Probabilmente conosci divulgatori e scrittori che raccontano la scienza per renderla più chiara; Benjamín Labatut fa qualcosa di diverso: la racconta per restituirle il suo mistero.
Nei suoi libri, formule, teorie, esperimenti e nomi che appartengono alla storia della fisica e della matematica non diventano mai semplice divulgazione. Sono piuttosto soglie. Porte socchiuse su un territorio dove la ragione, invece di tranquillizzarci, ci espone all’abisso; dove ogni scoperta sembra portare con sé una promessa e una minaccia; dove il desiderio di comprendere il mondo può trasformarsi in ossessione, febbre, rovina.
Nato a Rotterdam nel 1980 da famiglia cilena, cresciuto tra Paesi Bassi, Argentina, Perù e Cile, Labatut è uno degli autori più originali emersi negli ultimi anni sulla scena internazionale. Con Quando abbiamo smesso di capire il mondo, pubblicato in Italia da Adelphi, è arrivato alla candidatura all’International Booker Prize 2021 e ha conquistato lettori molto diversi tra loro: appassionati di letteratura, curiosi di scienza, amanti dei romanzi ibridi, lettori attratti da quelle storie in cui il confine tra vero e immaginato si fa inquieto. Con Maniac, ha proseguito e ampliato questa esplorazione, spostando il centro della sua ricerca verso la nascita del computer moderno, l’intelligenza artificiale e le ombre che accompagnano il nostro presente tecnologico.
La sua forza sta proprio qui: Labatut non scrive “di scienza” nel senso più rassicurante dell’espressione. Scrive della scienza come esperienza estrema. Non gli interessa soltanto spiegare una teoria, ma mostrare cosa accade agli esseri umani quando una teoria li attraversa, quando un’intuizione diventa così potente da divorare chi l’ha generata. Nei suoi libri gli scienziati non sono monumenti, ma corpi vulnerabili: menti abbagliate, isolate, a volte spezzate dal peso di ciò che hanno intravisto.
Perché ascoltare Benjamin Labatut
In Labatut la conoscenza non è mai neutra. È un gesto pericoloso, quasi sacrale. Avvicinarsi a una verità significa spesso perdere qualcosa: serenità, innocenza, equilibrio, talvolta perfino la possibilità di abitare il mondo come prima.
È anche per questo che i suoi libri funzionano così bene in audiolibro. La sua prosa ha un andamento ipnotico, procede per immagini, illuminazioni, accelerazioni improvvise. Alterna il rigore della ricostruzione storica alla tensione del racconto gotico, il dato scientifico alla visione, l’aneddoto alla meditazione filosofica. Ascoltarlo significa lasciarsi guidare in un labirinto: non per trovare subito l’uscita, ma per scoprire quanto sia affascinante perdersi.
Labatut stesso, nelle interviste, sembra diffidare delle categorie troppo nette. La verità dei fatti gli interessa, ma non gli basta. La letteratura, per lui, può spingersi dove la scienza non arriva: nei territori dell’incubo, del desiderio, dell’ossessione, dell’ignoto assoluto. La questione non è tradire la realtà, ma mostrarne le zone che sfuggono alle misurazioni. Il risultato è una scrittura che somiglia a un temporale elettrico: illuminante, minacciosa, bellissima.
Quando abbiamo smesso di capire il mondo: il momento in cui la realtà si incrina
In Quando abbiamo smesso di capire il mondo, Labatut ricostruisce alcune delle scene decisive della scienza moderna trasformandole in un intreccio di racconti febbrili. Non siamo davanti a un saggio tradizionale, né a un romanzo storico in senso stretto. Siamo in una zona intermedia, magnetica, dove biografie reali, scoperte scientifiche e invenzione letteraria convivono per raccontare un passaggio cruciale: il momento in cui l’essere umano comprende che il mondo non è più comprensibile con gli strumenti di prima.
Il libro attraversa figure e vicende che hanno cambiato per sempre la nostra idea di realtà. C’è la fisica quantistica, con la sua promessa vertiginosa: il mondo non è solido, ordinato, docile come avevamo immaginato. C’è Werner Heisenberg, isolato sull’isola di Helgoland, malato e assediato dalle intuizioni che lo porteranno a formulare una nuova visione dell’atomo. Ci sono menti geniali che sembrano arrivare così vicino alla struttura segreta delle cose da non riuscire più a tornare indietro indenni.
