Da Fritz Haber a Stephen Hawking, passando per Enrico Fermi e Jane Goodall, anche i grandi geni che hanno rivoluzionato la scienza sono persone (non) normali, con i loro scheletri nell’armadio, le loro manie e sfighe. A farci conoscere le storie di questi “idioti di talento”, ci ha pensato Barbascura X, divulgatore scientifico e pirata del web che ama raccontare la scienza male. Dopo averci fatto divertire e imparare con la prima stagione di Storie brutte sulla scienza, l’autore è tornato a farsi accompagnare - e disturbare - dalle sue personalità multiple in Storie brutte sulla scienza, ma peggio.
Per farti scoprire le nuove, incredibili storie di scienza raccontate nella serie e conoscere meglio il suo autore, abbiamo preparato un’intervista con il capitano Barbascura X.
Ciao Barbascura X! Grazie mille per aver dedicato questo spazio ai lettori del blog di Audible e complimenti per l’uscita della tua nuova serie, Storie brutte sulla scienza, ma peggio, che sta già riscuotendo un grande successo tra la tua ciurma 🙂 Cominciamo subito con l’intervista:
In una delle recensioni di Storie brutte sulla scienza, la tua prima serie esclusiva per Audible, un utente scrive: “Barbascura è una garanzia di divertimento e conoscenza. Un mix non facile da trovare, soprattutto nel mondo della divulgazione seria”. Ti ritrovi in questa definizione? Come ti piacerebbe essere ricordato: più come divulgatore, come intrattenitore… o come pirata con la passione per la scienza?
Come si permette questo individuo di definire la mia divulgazione “seria”? Ma lo sa chi sono io? QUESTA È DIVULGAZIONE BRUTTA! Per quanto riguarda il come chiamarmi, va benissimo dottor pirata, candidato premio Nobel, traumatizzatore sociale, baronetto alchemico affetto da numerose volgari personalità multiple, tostapane. Grazie.
Il tuo modo di raccontare la scienza, che potremmo definire “cazzeggio intelligente” è dichiaratamente goliardico, ma dietro le battute si nasconde un lavoro molto serio. Secondo te, ridere è un modo per capire meglio o per abbassare le difese di chi ascolta? Quanto ti diverti davvero mentre registri questi episodi?
Ci divertiamo tutti un mondo. Ridere è una cosa seria, ma parlare di scienza è una cosa serissima. Quel che viene spesso identificato come mia scelta stilistica, in realtà è più una scelta istintivo/caratteriale. Racconto le cose così perché è così che le racconto ai miei amici. Con il tempo, però, mi sono reso conto che il fatto che scherzassi su tematiche considerate intoccabili (erroneamente), che fossi cinico e iconoclasta nella trattazione, riusciva a rendere più tangibile la storia. Quindi, da questo punto di vista credo che ridere sia un ottimo strumento per veicolare un messaggio. Ma il fine ultimo, ovviamente, è il messaggio stesso.
E sì, dietro questi episodi si cela un lavorone, ci tengo a sottolinearlo. Sono stati moltissimi mesi di studio, scrittura, registrazione e montaggio, e ho rotto le palle a innumerevoli amici per partecipare o anche solo darmi un parere.
Sia nelle due stagioni della serie audio Storie brutte sulla scienza, che nel tuo libro Il genio non esiste metti spesso in discussione l’immagine quasi mitologica degli scienziati. Come mai questo interesse a “sbugiardare” l’aura di sacralità attorno ai grandi nomi della scienza?
Perché raccontare le storie partendo dalla fine è una oscenità che facciamo fin troppo spesso. È ovvio che chiunque raggiunga grandi traguardi ci appaia incredibile, “un genio”, se guardiamo solo l’esito della sua storia. Ma che succede se iniziamo a raccontare COME ci è arrivato a quel risultato? Ecco che scopriamo gelosie, errori, accanimenti, megalomanie, ossessioni e bambinate. Insomma, scopriamo che i protagonisti sono semplici esseri umani, e va benissimo così.
