SURA 15, Al-Hijr copertina

SURA 15, Al-Hijr

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A proposito di questo titolo

tratto da: Il corano A cura di Alberto Ventura.


Eccezione di un versetto, la sura fu senza dubbio rivelata a Mecca in epoca antica. Per la tradizione è cronologicamente successiva a quella di Giuseppe (12). Il titolo è tratto dal nome di un’antica città dell’Arabia menzionata nel v. 80; all’epoca di Muhammad, i viaggiatori ne potevano osservare soltanto le rovine. Il testo è composito, sia per il contenuto sia per l’organizzazione. Dopo alcuni avvertimenti rivolti agli increduli meccani, la sura ricorda in successione i benefici della creazione di Dio, tema ripreso più sistematicamente nel capitolo successivo. Segue poi una rievocazione degli aneddoti su Abramo (vv. 49-60) e Lot (vv. 61-77). Si torna inoltre con maggiori dettagli sulla ribellione di Satana contro la creazione di Adamo, già evocata fugacemente in 7:11-18. Questo tema può dunque essere considerato il fulcro di tutta la sura ed è collocato al suo centro. Il v. 40 aggiunge un’indicazione importante: Satana – «chiaro nemico» dell’uomo (cfr. 36:60) – non può niente contro lo stato di servitù perfetta nei riguardi di Dio – la ‘ubudiyya della letteratura pia –, alla quale richiama senza sosta la predicazione di Muhammad. Infine, gli ultimi versetti riassumono l’atteggiamento che Dio esige dal Suo inviato, rimasto a Mecca a fronteggiare i maneggi dell’ambiente ostile: perseveranza e abnegazione, fiducia in Dio, nel Suo giudizio e nel Suo aiuto infallibile, nell’ora in cui il Profeta manifesta l’adorazione assidua del Dio unico in una forma che evoca già la preghiera musulmana (vv. 94-99).


vv. 98-99 S econdo la lettura corrente, qui il Corano definisce quella che dovrebbe essere la piena sottomissione a Dio, che è al cuore dell’Islam. In questo senso al-yaqin, la «cosa certa», sarebbe semplicemente la morte; letteralmente però il termine significa «certezza», così, per i commentatori mistici, la «cosa certa» designa il termine della via spirituale di ogni credente impegnato nel sufismo. Vi è infatti un parallelo fra quest’ultimo e l’itinerario del Profeta: come Muhammad moltiplicava le devozioni e si piegava alle ingiunzioni di Dio, adorandolo senza sosta nel foro interiore, allo stesso modo la mistica «innalza la lode» di Dio e ubbidisce al maestro sufi in materia di shari‘a («legge») e dhikr (tecnica del «ricordo di Dio»).

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