Sura 53 - An-Najm - La Stella
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A proposito di questo titolo
Questa sura meccana deve la sua importanza al fatto che due passi fanno riferimento a episodi centrali della vita del Profeta. I vv. 1-18, ampiamente commentati dalla tradizione mistica, richiamano, secondo l’unanimità dei commentatori, il viaggio miracoloso o l’ascensione, cui si accenna anche in 17:1 e 81:23. Ricordiamo che, secondo la tradizione maggioritaria, il Profeta, trasportato da Mecca a Gerusalemme, fu rapito in cielo fino a essere ammesso al cospetto di Dio, «il più grande segno del suo Signore» (v. 18). Si narra che Muhammad, dopo aver raggiunto il settimo cielo e avere incontrato Abramo, sostò non lontano dal trono di Dio. In precedenza si era fermato ai piedi di un albero paradisiaco chiamato «loto del termine» (sidrat al-muntaha, cfr. v. 14); di lì l’inviato di Dio aveva potuto contemplare il paradiso e l’inferno. Dopo aver ricevuto una prima rivelazione da Gabriele (vv. 4-6), egli godette dell’immenso privilegio di intrattenersi, al termine del viaggio, con l’Altissimo (v. 10); ma non poté vedere né ascoltare direttamente la divinità. Il loto, al di là del quale nessuna creatura è di solito ammessa, segna il limite della conoscenza degli angeli e degli esseri umani. Gabriele si era fermato qui, per evitare che le sue ali si incenerissero, e aveva lasciato che il Profeta proseguisse da solo il suo periplo. I vv. 19-20, altro passo chiave della sura, hanno fatto scorrere molto inchiostro: menzionano le tre divinità pagane al-Lµt, al-‘Uzza e Manat e sono tradizionalmente associati ai cosiddetti «versetti satanici». La tradizione riporta che il Profeta, a Mecca, si sarebbe prosternato alla recitazione di quel passo; Satana gli aveva ispirato i due versetti seguenti: «Ecco i sublimi idoli, e la loro intercessione è ben accetta». La notizia fece il giro della città, con grande soddisfazione degli idolatri meccani, per i quali Muhammad aveva forse considerato di fare una concessione al culto politeista. Ma il Profeta, negando di essersi prosternato, avrebbe risposto che i versetti controversi erano un suggerimento del Maligno, estranei alla rivelazione autentica. I versetti detti «satanici» non furono inclusi nella recensione ufficiale del testo, dove al loro posto figurano i vv. 19-20 della vulgata attuale (cfr. Dc 912-913). La parte restante della sura è affine, per tono e contenuto, alle altre rivelazioni meccane.