Quando Roma scopre Primavalle: la storia di Anna Bracci e della montagna del sapone
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La leggenda narra che la montagna del sapone era in realtà una valle, la prima venendo dal raccordo ed entrando nella zona ovest della Capitale, Primavalle appunto.
Tra le tante borgate costruite durante il ventennio fascista c’è anche lei: un fazzoletto di terra stretto su una collinetta. Per scendere in città le strade non c’erano, tanto che alcuni abitanti dovettero costruirsele da sole con la pratica degli scioperi a rovescio.
Roma scopre Primavalle dopo l’uccisione di una bambina, Anna Maria Bracci “una ragazzina del popolo”, diranno i quotidiani dell’epoca. Era il 1950, anno del Giubileo Universale. Al suo funerale parteciparono più di 200.000 persone, quasi che tutti i baraccati di Roma si fossero concentrati lì, per ricordare che Annarella era esistita, così come esistevano loro.
Questo Fuori Porta racconta di quella scomparsa, ma anche di quali erano le condizioni di vita in quella borgata e di come la caccia al mostro c’è sempre stata, soprattutto se il mostro è di periferia. Da quel fatto di cronaca, apparentemente anonimo, inizieranno i primi dibattiti parlamentari e mediatici sulla sopravvivenza nelle borgate, sui metodi fascisti della polizia romana, sulle torture praticate per estorcere confessioni e sulle garanzie dell’imputato.
Quando Roma scopre Primavalle: la storia di Anna Bracci e della montagna del sapone, è un fuori porta realizzato da Federica Delogu, Marica Fantauzzi e Angelo Romano.
Sono intervenuti Gianluca Chiovelli e Roberto Morassut, che ringraziamo.
Le foto sono di Luca Dammicco e di Primavalle in Rete. La post-produzione e la ricerca d’archivio è a cura di Luca Tommasini. Si ringrazia per il materiale la Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico.
Sveja è un progetto sostenuto da Periferiacapitale, il programma per Roma della Fondazione Charlemagne e da Lush.
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