Ogni settimana arrivano su Audible nuovi titoli, nuove voci, nuove storie pronte a catturare la nostra attenzione: un’offerta entusiasmante, certo, ma anche potenzialmente travolgente quando si tratta di decidere da dove iniziare.
È proprio da questa consapevolezza che nasce l’idea di questa selezione. Come redattrici del blog di Audible, abbiamo il privilegio (e il piacere!) di esplorare costantemente il catalogo, lasciandoci sorprendere dalle uscite più recenti e dalle produzioni originali più interessanti. Ascoltiamo, scegliamo, confrontiamo — e, soprattutto, ci appassioniamo. Per questo abbiamo deciso di raccogliere, mese dopo mese, i titoli che più ci hanno colpito tra le novità: quelli che ci hanno tenuto incollate alle cuffie, che ci hanno emozionato, fatto riflettere o semplicemente regalato qualche ora di puro intrattenimento.
In questa selezione troverai quindi una proposta personale e curata, lontana da classifiche impersonali o algoritmi: sono consigli autentici, nati dall’ascolto diretto e dal desiderio di condividere il meglio che abbiamo scoperto. Dai grandi nomi della narrativa alle voci emergenti, dai thriller più avvincenti alle storie intime e toccanti, ogni titolo ha qualcosa di speciale da offrire.
Se non sai cosa ascoltare o semplicemente hai voglia di scoprire qualcosa di nuovo, sei nel posto giusto: lasciati guidare dai nostri consigli e trova il tuo prossimo ascolto preferito.
I nostri ascolti suggeriti tra le novità di maggio 2026
In un momento in cui tutto sembra chiederci velocità — risposte immediate, attenzione sempre più frammentata, giornate che scorrono senza quasi lasciare spazio al silenzio — mi accorgo di cercare sempre più spesso ascolti capaci di fare l’esatto contrario: rallentare.Devozione, di Charlotte Wood,, è stato per me proprio questo: un rifugio quieto, ma tutt’altro che consolatorio , in cui tornare a pensare alla lentezza non come a una fuga, ma come a una forma di resistenza.
La protagonista è una donna di mezza età, stanca fino allo sfinimento, che un giorno decide di lasciare tutto: il marito, il lavoro in una fondazione animalista, la vita che conosce. Senza grandi spiegazioni, si allontana da Sydney e torna verso i paesaggi della sua infanzia, fino a trovare riparo in un piccolo convento di suore cattoliche, sperduto nell’Australia rurale. Non è credente, non sa pregare, non sembra nemmeno avere un progetto preciso. Eppure, in quella comunità appartata, tra giornate scandite da gesti minimi, rituali ripetuti e silenzi lunghi, qualcosa comincia lentamente a muoversi. Il passato riaffiora, il dolore cambia forma, le domande rimaste sospese tornano a chiedere ascolto.
Finalista al Booker Prize e accolto con entusiasmo dalla critica internazionale, Devozione è un romanzo che procede con una calma quasi ipnotica, ma sotto quella superficie quieta lascia intravedere correnti profonde, inquietudini, vortici emotivi. Mi ha colpito proprio questa sua forza discreta: la capacità di parlare di dolore, perdono, bontà e scelte di vita senza mai alzare la voce. A tratti può sembrare un ascolto malinconico, forse persino doloroso, ma per me è stata una malinconia necessaria, di quelle che non schiacciano. La scrittura è limpida, profonda ma mai pesante, e lascia spazio all’interpretazione, come fanno i romanzi migliori. L’ho finito in due giorni, con quella sensazione rara di essere uscita da un ascolto un po’ più vulnerabile, ma anche più attenta e più compassionevole.
Finalmente tradotto in lingua italiana, l’ultimo romanzo di Dolores Redondo — autrice divenuta una delle voci più autorevoli del rural noir internazionale — Loro che non dormono è uno dei titoli del mese che ho ascoltato in una vera maratona di binge listening.
Una doverosa premessa: la Redondo, nata a San Sebastián, nel nord della Spagna, conosce profondamente la ricchezza di dettagli, segreti e indizi che si cela nei mondi rurali, gli stessi che ha raccontato con talento nei suoi romanzi migliori. Loro che non dormono (titolo originale: Las que no duermen. Nash) segue Nash Elizondo, psicologa forense, che in una valle della Navarra, mentre svolge delle ricerche per documentare un mito popolare legato alla stregoneria e a misteriose morti, si imbatte nel cadavere di una giovane donna. Da qui prende avvio un’indagine a ritroso dentro una comunità isolata, attraversata da superstizioni e dicerie inquietanti. Nash, solo con l’aiuto dell’ispettrice Anna Salazar riuscirà a scoprire cosa si nasconde dietro quel ritrovamento.
