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Intervista a Massimo Venturiello: voce narrante del Commissario Montalbano

Intervista a Massimo Venturiello: voce narrante del Commissario Montalbano

Maratona d’ascolto Camilleriana al Salone del Libro di Torino

A cento anni dalla nascita di Andrea Camilleri, il Salone Internazionale del Libro di Torino ha ospitato un evento straordinario dedicato all’autore siciliano: una maratona d’ascolto svoltasi sabato 17 maggio, presso la Pista 500 del Lingotto. Il pubblico ha potuto vivere un’esperienza immersiva grazie alle letture dei più celebri brani camilleriani, affidate alla magistrale interpretazione dell’attore campano Massimo Venturiello, voce storica di Salvo Montalbano.

Accanto a lui, altri narratori dei migliori audiolibri di Camilleri, come Ninni Bruschetta, Donatella Finocchiaro e la nipote dell'autore, Alessandra Mortelliti, hanno contribuito a rendere ancora più speciale l’evento. Il racconto intimo e inedito di Alessandra Mortelliti, che ha omaggiato il nonno Andrea Camilleri, ha arricchito l'evento regalando una testimonianza personale che ha toccato il cuore degli ascoltatori. Grazie alla collaborazione con Audible, il pubblico ha potuto vivere la maratona tramite cuffie, creando un’atmosfera unica di ascolto.

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Massimo Venturiello: la voce narrante degli audiolibri di Camilleri

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Massimo Venturiello, nato a Roccadaspide nel 1957, è un attore, regista e doppiatore di spicco nel panorama teatrale e cinematografico italiano. Diplomato all'Accademia nazionale d'arte drammatica nel 1982, ha interpretato ruoli significativi in produzioni come Il capo dei capi, Il sistema e al cinema con registi come Ettore Scola e Gabriele Salvatores. È noto soprattutto per essere la voce di Montalbano, un legame che lo ha reso una figura centrale nella trasposizione delle opere di Camilleri. Da doppiatore, ha prestato la voce a attori come Gary Oldman, Bruce Willis, Colin Firth e Liam Neeson. In occasione della Maratona camilleriana al Salone del Libro di Torino gli abbiamo fatto qualche domanda.

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Intervista a Massimo Venturiello al SalTo 2025

Grazie Massimo Venturiello per essere con noi, volevamo iniziare parlando dell'audiolibro di Andrea Camilleri Morte in mare aperto che hai narrato in Esclusiva per Audible, prima di tutto volevamo chiederti: come è nata l'idea di narrare gli audiolibri di Camilleri?

Circa quindici anni fa, Andrea Camilleri mi chiamò per chiedermi se avessi voluto leggere un romanzo con protagonista Montalbano, intitolato La rete di protezione, edito sempre da Sellerio. Naturalmente accettai! Poi, nell'ultima fase della sua vita, mi disse che gli sarebbe piaciuto se avessi letto tutti i suoi romanzi, ma purtroppo poi morì. Sellerio, comunque, mi chiese di leggerne una dozzina. Ora, invece, sto prestando la mia voce per Audible e sono circa 23 i romanzi letti, più gli altri... Insomma, alla fine li leggo tutti io e così sono diventato la voce di Montalbano.

Sempre in riferimento al maestro Andrea Camilleri, puoi raccontarci com'è stata la tua collaborazione professionale con lui?

Camilleri è stato un mio insegnante all'Accademia d'arte drammatica. Lui in realtà insegnava regia e io ero lì come attore, ma lo incontravo spesso e veniva ogni tanto anche da noi attori. Poi mi ha voluto per un paio di progetti, essendo un regista interno Rai. Con lui ho fatto anche degli sceneggiati, all'epoca chiamati così, proprio qui vicino a Moncalieri, dove abbiamo girato molti anni fa. Successivamente, ho lavorato anche in uno spettacolo teatrale insieme ad altri attori, tra cui Sergio Rubini. Insomma, eravamo un gruppo all'Accademia che lui aveva in qualche modo in simpatia. Per noi all'epoca era un uomo che sembrava essere al tramonto, mentre in realtà non aveva neanche sessant'anni, ma noi, ragazzini, lo vedevamo così, senza sapere che stava per iniziare la sua carriera straordinaria. La cosa bella, la prima cosa veramente bella di Andrea Camilleri, è che ha sdoganato l’idea che tutto sia possibile a qualsiasi età, un concetto che in Italia è sempre stato un po' un tabù, con quella parola “ormai”, che in qualche modo rendeva tutto più definitivo. E invece lui ha avuto un’esplosione incredibile. È sempre stato un autore eccezionale, ma è chiaro che il grande successo è arrivato con Montalbano. Per me lavorare su di lui è un doppio piacere: da una parte c'è il linguaggio che lui ha inventato, straordinario, musicale, teatrale, molto affascinante per un uomo di teatro come me. Ti senti un po' a casa tua, non stai leggendo qualcosa di freddo, perché tutti i personaggi che lui crea sono molto visionari e interessanti. Dall'altro lato, c'è il piacere di fare qualcosa di suo, di Andrea, il nostro Andrea, perché per noi era proprio Andrea, con una sintonia profonda. Ormai, da un po' di tempo, vivo con lui: quest’estate debutto con uno spettacolo basato su un suo testo, di cui faccio anche la regia, insomma si può dire che convivo con Camilleri.

