Episodi

  • Rivista Militare 4 2026, Anna Maria ISASTIA - Gli angeli di Pescantina
    Aug 3 2026
    GLI ANGELI DI PESCANTINA
    La storia delle donne che accolsero migliaia di reduci dei campi nazisti
    di Anna Maria Isastia[1]

    Alla fine del secondo conflitto mondiale rientrarono in Italia prigionieri di guerra e internati militari, civili deportati e lavoratori coatti. Molti erano soldati italiani - di ogni grado - che avevano vissuto l’esperienza della prigionia. Decine di migliaia di uomini che rientrarono in Italia dai Lager passarono da Pescantina – tra la primavera del 1945 e l’inizio del 1947 - che fu invasa da una marea umana, perché i treni erano costretti a fermarsi lì per l’impossibilità di raggiungere Parona che aveva il ponte ferroviario danneggiato e la stazione di Porta Nuova a Verona, distrutta dai bombardamenti Alleati.Questa è la storia delle donne che li accolsero.
    [1] Docente universitario e saggista.

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  • Rivista Militare 4 2026, Dario CITATI - Il tramonto dell'Eurasia
    Aug 3 2026
    IL TRAMONTO DELL’EURASIA
    La guerra in Ucraina e la crisi della geopolitica russa
    di Dario Citati[1]
    Il 1° gennaio 2010 Russia, Bielorussia, Kazakhstan, Armenia e Kirghizistan costituirono l’Unione Doganale Eurasiatica, divenuta nel 2015 Unione Economica Eurasiatica (UEEA). Sotto la guida di Mosca, questo partenariato economico tra alcuni Stati dell’ex URSS avrebbe dovuto progressivamente allargarsi per diventare in futuro un’alleanza geopolitica. Nel 2022, l’invasione su larga scala dell’Ucraina ha compromesso in modo drammatico tale progetto, portando a compimento un’involuzione interna alla Federazione Russa e segnando un declino oggettivo del suo prestigio internazionale.
    [1] Analista geopolitico.

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    12 min
  • Rivista Militare 4 2026, Aurora RASI - L'Onu cerca di arginare i "robot killer"
    Aug 3 2026
    L’ONU CERCA DI ARGINARE I “ROBOT KILLER”
    L’Assemblea generale e la limitazione dell’impiego dei sistemi darma autonomi letali
    di Aurora Rasi [1]
    La tecnologia bellica moderna ha ormai sdoganato in molti casi l’uso dei sistemi d’arma autonomi letali (LAWS - lethal autonomous weapons systems), vale a dire quegli assetti che vengono di fatto comandati da Intelligenza Artificiale o algoritmi complessi per identificare, selezionare e colpire bersagli autonomamente. Il dibattito etico e giuridico su questi sistemi, a livello internazionale, è accesissimo, anche perché determinare il diritto applicabile è un’operazione assai complessa. Un contributo viene dall’attività delle Nazioni Unite e, in particolare, dell’Assemblea generale (AG). Nel corso degli ultimi anni, l’AG ha incoraggiato prima la redazione e poi l’adozione di uno strumento pattizio che governi l’uso dei LAWS. Alcuni elementi paiono però suggerire sia giunto, nel 2026, il momento che l’AG modifichi la sua strategia di azione.

    [1] Professoressa associata di Diritto Intrrnazionale presso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università la Sapienza di Roma, ove insegna diritto internazionale e diritto dell'Unione Europea.
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    11 min
  • Rivista Militare 3 2026, Marco LUPIS - Il Giappone si riarma
    Jun 16 2026
    IL GIAPPONE SI RIARMA
    L’ascesa di una superpotenza high-tech nell’Indo-Pacifico
    di Marco Lupis

    Sotto Sanae Takaichi, Tokyo spende record 58 miliardi di dollari nel 2026 per missili ipersonici, droni autonomi e alleanze globali, sfidando Cina e Corea del Nord in un contesto di minacce senza precedenti.
    Negli ultimi anni, il Giappone ha intrapreso una trasformazione strategica senza precedenti, abbandonando progressivamente il dogma del pacifismo postbellico per abbracciare un ruolo di potenza militare regionale assertiva. Il governo della prima ministra Sanae Takaichi – la prima donna premier nella storia moderna del Sol Levante - ha appena approvato il bilancio della difesa per l’anno fiscale 2026, fissato a oltre 9.000 miliardi di yen – circa 58 miliardi di dollari – con un incremento del 9,4% rispetto al 2025, confermando il quarto anno consecutivo di una crescita esponenziale che proietta Tokyo al terzo posto mondiale per spesa militare, dietro solo a Stati Uniti e Cina.
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    14 min
  • Rivista Militare 3 2026, Giuseppe CUCCHI - La guerra a pezzi
    Jun 16 2026
    LA GUERRA A PEZZI
    Dall’Iran all’Ucraina, come sono cambiate le crisi mondiali
    di Giuseppe Cucchi[1]

