Quando Margaret Atwood pubblicò Il racconto dell’ancella, nel 1985, la Repubblica di Gilead sembrava appartenere a un futuro distopico, per quanto costruito a partire da fatti e precedenti storici reali. Oltre quarant’anni dopo, però, alcuni dei meccanismi di controllo e repressione descritti nel romanzo ci appaiono fin troppo familiari. È anche per questo che la storia di Offred continua a inquietare, a far discutere e a trovare nuovi lettori - e ascoltatori.
Il romanzo più celebre di Margaret Atwood ha attraversato oltre quattro decenni senza perdere la propria capacità di inquietare. Nel frattempo è diventato un classico della letteratura contemporanea, ha ispirato film, teatro, opera e televisione, e alcuni dei suoi simboli — primo fra tutti l'abito rosso delle Ancelle — sono usciti dalle pagine del libro per entrare nelle manifestazioni e nell'immaginario collettivo. Il racconto dell’ancella è ora disponibile anche su Audible, in una versione interpretata da Viola Graziosi e Stefano Fresi.
Ma cosa rende la storia di Gilead ancora così attuale nel 2026?
Il racconto dell’ancella: di cosa parla il romanzo di Margaret Atwood
Gli Stati Uniti che conosciamo non esistono più. Al loro posto è nata la Repubblica di Gilead, un regime totalitario e teocratico che, in un mondo segnato dal crollo della fertilità, ha privato le donne dei loro diritti e le ha suddivise in categorie rigidamente definite. In questa società fondata su un'interpretazione estremista della religione, il controllo dei corpi femminili e della sessualità è diventato uno dei principali strumenti di potere. Tra le donne sottoposte al regime ci sono le Ancelle: donne ancora fertili assegnate alle famiglie dell'élite con il compito di generare figli. La protagonista del romanzo è Offred, un nome che non le appartiene davvero, perché indica la sua appartenenza al Comandante Fred. Prima di Gilead aveva una famiglia, un lavoro, una figlia, un'identità. Ora il suo corpo è diventato una risorsa dello Stato.
Atwood non racconta la ribellione di un'eroina senza paura; una delle ragioni per cui il romanzo continua a risultare così potente è precisamente l'ambiguità della sua protagonista. Offred ricorda, desidera, osserva, si adatta, scende a compromessi, resiste quando può e cerca soprattutto di sopravvivere. In una società che pretende di controllare persino i sentimenti e i desideri, conservare la memoria della propria vita precedente diventa una forma di resistenza. La sua voce ci mostra dall'interno cosa significa abitare un sistema nel quale la libertà è stata progressivamente trasformata in qualcosa che appartiene al passato.
Gilead non nasce dal nulla
Oggi Il racconto dell’ancella viene spesso descritto come un romanzo “profetico”, ma Margaret Atwood ha sempre guardato con una certa diffidenza a questa definizione. Quando iniziò a scrivere il libro, nella primavera del 1984, viveva a Berlino Ovest, allora ancora circondata dal Muro. Durante quel periodo visitò anche la Germania Est, la Polonia e la Cecoslovacchia, entrando in contatto con l'atmosfera di società in cui le persone erano costrette a prestare estrema attenzione a ciò che dicevano e a chi lo dicevano.
Per costruire Gilead, inoltre, Atwood si impose una regola fondamentale: non attribuire al regime nulla che non avesse già avuto un precedente nella storia. Negli anni raccolse articoli di giornale su controllo della riproduzione, integralismo religioso, totalitarismi, inquinamento, sterilità, razzismo e sottrazione dei bambini. Tra le sue fonti figuravano, per esempio, le politiche pronataliste della Romania di Nicolae Ceaușescu, che imponevano un fortissimo controllo sulla capacità riproduttiva delle donne.
Gilead, insomma, non era pensata come la previsione di un futuro preciso, ma come una combinazione di possibilità già sperimentate dall'umanità. È probabilmente questo uno dei segreti della longevità del romanzo: i contesti cambiano, ma i meccanismi attraverso cui un potere limita progressivamente libertà, linguaggio e autodeterminazione possono assumere forme sorprendentemente riconoscibili.