La grande intuizione del libro è che la scienza non viene raccontata come una marcia trionfale verso la chiarezza, ma come una progressiva perdita di stabilità. Ogni conquista apre un vuoto. Ogni formula spalanca una domanda più grande. La modernità scientifica, in Labatut, nasce come un atto di coraggio e insieme come una ferita: il sapere illumina, ma l’intensità di quella luce può accecare.
L’ascolto amplifica questa dimensione. La voce di Nicola Bonimelli accompagna l’ascoltatore dentro un testo che ha il passo del racconto d’indagine e il respiro della visione. Le vite degli scienziati diventano presenze, quasi apparizioni. Le idee si caricano di tensione emotiva. E la domanda che resta, alla fine, non riguarda solo la fisica o la matematica, ma noi: quanto siamo disposti a sapere? E cosa accade quando ciò che scopriamo supera la nostra capacità di sopportarlo?
Cosa dicono gli ascoltatori di Quando abbiamo smesso di capire il mondo
Un viaggio a tinte gotiche nelle menti geniali e folli degli scienziati che hanno rivoluzionato la fisica moderna, scritto e letto in maniera magistrale. Bellissimo
Magnifica biografia romanzata della fisica quantistica, raccontata attraverso i demoni dei suoi protagonisti. Avvincente, graffiante, profondo, sorprendente, imperdibile
In realtà, la maggior parte delle persone comuni non ha idea di quanta sofferenza sia necessaria per partorire certe idee e fare quelle scoperte che rivoluzionano la società, facendola progredire. Questo libro aiuta a capirla e conoscerla.
Bellissimo libro che, entrando nelle storie e nei tormenti degli uomini più illuminati e geniali del nostro secolo, racconta la meraviglia della nostra intelligenza
Maniac: il genio di John von Neumann e l’incubo dell’intelligenza artificiale
Se Quando abbiamo smesso di capire il mondo racconta l’istante in cui la scienza moderna comincia a parlare una lingua nuova e perturbante, Maniac ci porta nel cuore della macchina. Il protagonista magnetico e spaventoso è John von Neumann, una delle menti più straordinarie del Novecento: matematico, logico, figura centrale nello sviluppo del calcolo moderno, protagonista del progetto Manhattan, visionario capace di intuire alcune delle architetture che avrebbero plasmato il nostro mondo digitale.
Labatut lo racconta come un uomo quasi impossibile da contenere in una sola voce. Per questo Maniac assume una struttura corale: a parlare sono colleghi, familiari, testimoni, figure che provano a descrivere un’intelligenza tanto prodigiosa da apparire disumana. Von Neumann diventa così meno un personaggio biografico che una forza: la logica incarnata, la mente che ordina, calcola, prevede, accelera.
Al centro del libro c’è il MANIAC, il calcolatore concepito dopo la Seconda guerra mondiale: una macchina che promette un potere di calcolo senza precedenti e che apre la strada all’informatica, all’intelligenza artificiale, alle tecnologie che oggi abitano la nostra quotidianità. Ma, come sempre accade in Labatut, ogni promessa contiene un’ombra. La stessa intelligenza che permette di costruire nuove forme di conoscenza è anche quella che alimenta la guerra termonucleare, la bomba, l’idea che l’essere umano possa creare strumenti più potenti della propria capacità morale di governarli.
Il libro si muove tra Los Alamos e Princeton, tra i “marziani ungheresi” coinvolti nella nascita dell’era atomica e le stanze in cui viene immaginato il futuro digitale. La traiettoria del libro arriva fino alla sfida tra Lee Sedol e AlphaGo, quando un’intelligenza artificiale sconfigge uno dei più grandi campioni di go, antico gioco di strategia orientale considerato tra i più complessi al mondo. È una scena cruciale: non solo perché segna una tappa simbolica nella storia dell’intelligenza artificiale, ma perché mostra una macchina capace di produrre mosse inattese, quasi creative, difficili perfino da interpretare per chi l’ha costruita.
