Episodi

  • Rivista Militare 3 2026, Marco LUPIS - Il Giappone si riarma
    Jun 16 2026
    IL GIAPPONE SI RIARMA
    L’ascesa di una superpotenza high-tech nell’Indo-Pacifico
    di Marco Lupis

    Sotto Sanae Takaichi, Tokyo spende record 58 miliardi di dollari nel 2026 per missili ipersonici, droni autonomi e alleanze globali, sfidando Cina e Corea del Nord in un contesto di minacce senza precedenti.
    Negli ultimi anni, il Giappone ha intrapreso una trasformazione strategica senza precedenti, abbandonando progressivamente il dogma del pacifismo postbellico per abbracciare un ruolo di potenza militare regionale assertiva. Il governo della prima ministra Sanae Takaichi – la prima donna premier nella storia moderna del Sol Levante - ha appena approvato il bilancio della difesa per l’anno fiscale 2026, fissato a oltre 9.000 miliardi di yen – circa 58 miliardi di dollari – con un incremento del 9,4% rispetto al 2025, confermando il quarto anno consecutivo di una crescita esponenziale che proietta Tokyo al terzo posto mondiale per spesa militare, dietro solo a Stati Uniti e Cina.
    Mostra di più Mostra meno
    14 min
  • Rivista Militare 3 2026, Giuseppe CUCCHI - La guerra a pezzi
    Jun 16 2026
    LA GUERRA A PEZZI
    Dall’Iran all’Ucraina, come sono cambiate le crisi mondiali
    di Giuseppe Cucchi[1]

    Sarebbe veramente assurdo se ci limitassimo ad assistere a quanto sta succedendo in questo periodo in un mondo che si trasforma di giorno in giorno senza tentare, almeno per quel che riguarda il punto di vista militare sui grandi scontri attualmente in atto, di trarne tutti quegli ammaestramenti che ci potrebbero aiutare, nell’immediato o in quel futuro che è ormai dietro l’angolo, a migliorare la nostra preparazione.Dalla guerra in Ucraina a quella in Iran, le crisi e i conflitti cambiano in maniera talmente rapida che il mondo stesso stenta a stare al passo, facendo emergere tutte le criticità e i nodi irrisolti dei nostri sistemi, da quello politico a quello militare ed economico.
    [1] Gen. C.A. in ausiliaria, ha diretto il Centro Militare di Studi Strategici, è stato Consigliere Militare di due Presidenti del Consiglio, ha ricoperto l’incarico di Rappresentante Militare Italiano presso la UE e la NATO nonché quello di Delegato Militare presso la UEO, ha rivestito il ruolo di Segretario Generale del PBEIST ed ha concluso la sua carriera quale Direttore Generale del Dipartimento Informazioni per la Sicurezza della Presidenza del Consiglio, vale a dire al vertice dei Servizi di Intelligence nazionali. Dopo il pensionamento ha lavorato per due anni per le Nazioni Unite, quale consulente nel quadro della crisi del Mali.Il Generale Cucchi si è laureato in Scienze Strategiche presso l’Università di Torino e in Giurisprudenza presso quella di Bologna. Ha frequentato con successo l’Ecole de Guerre francese, il Cours Superieur Interarmees francese. Ha un Mid Career Master in Public Administration conseguito presso la Kennedy School della Università di Harvard. Ha insegnato management alla Università LUISS di Roma e alla Business School dell’Università di Bologna. È consigliere scientifico della rivista Limes.

    Mostra di più Mostra meno
    10 min
  • Rivista Militare 2 2026, Andrea SPADA - Droni e robotica al primo posto
    May 25 2026
    DRONI E ROBOTICA AL PRIMO POSTO
    L’esercito tedesco punta sul “Birds Group
    di Andrea Spada[1]

    La Bundeswehr ha ufficialmente istituito una nuova struttura interna, il “Birds Group”, sotto il Comando delle Forze Terrestri. La missione di questa unità è quella di fungere da “hub centralizzato” per tutti i progetti riguardanti droni, robotica e sistemi senza pilota, combinando i processi di sviluppo, test, valutazione e approvvigionamento per un più rapido impiego sul campo.
    [1] Giornalista, redattore presso Rivista Militare.