Da romanzo distopico a fenomeno culturale
Il successo de Il racconto dell’ancella fu rapido. Il romanzo entrò nella shortlist del Booker Prize nel 1986 e l'anno successivo vinse la prima edizione dell'Arthur C. Clarke Award. Da allora è diventato uno dei testi fondamentali della narrativa distopica contemporanea, generando adattamenti per il cinema, il teatro, l'opera e il balletto. Soprattutto, alcuni elementi creati da Atwood hanno acquisito una vita propria. L'abito rosso e il copricapo bianco delle Ancelle, per esempio, sono diventati in diversi Paesi un simbolo utilizzato nelle manifestazioni per i diritti delle donne e per la libertà riproduttiva.
La traiettoria del libro continua ancora oggi. Secondo i dati di PEN America pubblicati nell'ottobre 2026, The Handmaid's Tale è stato uno dei libri più rimossi dalle scuole pubbliche statunitensi durante l'anno scolastico 2025-2026, con 21 casi registrati. Che un romanzo in cui alle donne viene proibito anche leggere continui a trovarsi al centro di discussioni sulla possibilità stessa di accedere ai libri è un paradosso difficile da ignorare.
Dal libro alla serie The Handmaid's Tale
A portare Il racconto dell’ancella a una nuova generazione è stata soprattutto la serie televisiva The Handmaid's Tale, arrivata sullo schermo nel 2017 con Elisabeth Moss nel ruolo di June/Offred. La serie creata da Bruce Miller non si è limitata a trasporre il romanzo, ma ne ha progressivamente ampliato l'universo e la storia. Già alla sua prima stagione conquistò otto Emmy, compresi quelli per miglior serie drammatica, miglior attrice protagonista a Elisabeth Moss, regia e sceneggiatura. Hulu diventò inoltre il primo servizio di streaming a vincere l'Emmy per la migliore serie drammatica.
Dopo sei stagioni, The Handmaid's Tale si è conclusa nel 2025. Ma Gilead non ha lasciato lo schermo: nell'aprile del 2026 è arrivata The Testaments, serie ispirata a I testamenti, il romanzo con cui Atwood nel 2019 è tornata in quel mondo raccontandolo quindici anni dopo gli eventi del primo libro.
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Margaret Atwood, molto più di Gilead
Nata in Canada, Margaret Atwood è autrice di oltre cinquanta opere tra romanzi, poesia e saggistica e rappresenta una delle voci più importanti della letteratura contemporanea. Il racconto dell’ancella rimane il suo titolo più immediatamente riconoscibile, ma è soltanto una parte di una produzione che attraversa temi come identità, potere, genere, ambiente e rapporto tra tecnologia e società.
Atwood ha vinto due volte il Booker Prize: nel 2000 con L'assassino cieco e nel 2019, ex aequo con Bernardine Evaristo, con I testamenti, il seguito de Il racconto dell’ancella. Nel 2025 ha inoltre pubblicato Le nostre vite. Una specie di autobiografia, un memoir nel quale ripercorre la propria vita e la genesi delle opere che l'hanno accompagnata. L'edizione italiana è disponibile in audiolibro su Audible, con la voce di Pia Lanciotti.
Più che presentarsi come una profetessa, Atwood ha sempre insistito sul fatto che la narrativa speculativa parla innanzitutto delle possibilità contenute nel presente. Gilead è spaventosa proprio perché non appartiene completamente a un altro mondo.
Perché Il racconto dell’ancella è ancora attuale nel 2026?
La forza del romanzo sta soprattutto nel modo in cui mostra che i diritti possono essere percepiti come permanenti fino al momento in cui smettono di esserlo; che controllare le parole significa anche limitare ciò che è possibile pensare e raccontare; che il corpo può diventare terreno di scontro politico; e che la sopravvivenza non coincide necessariamente con un gesto spettacolare di eroismo. Ma Il racconto dell’ancella è anche un libro sulla memoria e sul bisogno di raccontare. Offred conserva la propria identità attraverso i ricordi di ciò che esisteva prima di Gilead e attraverso la possibilità stessa di testimoniare ciò che le è accaduto.
Ed è proprio qui che la forma dell'audiolibro acquista un significato particolare.