    Sarebbe veramente assurdo se ci limitassimo ad assistere a quanto sta succedendo in questo periodo in un mondo che si trasforma di giorno in giorno senza tentare, almeno per quel che riguarda il punto di vista militare sui grandi scontri attualmente in atto, di trarne tutti quegli ammaestramenti che ci potrebbero aiutare, nell’immediato o in quel futuro che è ormai dietro l’angolo, a migliorare la nostra preparazione.Dalla guerra in Ucraina a quella in Iran, le crisi e i conflitti cambiano in maniera talmente rapida che il mondo stesso stenta a stare al passo, facendo emergere tutte le criticità e i nodi irrisolti dei nostri sistemi, da quello politico a quello militare ed economico.
    [1] Gen. C.A. in ausiliaria, ha diretto il Centro Militare di Studi Strategici, è stato Consigliere Militare di due Presidenti del Consiglio, ha ricoperto l’incarico di Rappresentante Militare Italiano presso la UE e la NATO nonché quello di Delegato Militare presso la UEO, ha rivestito il ruolo di Segretario Generale del PBEIST ed ha concluso la sua carriera quale Direttore Generale del Dipartimento Informazioni per la Sicurezza della Presidenza del Consiglio, vale a dire al vertice dei Servizi di Intelligence nazionali. Dopo il pensionamento ha lavorato per due anni per le Nazioni Unite, quale consulente nel quadro della crisi del Mali.Il Generale Cucchi si è laureato in Scienze Strategiche presso l’Università di Torino e in Giurisprudenza presso quella di Bologna. Ha frequentato con successo l’Ecole de Guerre francese, il Cours Superieur Interarmees francese. Ha un Mid Career Master in Public Administration conseguito presso la Kennedy School della Università di Harvard. Ha insegnato management alla Università LUISS di Roma e alla Business School dell’Università di Bologna. È consigliere scientifico della rivista Limes.

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    10 min
  • Rivista Militare 2 2026, Andrea SPADA - Droni e robotica al primo posto
    May 25 2026
    DRONI E ROBOTICA AL PRIMO POSTO
    L’esercito tedesco punta sul “Birds Group
    di Andrea Spada[1]

    La Bundeswehr ha ufficialmente istituito una nuova struttura interna, il “Birds Group”, sotto il Comando delle Forze Terrestri. La missione di questa unità è quella di fungere da “hub centralizzato” per tutti i progetti riguardanti droni, robotica e sistemi senza pilota, combinando i processi di sviluppo, test, valutazione e approvvigionamento per un più rapido impiego sul campo.
    [1] Giornalista, redattore presso Rivista Militare.