Ci racconti – senza troppi spoiler – una delle storie che hai incluso nella seconda stagione della serie e che ti ha particolarmente colpito o scioccato? Quella che, anche a distanza di tempo, ti fa ancora dire: “Ma davvero è successa questa cosa?!”
Nell’ultimo episodio ho raccontato la storia di Fritz Haber, uno scienziato ai più poco conosciuto. Ebbene, Haber è colui che è riuscito a realizzare un processo che fino a quel momento sembrava impossibile, ovvero la produzione di ammoniaca, fondamentale come fertilizzante per l’agricoltura su larga scala. Senza il suo processo il genere umano avrebbe sofferto la fame, e non sarebbe mai arrivato a contare più di 8 miliardi di individui. Quindi, da questo punto di vista è un salvatore.
D’altro canto è stato anche colui che per scalare le gerarchie militari tedesche ha dato il via alla guerra chimica, crimine di guerra per eccellenza, uccidendo migliaia di persone. Come se non bastasse, un’altra delle sue invenzioni, il Zyklon B che veniva usato come insetticida, venne riadattato e usato come gas nei campi di concentramento durante l’Olocausto. E lui era ebreo.
Il podcast è tutto un dialogo tra te e... te stesso! Come hai costruito questa struttura a varie voci? C’è una personalità del “Barbascura disturbatore” che ti piace particolarmente? E soprattutto: chi vince alla fine?
In questa stagione sono riaffiorate personalità molestissime. Si va dalla mia personalità mago, a quella dodo, e (aimé) alla personalità panda. Merito l’estinzione? Devo dire che registrare quella dodo è stato particolarmente divertente. L’idea di avere un dialogo con le mie personalità è nata nella prima stagione, quando mi era stato proposto di avere qualcuno con cui parlare durante le registrazioni. Era una buona idea, ma solo se il dialogo fosse stato surreale e assurdo. Il modo migliore di farlo era parlare con qualcun altro sì, ovvero con me stesso.
Sei passato dai laboratori di chimica alla divulgazione, alla scrittura, al teatro, alla musica, e ora anche al mondo dei podcast. Insomma sei un vero “multitasking”, parola forse tra le più abusate e fastidiose degli ultimi decenni. Ti consideri più un esploratore seriale o un iperattivo cronico? E quali sono i tuoi prossimi progetti?
Forse sto ancora cercando di capire cosa voglio fare da grande. Voglio fare tutto, la vita è troppo breve. È tutto un equilibrio tra le poche ore di sonno e la caffeina. Tra i miei progetti al momento c’è un nuovo programma TV ma soprattutto scrivere il nuovo Scienza Brutta. Adesso è un po’ troppo che latito, è arrivato il momento di rimettersi sotto.
Quando racconti scienziati come Feynman, Hack o Stephen Hawking riesci a far ridere senza mai perdere di vista il rispetto per il loro lavoro. È difficile trovare questo equilibrio? Hai mai pensato: “Ok, qui forse sto esagerando”?
No, ma solo perché tendo a non esagerare gratuitamente. Succede che mi incaponisca, ma di base mi sto sempre limitando a raccontare la loro storia, nel modo più cinico e brutale, ma pur sempre la loro storia. Devo ammettere che nell’ultima stagione mi sono ritrovato a usare più spesso del solito parole di stima. Non si può non averne leggendo le vicende di Fermi, Hawking o Hack, per dire.
E tu, ascolti podcast o audiolibri? Hai qualche serie o titolo che ti ha colpito e che ti va di consigliare (anche non scientifico)? Oppure preferisci essere sempre dall’altra parte del microfono?
Ascolto moltissimi audiolibri. Ce ne sono due in particolare che consiglio perché li ho amati alla follia: Baol di Stefano Benni (letto e interpretato in modo eccezionale), e Sandman; sono superfan dell’opera originale e credo che la versione audio sia riuscita a rendergli giustizia.
Ti abbiamo convinto a trascorrere qualche ora in compagnia della scienza, raccontata con ironia e disincanto, ma anche e soprattutto con profonda passione? Ascolta subito la serie audio Storie brutte sulla scienza, ma peggio e non dimenticare di lasciare la tua recensione!





