese dopo mese, i titoli che più ci hanno colpito tra le novità: quelli che ci hanno tenuto incollate alle cuffie, che ci hanno emozionato, fatto riflettere o semplicemente regalato qualche ora di puro intrattenimento.
In questa selezione troverai quindi una proposta personale e curata, lontana da classifiche impersonali o algoritmi: sono consigli autentici, nati dall’ascolto diretto e dal desiderio di condividere il meglio che abbiamo scoperto. Dai grandi nomi della narrativa alle voci emergenti, dai thriller più avvincenti alle storie intime e toccanti, ogni titolo ha qualcosa di speciale da offrire.
Se non sai cosa ascoltare o semplicemente hai voglia di scoprire qualcosa di nuovo, sei nel posto giusto: lasciati guidare dai nostri consigli e trova il tuo prossimo ascolto preferito.
I nostri ascolti suggeriti tra le novità di settembre 2026
La nostra selezione di settembre 2026
Una volta ci si metteva insieme; poi, eventualmente, ci si lasciava. Oggi, prima ancora di capire se stai con qualcuno, devi attraversare una giungla semantica fatta di "situationship", frequentazioni, esclusività mai dichiarate, visualizzati strategici, ghosting, orbiting che ai nostri genitori sarebbero sembrati più termini da fantascienza che modi di stare insieme.
A volte ti amo, di Matteo Lancini, parte proprio da qui: da una generazione che sembra desiderare moltissimo l’amore, purché l’amore non pretenda troppo. Non troppa dipendenza, non troppa vulnerabilità, non troppe rinunce, possibilmente nemmeno troppe domande del tipo “noi cosa siamo?”. Il problema, naturalmente, è che l’intimità funziona male in modalità aereo. Lancini, psicologo e psicoterapeuta che da anni osserva adolescenti e giovani adulti, prova a leggere tutto questo senza il solito ritornello del “ai miei tempi”.
Ed è probabilmente la cosa che ho apprezzato di più. Dietro relazioni intermittenti, iperconnessione, gelosie digitali e paura dell’impegno non vede una generazione incapace di amare, ma persone cresciute nel mito dell’autonomia assoluta che, quando incontrano l’altro, scoprono una verità piuttosto scomoda: amare significa anche dipendere. Almeno un po’.
Io l’ho ascoltato con quella strana sensazione che si prova quando pensi di stare cercando di capire “i giovani” e, qualche capitolo dopo, ti accorgi che il libro ha iniziato a parlare anche di te. A rendere l’ascolto ancora più efficace è lo stesso Lancini alla voce: sembra meno un manuale e più una lunga conversazione con qualcuno che conosce bene tutte le nostre sofisticatissime strategie (che non sempre, o quasi mai, funzionano) per evitare di farci male. Se hai figli adolescenti o giovani adulti, ascoltalo. Se sei stato adolescente qualche decennio fa e pensi che tutto questo non ti riguardi più, ascoltalo lo stesso. Potresti scoprire che cambiano le app, ma certe complicazioni sentimentali restano decisamente analogiche.
Ci aveva già sorpreso Amélie Nothomb, all’epoca del suo boom letterario, quando la vedevamo comparire alle presentazioni dei suoi libri agghindata in abiti très extravagants, a sottolineare, oltre al suo talento letterario, anche l’unicità della sua persona. Così Mira Valentin, scrittrice fantasy di punta in Germania, sta conquistando anche il mercato internazionale, non solo per l’abilità nel descrivere mondi immaginari infarciti di epica fantasy classica, ma anche per il modo in cui gioca con i suoi look alle presentazioni dei libri, vestendo, di volta in volta, i panni di una vichinga o di protagonisti dei suoi romanzi. Ci ho ritrovato tutti gli elementi classici del fantasy – elfi, umani problematici che si innamorano di principesse elfiche, antiche profezie che si avverano e dalle quali bisogna stare bene in guardia – eppure il susseguirsi della trama ha un ché di magico e di unico, tanto che non si può smettere di ascoltare. Merito anche della voce narrante, magistrale, di Alberto Onofrietti. Mira Valentin fa parte di Weltenbauer3, il collettivo di autori che, non a caso, si definisce “costruttori di mondi”. Ti consiglio di ascoltare i due titoli del mese della saga di Enyador e quello firmato dal collettivo: La prova
Non so voi, ma io, davanti alla parola “entomologia”, fino a ieri pensavo più o meno a qualcuno che passa le giornate a catalogare coleotteri. Poi è arrivata June McFlynn e ho scoperto che mosche, larve, terriccio e insetti possono raccontare un delitto con una precisione che farebbe impallidire parecchi testimoni oculari. June è un’entomologa forense, consulente del tribunale di Catania, italoamericana ma siciliana praticamente da sempre, e ha fatto della scienza il suo personale sistema per mettere ordine nel caos. Quando una madre e una figlia scompaiono nel nulla, però, l’indagine comincia a toccare qualcosa che riguarda molto da vicino anche lei. E da lì L’eremo dei folli smette presto di essere soltanto un giallo. La cosa che mi ha conquistata è che l’entomologia forense qui non è il classico ingrediente stravagante aggiunto per rendere più sexy un’investigatrice. Agnese Messina è laureata in Biologia e ha studiato davvero questa disciplina prima di inventare June: e si sente. La scienza entra nella storia attraverso i dettagli, le tracce minuscole, tutto quello che normalmente calpesteremmo senza neanche accorgercene. Ma soprattutto mi piace June: razionale, spigolosa, abituata a osservare gli altri al microscopio e decisamente meno preparata quando sotto la lente finisce lei stessa. Intorno, una Sicilia lontana dalla cartolina – luminosa, sì, ma anche inquieta e contraddittoria – che diventa parte integrante del mistero.