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    8 min
  • Rivista Militare 2 2026, Gastone BRECCIA - Carabobo, 24 giugno 1821
    May 25 2026
    Carabobo, 24 giugno 1821Simón Bolívar e la conquista del VenezuelaDi Gastone Breccia Il destino di un continente. Piana di Carabobo, pomeriggio del 23 giugno 1821. L’esercito spagnolo al comando del governatore e Capitán General de Venezuela Miguel de la Torre è accampato a guardia della strada che dalle regioni dell’interno conduce verso la città di Valencia, venticinque chilometri più a nordest, e di qui a Caracas. Le forze ribelli al comando di Simón Bolívar, il capo del movimento indipendentista che aveva già liberato la Colombia due anni prima (battaglia di Boyacá, 7 agosto 1819), sono segnalate ormai a poche ore di marcia: de la Torre dispone di soli 5 battaglioni di fanteria, 3 reggimenti di cavalleria e 2 pezzi d’artiglieria, ovvero poco più di 4.500 effettivi per rovesciare le sorti della lotta e salvare il viceregno di Nuova Granada, di cui il Venezuela fa parte. Uomini relativamente affidabili ed esperti, ma anche piuttosto demoralizzati dall’andamento delle operazioni in Sudamerica: il comandante spagnolo sa di dover sfruttare la posizione favorevole per infliggere una netta sconfitta al nemico, altrimenti la ritirata delle sue truppe potrebbe trasformarsi in una disfatta senza speranza. Prima di sera, ricevuto il rapporto degli esploratori, el Libertador Bolívar dà ordine di porre il campo e convoca il consiglio di guerra. Inizialmente propone di attaccare di slancio le posizioni spagnole, confidando nella superiorità numerica – dispone infatti di 9 battaglioni di fanteria e 19 squadroni di cavalleria, per un totale di circa 6.500 uomini – e nell’entusiasmo dei suoi; ne viene dissuaso dalle informazioni ricevute sulle caratteristiche del vallone che conduce alla piana di Carabobo, che potrebbe trasformarsi in una micidiale killing zone, spazzato dal fuoco a mitraglia dei due pezzi d’artiglieria di de la Torre. Bolívar decide allora di lanciare un attacco frontale per «fissare» il grosso dell’esercito nemico, mentre alle sue truppe migliori, riunite nella 1a divisione del generale José Antonio Páez, affida la decisiva manovra di aggiramento attorno all’ala destra spagnola, sfruttando il terreno irregolare e boscoso. Dai rispettivi accampamenti si distingue con chiarezza il riverbero dei fuochi dei bivacchi nemici, ma la notte di inizio estate trascorre tranquilla, in attesa del giorno che deciderà la sorte di un continente. La manovra e lo scontro. Il generale Páez, messosi alla testa del battaglione dei Bravos de Apure (tenente colonnello Juan José de Conde), seguito dal battaglione dei Cazadores Británicos (colonnello Thomas Ilderton Ferriar) e da 14 squadroni di lancieri, iniziò soltanto alle 11 del mattino l’ampio movimento che doveva portarlo oltre l’ala destra nemica per attaccare da nord le posizioni spagnole a difesa della piana di Carabobo. I motivi del ritardo non sono noti, mentre è attestato che il comandante della 1a divisione poté giovarsi dell’aiuto di alcuni uomini esperti dei luoghi, che guidarono le sue truppe per sentieri e valloncelli quasi invisibili dalle alture che delimitano la pianura. L’avanzata fu comunque piuttosto lenta, con gli zapadores della grande unità costretti ad aprire la strada al grosso attraverso la boscaglia a colpi di machete; questo diede modo agli spagnoli di rendersi conto di quanto stava accadendo, e il generale de la Torre tentò di modificare di conseguenza lo schieramento dei propri reparti di fanteria: il Capitán General si mise alla testa dei 700 uomini del battaglione Burgos, che aveva inizialmente pensato di tenere di riserva, dirigendosi verso il punto dove il nemico sembrava intenzionato a raggiungere la pianura, e diede ordine al Barbastro e all’Hostalrich di seguirlo a distanza.La mischia si accese quando i primi tra i Bravos de Apure uscirono dalla boscaglia per attaccare la cresta: gli schermagliatori del Burgos, infatti, avendoli preceduti di qualche minuto, aprirono un fuoco micidiale sui venezuelani che cercavano di coprire l’ultimo tratto di salita che ancora li separava dal bordo della pianura. De la Torre, che aveva sperato di gestire lo scontro come difesa statica di posizioni preparate, e coperte dal fuoco degli unici cannoni presenti sul campo, si trovò invece costretto ad affrontare una battaglia d’incontro su un terreno inadatto al dispiegamento di unità regolari addestrate a combattere in linea e colonna: nonostante questo i suoi uomini riuscirono inizialmente a ricacciare il nemico, perché il Barbastro e lo Hostalrich (altri 1.400 effettivi) giunsero a dar manforte al Burgos prima che questo fosse costretto a cedere terreno di fronte allo slancio dei Bravos de Apure. Gli spagnoli intuirono che il momento era favorevole e tentarono di sfruttarlo contrattaccando dalla cresta al margine del bosco, ma finirono a loro volta sotto il fuoco dei Cazadores Británicos, il battaglione scelto formato da veterani delle guerre napoleoniche,...
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  • Rivista Militare 1 2026, Giampaolo CADALANU - Ecocidio
    Mar 30 2026
    ECOCIDIO
    La guerra all’ambiente
    di Giampaolo Cadalanu[1]

    Dalla guerra in Vietnam all’Ucraina, passando anche per le guerre dell’antichità, la distruzione del territorio, delle coltivazioni e delle risorse naturali ha caratterizzato alcune strategie belliche dimostratesi poi terribilmente dannose e controproducenti e, purtroppo, assai diffuse. L’ecocidio è il termine con il quale questa pratica è stata stigmatizzata, inserita nel contesto internazionale dopo Norimberga e, successivamente, nei protocolli aggiuntivi del 1977 della convenzione di Ginevra
    [1] Giornalista, ex inviato di guerra per “La Repubblica”, saggista.

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