In Maniac, letto su Audible da Riccardo Bocci e Sonia Barbadoro, il Novecento appare come una lunga incubazione del presente. Le bombe, i computer, gli algoritmi, l’intelligenza artificiale non sono capitoli separati, ma parti della stessa storia: la storia di una ragione che si fa sempre più potente e sempre meno controllabile. Labatut non offre facili risposte, e proprio per questo il suo libro colpisce così a fondo. Ci costringe ad ascoltare il rumore di fondo della nostra epoca: il ronzio delle macchine, l’eredità della guerra, l’euforia dell’innovazione, la paura che qualcosa ci stia già sfuggendo di mano.
Un autore per chi ama il fascino inquieto della scienza
Leggere, o ascoltare, Labatut significa accettare di entrare in una letteratura che non separa mai bellezza e inquietudine. I suoi libri sono popolati da uomini che cercano l’assoluto e trovano spesso una forma di dannazione, perché conoscere davvero implica sempre una trasformazione. Si esce diversi da ciò che si è visto.
È forse questo il motivo per cui Labatut parla così intensamente al nostro presente. Viviamo in un’epoca in cui la scienza e la tecnologia procedono a una velocità che spesso supera la nostra immaginazione. L’intelligenza artificiale, la fisica, la biologia, il calcolo, i sistemi complessi: tutto sembra promettere progresso, efficienza, possibilità. Eppure, sotto la superficie, avvertiamo anche un senso di smarrimento. Chi controlla ciò che stiamo creando? Quanto comprendiamo davvero gli strumenti che usiamo? E cosa accade quando la nostra intelligenza genera qualcosa che non riesce più a spiegare fino in fondo?
Labatut non risponde come farebbe un divulgatore. Risponde come un romanziere: costruendo immagini, atmosfere, destini. Ci mostra che dietro ogni grande rivoluzione scientifica ci sono corpi, ossessioni, paure, desideri, errori. E che il sapere non è mai soltanto una conquista astratta, ma una storia umana, troppo umana.
Altri ascolti Audible tra scienza, mistero e distruzione
Chi viene conquistato dall’universo di Labatut può proseguire il viaggio su Audible con altri ascolti capaci di intrecciare scienza, immaginazione e inquietudine.
Un titolo perfetto è Il problema dei tre corpi di Cixin Liu, primo capitolo di una delle saghe di fantascienza più affascinanti degli ultimi anni. Qui la scienza diventa contatto con l’ignoto cosmico: un progetto militare segreto, un messaggio inviato nello spazio, una civiltà aliena nata in un sistema instabile e devastato. Come in Labatut, la conoscenza apre una porta enorme, ma ciò che arriva dall’altra parte potrebbe travolgere l’umanità.
Un altro ascolto da considerare è Klara e il sole di Kazuo Ishiguro, romanzo più intimo e malinconico, ma altrettanto potente nel porre domande sull’intelligenza artificiale. Attraverso lo sguardo di Klara, un’androide progettata per fare compagnia agli esseri umani, Ishiguro riflette su coscienza, amore, solitudine e desiderio di essere scelti. Dove Labatut osserva la nascita storica e minacciosa delle macchine intelligenti, Ishiguro ne immagina le conseguenze emotive.
Per chi desidera restare vicino al nodo tra scienza e responsabilità, La donna della bomba atomica di Gabriella Greison permette invece di incontrare un’altra prospettiva sulla storia dell’era nucleare: quella di Leona Woods, fisica coinvolta nel progetto Manhattan. È un ascolto che dialoga idealmente con Maniac, perché riporta al centro la dimensione umana di una delle più grandi e terribili avventure scientifiche del Novecento.
Infine, per comprendere meglio il presente evocato da Maniac, può essere interessante affiancare alla narrativa anche un ascolto come L’inganno dell’intelligenza artificiale di Emily M. Bender e Alex Hanna, che smonta molte retoriche contemporanee sull’IA e invita a guardare con lucidità ciò che spesso viene presentato come magia tecnologica.
La bellezza pericolosa del sapere
Quando abbiamo smesso di capire il mondo e Maniac sono due audiolibri diversi ma profondamente legati: il primo racconta la frattura della comprensione, il secondo la costruzione della macchina che eredita quella frattura e la porta nel nostro presente. Ascoltarli su Audible significa attraversare due capitoli di una stessa avventura vertiginosa: quella dell’intelligenza umana quando osa spingersi oltre il limite, e scopre che il limite, forse, era lì per proteggerla.