    Mostra di più Mostra meno
    8 min
  • Rivista Militare 2 2026, Gastone BRECCIA - Carabobo, 24 giugno 1821
    May 25 2026
    Carabobo, 24 giugno 1821Simón Bolívar e la conquista del VenezuelaDi Gastone Breccia Il destino di un continente. Piana di Carabobo, pomeriggio del 23 giugno 1821. L’esercito spagnolo al comando del governatore e Capitán General de Venezuela Miguel de la Torre è accampato a guardia della strada che dalle regioni dell’interno conduce verso la città di Valencia, venticinque chilometri più a nordest, e di qui a Caracas. Le forze ribelli al comando di Simón Bolívar, il capo del movimento indipendentista che aveva già liberato la Colombia due anni prima (battaglia di Boyacá, 7 agosto 1819), sono segnalate ormai a poche ore di marcia: de la Torre dispone di soli 5 battaglioni di fanteria, 3 reggimenti di cavalleria e 2 pezzi d’artiglieria, ovvero poco più di 4.500 effettivi per rovesciare le sorti della lotta e salvare il viceregno di Nuova Granada, di cui il Venezuela fa parte. Uomini relativamente affidabili ed esperti, ma anche piuttosto demoralizzati dall’andamento delle operazioni in Sudamerica: il comandante spagnolo sa di dover sfruttare la posizione favorevole per infliggere una netta sconfitta al nemico, altrimenti la ritirata delle sue truppe potrebbe trasformarsi in una disfatta senza speranza. Prima di sera, ricevuto il rapporto degli esploratori, el Libertador Bolívar dà ordine di porre il campo e convoca il consiglio di guerra. Inizialmente propone di attaccare di slancio le posizioni spagnole, confidando nella superiorità numerica – dispone infatti di 9 battaglioni di fanteria e 19 squadroni di cavalleria, per un totale di circa 6.500 uomini – e nell’entusiasmo dei suoi; ne viene dissuaso dalle informazioni ricevute sulle caratteristiche del vallone che conduce alla piana di Carabobo, che potrebbe trasformarsi in una micidiale killing zone, spazzato dal fuoco a mitraglia dei due pezzi d’artiglieria di de la Torre. Bolívar decide allora di lanciare un attacco frontale per «fissare» il grosso dell’esercito nemico, mentre alle sue truppe migliori, riunite nella 1a divisione del generale José Antonio Páez, affida la decisiva manovra di aggiramento attorno all’ala destra spagnola, sfruttando il terreno irregolare e boscoso. Dai rispettivi accampamenti si distingue con chiarezza il riverbero dei fuochi dei bivacchi nemici, ma la notte di inizio estate trascorre tranquilla, in attesa del giorno che deciderà la sorte di un continente. La manovra e lo scontro. Il generale Páez, messosi alla testa del battaglione dei Bravos de Apure (tenente colonnello Juan José de Conde), seguito dal battaglione dei Cazadores Británicos (colonnello Thomas Ilderton Ferriar) e da 14 squadroni di lancieri, iniziò soltanto alle 11 del mattino l’ampio movimento che doveva portarlo oltre l’ala destra nemica per attaccare da nord le posizioni spagnole a difesa della piana di Carabobo. I motivi del ritardo non sono noti, mentre è attestato che il comandante della 1a divisione poté giovarsi dell’aiuto di alcuni uomini esperti dei luoghi, che guidarono le sue truppe per sentieri e valloncelli quasi invisibili dalle alture che delimitano la pianura. L’avanzata fu comunque piuttosto lenta, con gli zapadores della grande unità costretti ad aprire la strada al grosso attraverso la boscaglia a colpi di machete; questo diede modo agli spagnoli di rendersi conto di quanto stava accadendo, e il generale de la Torre tentò di modificare di conseguenza lo schieramento dei propri reparti di fanteria: il Capitán General si mise alla testa dei 700 uomini del battaglione Burgos, che aveva inizialmente pensato di tenere di riserva, dirigendosi verso il punto dove il nemico sembrava intenzionato a raggiungere la pianura, e diede ordine al Barbastro e all’Hostalrich di seguirlo a distanza.La mischia si accese quando i primi tra i Bravos de Apure uscirono dalla boscaglia per attaccare la cresta: gli schermagliatori del Burgos, infatti, avendoli preceduti di qualche minuto, aprirono un fuoco micidiale sui venezuelani che cercavano di coprire l’ultimo tratto di salita che ancora li separava dal bordo della pianura. De la Torre, che aveva sperato di gestire lo scontro come difesa statica di posizioni preparate, e coperte dal fuoco degli unici cannoni presenti sul campo, si trovò invece costretto ad affrontare una battaglia d’incontro su un terreno inadatto al dispiegamento di unità regolari addestrate a combattere in linea e colonna: nonostante questo i suoi uomini riuscirono inizialmente a ricacciare il nemico, perché il Barbastro e lo Hostalrich (altri 1.400 effettivi) giunsero a dar manforte al Burgos prima che questo fosse costretto a cedere terreno di fronte allo slancio dei Bravos de Apure. Gli spagnoli intuirono che il momento era favorevole e tentarono di sfruttarlo contrattaccando dalla cresta al margine del bosco, ma finirono a loro volta sotto il fuoco dei Cazadores Británicos, il battaglione scelto formato da veterani delle guerre napoleoniche,...
    Mostra di più Mostra meno
    11 min
  • Rivista Militare 1 2026, Giampaolo CADALANU - Ecocidio
    Mar 30 2026
    ECOCIDIO
    La guerra all’ambiente
    di Giampaolo Cadalanu[1]

    Dalla guerra in Vietnam all’Ucraina, passando anche per le guerre dell’antichità, la distruzione del territorio, delle coltivazioni e delle risorse naturali ha caratterizzato alcune strategie belliche dimostratesi poi terribilmente dannose e controproducenti e, purtroppo, assai diffuse. L’ecocidio è il termine con il quale questa pratica è stata stigmatizzata, inserita nel contesto internazionale dopo Norimberga e, successivamente, nei protocolli aggiuntivi del 1977 della convenzione di Ginevra
    [1] Giornalista, ex inviato di guerra per “La Repubblica”, saggista.

