Ogni settimana arrivano su Audible nuovi titoli, nuove voci, nuove storie pronte a catturare la nostra attenzione: un’offerta entusiasmante, certo, ma anche potenzialmente travolgente quando si tratta di decidere da dove iniziare.
È proprio da questa consapevolezza che nasce l’idea di questa selezione. Come redattrici del blog di Audible, abbiamo il privilegio (e il piacere!) di esplorare costantemente il catalogo, lasciandoci sorprendere dalle uscite più recenti e dalle produzioni originali più interessanti. Ascoltiamo, scegliamo, confrontiamo — e, soprattutto, ci appassioniamo. Per questo abbiamo deciso di raccogliere, mese dopo mese, i titoli che più ci hanno colpito tra le novità: quelli che ci hanno tenuto incollate alle cuffie, che ci hanno emozionato, fatto riflettere o semplicemente regalato qualche ora di puro intrattenimento.
In questa selezione troverai quindi una proposta personale e curata, lontana da classifiche impersonali o algoritmi: sono consigli autentici, nati dall’ascolto diretto e dal desiderio di condividere il meglio che abbiamo scoperto. Dai grandi nomi della narrativa alle voci emergenti, dai thriller più avvincenti alle storie intime e toccanti, ogni titolo ha qualcosa di speciale da offrire.
Se non sai cosa ascoltare o semplicemente hai voglia di scoprire qualcosa di nuovo, sei nel posto giusto: lasciati guidare dai nostri consigli e trova il tuo prossimo ascolto preferito.
La nostra selezione di ottobre 2026
Alicudi è una delle mie isole preferite. Minuscola, verticale, selvatica, orgogliosa. Per questo mi ha conquistata subito l’idea che Marta Lamalfa avesse scelto proprio questo piccolo scoglio delle Eolie per il suo debutto narrativo. Ma l’Alicudi di L’isola dove volano le femmine non è quella che oggi guardiamo incantati dal traghetto: siamo nel 1903 e per chi ci vive l’isola è soprattutto fame, fatica, isolamento e un destino dal quale sembra quasi impossibile scappare. Al centro c’è Caterina, poco più che bambina, che dopo la morte della gemella Maria deve trovare un modo per esistere senza la persona che fino a quel momento le aveva fatto da specchio; intorno a lei si muove un’intera famiglia ferita dal dolore, mentre sull’isola cominciano ad accadere cose strane: la segale è diventata nera e chi la mangia ha visioni. È da un episodio realmente tramandato nella storia di Alicudi – la contaminazione della segale e le allucinazioni collettive associate al pane – che Lamalfa parte per intrecciare storia e folklore, realtà e leggenda, fino alle majare, le donne che secondo i racconti dell’isola volavano libere nella notte.
E qui, per me, sta il fascino del romanzo: sud e magia sono sempre un’accoppiata a cui faccio fatica a resistere, soprattutto quando il soprannaturale non serve semplicemente a rendere più suggestiva la storia, ma diventa il linguaggio attraverso cui i personaggi riescono a immaginare una possibilità di cambiamento. Per Caterina, quelle donne che volano rappresentano soprattutto ciò che sull’isola sembra inconcepibile: essere libere di scegliere chi diventare.
La scrittura di Lamalfa è estremamente visiva, quasi fotografica, e allo stesso tempo si muove come una danza tra i diversi personaggi. Ne viene fuori un romanzo corale fatto di dolore e perdita, ma anche di piccoli gesti di ribellione contro ciò che “si è sempre fatto così”. Se anche tu hai un debole per le isole selvagge, le saghe familiari, il folklore del Sud e le donne che provano a sottrarsi al destino che qualcun altro ha scritto per loro, direi che puoi fidarti.
È a Steinbeck che rivolgiamo subito il nostro pensiero quando sentiamo la parola “furore”, almeno quelli di noi che l'hanno letto: il suo romanzo capolavoro. E chi l'ha letto non può – per certo – uscirne indenne. Ma il furore è anche quello che la scrittrice italiana Valentina Mira - sempre in prima linea nella narrazione di trame che davvero valgono la pena di essere narrate e ascoltate - prende come filo conduttore che guida la deriva dei suoi protagonisti. È una deriva eterodiretta, però, non alla maniera dei situazionisti: è piuttosto la deriva di fronte alla quale molti ragazzi, oggi, protestano. I protagonisti sono alle prese con un destino precario, non la solita vecchia precarietà di fine anni '90: qui c'è molto di più. C'è tutta l'alienazione del digitale, per esempio, c'è anche un videogioco multiplayer online che fa da collante tra un lui – autista di una multinazionale che fa da Big Brother – e una lei, i cui sogni infranti di diventare scrittrice si infrangono sulla costa più che frastagliata della realtà.
Poi ci sono anche altri due protagonisti, un ex soldato e una studentessa di psicologia costretta a lavorare come cameriera per arrivare a fine mese, come si diceva un tempo. C'è insomma tutto quel sentimento che sì, Steinbeck chiamava furore e che noi, da bravi eredi degli anni '70, chiamiamo anche rabbia giovanile. Un romanzo più che attuale che, oltretutto, è profondo ma affatto pesante: te lo consiglio.
