Seneca e il telecomando

La filosofia della Mangusta 04.04

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Seneca e il telecomando

Di: Zap Mangusta
Letto da: Zap Mangusta
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Capitolo IV - Seneca

Perché abbiamo bisogno di Seneca oggi? Perché è uno di noi. Che vive in mezzo ai casini, barcamenandosi. E per questo predica bene, ma spesso razzola male. E dunque ci insegna ad accettare le nostre contraddizioni. Perché ci aiuta a lottare contro i nostri fantasmi e ad accettare la provvisorietà della vita. E ci insegna a fronteggiare le difficoltà, con la forza delle nostre convinzioni. Perché leggerlo è un balsamo per l'anima. Perché non ci dice dove andare a cercare la felicità, ma ci suggerisce che equipaggiamento indossare per la ricerca. Perché ci educa all'arte del funambolo che afferra al volo ogni opportunità. Perché ci dice di non preoccuparci del tempo che passa, ma di pensare piuttosto a come impiegarlo al meglio. E infine perché ci consiglia di trattare la morte con simpatia. Come un' amica intrigante che ci cammina a fianco sin da quando siamo nati e condivide le nostre esperienze. Con curiosità. La stessa che noi dobbiamo avere nei confronti della vita.

Episodio 4 - Seneca e il telecomando

Come era già capitato a Socrate, anche Seneca viene accusato di corrompere i giovani. Con la sua scrittura. Ma come è possibile che un semplice "stile" di scrittura, possa avere implicazioni morali? A ben pensarci la cosa non è poi così assurda come sembra. Quando nel 1980 uscì "lazy bones", il primo telecomando, dando a tutti la possibilità di cambiare canale, rimanendo sul divano, di lì poco la nostra mentalità cambiò.

Quando la filosofia dello zapping divenne imperante, la gente cominciò a guardare anche tre programmi alla volta. Dopo un po', per assecondare l'attitudine dello spettatore, anche il montaggio televisivo divenne più serrato, le immagini più "forti" e i dialoghi più convulsi. Successivamente anche il montaggio filmico cambiò. E in breve la cosa ebbe ripercussioni sul dialogo e sui nostri comportamenti. Ci abituammo ad un tipo di conversazione più frammentaria e meno lineare.

Dopo qualche anno, in qualsiasi tavolo di ristorante, le persone riuscivano a parlare di tre o quattro argomenti alla volta, contemporaneamente. Salterellando disordinatamente da un tema all'altro, senza arrivare più a nessuna conclusione. Di lì a poco, nei dibattiti televisivi, gli interlocutori si sarebbero interrotti l'un l'altro, urlando e sovrapponendosi. Prima, non era mai accaduto. "Lazy bones" era riuscito a creare tutto questo. Non c'è da stupirsi dunque, se Quintiliano, celebre maestro di retorica, attacca Seneca, rimproverandogli la scelta di aver inventato una prosa spezzettata e convulsa, che ripudia l'armonia e la "rotondità" di Cicerone e si compone di frasi brevi ed incalzanti che, seppur ricche di significato, costituiscono "una minaccia per la gioventù romana". Può sembrare esagerato, ma, per il retore, leggere un'opera che non avesse il respiro, la sontuosità e la ricchezza di frasi subordinate, come quelle di Cicerone, significava educare i giovani alla superficialità morale, abituarli alla frammentazione e al pensiero dispersivo. Proprio come qualche millennio dopo, accadrà con gli sms, con i meme e con gli emoticons. Con buona pace di Quintiliano e di tutti i commentatori del ventunesimo secolo.

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