Prendo al volo l'occasione per chiederti del tuo nuovo spettacolo teatrale: potresti condividere con noi qualche dettaglio in più?

Questo spettacolo che farò la prossima estate si chiama La creatura del desiderio, un testo scritto da Andrea Camilleri, non propriamente per il teatro, ma con un lieve adattamento che ho fatto io. È una storia interessantissima, perché il pittore Oskar Kokoschka, di cui stiamo parlando, visse negli anni in cui l'Espressionismo era in voga a Vienna (e non solo). Era un personaggio piuttosto particolare, lo chiamavano 'il selvaggio'. Kokoschka si innamora di Alma Mahler, che era la vedova di Gustav Mahler, molto più grande di lui. Dopo la morte di Gustav, lei e Kokoschka iniziano una relazione tempestosa e violenta. Poi, però, lei lo lascia, e lui impazzisce: va in guerra, subisce elettroshock, e una serie di eventi drammatici. Alla fine, la parte forte del testo è che lui si inventa questa idea di tenerla accanto a sé, costruendo una bambola. Quindi, Kokoschka crea una bambola gigante, un'opera che viene costruita in nove mesi, come una metafora della gestazione. Dopo averla completata, la porta in giro per Vienna, al teatro, e tutti sanno che lui ha questa compagna silenziosa, la bambola. Questa idea mi ha affascinato molto, anche perché la collego purtroppo ai nostri tempi. L'idea della donna, per un certo tipo di maschilismo che a me non piace, è quella di avere una sorta di 'robot' che almeno non dà fastidio. Penso, per esempio, alla storia di Elon Musk, anche se non so se fosse una fake news o meno, che si sarebbe inventato una bambola chiamata Catalena: non so se sia vero, ma lui stesso diceva che almeno non gli dice mai di no, il che sarebbe il massimo per un certo tipo di uomo.

Parlando della relazione tra teatro e letteratura, volevamo chiederti cosa pensi dell'evoluzione del radiodramma. C'è stato un periodo in cui è stato molto popolare, poi è stato un po' messo da parte, ma ora sembra stia vivendo una sorta di rinascita: cosa ne pensi di questa riscoperta e, in particolare, della contaminazione tra teatro e narrazione audio?

Guarda, quando ero ragazzo facevo molta radio anche qui a Torino. Venivamo da Roma e addirittura ci spostavamo in un’altra città, cosa che oggi sarebbe impensabile, perché oggi farebbero lavorare gli attori locali, risparmiando anche sui costi. C’era questa forte idea di ascoltare, di concentrarsi sull’audio. Oggi, invece, con la fretta e la velocità con cui viviamo, sembra che tutto tenda a prendere direzioni lontane dall’ascolto. Secondo me, però, dipende sempre da come si fanno le cose. Per esempio, se devi fare teatro in televisione e farlo male, è meglio non farlo affatto. Quando lo faceva Eduardo, la società era diversa, e i suoi lavori erano come dei film, qualcosa di più. Quindi, dipende sempre dalla qualità del lavoro. Io credo che, comunque, sia utile e importante, soprattutto perché il teatro è sempre più marginalizzato in una società basata sul denaro e sui numeri. Perciò, ben venga qualsiasi forma di teatro o audiodramma, ma la migliore, secondo me, è quella in cui il pubblico è di fronte a un attore e viceversa.

Parlando di audiolibri, so che ne hai narrati alcuni, ma vorremmo sapere di più sulla tua relazione con questo formato: li ascolti anche tu, magari per piacere personale o per curiosità professionale? Come ti approcci agli audiolibri e che valore attribuisci a questa forma di narrazione rispetto alla lettura tradizionale?

Personalmente, ho la sensazione che, quando leggo un libro, la mia fantasia possa volare di più. Tuttavia, mi piace molto narrarli, perché è un vero impegno, non una passeggiata. Nel caso di Camilleri, come ti dicevo, mi ha colpito particolarmente la sua invenzione linguistica. Lui, essendo siciliano, mi scelse per narrarli nonostante io non fossi siciliano. Glielo feci notare subito, ma lui mi rispose che mi voleva proprio per questo motivo: perché non ero siciliano. Questo, secondo lui, mi avrebbe permesso di reinventare la sua lingua, mentre un siciliano madrelingua avrebbe probabilmente dato una lettura diversa alla narrazione.

Un ultima domanda: è la tua prima volta al Salone del Libro di Torino?

Sì, è la prima volta e devo dire che ho l'impressione che sia un evento molto vivo, intenso, speriamo che tutte le persone presenti leggano veramente i libri che comprano, sarebbe un vero trionfo, una cosa meravigliosa in Italia. Però, già il fatto che uno venga qui, di persona, e respiri quest’atmosfera... beh, è già un passo verso qualcosa di interessante e formativo, no?

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Diamo un sincero ringraziamento all'attore e regista Massimo Venturiello, la voce narrante degli audiolibri di Camilleri e del Commissario Montalbano, per aver condiviso con noi la sua esperienza in questa intervista esclusiva dedicata ai lettori del blog di Audible.

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