    Mostra di più Mostra meno
    11 min
  • Rivista Militare 1 2026, Pierfrancesco SAMPAOLO - Nero a metà
    Mar 30 2026
    NERO A METÀ
    James Senese, figlio della guerra, figlio della musica
    di Pierfrancesco Sampaolo

    Gaetano “James” Senese ci ha lasciati il 29 ottobre scorso, all’età di 80 anni. Forse non tutti conoscono però l’importanza e la profondità di questo incredibile artista, scontroso e poco avvezzo alle luci della ribalta, conosciuto principalmente ai più come sassofono di Pino Daniele nei primi dischi. Alcuni dicevano che non si sapesse raccontare, ma forse la vera forza di Senese era questa: poche chiacchiere e tanti fatti, fatti che avevano a che fare con l’arte e con la musica. Nel film “No grazie, il caffè mi rende nervoso” (1982) è celebre la sua intervista con Lello Arena dove James interpreta se stesso e Arena un goffo giornalista che gli fa domande provocatorie: a una di queste, riferendosi alle scenografie spoglie del suo spettacolo, Senese risponde, in dialetto napoletano, “A te piace la musica o il fumo?”
    Mostra di più Mostra meno
    8 min
  • Rivista Militare 1 2026, Marco LUPIS - Potere ridotto, nodo irrisolto
    Mar 30 2026
    POTERE RIDOTTO, NODO IRRISOLTO
    Hezbollah dopo la guerra di Marco Lupis[1]
    Il Libano si trova oggi davanti a una contraddizione che non riesce più a mascherare. Hezbollah è uscito duramente colpito dall’ultimo ciclo di guerra con Israele, ma continua a essere armato, finanziato e politicamente centrale. Non è più l’attore trionfante del 2006 né la macchina militare intatta che per anni ha imposto la propria deterrenza sul confine nord di Israele. Allo stesso tempo, non è nemmeno una forza sconfitta, pronta a farsi assorbire dallo Stato libanese.
    [1] È stato inviato di guerra e corrispondente dall’Estremo Oriente (basato a Hong Kong) del Gruppo La Repubblica-L’Espresso. Ad Huffington Post ha coperto i recenti conflitti da Ucraina, Libano e Israele. Il suo libro, “I cannibali di Mao – la nuova Cina alla conquista del Mondo” (Rubbettino, 2019) ha vinto la sesta edizione del Premio Internazionale di letteratura “Città di Como” come “miglior libro di giornalismo di viaggio dell’anno”. Ha pubblicato tra gli altri “il Male Inutile – dal Kosovo a Timor Est, dal Chiapas a Bali, le testimonianze di un reporter di guerra” (Rubbettino, 2018), tradotto in Francia e Spagna e "Hong Kong - Racconto di una città sospesa” (Il Mulino, 2021)”, “Ombre cinesi sull’Italia” (Rubbettino, 2024). Il suo ultimo libro è “Ai confini del Mondo – storie da isole lontane” (Il Mulino, 2025).

    Mostra di più Mostra meno
    10 min
  • Rivista Militare 1 2026, Doaa Abdel-MOTAAL - Tra Difesa e dialogo
    Mar 30 2026
    Doaa Abdel-Motaal è Visiting Professor of Polar Studies a Sciences Po, Parigi.È l’ex direttore esecutivo del Consiglio economico sulla salute planetaria della Fondazione Rockefeller, l’ex capo di gabinetto del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo delle Nazioni Unite (IFAD) ed ex vice capo di gabinetto dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC).È anche scrittrice ed esperta delle regioni polari. Il suo ultimo libro Antartide, la battaglia per il settimo continente, è stato pubblicato a settembre 2016 ed è stato nominato per il Mountbatten Best Book Award 2018 nel Regno Unito. È visiting professor per gli studi polari presso Sciences Po a Parigi. Ha conseguito un master e un dottorato in studi sull'ambiente e sullo sviluppo presso l’Università di Cambridge e l’Università di Ginevra.
    L’articolo è tratto dall’intervento dell’autrice alla Prima Conferenza Nazionale sull’Artico organizzata dal Ministero della Difesa, SSSD Isabella Rauti, presso il CASD il 29 ottobre 2025.
    Mostra di più Mostra meno
    10 min