Ci sono ascolti che non si scelgono solo per sé, ma perché sarebbe importante farli entrare in casa, condividerli, parlarne insieme. Cantata per la festa dei bambini morti di mafia, di Luciano Violante, appartiene a questa categoria: un’opera breve, intensa, civile, che consiglierei di ascoltare anche in famiglia, soprattutto con ragazze e ragazzi abbastanza grandi da poter affrontare una riflessione sulla memoria, sulla giustizia e su ciò che la violenza mafiosa ha sottratto al Paese.
Al centro c’è un’immagine potentissima: un giardino in cui giocano bambini che non sono mai tornati a casa. Bambini uccisi dalla mafia, bambini con nomi e storie che non dovrebbero restare numeri, né ricorrenze da calendario. Scritta originariamente nel 1994, la Cantata torna oggi in forma sonora grazie a LibriVivi, in collaborazione con il Teatro della Città di Catania, e trova nella voce un modo nuovo per raggiungerci. Viola Graziosi e Maximilian Nisi danno corpo a un racconto che ha il passo del teatro, del cunto mediterraneo, della commemorazione viva; intorno a loro ci sono le musiche di Stefano De Meo, le canzoni di Marco Fasano e Michele Signore, l’introduzione letta da Luca Biagini e, al centro, anche la voce dello stesso Luciano Violante.
“Molti anni fa” scrive Claudio Magris nella prefazione al libro di Miljenko Jergović, “quando percorrevo la Bosnia in lungo e in largo durante i miei viaggi zingareschi lungo il Danubio, trovavo in Bosnia anche la felicità.” Non è un caso che Magris, autore dell’imperdibile Danubio, abbia firmato la prefazione di Le Marlboro di Sarajevo, titolo del mese che ho ascoltato con indicibile attenzione: vuoi perché la guerra che attraversa queste storie è un esecrabile tappeto sonoro tornato a far parte anche del nostro presente, seppure in lidi lontani che non possiamo più ignorare; vuoi per la straordinaria abilità dell’autore nel raccontare i tetti in fiamme di Sarajevo e le persone che quella guerra assediò, ma che continuarono ostinatamente a vivere. Persone che continuarono — come ci viene raccontato in queste pagine — a concentrarsi sui dettagli, a planare sulle cose, ad amare, custodendo “felicemente”, proprio come nota Magris, quel dono unico e irripetibile chiamato vita. A trent’anni dalla fine dell’assedio di Sarajevo, ti consiglio di leggere e rileggere, ascoltare e riascoltare queste storie narrate da Miljenko Jergović, perché la guerra (tutte le guerre) possano essere riconosciute per ciò che sono: qualcosa di orribile da non declinare mai più al presente.
Qualche anno fa aspettavo con una certa devozione le pillole di saggezza e ironia elegantissima di Vita con Lloyd, quella specie di conversazione immaginaria tra un sir contemporaneo e un maggiordomo capace di risolvere i dilemmi dell’esistenza con una frase impeccabile, un vassoio d’argento e il giusto grado di aplomb. Per questo, quando ho visto che Simone Tempia arrivava al suo primo romanzo con un giallo dal gusto classico, non ho potuto resistere. Anche perché il giallo “alla Agatha Christie”, con villa isolata, invitati sospetti e una lunga notte in cui tutti sembrano avere qualcosa da nascondere, per me resta una forma perfetta di comfort food narrativo.
In Gran galà con delitto siamo negli anni Sessanta e riceviamo uno degli inviti più pericolosi che si possano immaginare: una cena organizzata dalla contessa Mazzucco, donna poco incline alla cordialità e, a quanto pare, circondata da persone che hanno ottimi motivi per desiderare qualcosa da lei. Tra nobili, ospiti eccentrici, tensioni sociali e segreti appena sotto la superficie, il protagonista — uno scrittore non particolarmente celebre e decisamente fuori posto in quell’ambiente — si ritrova coinvolto in una serata sempre più surreale. Poi, prima ancora che la cena entri davvero nel vivo, la contessa viene trovata morta nel suo studio. La villa è bloccata dalla neve, il telefono non funziona, nessuno può andarsene. E naturalmente, tutti sono sospettabili.
Tutti gli appassionati di musica — la musica a 360 gradi, quella che non ti stanchi mai di riascoltare, ma anche quella che non conosci e non smetti di indagare — troveranno nell’audiolibro di Gino Castaldi, narrato da lui stesso, un’oasi rinfrescante in quel deserto mediatico che troppo spesso aleggia intorno al panorama del pop italiano. Castaldi, uno dei più autorevoli giornalisti italiani quando si parla di musica, cita nel titolo del suo saggio una delle hit più note della compianta Ornella Vanoni (il cui testo fu scritto dal duo Califano-Salerno) per porci una domanda che ti accompagnerà durante tutto l’ascolto dell’audiolibro: esiste un modo nuovo di concepire la musica che prende il posto di quello vecchio? Nella sua trattazione, disponibile in audiolibro e narrata da lui stesso, l’autore — tra i critici musicali italiani più noti — risponde in modo articolato e completo, toccando diversi temi: dal passaggio dall’analogico al digitale, dalle “canzonette” leggere alla musica di oggi, lasciando nel lettore, come avrebbe detto Roberto Freak Antoni degli Skiantos, “ai poster l’ardua sentenza.” L’ho ascoltato con interesse, piacere e divertimento: una combinazione riuscita, racchiusa in un unico titolo. Te lo consiglio.