Chi l’ha detto che le rom-com sono fatte solo per essere lette sotto l’ombrellone ad agosto, mentre fantastichiamo su storie d’amore altamente improbabili? Se per te l’autunno coincide con l’inizio del letargo, il freddo ti ha già impigrito e la routine comincia a pesare più del piumone sul letto, forse è proprio questo il momento giusto per una fuga tropicale, anche solo in cuffia. A organizzartela ci pensa Portia MacIntosh, una che di commedie romantiche se ne intende parecchio. In Senza intoppici porta a Maui insieme a Holly, giornalista specializzata in matrimoni che di nozze, al momento, preferirebbe probabilmente non sentir parlare mai più: il suo fidanzato l’ha infatti piantata all’altare. Sì, livello Mr Big e Carrie Bradshow. Solo che, proprio mentre cerca di rimettere insieme i pezzi, il lavoro la rispedisce esattamente sull’isola dove avrebbe dovuto celebrare il suo matrimonio.
A questo punto entrano in scena un hotel da sogno, un salvataggio in piscina, un uomo molto attraente che si rivela essere — perché nelle rom-com il caos non arriva mai da solo — il fratellastro dell’ex, e uno dei miei espedienti romantici preferiti: la finta relazione. Holly e Theo decidono infatti di fingersi una coppia. Cosa potrebbe mai andare storto? MacIntosh mette insieme tutti gli ingredienti che cerco quando ho bisogno di un ascolto capace di alleggerirmi la giornata: equivoci, situazioni assurde, chimica, vecchi sentimenti che tornano quando non dovrebbero e nuovi sentimenti che arrivano quando sarebbe decisamente più comodo evitarli. Il tutto con abbastanza autoironia da ricordarci che sì, sappiamo benissimo come funzionano le rom-com. Ed è esattamente per questo che continuiamo ad amarle.
La parabola di vita di Erich Maria Remarque basterebbe – di per sé – a costituire materia viva per un romanzo o, di più, per un colossal che qualche produttore hollywoodiano potrebbe decidere di portare sul grande schermo. Già perché, quando leggiamo Remarque, c'è sempre, dietro alle sue parole, un tête-à-tête con la sua vita privata: come non ritrovare i suoi sentimenti dietro al protagonista di Niente di nuovo sul fronte occidentale, iciannovenne che, proprio come Remarque, viene letteralmente gettato in trincea in quella che fu una delle guerre più disperate del secolo?La notte di Lisbona, che ora puoi ascoltare su Audible con la voce narrante di Rocco Tedeschi, racconta la Seconda guerra mondiale attraverso lo sguardo di un fuggitivo o, per meglio dire, di un uomo che riuscì a liberarsi: il signor Schwarz. Signor Nero, che è un po' come dire Mario Rossi, perché avrebbe potuto essere chiunque di fronte alla crudeltà dei tempi di guerra. In cambio di due biglietti per New York, Schwarz racconta al narratore la sua fuga dalla Germania nazista e la disperata lotta per ricongiungersi alla donna amata. Di Remarque mi appassiona, da sempre, anche quella sua storia d'amore tormentata con Marlene Dietrich, ma questa, come si usa dire, è un'altra storia.
Chi segue questo blog da un po’ forse ricorderà che la storia di Cesare ci accompagna già da qualche anno. Nel 2023 avevamo intervistato sua mamma, Valentina Mastroianni, dopo l’uscita de La storia di Cesare: da allora abbiamo continuato a seguire il racconto di questo bambino e della sua famiglia, fino alla morte di Cesare, nel febbraio del 2025, a soli sei anni. Per questo Come la luce, così l’amore è un ascolto che per me ha inevitabilmente un significato particolare. Questa volta Valentina affida la storia a Stella, la gattina di Cesare; quando il suo bambino improvvisamente non c’è più, Stella non comprende dove sia andato e parte alla sua ricerca. Comincia così un viaggio fantastico in nove tappe — come le nove vite dei gatti — durante il quale incontra animali e figure guida e, poco alla volta, impara qualcosa che noi umani impieghiamo spesso una vita intera ad accettare: l’assenza non cancella necessariamente un legame, può costringerci, invece, a cercare un modo diverso di abitarlo. È un libro sul lutto, quindi, ma raccontato attraverso lo sguardo innocente di un animale e con una dimensione quasi fiabesca che gli permette di parlare anche di luce, memoria, gentilezza ed empatia. Mi ha colpito soprattutto questa scelta: non spiegare la perdita, non provare a darle un senso razionale, ma trasformarla in un percorso per imparare a vedere ciò che rimane quando una persona che amiamo non è più fisicamente accanto a noi.