Essendo un’esordiente, Messina aveva parecchie occasioni per strafare. Invece costruisce un thriller psicologico che si lascia ascoltare senza bisogno di inseguire il colpo di scena ogni tre minuti. E la voce di Anna Charlotte Barbera accompagna bene questo equilibrio tra indagine e parte più intima del personaggio. Se, come me, hai consumato abbastanza serie crime da pensare di poter ormai entrare indisturbata in una scena del crimine, L’eremo dei folli potrebbe ridimensionare le tue ambizioni: scoprirai che la soluzione, forse, era in quella mosca che non avevi neanche notato.
È sulla bocca di tutti. Ci sta rubando il lavoro. Si sta facendo sempre più spazio nelle nostre vite e, non solo: l’intelligenza artificiale, stando a recenti studi più o meno attendibili, sta persino sviluppando un linguaggio segreto dietro le quinte dell’umano. Se tutto questo non bastasse a stimolare le nostre ghiandole surrenali, potremmo far entrare in campo anche un nuovo filone letterario che avrà – non c’è bisogno di dirlo – sempre più spazio: la narrativa con protagonista l’intelligenza artificiale. Si è cimentato con questo nuovo trend anche il talentuoso Edward Ashton, autore di Mickey 7, sì, proprio quello che Pattinson, in Mickey 17, ha reso memorabile, con un nuovo romanzo sci-fi che mette l’IA al centro. Come in Mickey 7, anche in Mal entra in guerra il protagonista si ritrova, suo malgrado, a vivere “dentro” un corpo che non è suo: il corpo di un cyborg. Peccato che anche lui, Mal, non sia propriamente un umano, ma un’IA che verrà, sempre suo malgrado, coinvolta in una guerra tra Federali modificati e potenziati e puritani Umanisti. Apocalittici e integrati, avrebbe detto Umberto Eco, ma questa è un’altra storia.
Ascoltarlo ti farà prevedere un futuro non troppo immaginario: parola di audiolibraia.
Alzi la mano chi, dopo aver visto per l’ennesima volta il prezzo di un trilocale a Milano, Roma o Barcellona (🙋♀️), non ha mai aperto un sito immobiliare e digitato qualcosa tipo “casale da ristrutturare in campagna”, o sognato su Instagram con i tipici video in stile “mi sono comprato casa da 1€ in un paesino della Puglia rurale, l’ho ristrutturata e ora produco il mio olio DOP km 0” . Eccola lì: la casa enorme, il giardino, magari persino un fienile per fare ritiri di yoga. Costa meno di un monolocale in città e per qualche minuto ti sembra perfettamente ragionevole mollare tutto, trasferirti nel nulla e imparare, già che ci sei, a restaurare infissi del Settecento o fare formaggi di latte di pecora.
I protagonisti di Una splendida rovina, di Vincenzo Latronico, quel clic lo fanno davvero. Sono due trentenni, si incontrano, si innamorano e finiscono per investire soldi, energie e aspettative in un’enorme casa malridotta nell’ex Germania Est: quarantasei stanze, niente riscaldamento, soffitti che crollano e il progetto, meravigliosamente sproporzionato, di trasformarla in una specie di comune artistica. Naturalmente sappiamo già che qualcosa andrà storto, è scritto nel titolo. Latronico infatti non costruisce suspense intorno al se il sogno fallirà, ma intorno al perché abbiamo così disperatamente bisogno di credere che possa funzionare. Io ci ho ritrovato una delle cose che mi piacciono di più della sua scrittura: la capacità di prendere desideri molto contemporanei – scappare dalle città diventate troppo care, lavorare diversamente, vivere in modo più autentico, non fare la vita dei nostri genitori – e guardarli abbastanza da vicino da farne emergere anche le contraddizioni. Perché la casa da ristrutturare è una casa, certo, ma è anche la relazione, il futuro, l’idea che abbiamo di noi stessi. E prima o poi qualcosa comincia a perdere acqua.
Te lo consiglio soprattutto se, almeno una volta, hai fantasticato di cambiare vita comprando un rudere in mezzo al verde. Dopo potresti continuare a desiderarlo, certo, ma probabilmente controllerai meglio lo stato del tetto.
Se fai parte (anche tu) di quella schiera di donne che si innamorano perdendosi letteralmente dietro al partner, che tendono a sviluppare una certa dipendenza emotiva e che, nonostante tutto, faticano a liberarsene – nemmeno quando hanno raggiunto posizioni professionali al top – allora Donne che amano troppo è il titolo da mettere in play e in replay, come si faceva prima degli anni 00 con i nostri long play. Pubblicato per la prima volta nel 1985, questo bestseller di self-help ha aiutato tre generazioni di donne a riconoscere e spezzare la tagliola dell’amore quando viene (erroneamente) percepito come un rifugio atomico contro i mali del mondo oppure, peggio ancora, come un luogo di salvataggio che la donna, nemmeno fosse Pamela Anderson, si sente chiamata a offrire al primo capitato di turno.
Io ci ho trovato dentro più di una pepita d’oro. Te lo consiglio.
Audible Blog in Italia: i consigli delle due "audiolibraie"
Se non sai cosa ascoltare oggi, segui il Blog di Audible Italia: tra narrativa e saggistica offre consigli curati su thriller, attualità e temi contemporanei, con uno sguardo editoriale umano e indipendente dalle logiche algoritmiche.