Come si fa a capire davvero cosa succede nella testa di una figura politica che sembra dire ogni giorno tutto e il contrario di tutto? Come si interpreta un leader che appare governato dall’istinto, dall’improvvisazione, da una convinzione quasi assoluta di poter piegare la realtà alla propria narrazione? Dentro la testa di Trump, di Mattia Ferraresi e Beppe Cottafavi, prova a rispondere partendo da un’idea molto interessante: forse, per capire Trump, non basta guardare Trump.
Il saggio ricostruisce infatti il terreno culturale, politico e ideologico che ha preceduto il trumpismo e che continua a sopravvivergli. Non si limita al personaggio, al suo linguaggio o alla sua biografia pubblica, ma allarga lo sguardo a quella galassia di intellettuali, attivisti, politici e finanziatori che negli ultimi anni ha messo in discussione le fondamenta stesse della democrazia liberale americana. Ci sono i post-liberali, convinti che il liberalismo abbia consumato le proprie promesse; gli illiberali, tra nazional-conservatorismo, Orbán, neoreazione e “illuminismo oscuro”; e poi gli iperliberali, libertari e visionari della tecnologia, con figure come Peter Thiel, Elon Musk e l’immaginario transumanista sullo sfondo. In mezzo a tutto questo, il libro colloca anche JD Vance, figura chiave per capire l’evoluzione intellettuale del mondo MAGA.
L’aspetto più riuscito, per me, è che Dentro la testa di Trump non tratta il trumpismo come una parentesi folkloristica o come un’anomalia incomprensibile. Al contrario, mostra quanto dietro l’apparente caos esista un ecosistema di idee molto più strutturato di quanto spesso ci piaccia pensare. Dalla critica alla globalizzazione alla crisi degli oppioidi, dalla sfiducia verso le élite al fascino per modelli politici autoritari, Ferraresi e Cottafavi compongono una mappa utilissima per orientarsi in un presente che riguarda anche noi, anche quando pensiamo che la politica americana sia lontana. Lo consiglio proprio per questo: perché aiuta a nominare le correnti profonde che attraversano il nostro tempo. E perché è importante che testi così, completi e ben documentati, siano disponibili anche in ascolto.
Per te che hai letto con gioia tutti i libri di Gilles Clément, ma anche per te che hai avuto la vita segnata piacevolmente dopo la lettura del Trattato di funambolismo di Philippe Petit, ecco un titolo simile da ascoltare su Audible del quale non potrai più fare a meno, soprattutto se, come l’autore (e come tanti di noi), ti piace praticare l’arte dell’erranza e dello smarrimento, per poi alla fine (come tanti di noi) sempre ritrovarti. Lorenzo Marone, scrittore italiano del quale ho amato anche i romanzi che insegnano a vivere (ma senza pretese, ci mancherebbe altro), come La vita a volte capita o Le madri non dormono mai, si è cimentato con la scrittura di un breviario: Manuale pratico di smarrimento. Disponibile in esclusiva su Audible, questo è il titolo del mese di maggio che ho ascoltato con piacere nelle pause che la quotidianità, con le sue performance no stop, ci lascia, stancamente. Perché l'ho amato? Perché parla di come non bisogna essere sempre integri e di come, a volte, possiamo anche avere:“il diritto a non farcela, a non capire, a cambiare idea, a rimanere fermi, a smettere senza colpo ferire, a dimenticare il finale, anche se magari era bello.” Non ti sembra un sogno?
Ci vorrebbero ancora più titoli di poesia che fanno bene al cuore: che gioia scoprire l’uscita dell’audiolibro di Patrizia Cavalli narrato da Iaia Forte. Ricordo che il primo libro di Patrizia Cavalli me lo regalò uno dei più noti esperti italiani di heritage marketing: fu una scoperta. Il secondo, senza che glielo chiedessi, me lo regalò il mio ex e, pagina dopo pagina, poesia dopo poesia, ritrovai in Patrizia Cavalli alcune tra le sfumature dell’animo umano alle quali, personalmente, non riuscivo a dare un nome e che, dopo la lettura, sembravano finalmente trovare parole. Dolcissimo è rimanere, antologia di poesie di Patrizia Cavalli, è un ascolto che accoglie e trattiene, che non chiede nulla se non di restare un po’ dentro le cose: nella loro fragilità, nella loro luce improvvisa, nella loro ironia sottile. A me è piaciuto tantissimo. E a te?
