A leggere l’audiolibro è la stessa Valentina e, in una storia così intimamente legata alla sua vita e a quella di Cesare, questo cambia inevitabilmente l’ascolto. Non è semplicemente un’autrice che interpreta il proprio testo: è una madre che presta la voce a una storia nata dall’amore per suo figlio, ed è difficile non sentirne tutta la potenza. In un anno in cui tra le mie letture e ascolti ho incontrato più volte storie che parlano di cura, gentilezza e capacità di entrare davvero in relazione con gli altri, questa è una di quelle che mi restano addosso. Perché Stella cerca Cesare oltre ciò che può vedere, ma forse il suo viaggio riguarda un po’ tutti noi: imparare che alcune presenze cambiano forma senza per questo smettere di esistere.
Ad allenare lo “sguardo” ci invita Francesca Albanese nel suo nuovo saggio-manifesto, narrato da lei stessa, a un anno dalla pubblicazione di Quando il mondo dorme. Allenare lo sguardo, anche di fronte a ciò che non vediamo perché occultato, smembrato, manipolato dalle informazioni e dall'opinione comune. Guardare alla Palestina, dunque, come occasione per imparare a vedere e a “fidarci dei nostri occhi”. Ogni capitolo del libro è costruito su un crescendo di verbi – le parole, mai dimenticare l'importanza delle parole – che sono anche un invito a riappropriarcene: criticare, sognare, resistere, emanciparsi, tra gli altri. L'audiolibro La luce del risveglio è narrato dalla stessa Francesca Albanese: una ragione in più per ascoltarlo. Pensiamo a Gaza, sempre.
Non so se sia davvero un problema generazionale, ma ho la sensazione che la sindrome dell’impostore abbia accompagnato parecchi millennial come me fin dall’ingresso nel mondo del lavoro. Forse perché ci siamo formati tantissimo e, una volta arrivati là fuori, abbiamo scoperto che c’era sempre un’altra competenza da acquisire, un’altra certificazione da prendere, qualcuno apparentemente più preparato di noi. Forse perché la scuola della nostra generazione non ci ha insegnato abbastanza a riconoscere il nostro valore. Forse, nel mio caso, c’entra anche essere donna e aver imparato presto che dimostrare di essere brave spesso non basta: bisogna esserlo un po’ più degli altri. Qualunque sia la spiegazione, io con quella vocina che ogni tanto suggerisce “prima o poi si accorgeranno che non sei così brava” ho una certa familiarità. Ed è proprio per questo che ho trovato in L’impostore involontario, di Marco La Grotta, un alleato sorprendentemente utile. La cosa che ho apprezzato di più è che non prova semplicemente a rassicurarti, on ti dice “devi credere di più in te stessa” e non liquida tutto sotto la generica etichetta della scarsa autostima. Parte invece da un meccanismo molto preciso: essere considerati competenti dagli altri e continuare, nonostante le prove, a non riuscire ad attribuirsi davvero i propri risultati. Da lì passa agli strumenti concreti per riconoscerlo e ridimensionarlo, con esercizi pensati per rileggere in modo più realistico i propri successi e imparare a gestire critiche e feedback senza trasformarli automaticamente in una sentenza sul proprio valore. È proprio la parte dedicata al feedback quella che mi è rimasta di più, perché puoi lavorare anni sulla tua sicurezza, ma basta una critica detta male, una riunione storta o un commento ricevuto nel momento sbagliato per riattivare in pochi secondi tutto il repertorio dell’impostora professionista. Imparare a distinguere ciò che un feedback può insegnarti da ciò che racconta — o non racconta — di te, per me, vale già l’ascolto. Ho sempre pensato, inoltre, che gli audiolibri di crescita personale funzionassero particolarmente bene in audio. Forse è il potere motivazionale della voce, forse il fatto che certi concetti, ascoltati mentre cammini o sei da sola, sembrino entrare in uno spazio più intimo rispetto alla pagina scritta. Non so se riuscirò mai a mettere completamente a tacere la mia impostora interiore, ma dopo questo audiolibro ho qualche strumento in più per non lasciarle sempre l’ultima parola.
Giornalista e scrittore statunitense che non smette di nutrire le leve del nostro humor e quelle della riflessione critica, Bill Bryson è l'autore che ti consiglio di ascoltare quando sei giù di corda o la vita ti sembra un vero schifo, ma anche quando vorresti avere stimoli, immaginare un futuro migliore o passare dei buonissimi quarti d'ora. Se ti va, puoi partire proprio dal titolo disponibile da ottobre su Audible, Una città o l'altra, un ascolto originale e divertente che racconta il suo viaggio in Europa qualche anno dopo la caduta del muro di Berlino e del blocco sovietico. Erano gli anni '90 e, proprio come racconta Bryson, da Oslo a Parigi, da Amsterdam a Innsbruck, ma anche a Milano, Napoli e Istanbul – tra le altre – le città ti facevano sentire di stare nel posto giusto, al momento giusto. È uno spasso ascoltare tutto il “viaggione” di Bryson su e giù per l'Europa, da Oslo fino a Istanbul, e chissà che non ti venga voglia di fare lo stesso: te lo auguro.
Audible Blog in Italia: i consigli delle due "audiolibraie"
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