Viola Graziosi e Stefano Fresi: due voci per Il racconto dell’ancella
Attrice di teatro, cinema e televisione, diplomata al Conservatoire National Supérieur d'Art Dramatique di Parigi, Viola Graziosi è anche una delle voci più conosciute dagli ascoltatori di Audible.
Il suo rapporto con Il racconto dell’ancella, di cui è narratrice, precede di molti anni questo audiolibro. L'8 marzo 2018 Graziosi interpretò una lettura scenica del romanzo in diretta su Rai Radio3, con adattamento radiofonico di Loredana Lipperini; l'incontro con il testo continuò poi sul palcoscenico: dal 2019 è stata protagonista dell'adattamento teatrale diretto da Graziano Piazza, portato negli anni in diverse città italiane. Nel gennaio 2024 le rappresentazioni al Teatro Filodrammatici di Milano registrarono il tutto esaurito.
Ad affiancarla in questa edizione è Stefano Fresi, attore, musicista e interprete dalla voce immediatamente riconoscibile, molto amato anche dal pubblico di Audible. Dai ruoli al cinema e in televisione alle interpretazioni di audiolibri, Fresi porta nell’ascolto una personalità narrativa capace di dare rilievo anche alle sfumature del testo. La presenza di entrambi gli interpreti è uno degli elementi distintivi di questa nuova edizione audio.
In occasione dell'uscita dell'audiolibro, abbiamo chiesto a Viola Graziosi di raccontarci cosa abbia significato tornare ancora una volta alla voce dell'Ancella.
Il mio incontro con Il racconto dell’ancella è stato una chiamata. Prima per una lettura scenica in diretta radio, l’8 marzo 2018. Subito dopo una chiamata più profonda, che mi ha portata in teatro: quelle parole chiedevano di entrare nel corpo, nel respiro, nella memoria. Attraversare questo romanzo è una pratica di resistenza che passa dal dolore della consapevolezza. Atwood mette in luce due forze: la capacità di adattamento e l’istinto di sopravvivenza, che superano ciò che secoli di etica e morale hanno tentato di costruire. Entrare in quella materia è doloroso: tocca la parte di noi che fa attrito, che resiste. Quella che ha fallito. Ma il fallimento è il punto di partenza per tentare ancora.
La serie televisiva è magnifica, ormai nell’immaginario collettivo. Il romanzo, pubblicato nel 1985, ci appare ancora visionario. Attraverso la voce, però, il racconto vive nel presente dell’ascolto: non abbiamo altri occhi se non quelli della nostra immaginazione. Siamo noi a dare forma ai luoghi, ai corpi, alla paura. Questo ci compromette: noi siamo l’ancella, tutti. Nel darle voce attraverso il desiderio, l’ironia, i compromessi, la memoria di sé, senza giudicarla.
La sua testimonianza ci raggiunge, nel romanzo, attraverso registrazioni: nell’audiolibro diventiamo coloro ai quali si rivolge. Ascoltiamo una donna — non sappiamo dove sia ora — che continua a cercare una possibilità, a scegliere, a lottare. Per me è un manuale di sopravvivenza dell’ESSERE umano. Fondamentale oggi, mentre il confronto con l’intelligenza artificiale ci interroga su ciò che ci rende umani. La voce porta con sé il corpo, l’esperienza, la vulnerabilità. Raccontare significa cercare qualcuno, creare una relazione, affidare al futuro la possibilità di essere ascoltati.
Una storia è come una lettera: a voi.
Ascolta Il racconto dell’ancella su Audible
Senza svelare troppo a chi si avvicina per la prima volta alla storia, la testimonianza di Offred è legata fin dall'architettura stessa del libro alla voce registrata e a qualcuno che, in un altro luogo e in un altro tempo, possa riceverla. Nell'audiolibro quella relazione diventa immediata: dall'altra parte delle voci di Viola Graziosi e Stefano Fresi ci siamo noi.
Ascoltare Il racconto dell’ancella nel 2026 significa quindi tornare alle origini di uno degli universi narrativi più influenti degli ultimi decenni, ma anche scoprire quanto le domande poste da Margaret Atwood nel 1985 — sulla libertà, sul potere, sul corpo, sulla memoria e sulla possibilità di raccontare la propria storia — siano tutt'altro che consegnate al passato.






